La Russia completa il dispiegamento degli S-300 in Siria

Russia e Iran mutano il rapporto di forze nel Medio Oriente
Alessandro Lattanzio, 3/10/2018

I lavori per l’installazione del sistema unificato di controllo della Difesa aerea in Siria saranno completati entro il 20 ottobre, riferiva il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu durante la riunione del Consiglio di Sicurezza della Russia. “Per quanto riguarda il sistema di controllo della difesa aerea unificato, abbiamo iniziato a consegnare l’equipaggiamento e completeremo tutto il lavoro di preparazione ed addestramento degli equipaggi, creando una rete unica entro il 20 ottobre. Abbiamo completato la consegna dei sistemi S-300, comprendenti 49 unità di equipaggiamento; radar, naturalmente, sistemi di acquisizione dei bersagli, posti di comando e lanciatori. Abbiamo potenziato considerevolmente la capacità di guerra elettronica e abbiamo inviato ulteriori equipaggiamenti, per controllare una zona a corto raggio, entro un raggio di 50 km, e una zona a lungo raggio, sulla direttrice principale da cui furono condotte le incursioni, entro un raggio di 200 km”, aveva dichiarato Shojgu. Il Primo Vicepresidente della Commissione degli Affari Internazionali della Duma di Stato Dmitrij Novikov osservava l’importanza della cooperazione tra Siria e Russia nei settori politico, militare ed economico per affrontare ogni sfida, in particolare il terrorismo internazionale, ed osservava che la decisione della Russia di fornire sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Esercito arabo siriano mira a proteggere lo spazio aereo siriano da qualsiasi intervento futuro e a difendere il personale militare russo da ogni ulteriore aggressione.

In risposta agli attacchi terroristici del 22 settembre ad Alhvaz, nel sud-ovest dell’Iran, la Divisione Aerospaziale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (CGRI) effettuava un considerevole attacco missilistico contro obiettivi terroristici nella Siria orientale, impiegando 7 droni da combattimento Simorgh e 6 missili balistici, guidati dai droni da ricognizione Shahed-129, contro il centro di comando dello Stato islamico. Il Simorgh si basa sul drone stealth statunitense RQ-170, che l’Iran sequestrò in volo nel dicembre del 2011. Numerosi droni iraniani si basano su tecnologie tratte dal velivolo nordamericano. La piattaforma iraniana può colpire simultaneamente quattro obiettivi con missili dalla gittata stand-off, mentre la furtività ai radar ne migliora la sopravvivenza. Diverse versioni del velivolo sono dedicate ai ruoli di ricognizione e combattimento. Al riguardo, nonostante dispongano dei più avanzati sistemi missilistici antiaerei occidentali, come il Patriot, le difese aeree israeliane non poterono abbattere un drone stealth iraniano, se non impiegando un elicottero d’attacco. L’ex-capo del Mossad Danny Yatom dichiarò: “È stata un’operazione sofisticata. L’UAV era quasi una replica esatta del drone statunitense che cadde nel loro territorio. Se fosse esploso da qualche parte in Israele, sarebbe stato impossibile identificarlo come drone fabbricato in Iran”. I droni stealth iraniani sono una potente risorsa della proiezione di potenza dell’Iran, assieme all’arsenale missilistico che rappresenta una considerevole deterrenza per i nemici dell’Iran. L’industria della difesa iraniana, col sostegno di Cina e Corea democratica, opera oltre le aspettative del blocco occidentale, e le Forze Armate iraniane pongono una sfida notevole alla presenza occidentale nella regionale mediorientale.
L’operazione della CGRI, denominata Zarbat-e Moharram (Colpo di Moharram), veniva effettuata dalla provincia di Kermanshah, nell’Iran occidentale, alle 02:00 del 1° ottobre, contro il quartier generale dei terroristi nella regione di Hajin, ad est dell’Eufrate, in Siria, a 570 km di distanza. I missili impiegati erano 3 tipo Zulfiqar e 3 tipo Qiam dalle gittate rispettivamente di 750 km e 800 km. Almeno uno dei missili recava le scritte “Morte all’America”, “Morte ad Israele”, “Morte ad al-Saud” e il versetto coranico “lotta contro gli amici di Satana”. Inoltre, pochi minuti dopo gli attacchi missilistici, i 7 droni Simorgh bombardavano le posizioni dei terroristi nella regione, sganciando bombe plananti guidate Sadid-345 ed infliggendo pesanti danni alle infrastrutture e posizioni dei terroristi.
Questa era la risposta all’attentato islamista che aveva ucciso 26 persone nella città iraniana di Ahwaz, il 22 settembre. “I terroristi hanno usato proiettili ad Ahvaz. Abbiamo risposto con i missili”, dichiarava il Generale Amir Ali Hajizadeh, a capo della Forza Aerospaziale del CGRI. Sempre a settembre, l’Iran aveva bombardato con missili balistici a corto raggio Fateh-110 le basi dei terroristi curdi nel nord dell’Iraq. Il Generale Hajizadeh dichiarava che l’impiego dei velivoli Shahed-129 per l’acquisizione dei dati al momento delle esplosioni poteva far rivelare l’operazione agli Stati Uniti, permettendogli di far evacuare la zona dei bersagli, quindi veniva utilizzata una tattica diversa, implicando tattiche d’intelligence speciali per permettere l’effetto sorpresa contro il comando dello SIIL. L’operazione riusciva, coi missili che centravano con precisione i bersagli designati. Il comandante del CGRI quindi affermava che data la presenza dei sistemi di sorveglianza statunitensi, gli UAV Shahed-129 furono utilizzati dopo l’impatto per acquisire i dati sui risultati dell’operazione presso Hajin. “A noi è assolutamente chiaro chi ha commesso tale crimine… e a chi è collegato”, dichiarava a sua volta il Presidente Hassan Rouhani. “Il governo è pronto a contrastare qualsiasi azione degli Stati Uniti, e se ne pentiranno”. Il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam dichiarava che gli attacchi missilistici dell’Iran contro le posizioni dei terroristi nella provincia di Dayr al-Zur, in Siria, in risposta all’attacco terroristico ad Ahvaz, era parte della legittima cooperazione tra Damasco e Teheran nella lotta al terrorismo. “I missili iraniani rientrano nel quadro della lotta al terrorismo”.
L’operazione iraniana nei pressi di Haijin, zona occupata dai militari statunitensi, recava un chiaro messaggio a Washington: le Forze Armate iraniane possono colpire le truppe statunitensi fino in Siria, se necessario, per proteggere gli interessi dell’Iran. I missili Qiam e Zulfiqar possono colpire obiettivi in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e tutte le basi statunitensi in Medio Oriente ed Afghanistan. Difatti, le forze armate statunitensi avevano già iniziato a ritirare le batterie di missili terra-aria Patriot da Bahrayn, Giordania e Quwayt. Teheran quindi dimostrava efficacemente di esser disposta ad utilizzare il proprio arsenale per proteggere gli interessi nazionali con questo chiaro promemoria ai nemici nella regione, e al loro mandante statunitense.

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