I mercenari che aggrediscono lo Yemen sono addestrati da Israele

Whitney Webb Mint 20 settembre 2018

Mercenari stranieri, addestrati segretamente in campi segreti dell’IDF nel deserto del Negev, ora guidano il nuovo assalto alla città portuale dello Yemen di Hudayda, che gli osservatori avvertono come minaccia che peggiorerà drammaticamente la catastrofica crisi umanitaria dello Yemen.
Un nuovo rapporto dal sito al-Qalij Online rivelava che molti mercenari che guidavano l’attacco contro la città portuale yemenita di Hudayda erano stati addestrati in Israele da soldati israeliani, facendo luce sul ruolo segreto d’Israele nella guerra nello Yemen. Secondo funzionari statunitensi vicini al Comitato d’Intelligence della Camera, centinaia di mercenari di varie nazionalità che combattono per conto degli Emirati Arabi Uniti (UAE) nello Yemen hanno recentemente ricevuto “addestramento al combattimento” nei campi nel deserto del Negev creati con un accordo segreto tra Emirati Arabi Uniti ed Israele. I mercenari venivano addestrati sotto la “supervisione diretta” delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). La creazione del campo fu guidata dal Consigliere per la Sicurezza degli Emirati Arabi Uniti Muhamad Dahlan, che supervisionò personalmente il reclutamento di una nuova forza di mercenari stranieri, la maggior parte colombiani o nepalesi, per combattere per gli Emirati Arabi Uniti nello Yemen. Dahlan, palestinese, era una figura centrale nel complotto degli Stati Uniti e finanziata dagli Emirati Arabi Uniti per armare e formare le milizie per rovesciare Hamas dopo che vinse le elezioni di Gaza nel 2007. Dahlan vive in esilio negli Emirati Arabi Uniti dove ha uno stretto rapporto con la famiglia reale ed è un suo consigliere. Dahlan ha anche stretti legami col ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman. Il rapporto osservava che Dahlan aveva visitato personalmente i campi di addestramento in Israele in più di un’occasione per visionare l’addestramento dei mercenari dell’IDF. Le fonti di al-Qalij affermavano che Dahlan aveva scelto il deserto del Negev come sito per i campi date le somiglianze della regione con lo Yemen per clima, ambiente e struttura tribale. Questi mercenari, addestrati nei campi guidati dall’IDF in Israele e finanziati dagli Emirati Arabi, ora guidando il rinnovato assalto al porto yemenita di Hudayda, iniziato a metà settembre. La coalizione tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita aveva già lanciato un assalto su Hudayda a giugno, ma fallì nonostante la potenza di fuoco superiore della coalizione. Il nuovo assalto fu lanciato dopo che la coalizione riusciva a tagliare la strada principale tra Hudayda e la capitale yemenita di Sana. Oltre il 90% del cibo dello Yemen viene importato da Hudayda, spingendo l’ONU e diverse ONG ad avvertire che qualsiasi interruzione del rifornimento di cibo e carburante attraverso il porto di Hudayda “potrebbe causare fame su una scala inedita” mentre la crisi umanitaria del Paese, conseguenza diretta delle azioni della coalizione. è ora più terribile che mai.

Un segreto noto: il coinvolgimento segreto d’Israele nella guerra nello Yemen
In particolare, la rivelazione dei campi di addestramento mercenari degli Emirati Arabi Uniti in Israele non è la prima indicazione del coinvolgimento israeliano nel conflitto dello Yemen. In effetti, quando la guerra iniziò nel 2015, la coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti era nota per l’uso di armi di fabbricazione israeliana. Inoltre, le pratiche burocratiche sequestrate all’ambasciata saudita nella capitale yemenita Sana lo stesso anno, rivelavano che gli Stati Uniti cercavano di costruire una base militare sullo di Bab al-Mandab, al fine di “assicurare la sicurezza d’Israele”, suggerendo un forte motivo del sostegno di Stati Uniti e di Israele alla coalizione. Più recentemente, le voci sui nuovi accordi tra Israele e Arabia Saudita, inclusi i presunti piani per vendere all’Arabia Saudita il sistema di difesa missilistica Cupola di Ferro, ricevevano l’attenzione della stampa, suggerendo che la vendita segreta di armi israeliane alla coalizione sauditi continua finora. In precedenza, al-Qalij Online aveva riferito che Israele aveva segretamente venduto armi e munizioni ai sauditi, incluse armi proibite utilizzate nei brutali bombardamenti della coalizione dello Yemen svolta sempre sulle infrastrutture civili. Solo il mese scorso, il 43% degli obiettivi della coalizione erano strutture civili, nonostante il fatto che gli Stati Uniti aiutino direttamente la coalizione a scegliere gli obiettivi nell’ambito del presunto sforzo per ridurre le vittime civili nella guerra. Mentre il coinvolgimento israeliano nella guerra in Yemen era finora segreto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiarò il mese scorso che avrebbe preso in considerazione l’invio di truppe israeliane nello Yemen per combattere a favore della coalizione saudita, se la resistenza yemenita avesse assunto il controllo dello strategico Stretto di Bab al-Mandab, collo di bottiglia delle esportazioni petrolifere saudite ed altri importanti commerci sul Mar Rosso. Dato il sostegno d’Israele ai paesi coinvolti nelle guerre genocide in passato e al trattamento dei palestinesi, è improbabile che il governo d’Israele si senta limitato da qualsiasi dilemma morale scegliendo di unirsi formalmente alla guerra della coalizione nello Yemen nonostante la crisi umanitaria che la guerra provoca. La crisi umanitaria in Yemen, considerata la peggiore al mondo, ha portato 17,8 milioni di yemeniti sull’orlo della fame, tra cui 5,2 milioni di bambini. Inoltre, 66000 bambini nello Yemen muoiono ogni anno a causa di malattie curabili a causa del blocco della coalizione dello Yemen che ha anche permesso di far proliferare la peggior epidemia di colera della storia. Nonostante l’enorme numero di morti causato dal blocco della coalizione e dai raid aerei, la “mente” del conflitto, il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman, promise di colpire i civili yemeniti, incluse donne e bambini, per “lasciare il segno sulla coscienza delle generazioni yemenite”,

Whitney Webb autore di MintPress News e collaboratore di Truth in Media di Ben Swann. Scrive per Global Research, Ron Paul Institute e 21st Century Wire, tra gli altri, ed è anche apparso su RT e Sputnik. Attualmente vive con la famiglia nel sud del Cile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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