I terroristi del MEK agenti degli Stati Uniti

Tony Cartalucci, LDR, 1 ottobre 2018

Nel 2012, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti eliminò il gruppo terrorista anti-iraniano Mujahedin-e Khalq (MEK) dalla sua lista delle organizzazioni terroristiche straniere (FTO). Eppure anni dopo, il MEK dimostra il desiderio ardente di attuare violenze politiche su scala da eclissare le precedenti atrocità per cui fu designata organizzazione terroristica. Nella dichiarazione ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, pubblicata nel settembre 2012, la logica della rimozione dal MEK fu: “Con le azioni di oggi, il dipartimento non trascura o dimentica i passati atti di terrorismo del MEK, incluso il coinvolgimento nell’uccisione di cittadini statunitensi in Iran negli anni ’70 e l’attacco sul suolo statunitense nel 1992. Il dipartimento ha anche serie preoccupazioni sul MEK come organizzazione, in particolare sulle accuse di abuso commesse contro i propri membri. La decisione del segretario oggi prende in considerazione la rinuncia pubblica alle violenze del MEK, l’assenza di atti confermi al terrorismo da parte del MEK da oltre un decennio e loro cooperazione nella chiusura pacifica di Campo Ashraf, loro storica base paramilitare”. Tuttavia, la politica precedente del dipartimento di Stato, e gli eventi da allora, dimostrano che la logica per rimuovere il MEK dal FTO sia una falso intenzionale, il MEK era ed è tuttora impegnato nelle violenze politiche contro il popolo iraniano, e immagina un conflitto libico-siriano per dividere e distruggere la nazione iraniana. Tuttavia, i fatti riguardanti la vera natura del MEK non provegono dai media iraniani o da accuse formulate dagli oppositori del MEK a Teheran, ma dagli stessi sponsor statunitensi del MEK e persino dalla sua stessa leadership.

“Innegabilmente” il MEK “compie attacchi terroristici”
Con le ammissioni di Stati Uniti e Regno Unito, il MEK è innegabilmente un’organizzazione terroristica colpevole di atti di terrorismo. La Camera dei comuni inglese in un documento intitolato “I mujahidin del popolo dell’Iran (PMOI)”, cita l’ufficio estero del Regno Unito affermare esplicitamente che: “I Mojahedin-e Khalq (MeK) è vietato nel Regno Unito nell’ambito del Terrorism Act 2000. Ha una lunga storia di terrorismo in Iran e altrove ed è, per sua stessa ammissione, responsabile di attacchi violenti che hanno provocato molti morti”. Il documento fa riferimento ad “assidui” sforzi di lobby da parte del MEK per farsi rimuovere dagli elenchi del terrorismo in tutto il mondo. Un articolo del Guardian del 2012 intitolato “Decisione del MEK: una campagna multimilionaria ha portato alla rimozione dalla lista del terrorismo”, dettagliava grandemente gli importanti politici statunitensi avvicinati e pagati dal MEK nell’ambito di questo lobbying. Eppure c’è altro al riabilitazione del MEK che semplici pressioni. Già nel 2009, i responsabili delle politiche statunitensi videro il MEK come una delle tante minoranze d’opposizione ed etniche che potrebbero essere utilizzati dagli Stati Uniti nell’ampia agenda per il cambio di regime in Iran. La Brookings Institution in un documento del 2009 intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran” (https://www.brookings.edu/wp-content/uploads/2016/06/06_iran_strategy.pdf) , in un capitolo intitolato ” Inspiring an Insurgency: Supporting Iranian Minority And Opposition Groups” ammette apertamente: “Forse il gruppo di opposizione più importante (e certamente il più controverso) che ha attirato l’attenzione come potenziale agente statunitense è l’NCRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana), il movimento politico istituito dal MeK (Mujahedin-e Khalq). I critici ritengono che il gruppo sia antidemocratico e impopolare, anzi anti-americano”. Brookings ammise l’origine terroristico di MEK: “Innegabilmente, il gruppo ha condotto attacchi terroristici, spesso scusati dagli avvocati del MeK perché diretti contro il governo iraniano. Ad esempio, nel 1981, il gruppo bombardò il quartier generale del Partito della Repubblica Islamica, allora la principale organizzazione politica della leadership clericale, uccidendo circa 70 alti funzionari. Più recentemente, il gruppo rivendicò oltre una dozzina di attacchi con mortai, assassini e altri assalti a obiettivi civili e militari iraniani tra il 1998 e il 2001”. Brookings menziona gli attacchi del MEK ai militari e appaltatori civili statunitensi che gli guadagnarono il posto nell’FTO degli Stati Uniti, osservando: “Negli anni ’70, il gruppo uccise tre ufficiali e tre appaltatori civili statunitensi in Iran”. E nonostante l’attuale rappresentazione del MEK come movimento di resistenza popolare in Iran, Brookings ammetteva: “!Anche il gruppo stesso sembra essere antidemocratico e godere di poca popolarità nello stesso Iran. Non ha una base politica nel Paese, sebbene sembri avere una presenza operativa. In particolare, l’attiva partecipazione a fianco di Sadam Husayn durante l’aspra guerra Iran-Iraq rese il gruppo largamente detestato. Inoltre, molti aspetti del gruppo sono cultistici, e i suoi capi, Massoud e Maryam Rajavi, sono venerati con ossessione”. Brookings notava che nonostante l’ovvia realtà del MEK, gli Stati Uniti potevano effettivamente usare l’organizzazione terroristica come agente contro l’Iran, ma notava che: “… per lo meno, per lavorare a stretto contatto con il gruppo (almeno in modo palese), Washington avrebbe bisogno di rimuoverlo dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere”. E dal 2009 in poi, questo è esattamente ciò che è stato fatto. È improbabile che il MEK abbia da sé facilitato la riabilitazione della sua immagine o cercato da sola la rimozione dalle liste delle organizzazioni terroristiche USA-europee, considerando il ruolo centrale che i terroristi del MEK svolgevano nei piani di cambio di regime degli Stati Uniti contro l’Iran. Mentre la propaganda del MEK insiste che l’inclusione negli elenchi delle organizzazioni terroristiche in tutto il mondo era il risultato di uno sforzo globale per “favorire il regime clericale dell’Iran”, è chiaro che l’organizzazione terroristica arrivò in queste liste, e poi fece pressioni ed ingannò per esserne tolta.

Il MEK è ancora impegnato in violenze oggi
Mentre gli iraniani piangevano l’attacco di Ahvaz, il MEK organizzava una manifestazione a New York alla presenza di eminenti politici statunitensi tra cui l’avvocato del presidente Donald Trump Rudolph Giuliani e l’ex-consigliere della sicurezza nazionale statunitense dell’amministrazione Obama, James Jones. Durante il “Summit Uprising 2018 Iran” Giuliani promise il rovesciamento del governo iraniano. Il capo del MEK Maryam Rajavi trasmise un messaggio ora pubblicato sui siti del MEK. Nel messaggio discusse del ruolo del MEK nel fomentare le violenze in Iran, ammettendo: “Oggi, la paura dei mullah dominanti è amplificata dal ruolo dei Mujahedin-e Khalq (MEK) e dalle unità di resistenza nel guidare e continuare le insurrezioni. Gli analisti del regime dicono: “L’elemento definitivo in relazione alle rivolte del dicembre 2017 è l’organizzazione dei rivoltosi: sono state create le cosiddette unità di ribellione, che hanno sia la capacità di aumentare le forze che il potenziale di sostituire i leader locali”. La cartina per la libertà si rivela in tali rivolte, proteste incessanti e lotta delle Unità di resistenza. Le rivolte per definizione comportano violenze. Le rivolte in Iran alla fine del 2017 e che continuano sporadicamente, di cui Rajavi e il suo MEK rivendicano, hanno lasciato decine di morti, anche della polizia. Un agente di polizia fu ucciso poco prima di Capodanno, e altri tre alla fine di febbraio 2018 durante tali scontri. Nella regione di Ahvaz in particolare, glia account dei social media del MEK rivendicano e promuovono i disordini. Recentemente, Ahvaz fu teatro di un attacco terroristico in cui uomini armati spararono su una parata lasciando decine di morti e feriti. L’obiettivo di Rajavi e MEK è il rovesciamento del governo iraniano. Come ammise Brookings nel documento del 2009, il governo iraniano non cederà il potere al cambio di regime orchestrato dagli Stati Uniti senza combattere, e il MEK fu reclutato come agente degli USA proprio per la sua violenza. Brookings notava: “Nonostante la popolarità limitata (forse a causa del suo successo nel terrorismo), il regime iraniano è eccezionalmente sensibile al MEK ed è vigile”. Fu per questo motivo che la Brookings li individuò come potenziali agenti nel 2009 e raccomandò la loro riabilitazione al dipartimento di Stato USA in modo che potesse dare sostegno aperto all’organizzazione terroristica. È chiaro che le ammissioni di Rajavi d’essere dietro le violenze politiche in Iran contravvengono le motivazioni del dipartimento di Stato USA per aver tolto il MEK perché il gruppo aveva “pubblicamente rinunciato alla violenza”. Il MEK non solo rifiuta di rinunciare alle violenze, il capo aveva appena dichiarato pubblicamente e inequivocabilmente che la politica del MEK è esercitare apertamente le violenze in Iran per destabilizzare e rovesciare il governo. Gli Stati Uniti ignorarono le proprie leggi antiterrorismo aiutando e favorendo il MEK mentre era ancora sulla lista delle organizzazioni terroristiche straniere del dipartimento di Stato, e ora gli Stati Uniti ritraggono il MEK come organizzazione di “resistenza” “riformata”, anche se il suo capo rivendica le continue violenze politiche nell’Iran; è chiaro ancora una volta che gli Stati Uniti sono di buon grado sponsor del terrorismo di Stato.
Già nel 2007 Seymour Hersh nell’articolo del New Yorker, “The Redirection, la nuova politica dell’amministrazione va a beneficio dei nostri nemici nella guerra al terrorismo?” avvertiva: “Per indebolire l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato col governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine che hanno per scopo indebolire Hezbollah, organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno anche partecipato ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di tali attività fu il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e solidali con al-Qaida”. È chiaro che l’ascesa di “Stato Islamico” (SIIL), al-Qaida, al-Nusra ed altri fronti estremisti in Siria è il risultato di tale politica statunitense. E ‘anche chiaro che ci sono molti altri gruppi estremisti che gli Stati Uniti hanno consapevolmente ripulito politicamente e che sostengono segretamente il terrorismo diretto contro l’Iran. E’ solo una questione di tempo prima che smentite ed insabbiamenti usati per spacciare i terroristi siriani e libici come “ribelli che combattono per la libertà” vengano riutilizzati per le violenze sostenute dagli Stati Uniti contro l’Iran. Spero che il resto del mondo non perda tempo nel comprendere tale gioco e condannare gruppi come il MEK come i terroristi che sono sempre stati e che continuano ad essere oggi. Inoltre, in retrospettiva, è chiaro come il conflitto e il cambiamento di regime degli Stati Uniti abbiano avuto colpito la regione mediorientale e il mondo, e si può solo immaginare l’ulteriore impatto che una ripetizione di tali violenze avrebbe se puntasse direttamente sull’Iran.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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