In che modo il viaggio di Maduro in Cina aiuta il piano di ripresa economica?

Mision Verdad, 19 settembre 2018

Il 18 settembre, il Presidente Nicolás Maduro informava la popolazione venezuelana, attraverso i media, di alcuni bilanci della sua visita nella Repubblica popolare cinese, ritenendolo “positivo” per “l’inizio di una nuova fase” nelle relazioni tra i due Paesi, una sinergia anche segnata dalla particolarità del contesto venezuelano. Sia le voci cinesi che quelle venezuelane evidenziavano “l’aumento del profilo strategico” dalla visita del presidente venezuelano nella nazione asiatica. Una visita che è eccezionale per il significato geopolitico ed economico presso il Venezuela.

Il contesto internazionale
Il Ministero degli Esteri cinese, in vista della visita del Presidente Maduro, osservava la “fiducia” in Venezuela e il “miglioramento” nella situazione politica della nazione caraibica. “Elezioni presidenziali vincenti” e un’evidente pacificazione del conflitto politico interno sono, per la Cina, indicatori di una stabilità che consente il rilancio delle relazioni in una situazione di aggressione al Venezuela da parte della Casa Bianca e altri fattori politici in Europa e America Latina allineatisi coll’amministrazione Trump cercando d’isolare il Venezuela politicamente, diplomaticamente ed economicamente. La visita di Maduro, quindi, dà un senso all’intenzione della Cina di promuovere globalmente il Venezuela attraverso un chiaro sostegno politico ed economico. Un gesto dal senso geopolitico che legittima la posizione del Venezuela. Infatti, l’incontro tra Capi di Stato tra il presidente venezuelano e lìomologo Xi Jingping, così come la partecipazione di Maduro nelle diverse commissioni di alto livello, che sono parte operativa delle relazioni tra i due Paesi, dà conto della rilevanza del governo venezuelano, rafforzato come soggetto politico garante di relazioni multipolari in un momento in cui altri fattori favorevoli al isolamento e guerrafondai si diffondevano per destabilizzare il nostro Paese. Va notato che la politica aggressiva degli Stati Uniti su più fronti simultaneamente acceleri il concerto delle relazioni dei Paesi emergenti, in particolare dei cosiddetti aderenti all'”Asse del Male”, secondo l’aggressiva narrativa nordamericana. A poche ore dalla visita di Maduro in Cina, Donald Trump imponeva al gigante asiatico 200 miliardi di dollari all’anno in dazi sulle tecnologie cinesi che entrano negli Stati Uniti. Una misura in risposta all’imposizione di dazi addizionali sui prodotti statunitensi valutati 60 miliardi di dollari dal 24 settembre, decisi dal governo cinese nella guerra commerciale che avevano intrapreso. Il Venezuela è un beneficiario di tale disputa, data la coerente linea contro-egemonica della sua politica estera degli ultimi 20 anni.

Sul contesto venezuelano e gli accordi
Il Presidente Maduro insisteva durante il viaggio in Asia. L’agenda della ripresa economica e della riconversione dell’economia venezuelana è stata approvata dalla legittimità politica aprendo la via al rilancio delle relazioni bilaterali. Le recenti misure attuate dal governo venezuelano sono la tabella di marcia economica del Venezuela, volta non solo a salvarne la stabilità, ma anche a ripristinarne la sua prosperità. In questo senso, i 28 accordi firmati tra Venezuela e Cina coprono le principali aree d’interesse finanziario, petrolifero, tecnologico, minerario e produttivo nei settori alimentare e medico. La politica venezuelana di ripresa economica costituisce un quadro di opportunità economiche che “ha il sostegno”, secondo Maduro, del governo e di specifici fattori cinesi, interessati a sostenere la stabilità economica del Venezuela, come la China National Petroleum Corporation (CNPC) e la Chinese Development Bank, entità che forniranno elementi chiave per il rifinanziamento del Venezuela e la rivitalizzazione dell’industria petrolifera venezuelana come fattore essenziale nel PIL venezuelano. Si distinguono tra gli annunci: il lancio di un nuovo satellite, il Guaicaipuro, di costruzione cinese; l’aumento della partecipazione della Cina all’attività mineraria del Paese; e la fornitura di tecnologie per rivitalizzare l’attività agricola in Venezuela. Maduro sottolineava che il piano di ripresa economica significa creare nuove condizioni per lo sviluppo efficiente dell’uso delle risorse, degli investimenti, della regolarizzazione della politica monetaria e dello sviluppo del potenziale produttivo del Paese. Nell’agenda del lavoro congiunto con la Cina vi è il finanziamento di 5 miliardi di dollari al Venezuela annunciato per il recupero dell’attività petrolifera in Venezuela. In virtù di ciò e dell’accordo di cooperazione integrale tra le due nazioni, il presidente venezuelano annunciava l’obiettivo di aumentare la produzione di greggio venezuelano di 1 milione di barili.

Impatto del nuovo profilo delle relazioni strategiche
Il Presidente Maduro annunciava che presto i rappresentanti della CNPC andranno in Venezuela per attuare l’accordo di espansione dell’attività petrolifera venezuelana e della fornitura alla Cina. Col nuovo sistema di scambio venezuelano, flessibile e dalle migliori condizioni per gli investimenti esteri, la Cina inietterà nuove risorse in valuta estera conformando gli investimenti di CNPC nel Paese e convertire parte degli investimenti in valuta locale, aprendo la strada all’ampliamento degli investimenti in aree vitali dell’economia venezuelana. D’altra parte, l’obiettivo d’aumentare la produzione a vantaggio della Cina pone un solido accordo nelle relazioni commerciali favorevoli ad entrambi i Paesi. La Cina è il principale importatore di petrolio greggio nel mondo e l’assegnazione di 1 milione di barili di greggio al Paese significa per il Venezuela assicurare lo sbocco commerciale delle proprie esportazioni, chiaramente minacciate dal blocco attuato dalla Casa Bianca. In altre parole: l’ aumento della produzione petrolifera è una misura anti-blocco del Venezuela sponsorizzata dalla seconda potenza mondiale, ancora in ascesa. La natura strategica del nuovo accordo sul commercio petrolifero chiarisce l’impegno della Cina per la ripresa, non solo delle dimensioni della produzione petrolifera venezuelana, ma anche della stabilità del fornitore attraverso un rapporto dinamico di fornitura in piena sicurezza, mantenendo un solido canale sicuro. Un elemento che non è per nulla minore, di fronte le minacce del governo degli Stati Uniti di approfondire la stretta petrolifera al Venezuela anche promuovendo il congelamento o embargo della Citgo Petroleum Corporation, importante risorsa di Petróleos de Venezuela SA (PDVSA) negli USA. In questo modo, la Cina a breve termine sostituirà gli Stati Uniti come principale cliente del petrolio greggio venezuelano. Una novità per il Venezuela in 100 anni di esportazioni di petrolio.
Un altro elemento significativo di questo accordo è il significato per le finanze venezuelane. Secondo l’Energy Consultations, il prezzo del petrolio ha recuperato il 30% quest’anno e, secondo gli analisti, potrebbe continuare a crescere fino alla fine dell’anno favorito dall’inverno boreale. Ad oggi, il greggio venezuelano è scambiato a 69 dollari al barile. Di conseguenza, il recupero di 1 milione di barili di petrolio in esportazioni favorevoli alle casse venezuelane significherà per il Venezuela un importante sollievo nell’ammortamento del debito, nel terzo anno consecutivo di pagamenti onerosi ai creditori, per circa 8100 milioni di dollari nel 2018. D’altro canto, il Venezuela contava sull’aumento del reddito netto in valuta estera necessario per le importazioni del Paese, sconvolgendo un deficit che quest’anno sarebbe di circa 15 miliardi di dollari. Una variabile che per la popolazione venezuelana si traduce in una rotazione maggiore dei beni importati di carattere alimentare e medico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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