Le relazioni India-Russia vanno ben oltre gli accordi sulla difesa

MK Bhadrakumar 9 ottobre 2018

Tra la confusione dei commenti al vertice annuale indo-russo a Nuova Delhi, spicca il governo che supera i nostri analisti strategici. Questi hanno visto il summit della scorsa settimana esclusivamente attraverso il prisma del contratto per la difesa missilistica S-400 da 6 miliardi di dollari. Ora, risultava mancare del necessario. La legge contro gli avversari attraverso le sanzioni (CAATSA) degli Stati Uniti prevede sanzioni secondarie ai Paesi che compiano “operazioni significative” con l’industria della difesa russa. Il nostro accordo sull’S-400 è un famoso test. Di fronte alle continue minacce americana statunitensi, il premier Modi è andato avanti stupendo gli spettatori. La conseguente confusione richiederà del tempo perché passi. Ci vorrà tempo prima che affondi la spavalderia degli Stati Uniti, non c’è modo che sanzionino l’India. Il CAATSA è una legislazione che il Congresso degli Stati Uniti impose a un presidente riluttante nella guerra civile politica statunitense, per impedirgli di migliorare i rapporti con la Russia (su cui c’è consenso bipartisan). Vere sanzioni secondarie furono imposte alla Cina, ma Gli Stati Uniti non intendono esportarvi armi comunque! Ma non è il caso di India o Turchia. Nonostante la decisione della Turchia di non solo accelerare l’accordo sull’S-400 con la Russia e di effettuare pagamenti anticipati al produttore russo, gli Stati Uniti intendono andare avanti con la vendita dei caccia F-35 stealth. I turchi dissero con noncuranza a Washington che se voleva imporre sanzioni e annullare l’accordo sull’F-35, gli andava bene, avrebbero semplicemente comparto velivoli furtivi da qualche altro Paese (leggi Russia). Ma, no, gli Stati Uniti vogliono ancora che l’affare dell’F-35 vada a buon fine, perché l’F-35 è un affare super lucrativo per la Lockheed Martin che spera di venderne a 100-120 della Turchia per oltre 80 milioni di dollari al pezzo! In effetti, la Turchia ha chiamato il bluff statunitense. Gli statunitensi hanno un acuto senso degli affari e non molleranno la presa come col mercato indiano. In effetti, Modi prese una decisione ancora più dura andando avanti con le importazioni di petrolio dall’Iran e firmando contratti per novembre, anche se Trump avvertiva che il 4 novembre era la scadenza.
Ahimè, c’è mancanza di consapevolezza su ciò che accade. I nostri think tanker svezzati dal folklore statunitense sono stati programmati per stimare la Russia sia forza esaurita nella politica globale. Non si rendono conto che gli stessi statunitensi non avevano dubbi all’inizio del millennio che la Russia era sulla via del ritorno. Gli alti prezzi del petrolio nel 2010-2011 si rivelarono una svolta per la Russia. Non è un caso che le prime sanzioni statunitensi alla Russia furono imposte nel 2012, Magnitsky Act, per questioni di diritti umani! La conoscenza della politica russa e la ragion d’essere delle relazioni India-Russia è abissalmente povera tra gli analisti indiani. La decisione strategica di Modi di rianimare i rapporti tra India e Russia come ancoraggio della politica estera deva ancora scendere. Gli statunitensi lo sanno e Modi lo sa, ma i nostri think tankers non sanno ancora che la Russia non è solo tornata sul palcoscenico globale da grande potenza ma con rinnovate capacità militari e con economia che ha superato le sanzioni occidentali. Gli alti prezzi del petrolio nel prossimo futuro non faranno che aumentare significativamente le entrate della Russia.
Se gli statunitensi sanzionano l’uso di dollari per le transazioni indiane con la Russia, non ci si inganni, indiani e russi troveranno un modo per attivare un sistema di cambio che cancelli del tutto l’uso del dollaro. Probabilmente, sarà una benedizione comunque se gli Stati Uniti costringeranno India e Russia a rianimare il vecchio sistema di pagamento della Guerra Fredda, perché se ciò accadesse, il peso economico della relazione aumenterà in modo esponenziale. Gli Stati Uniti vogliono una grande economia globale mentre l’India abbandona il dollaro e si abitua ai pagamenti in valuta locale?
Ancora una volta, il triangolo USA-Russia-Cina oggi funziona splendidamente per Mosca e Pechino nel contrastare gli Stati Uniti, mentre le due capitali mantengono l’autonomia strategica senza cercare un’alleanza militare. L’India può anche essere beneficiaria se le piattaforme disponibili saranno utilizzate in modo ottimale, BRICS, RIC e SCO, in particolare. Modi chiariva al vertice della scorsa settimana che l’India è con la Russia nel rafforzare il multipolarismo. È un chiaro rifiuto della caratterizzazione statunitense della Russia come “potenza revisionista”. Precedentemente, al Shangri La Dialogue di Singapore a giugno, Modi osservava che l’India non considera l’Indo-Pacifico una strategia. L’importanza di tutto questo dovrebbe essere molto chiara, tranne se s’insiste nel badare ai brief statunitensi su Russia e Cina. In poche parole, l’India ha molto in comune con Russia e Cina sull’ordine mondiale emergente. L’iniziativa di Modi a Wuhan e la visita a Sochi poco dopo suggeriscono che è aperto all’idea dell’integrazione eurasiatica dell’India.
Si ricercano le relazioni India-Russia dopo il lungo inverno del dominio dell’UPA. Per la prima volta nel post-guerra fredda, ci sono segnali che commercio ed investimenti tra India e Russia guadagnano terreno. Il settore energetico è pronto a generare enormi volumi di affari nel prossimo futuro. La cooperazione sulla difesa rimane ancora apprezzabile, 62% degli acquisti di armi dell’India, nonostante l’atrofia durante il dominio dell’UPA. È un realismo solido che in un mondo multipolare l’India rafforzi i rapporti con la Russia con cui ha interessi comuni sull’ordine mondiale emergente. Le osservazioni del capo dell’esercito Generale Bipin Rawat che asserivano che l’accordo S-400 è una manifestazione della politica estera indipendente dell’India vanno viste in questa luce. Il summit della scorsa settimana scongiurava il rischio che l’India finisse nella stalla statunitense dell'”Indo-Pacifico” come mucca domestica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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