Le manovre dell’Iran per “contenere gli Stati Uniti” in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 24.09.2018

Oltre alla Russia, l’Iran è una presenza legittima in Siria combattendo direttamente per impedire la caduta di Assad. Negli ultimi sei anni di guerra in Siria, ruolo e carattere dell’Iran si sono ampliati e cambiati, dall’invio di consiglieri militari e combattenti divenendo nuovo pomo della discordia tra Russia e Stati Uniti sulla loro futura presenza e ruolo. E nonostante le persistenti richieste avanzate da Stati Uniti e Israele, l’uscita dell’Iran dalla Siria appare assai improbabile. Al contrario, secondo l’Iran, avvicinandosi alla conclusione in Siria, è giunto il momento di capitalizzare la vittoria ed approfondire la presenza in Siria, scacciandone gli Stati Uniti. L’Iran non uscirà. L’intenzione è stata chiaramente espressa con un nuovo accordo di cooperazione militare firmato da Iran e Siria a fine agosto. L’accordo fu firmato la settimana dopo che John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, chiese che l’Iran ritirasse tutte le sue forze dalla Siria. L’Iran rispose concludendo l’accordo e chiarendo ulteriormente che non aveva intenzione di ritirarsi. “La presenza di consiglieri militari iraniani in Siria fa parte di questo accordo di cooperazione militare tra Teheran e Damasco”, aveva dichiarato l’addetto militare di Teheran a Damasco, Abolqassem Alinejad. E non ci sono solo calcoli strategici, ovvero l’imperativo di sconfiggere l’agenda USA-Arabia Saudita, che attualmente guida la politica iraniana in Siria; Allo stesso modo l’Iran vuole aiutare la Siria investendo nella sua ricostruzione postbellica, che è più di una partecipazione attiva alla massiccia ricostruzione e, in effetti, un altro modo per approfondirvi la presenza. E nonostante i calcoli occidentali e le speculazioni sulla “possibile spaccatura” tra Assad e Iran, non si può dire che Assad subisca la presenza iraniana. Da un lato, aiuta nell’immediato a sostenere il regime, e dall’altro lato, consente ad Assad di avere diverse opzioni a disposizione. In parole semplici, dal punto di vista di Assad, la presenza coerente iraniana in Siria aiuterà a non essere eccessivamente dipendente dalla Russia. E mentre l’Iran continua ad approfondire la presenza in Siria, vi sono sfide da affrontare, cioè la presenza statunitense sul terreno e le forze democratiche siriane (SDF) da essa sostenute. Finché Washington avrà i suddetti pedoni nello scacchiere, i suoi funzionari recentemente confermavano di non avere intenzione di ritirare le truppe statunitensi, la presenza dell’Iran rimarrà soggetta a controversie. Quindi, la questione per l’Iran: come sbarazzarsi di Washington in Siria?
L’Iran non può certamente attaccare direttamente né le forze statunitensi né le SDF a meno che, ovviamente, non ci sia una provocazione diretta, che appare improbabile in questa fase della guerra. Ma l’Iran può tentare di usare la Russia per far pressione sugli Stati Uniti tanto da costringerli a ritirarsi. Ma come ciò accadrà va ancora visto. Per ora, le manovre dell’Iran contro le forze sostenute dagli Stati Uniti e gli Stati Uniti comprendono la costruzione di una nuova narrativa che mostri le forze statunitensi occupare la Siria, che acquisirà forza mentre il regime siriano recupera sempre più territorio dai signori della guerra jihadisti. Ora che Idlib è l’ultima roccaforte dei jihadisti, e con la Turchia che si assume la responsabilità di gestire quest’area e di ripulirla dai restanti gruppi, l’integrità territoriale della Siria sarà ristabilita. Le uniche aree che continueranno a rimanere fuori dalla portata di Damasco saranno quelle occupate dalle forze USA e SDF. Pertanto, una volta che la Siria avrà il controllo d’Idlib, la narrativa iraniana su Stati Uniti e SDF saranno le ultime ragioni per l’irresolutezza del conflitto a divenire più forti e molto più convincenti. In questo, l’Iran sarà certamente avvantaggiato dalla narrativa statunitense, secondo cui lo scopo cardine della loro presenza e coinvolgimento era sconfiggere lo SIIL. E dato che lo SIIL è già stato sconfitto e il regime siriano ha ristabilito l’ordine, non c’è necessità della presenza non autorizzata e illegittima delle forze statunitensi. L’Iran mira quindi a inquadrare la situazione come “occupazione” statunitense che impedisce alla zona ad est dell’Eufrate di riunirsi ai territori liberati della Siria, bloccando così la riunificazione siriana.
È forse per questa ragione che l’Iran accettava l’accordo Russia-Turchia su Idlib nonostante in precedenza avesse sperato in un’offensiva diretta e la rapida liberazione dell’area. Accettando l’accordo, l’Iran apriva la strada a un’ulteriore cooperazione tra Russia, Turchia e Iran per la bonifica delle aree controllate dalle SDF, dove gli interessi di questi Paesi convergono. E come Rouhani aveva recentemente affermato, l’ultimo passo per risolvere la crisi siriana sarò “ad est dell’Eufrate dove soprattutto intervengono illegalmente gli statunitensi causando i problemi… una delle nostre richieste è che le loro forze escano dalla Siria immediatamente”. E come il leader supremo dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei dichiarava al Presidente Vladimir Putin, a settembre, “gli Stati Uniti sono contenibili” ed Iran e Russia dovranno continuare a cooperare strettamente per raggiungere questo obiettivo. Oltre a fare pressioni sugli Stati Uniti coordinandosi con Russia e Turchia, l’Iran può fare anche altro. Non solo può sfruttare le divisioni tra i curdi, ma anche incitare sentimenti anti-americani nelle aree controllate dalle SDF e quindi aumentare la pressione sulle forze statunitensi affinché lascino la regione, creando così un efficace deterrente ai piani statunitensi per aprire nuovi fronti, in particolare da Israele, contro l’Iran in Medio Oriente. Per prima cosa, in queste circostanze, la strategia statunitense per scacciare l’Iran dalla Siria o convincere la Russia a farlo è improbabile funzioni. Per altro, non vi è modo che gli Stati Uniti possano avere abbastanza potenza a disposizione per fermare la crescente presenza iraniana in Siria. L’Iran ne è pienamente consapevole; perciò cercano di emarginare Washington e scacciarne la presenza dalla Siria.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali ed affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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