L’operazione militare della Russia in Siria: tre anni dopo

Peter Korzun SCF 01.10.2018

L’operazione militare russa in Siria fu lanciata il 30 settembre 2015. Oltre 63000 militari, inclusi 26000 ufficiali e 434 generali, hanno visto i combattimenti ricevendone un’esperienza preziosa. Le forze russe hanno utilizzato 231 nuovi tipi di armi avanzate, compresi aerei, sistemi terra-aria e missili da crociera. È interessante notare che i rappresentanti delle società produttrici di armi sono presenti per valutare le prestazioni dei sistemi. L’esperienza siriana va considerata man mano che vengono sviluppate nuovi armamenti. In totale le Forze Aerospaziali russe hanno condotto in media 39000 sortite od oltre 100 voli giornalieri in media, distruggendo 121466 obiettivi ed eliminando più di 86000 terroristi, riferiva il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. L’arma ha lanciato 66 missili da crociera a lungo raggio. Le operazioni sono state supportate da aerei di preallarme e controllo A-50 e Tu-214R così come da aerei della guerra elettronica Il-20M1 (EW). Va notato che il gruppo delle Forze Aerospaziali non è grande, con 30-50 aerei da combattimento stimati e 16-40 elicotteri schierati in ogni momento. Il Su-35S è un caccia da superiorità aerea nuovo di zecca, che si è dimostrato un’arma formidabile. Dave Majumbar, uno dei principali esperti militari e redattore di The National Interest, ritiene che “è solo questione di tempo prima che i russi riescano a vendere più di questi aviogetti nel mondo, specialmente alle nazioni che non vogliono o non possono acquistare aerei occidentali”. Il bombardiere di prima linea Su-34M è il cavallo di battaglia che sopporta il peso delle operazioni, facendolo a pieni voti. L’aereo è dotato del sottosistema di calcolo speciale Teppest SVP-24 per fornire una maggiore precisione. Il sistema di navigazione satellitare GLONASS viene utilizzato per confrontare costantemente la posizione dell’aeromobile e l’obiettivo e misurare i parametri ambientali. Le informazioni provenienti dai datalink consentono di calcolare l'”inviluppo” (velocità, altitudine e rotta) nel quale una bomba a gravità viene automaticamente sganciata nel momento preciso per colpire con la stessa precisione delle munizioni intelligenti all’avanguardia. Anche se GLONASS venisse bloccato, i sensori compirebbero il lavoro. Le istruzioni lancia-e-dimentica consentono al pilota di concentrarsi sulla rilevazione di minacce e obiettivi. Le condizioni meteorologiche o l’ora del giorno non hanno alcun ruolo. Anche i Su-35 e i Su-30SM hanno contribuito alle operazioni aria-superficie sebbene la loro prima missione sia la copertura aerea. L’SMG MiG-29 arrivò in Siria nel settembre 2017 per i test. I bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95MS , nonché il bombardiere a lungo raggio Tu-22M3 , accompagnati da Su-30SM, Su-35 e Su-27SM3, hanno visto il combattimento per la prima volta. I bombardieri strategici utilizzavano i nuovissimi missili da crociera Kh-101 e Kh-55 con testate convenzionali trasportati all’interno degli aerei. La performance riuscita in Siria ha spinto la decisione di rinnovare la produzione dei bombardieri Tu-160 aggiornati alla versione M2 . Il 17 novembre 2015 due Tu-160 lanciarono 16 missili Kh-101 colpendo gli obiettivi e gli aerei ritornarono alla base aerea di Engels in Russia.
L’operazione in Siria è la prima volta che vede la Russia dimostrare la capacità di lanciare massicci attacchi a lungo raggio ad alta precisione, con Su-24M e Su-34 guidati via satellite che impiegavano missili aria-superficie Kh-29L a guida laser così come il missile leggero Kh-25ML con gamma modulare di sistemi di guida e gittata di 10 km. I media russi riferivano che i Su-34 impiegano la versione potenziata del missile antinave da crociera a turbogetto Kh-35U con gittata di 300 km. Due aviogetti di quinta generazione Su-57 compirono dei test in due giorni in Siria. Il-76 e An-124 hanno svolto 2785 voli per rifornire le forze del necessario supporto logistico. Gli elicotteri da attacco Mi-28N e Ka-52 dell’aviazione militare hanno visto i primi test di combattimento, liberando le città di Palmyra e Aleppo. Entrambi impiegano i sistemi missilistici anticarro Ataka. I Mi-24P supportano le forze sul campo. Nel triennio hanno preso parte all’operazione 86 navi di superficie, 14 sottomarini e 83 navi ausiliarie. L’Admiral Kuznetsov, l’unica portaerei russa, fu nella zona da novembre 2016 a gennaio. 2017. I Su-33 condussero 420 sortite, di cui 117 di notte, colpendo 1252 obiettivi. Ka-52K e Ka-31SV (Ka-35) elicotteri da combattimento e ricognitori dell’aviazione navale effettuarono i primi voli in condizioni di combattimento. I sistemi di difesa antinave costieri Bastion e Oniks proteggono il gruppo navale vicino le coste della Siria. I missili da crociera navali Kalibr, installati su navi di superficie e sottomarini, possono colpire con precisione i bersagli terrestri a una distanza di 2600 km. Sono stati impiegati 13 volte effettuando 100 attacchi. La capacità di lanciare e aerolanciare missili da crociera a lungo raggio ha fatto entrare la Russia nel club degli eletti. Non deve più affidarsi esclusivamente sulle armi nucleari.
Buk-M2 e Pantsir-S1 furono i primi sistemi schierati in Siria. Quest’ultimo ha dimostrato di essere l’arma più efficace contro i droni. Difende la base di Humaymim dagli attacchi degli UAV ogni giorno senza che alcun drone penetri nello spazio da esso protetto. L’S-400 è schierato a Humaymim per proteggere i cieli di gran parte della Siria dal novembre 2015 per poi essere raggiunto da S300V4. I sistemi missilistici di difesa aerea proteggono la base navale di Tartus dove sono ancorate le navi della Marina russa. Il sistema di guerra elettronica mobile Krasukha-4 arrivava ad Humaymim il 25 settembre per potenziare le difese aeree. Il sistema può bloccare i sistemi di comunicazione, disabilitare i missili e gli aerei, e neutralizzare i satelliti-spia bassa quota e i radar degli AWACS entro 150-300 km. Humaymim è ben protetta da Esercito, Forze Speciali e Fanteria di Marina supportati da carri armati T-90A e T-72B2 e obici trainati Msta-B 152mm. Il robot di rimozione delle mine Uran-6 è stato utilizzato per sminare Palmira e Aleppo. Le sue operazioni furono supportate dai sistemi robotici da ricognizione Scarabej e Sfera. L’ Unmanned Ground Vehicle cingolato Uran-9, o carro armato telecomandato, affrontava le missioni più difficili in condizioni di combattimento. Il nuovo veicolo multiruolo della fanteria fuoristrada 4×4 Tigr è ampiamente utilizzato per una vasta gamma di missioni nel Paese, compreso il supporto delle missioni di polizia militare. Il veicolo d’assalto resistente alle mine Tajfun-U, impiegato dai paracadutisti, si trova anche in Siria, dove effettuava i test prima di entrare in servizio.
I velivoli senza equipaggio (UAV) hanno condotto oltre 25000 sortite per rilevare 47500 bersagli. Circa 70 droni eseguivano missioni ogni giorno. Il tempo di volo complessivo di Forpost, Orlan-10, Ajleron e Zala è pari a 140000 ore. La situazione è monitorata ventiquattr’ore su ventiquattro. Nel 2017, il veicolo da combattimento di supporto Terminator vide il combattimento come sistema unico destinato alla guerra urbana. Il primo lotto di sistemi che non hanno analoghi nel mondo entrava in servizio con l’esercito russo a marzo. Il sistema anticarro Kornet con capacità di difesa aerea si è dimostrato un’arma affidabile e letale. Il sistema lanciamissili trasportabile può essere installato su veicoli a ruote e cingolati. Il lanciafiamme pesante Solntsepjok è diventato indispensabile per colpire il nemico nelle aree montuose e nei tunnel e bunker. I consiglieri militari russi hanno anche addestrato e istruito i soldati dell’Esercito arabo siriano (EAS), mentre sviluppavano relazioni con le milizie filogovernative. La Russia ha gestito e finanziato il Quinto Corpo nel 2016. La forza, composta da volontari, è schierata insieme ad altre unità dell’EAS. Ufficiali e generali russi addestrano, consigliano e assistono le missioni ed hanno spesso portato le truppe siriane ad vincere condividendo esperienza e competenza.
Nel 2015, si prevedeva che la Russia sarebbe precipitata in un conflitto infinito, che le avrebbe distrutto le risorse senza risultati. Esperti occidentali ritenevano che la Russia avrebbe dovuto sostenere un dispiegamento a lungo termine lontano dai confini. È andata diversamente. Dall’inizio delle operazioni della Russia, il governo siriano è passato dall’orlo del collasso alla quasi vittoria, col controllo stabilito sulla maggior parte del Paese. È saldamente al potere. Aleppo è stata ripulita dai terroristi e ripreso il controllo di Palmyra. In questo secolo, la vittoria della Russia in Siria è l’unico esempio di riuscita operazione militare raggiunta in breve tempo e con risultati positivi, spianando la strada alla soluzione negoziata, con l’obiettivo di passare a un processo politico. È giunto il momento per i diplomatici, non per le armi, di parlare. La Russia è diventata l’attore chiave in Siria e della sua ricostruzione postbellica. Il 17 settembre, Mosca e Ankara decisero una soluzione diplomatica per la provincia d’Idlib in Siria. Il processo di pace di Astana avviato dalla Russia ha compiuto progressi, come l’istituzione di zone di riduzione della tensione, tra l’altro, a differenza dei colloqui mediati dalle Nazioni Unite. La ricostruzione postbellica è iniziata in molte aree. A tre anni di distanza, è sicuro che il successo in Siria ha riaffermato lo status della Russia di superpotenza globale con capacità di proiezione di potenza. Mosca è diventata la protagonista principale in Medio Oriente. La sua influenza politica globale è cresciuta immensamente mentre il mondo passa dal modello unipolare a una configurazione multipolare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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