India, oggetto di ogni desiderio

Chroniques du Grand Jeu 9 ottobre 2018

Molto è stato detto e scritto sulla firma del contratto per la consegna di S-400 all’India. Questa è la principale informazione, ed è vero che è importante, come spiegavano due anni fa: “Mosca ha equipaggiato i suoi due partner del triangolo eurasiatico (Cina e Iran) con avanzati sistemi antiaerei. Dopo la revoca dell’embargo all’Iran, i primi S300 sono già arrivati a Teheran, riducendo a quasi zero il rischio di una futura guerra tra Iran e Stati Uniti. Per quanto riguarda la Cina, ha anticipato il pagamento e dovrebbe ricevere i suoi S400 all’inizio del 2017, assicurando il territorio in un momento in cui le tensioni cogli Stati Uniti sono esacerbate nel Mar Cinese Meridionale e nella penisola coreana. Il triangolo si trasforma persino in un quadrato con la fornitura di S400 al vecchio alleato indiano. Se la controparte ha firmato o non ancora non importa: New Delhi riceverà la sua fetta di torta per celebrare con fanfara l’ingresso nel movimento che avanza, la Shanghai Cooperation Organization. Per Mosca è doppiamente vantaggioso: la pacificazione delle rivalità (comprese cino-indiani) degli alleati con la fornitura di armi sofisticate che portano denaro contante e riempiono le casse. Per gli statunitensi, alcuni anni dopo aver visto crollare il sogno di stabilire la presenza continua nel cuore dell’Eurasia per dividerlo, ora sono inorriditi nel vedere parti sempre più importanti del mondo-continente sfuggire alle loro potenziali minacce”. Questa pacificazione necessaria all’integrazione dell’Eurasia passa infatti attraverso la santuarizzazione del territorio dei rivali. Non dovendo più temere l’altro, negozieranno con più serenità nelle strutture di cui fanno parte: “La data di consegna di ciò che è probabilmente il miglior sistema SAM al mondo dovrebbe essere ultimato a breve. Si ricordi che il contratto fu firmato al vertice del 2016 dei BRICS. Ironia della sorte, tre reggimenti (ciascuno con sedici lanciatori) dovrebbero essere posizionati a ovest contro il Pakistan e due a est contro la Cina, ora partner dell’India nell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Scommettiamo che l’OCS avrà l’effetto di cancellare le differenze tra i futuri fratelli ex-nemici e renderà, in pochi anni, superfluo l’acquisto degli S400…”
Dopo diversi anni, e specialmente dopo l’arrivo di Modi al potere, il riavvicinamento sino-indiano è entrato in una nuova fase, anche se interrotta da ricadute come nel caso del Bhutan. Questa tendenza generale dei rapporti è evidente anche in questioni minori, come la proposta di Pechino di lavorare con Delhi sulle Maldive, arcipelago in cui i due giganti asiatici si scontravano. A proposito, comprando l’S400 russo, l’India ha mandato al diavolo Washington e le sue minacce di sanzioni. Come spiega bene un intenditore: “Da un lato perché sa che gli statunitensi non devono alienarselo per avere, ancora, un possibile alleato contro la Cina. Non ha bisogno degli Stati Uniti per controbilanciare i cinesi, c’è la Russia per questo. La Russia ha sempre fornito il meglio della tecnologia militare all’India prima che alla Cina. Tranne, che una volta, sul sistema S-400, precisamente. La Russia è nella posizione migliore per assicurare la stabilità dell’Asia centrale e contenere con Cina e India l’islamismo, i cui rischi di diffusione preoccupano tanto Mosca quanto Pechino e Nuova Delhi. La Russia, che continua a commerciare con l’Iran nonostante le sanzioni statunitensi. Che gli statunitensi l’ammettano o meno, non pesano nulla sulla scena asiatica quando si parla di gioco a tre tra russi, cinesi e indiani. Sono solo il joker nel gioco delle vecchie potenze che praticano un’altra diplomazia rispetto alla loro, in un altro periodo, in un altro campo morale e spirituale rispetto a quello degli Stati Uniti. All’incrocio tra Altai, Pamir e Himalaya, le sparate dei redneck non contano nulla”.
New Delhi è anche pronta ad ignorare le minacce statunitensi su un’altra questione. Due compagnie statali indiane hanno appena firmato contratti per continuare ad importare petrolio iraniano dopo che la seconda tranche di sanzioni statunitensi sarà completata il 4 novembre. È anche possibile che i pagamenti vengano effettuati in rupie (dedollarizzazione, quindoi…) Un generale, l’India studia molto seriamente la possibilità di aggirare il dollaro non solo con l’Iran, ma anche con Venezuela e Russia. Il lettore fedele non ne sarà sorpreso, ne menzionammo la possibilità due anni e mezzo fa. Ma torniamo alla visita di Vladimirovich. Furono conclusi altri accordi, dall’energia nucleare all’esplorazione spaziale. Mosca invita anche gli indiani a partecipare a progetti colossali sul gas nella penisola di Jamal e nell’estremo oriente russo. Ultimo ma non meno importante, Putin e Modi, nella loro dichiarazione finale, ripetutamente insistevano sulla “necessità di consolidare il mondo multipolare e le relazioni multilaterali”, menzionando l’idea di un’architettura della sicurezza regionale nell’Indo-Pacifico. Decodifica: l’unipolarità statunitense viene rifiutata. Insomma: “Per Moon of Alabama e l’eccellente Bhadrakumar il cui articolo era citato sopra, Modi firmava la fine del Quad. Quecazzo? Ho già avuto l’opportunità di spiegare la strategia statunitensi degli arcipelaghi per contenere l’Eurasia: “Le Filippine sono importanti: nell’accerchiamento dell’Eurasia da parte degli Stati Uniti, ne sono la chiave a sud-est. È anche parte di una rete di contenimento creata dagli Stati Uniti negli anni ’50: la strategia degli arcipelaghi. Se questo fatto è sconosciuto in Europa e non viene mai menzionato nei media, neanche per sbaglio, esso tuttavia occupa il pensiero degli ammiragli cinesi e statunitensi e dei militari di tutti i Paesi della regione o delle pubblicazioni specializzate (come The Diplomat, rivista molto favorevole all’impero). Piccola parentesi storica: il pensiero strategico sulle isole del Pacifico prima del XX secolo, quando gli Stati Uniti s’impadronirono delle ex-colonie spagnole di Guam e .. Filippine (1898), mentre la Germania occupò le isole Marianne e Palau e la marina giapponese espulse la Cina da Taiwan (1895). È ad Haushofer, attaché militare tedesco in Giappone dal 1908 al 1910 che dobbiamo le prime analisi serie, dove appaiono già considerazioni molto attuali (cortina di protezione, nodi strategici, ecc.). Per Haushofer, tuttavia, questi arcipelaghi erano per gli Stati continentali come Cina o India un baluardo contro le azioni delle potenze marittime. Le vicissitudini del XX secolo e l’inesorabile estensione dell’impero USA hanno cambiato le carte; questi arcipelaghi ora sono una cortina di ferro contenente l’Eurasia (il blocco sino-sovietico durante la Guerra Fredda) e “proteggevano” il Pacifico americanizzato. Il che ci porta all’attuale Grande Gioco. Se il domino filippino cade sarà il primo arcipelago ad essere seriamente danneggiato. Il secondo arcipelago è virtuale (perché solo marittima, senza vere basi terrestri), è il Pacifico, quindi le coste nordamericane che si aprono parzialmente alla Cina: “Per dirla in parole semplici, QUAD è la terza catena di contenimento della Cina, composta da grandi potenze economiche, sullo sfondo, sottomesse agli Stati Uniti: Giappone, Australia e, almeno nei sogni degli strateghi statunitensi, India. Questa alleanza informale, creata a metà degli anni 2000, attraversò varie vicissitudini e si conforma alla sinofobia primitiva di Donald, per una volta d’accordo con il suo Stato profondo. Alcuni vedono nel QUAD la premessa di una NATO indo-pacifica. Due mesi fa, Modi aveva già messo fine a tutto questo, mostrando profonde differenze tra l’India e gli altri due valletti dell’impero. La sua idea di sicurezza regionale, avanzata al vertice con Putin, sembra mettere l’ultimo chiodo nella bara del QUAD. attenzione però. Un altro buon specialista, Pepe Escobar, era un po’ meno ottimista , diffidando della procrastinazione di Nuova Delhi tra multipolarismo eurasiatico e riavvicinamento a Washington, riecheggiando ciò che scrivemmo nel 2016 dopo il summit Goa BRICS: “India-Russia; La tradizionale alleanza della Guerra Fredda è in gran parte sopravvissuta e i due Paesi ancora collaborano militarmente, energicamente, diplomaticamente, finanziariamente (dedollarizzazione). Il 70% dell’armamento indiano è di origine russa e oggi apprendiamo che Mosca fornirà il suo famoso S-400 all’India , mettendola allo stesso livello di Cina ed Iran (che ha beneficiato solo dell’S-300). La Russia, insieme al Giappone, è l’unico Paese al mondo a tenere un vertice bilaterale con New Delhi ogni anno. In breve, l’amicizia indo-russa durerà e c’è più di una possibilità che un uomo metta piede su Plutone piuttosto che vederli su campi opposti. Tranne che…
India-Usa:
Per oltre quindici anni, Washington lavora l’India per cercare di ribaltarla. Già iniziò con Clinton (il marito), e poi la “divertente” guerra al terrorismo di Bush (“figlio”) avrebbe potuto far credere all’India che gli statunitensi fossero seri. Diciamo la verità: AfPak post-2001 è probabilmente l’unico posto al mondo in cui Washington ha davvero combattuto jihadismo/islamismo/ terrorismo, e per New Delhi questo è tutto ciò che contava. Mentre il doppio gioco pakistano è venuto alla luce, il riavvicinamento tra Stati Uniti e India era inevitabile. Non è ancora andato molto lontano, ma alcuni segnali inquietanti sono apparsi negli ultimi anni. Nel 2009, l’impero fece pressioni sull’India per abbandonare l’IPI, il gasdotto Iran-Pakistan-India già sul tavolo, e invece scegliere l’aberrante TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India). Quindi certamente, la situazione è cambiata da allora. Ma il fatto che Nuova Delhi, come i volgari eurocrati di Bruxelles, possa soccombere ai miraggi dell’energia promossi dallo zio Sam fa sognare… E due mesi fa veniva firmato un accordo inedito tra le flotte dei due Stati. Non fatevi prendere dal panico, questo LEMAO consente solo alle navi di rilassarsi e rifornirsi nei porti del partner in caso di esercitazioni militari o missioni umanitarie e non prevede alcun schieramento di truppe sulle basi. Ma lo stesso… conosciamo molto bene entrismo statunitense e la sua politica di piccoli passi”.
In realtà, l’India non può fermare il suo tango, non volendo allinearsi con nessuno e rimanendo estranea all’equazione del Grande Gioco. L’impero ha già prodotto così tanti conflitti sulla scacchiera eurasiatica che non può permettersi di perdere completamente uno degli ultimi Paesi ancora un po’ neutrali del mondo continentale. Questo è probabilmente il motivo principale per cui, nonostante la rabbia, gli statunitensi non oseranno sanzionare Nuova Delhi per l’acquisto degli S400 russi o del petrolio iraniano…

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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