Perché le sanzioni non disarmeranno la Corea democratica

Military Watch 30 settembre 2018

La Corea democratica ha subito sanzioni economiche sempre più severe negli ultimi anni. Il congelamento dei beni, il divieto di molte esportazioni chiave e la riduzione delle importazioni di petrolio sono tra le numerose misure attuate per limitare l’attività economica del Paese. Le sanzioni più dure arrivarono da Stati Uniti e loro alleati occidentali, così come Corea del Sud e Giappone, divenendo quasi banali divieti di commercio col Paese, cogli Stati Uniti che applicano anche sanzioni secondarie a terzi che commerciano con la Corea democratica. Nel 2017 il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov indicò misure che “mirano letteralmente a strangolare economicamente la Corea democratica” e che esercitano un’immensa pressione sull’economia del Paese che molti analisti occidentali prevedono porti al collasso economico. Anche le Nazioni Unite hanno approvato risoluzioni sanzionatorie redatte dagli Stati Uniti per restringere ulteriormente l’attività economica della Corea democratica.
Il pretesto di tali sanzioni, e nel caso degli Stati Uniti dell’ulteriore inasprimento delle sanzioni, alla Corea democratica era frenarne il programma nucleare. La Corea democratica è tuttavia sottoposta a dure sanzioni economiche dagli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, dalla formazione dello Stato settant’anni fa, nel 1948, indicando che i tentativi di soffocare lo sviluppo del Paese non possono essere collegati al solo sviluppo di armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti hanno infatti utilizzato sanzioni contro numerosi Stati le cui politiche estere erano contrarie ai loro interessi, e lo sviluppo di armi nucleari e le accuse di violazioni dei diritti umani si dimostravano un utile pretesto. L’Iran è l’esempio chiave in quanto anche dopo aver negoziato il monitoraggio internazionale per confermare che non ha un programma nucleare, portando alla revoca delle sanzioni occidentali, gli Stati Uniti li hanno rapidamente riapplicati con diversi pretesti legati alla politica estera iraniana e allo sviluppo di armi difensive convenzionali. Altri Paesi occidentali minacciavano di seguirli e probabilmente lo faranno nel prossimo futuro. Tali sanzioni hanno continuato a inasprirsi da allora. Il programma nucleare si è dimostrato un valido pretesto per il blocco occidentale per indebolire l’economia iraniana, ma non è stato dimostrato che fosse la causa di tali misure. Anche nel caso della Corea democratica, gli Stati Uniti manterranno l’interesse a soffocarne l’economia a prescindere dallo sviluppo delle armi finché continuerà a condurre una politica contraria agli interessi statunitensi ed occidentali, sia col pretesto di presunte violazioni dei diritti umani, o di presunte armi chimiche o sviluppo di armi convenzionali “destabilizzanti”. Questi furono i pretesti per le sanzioni occidentali in numerose occasioni passate.
L’analisi della dottrina della difesa della Corea democratica, delle priorità di bilancio e dell’ideologia indicano che le sanzioni non porteranno mai al disarmo nucleare. Come risultato delle minacce percepite dagli Stati Uniti, e nel tentativo d’impedire il ripetersi delle sofferenze della guerra di Corea in cui il 20-30% della popolazione del nord fu uccisa, il Paese adottava la politica prima il militare del Songun, secondo cui lo Stato dà la priorità alla difesa nazionale. Sebbene la spesa per la difesa del Paese sia sconosciuta, la maggior parte delle stime la collocava tra le più alte al mondo in proporzione al PIL. Anche in tempi di difficoltà economiche, il governo della Corea democratica non ha mai compiuto significativi compromessi sulla difesa, poiché la leadership crede che se dovesse abbassare la guardia anche temporaneamente, rischierebbe una devastante invasione e la potenziale occupazione dall’esercito degli Stati Uniti. Il detto coreano “la nostra pace è sulle nostre armi”, è veramente rappresentativo dell’ideologia del Paese e indica il motivo per cui la Corea democratica non può mai compromettere i propri programmi di armamento. Basta visitare il Museo delle atrocità della guerra statunitense di Sinchon, o leggere la condotta delle forze armate statunitensi in guerre più recenti da My Lai ad Abu Ghraib e numerosi altri incidenti del genere, per capire cosa vede la leadership della Corea democratica come alternativa allo sviluppo degli armamenti e perché il Songun rimane la politica ufficiale.
Mentre il Paese ha privilegiato il mantenimento delle capacità militari sopra ogni altra cosa, anche nel bilancio militare i programmi nucleari e missilistici in particolare sono meno soggetti a qualsiasi forma di tagli al bilancio. Rispetto a mantenere un vasto esercito convenzionale, il programma nucleare costa relativamente poco. L’intero programma coreano sviluppatosi per oltre un decennio sarebbe costato circa 1 miliardo di dollari, tutt’altro che costoso anche per la piccola economia del Paese. Nonostante il costo relativamente basso rispetto alle capacità convenzionali, le armi nucleari offrono il mezzo più efficace per scoraggiare l’aggressione e impedire così un’altra guerra coreana, rendendo il programma nucleare probabilmente la parte più economica ed essenziale della spesa per la difesa della Corea democratica e quindi la parte meno probabile da sacrificare o subire tagli al budget. Come l’ex-diplomatico nordcoreano Kim Min Gyu, che nel 2009 diserto in Corea del Sud, dichiaro riguardo al programma nucleare: “In realtà, ciò che spendono non è molto: la loro forza lavoro lavora gratuitamente e, fatta eccezione per alcune parti importate, fanno tutto il resto”. Il valore unico del programma nucleare come deterrente, combinato col costo relativamente basso, significa che è letteralmente il miglior “rapporto spesa-prodotto” dell’arsenale nordcoreano, mentre le conseguenze dell’abbandono del programma sono per la leadership del Paese assolutamente inaccettabili.
Considerando che le armi nucleari saranno probabilmente una delle ultime nel bilancio statale della Corea democratica subire tagli, le sanzioni alle esportazioni della Corea col pretesto di tagliare i fondi per il programma nucleare difficilmente avranno alcun impatto. Se la Corea democratica deve tagliare i costi, li taglierà dagli innumerevoli altri settori della spesa pubblica e forse anche dal bilancio militare, ma nel bilancio militare il programma nucleare sarà probabilmente il meno colpito. In effetti, il Paese ha notevolmente ridotto la spesa militare complessiva poiché l’acquisizione di armi nucleari come deterrente nucleare facilita una minore spesa convenzionale. Se qualche sanzione provocherà l’accelerazione nella produzione di armi nucleari e dei loro vettori, faciliterà un budget complessivo della difesa più basso e ridurrà la spesa per armi convenzionali costose ed energivore. È quindi estremamente improbabile che le sanzioni impediscano l’acquisizione della Corea democratica del deterrente nucleare, e in effetti la loro intenzione è quasi certamente tutt’altro. Secondo il Ministro degli Esteri russo Lavrov, nell’imporre sanzioni sempre più stringenti, lo scopo di Washington è “rendere la vita insopportabile nella Corea democratica”. Gli effetti delle sanzioni non ne ostacoleranno lo sviluppo nucleare, ma potrebbero potenzialmente essere usati per indebolire lo Stato e “ammorbidire” uno dei principali avversari degli Stati Uniti come avvenne in Iraq negli anni ’90 e coll’Iran dal 1979. Una delegazione di premi Nobel occidentali in visita in Corea democratica nel 2016 osservò che le sanzioni miravano al tenore di vita del popolo in modi completamente estranei allo sviluppo militare, e uno scienziato inglese, il medico Richard Roberts, osservò: “non si può tramutare ka penicillina in una bomba nucleare”, ma le sanzioni tuttavia ne limitarono le forniture. Coi principali analisti occidentali che predicono l'”imminente collasso” della Corea democratica dagli anni ’90 e che non si è manifestato, alcune pressioni economiche e sugli standard di vita potrebbero appari agli occhi dei politici occidentali il necessario per realizzare questo risultato cercato da tempo. Le sanzioni volte a tagliare le esportazioni di frutti di mare della Corea democratica, vietando le joint venture con società straniere e simili, quasi certamente non possono avere un impatto sui programmi degli armamenti dello Stato, ma sono molto più propensi ad ostacolarne gli sforzi per aumentare il tenore di vita civile, sviluppare le industrie nazionali e migliorare la situazione economica.
Finora le sanzioni non hanno avuto alcun effetto misurabile sullo sviluppo delle armi della Corea democratica e sono ciò che comporterebbe solo l’escalation nei test nucleari e missilistici. L’escalation dei test nucleari e missilistici è stata una strategia precedentemente utilizzata dall’URSS negli anni ’50 per facilitare i tagli alle capacità convenzionali e quindi ridurre la spesa militare complessiva, così come dagli Stati Uniti dal 1956 per facilitare la contrazione delle forze convenzionali dopo il conflitto post-coreano e quindi ridurre il deficit di bilancio. Le sanzioni e i conseguenti tagli al bilancio costringeranno probabilmente la Corea democratica ad adottare una politica analoga. Poiché le sanzioni sono aumentate, lo sono anche i test missilistici e nucleari, e sebbene la causalità non sia stata dimostrata, rimane una possibilità. Che le sanzioni permettano che la Corea democratica rinunci alle sue capacità nucleari, tuttavia, è impossibile, data la comprensione delle motivazioni dello Stato per lo sviluppo nucleare, il ruolo e l’aspetto economicamente più vantaggioso, e la percezione della Corea democratica dell’alternativa allo sviluppo nucleare. Il rappresentante delle Nazioni Unite della Corea democratica, Ja Song Nam, garantiva che il suo Paese non rinuncerà mai ai programmi di armamenti a prescindere dalle sanzioni e dalle pressioni internazionali. Le motivazioni pressanti per lo sviluppo nucleare e missilistico per il governo coreano, nientemeno che la garanzia di sopravvivenza dello Stato e del popolo nordcoreani, molto probabilmente si dimostreranno veri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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