Sul dispiegamento di S-300 in Siria

Alessandro Lattanzio, 28/9/2018

L’Esercito arabo siriano, oltre al tanto atteso sistema di difesa aerea S-300, riceverà numerosi altri sistemi di difesa aerea, come i moderni sistemi Buk-M2A, Tor-M2, Pantisr-S1E, i sistemi modernizzati Pechora-2, dimostratisi efficaci nei combattimenti in Siria e di cui le forze siriane ne dispongono 12 reggimenti. Noto anche come S-125 Neva, il Pechora-2 è dotato di un dispositivo elettronico anti-inganni, mentre il radar di ricerca e localizzazione è dotato di una videocamera dal raggio di 25 km e di dispositivi per la visione notturna, consentendo di operare in un ambiente saturo di interferenze elettroniche inoltre, il sistema di tracciamento agli infrarossi permette di mantenere in silenzio il radar durante il rilevamento, i vecchi componenti sono stati sostituiti con componenti digitali e i cavi coassiali sono stati sostituiti con fibre ottiche.

Coll’S-200 utilizzato nella difesa aerea a lungo raggio, assieme a S-125 e Pantsir-S1, l’S-300PMU-2 rappresenta un aggiornamento considerevole della rete di difesa aerea ricostruita dall’Unione Sovietica nel 1982, che si rivelò molto efficace contro gli aviogetti da combattimento dell’US Navy durante la guerra del Libano. La capacità della nuova piattaforma di distinguere gli aerei russi e siriani nello spazio aereo nazionale, grazie ai sistemi di comando e controllo più avanzati, significa che le difese aeree siriane ingaggeranno gli aerei nemici a distanze estreme. Il collegamento delle batterie di S-200 a questa rete ne migliorerà l’efficienza. L’S-300PMU-2, piattaforma entrato in servizio nel 1997, ha ricevuto negli anni doversi miglioramenti: sistema di comando, magazzino missili, suite di manutenzione, sistemi radar e di guerra elettronica sono stati ampiamente aggiornati e le unità di lancio possono operare autonomamente dispiegando il sistema radar di acquisizione semovente 96L6E. Sebbene S-400, S-300PMU-3, S-300VM e S-300V4 siano superiori, l’S-300PMU-2 rimane tra i sistemi d’arma più potenti di questo tipo, e nelle Forze Armate siriane sarà di gran lunga la piattaforma più potente in servizio. I missili 48N6E dalla gittata di 250 km e una testata bellica da 150 kg, permetteranno alle Forze Armate della Siria la più avanzata capacità antiaerea del Medio Oriente. Col piccolo contingente israeliano di caccia F-35 afflitti dai bug nei sistemi, limitandone l’impiego, le IDF dovranno continuare ad affidarsi ad aerei degli anni ’70 ovvero F-16 e F-15, per aggredire il territorio siriano. Questi velivoli, anche se pesantemente aggiornati, come anche l’F-35, sono potenzialmente molto vulnerabile all’S-300. Quindi, dopo decenni, il nuovo sistema d’arma siriano si rivelerà una sfida molto seria per velivoli occidentali.
Un battaglione di S-300PMU2 è dotato di:
1 veicolo di comando e controllo
1 radar di sorveglianza e ricerca
1 radar di controllo
Diverse batterie con 4-12 veicoli TEL ciascuno dotato di 4 missili SAM.
Un reggimento dispone di due battaglioni.
L’S-300PMU2 è la versione dell’S-300 consegnata agli iraniani.
Un battaglione può rilevare 300 bersagli contemporaneamente, e sempre allo stesso tempo inseguirne 100 obiettivi ed attaccarne simultaneamente 12 entro un raggio di 250 km, una quota massime di 27 km, con un tempo di reazione di 5 secondi.

Un battaglione di S-300PMU2 probabilmente verrà schierato a Damasco, rafforzandone il sistema difensivo. Un secondo battaglione probabilmente verrebbe schierato presso la base aerea T-4.
L’S-300PMU2 costituirà il primo anello della difesa aerea, integrata dai sistemi Pantsir-S1E per la “difesa di punto” a corto raggio, e dai Buk-M2A e Tor-M2E, per la “difesa d’area” a medio raggio, creando uno scudo molto difficile da violare anche per saturazione. A differenza di quanto successo finora, quando le difese siriane non potevano affrontare piattaforme nemiche distanti dallo spazio aereo siriano, coll’S-300PMU2 potranno rilevarle e agganciarle a una distanza assai maggiore; gli intercettori dell’S-300PMU2 potranno essere in volo prima che gli altri anelli del filtro difensivo debbano entrare in azione.
Per saturare la difesa di un battaglione di S-300PMU2 integrato da sistemi Buk-M2A e Pantsir-S1E, gli israeliani dovrebbero far volare contemporaneamente decine di aerei, missili e bombe plananti. Cioè, un battaglione di S-300PMU2 non può abbattere solo 12 bersagli con una prima ondata di missili intercettori, ma la seconda ondata di intercettori verrebbe sparata immediatamente perché il battaglione di S-300 può ingaggiare altri 88 bersagli, e così via fin quando tutti i missili intercettori vengono utilizzati. I bersagli che superassero il filtro degli S-300PMU2, quindi avrebbero a che fare con il filtro della difesa a medio raggio dei Buk-M2E, e se lo superassero, vi sarebbe il filtro dei Pantsir-S1E, che in 4 complessi proteggerebbero direttamente il bersaglio.
La maggior parte degli attacchi israeliani furono limitati per piattaforme e munizioni utilizzate, quasi sempre abbattute. Perciò, coll’adozione dell’S-300PMU2, Israele dovrebbe usare più mezzi. Inoltre, una volta che le munizioni vengono sganciate, per gli aerei israeliani sarà più difficile rientrare alla base, anche se operassero nello spazio aereo israeliano, e non libanese. Va ricordato che già un S-200 abbatté un F-16 israeliano in tale contesto. Gli S-300PMU2 schierati a Damasco copriranno lo spazio aereo israeliano fino alla capitale israeliana Tel Aviv.

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