Motivi dell’attentato a Maduro: accordi geopolitici per evitare le sanzioni

Mision Verdad 6 agosto 2018

I dati sono migliorati sulle esportazioni di risorse non petrolifere, indicando alcuni miglioramenti nell’ingresso di valuta straniera. Questo si connette ragionevolmente all’attentato al Presidente Nicolás Maduro, che non esitò ad affermare che era una risposta ai piani di stabilizzazione dell’economia e delle finanze del Venezuela del governo bolivariano. Allo stesso modo, i cambiamenti della geopolitica globale offrono al Paese diverse opzioni per le transazioni commerciali senza l’intrusione statunitense tramite sanzioni.
Secondo un rapporto della banca di investimenti Torino Capital, alla chiusura dei primi quattro mesi del 2018, il Venezuela aumentava del 200% le esportazioni non petrolifere rispetto allo scorso anno. La maggior parte di esse proviene dall’oro, minerale commercializzato con Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito e in particolare Turchia. Il documento riporta che a marzo furono ricavati 381 milioni di dollari dalla vendita di minerali preziosi. Da parte sua, l’Istituto di statistica turco registrava l’esportazione dal Venezuela di 20,15 tonnellate di oro tra gennaio e maggio, per 779 milioni di dollari. Víctor Cano, Ministro per lo Sviluppo Minerario, dichiarava a metà luglio che queste operazioni sono dovute a “un accordo tra Turchia e banca centrale venezuelana”, per vendere l’oro alla Turchia come strategia per proteggersi da Possibili confische per sanzioni ed embarghi statunitensi. La risorsa, acquistata dalla Banca Centrale del Venezuela dai minatori che lavorano nell’Arco Minerario, viene classificata come “oro non raffinato non standard” non soddisfacendo i criteri di purezza del 99,99%. L’invio ad Ankara garantirebbe la raffinazione e la certificazione come “oro monetario” da utilizzare per operazioni finanziarie future. D’altra parte, 17,6 tonnellate d’oro acquisite dall’industria mineraria nazionale attraverso il BCV quest’anno, escluderebbero che le riserve auree nazionali, situate a 150 tonnellate, si esauriscano.
Recentemente, il governo svizzero, con cui il Venezuela certificava parte dell’oro nazionale come garanzia per le banche che concedevano prestiti, adottava sanzioni finanziarie contro il Paese, giustificato dalla narrativa su presunte violazioni dei diritti umani da parte del Presidente Nicolás Maduro e travestite da sanzioni individuali dei funzionari dello Stato venezuelano. Tale scenario di vessazioni economiche occidentali accompagna l’ordine esecutivo firmato ad agosto 2017 dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per proibire a chiunque di negoziare titoli di debito emessi dal governo venezuelano, influendo fortemente sull’ingresso di valuta estera.

Decomposizione nelle relazioni turco-statunitense e collegamento col Venezuela
In questo contesto si sviluppano le attuali alleanze geopolitiche che sorgono col governo Erdogan per minare le intenzioni degli Stati Uniti. Inoltre, il Venezuela approfitta del deterioramento delle relazioni che la Turchia ha subito col partner statunitense. Anche se la Turchia fa parte dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) e mantiene la candidatura per aderire all’Unione Europea (UE), dal tentato colpo di Stato nel 2016 in cui la CIA era coinvolta e mentre si espande il divario tra obiettivi politici nella guerra in Siria, il riavvicinamento con le potenze eurasiatiche, in particolare con la Russia, si consolida. Ankara, che categoricamente respinge il sostegno degli Stati Uniti alle forze curde nel conflitto in Siria, argomentando sul danno alla stabilità delle frontiere regionali, concordava sul piano militare con Mosca, incluso l’acquisto di sistemi missilistici S-400. L’allarme a Washington scattava, e i tenui tentativi di risolvere i disaccordi con la Turchia venivano notati, comprendendo che è lo spazio strategico della “porta” dell’Europa ai Paesi arabi e che, tuttavia, si concludeva nella stessa logica delle pressioni con sanzioni applicate contro Russia, Iran e Venezuela, per citarne alcuni. L’ultimo incontro tra il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo e il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, seguiva il caso del pastore statunitense Andrew Brunson, processato in Turchia per aver sostenuto il terrorismo nel paese.

Strumenti multipolari per contestare le sanzioni e l’urgenza dell’attentato
Che la fragile situazione diplomatica coll’alleata nella NATO sia parallela al rafforzamento delle relazioni e degli accordi tra i governi di Caracas e Ankara, preoccupa l’élite burocratica degli Stati Uniti. Perciò, il discredito mediatico dei soliti attori delle operazioni transatlantiche verso questi Paesi periferici che sfuggono ai tradizionali canali finanziari. Un esempio della coesione bilaterale fu testimoniato all’inaugurazione presidenziale di Recep Tayyip Erdogan, a cui partecipava Nicolás Maduro, mentre il governo di Trump nemmeno si congratulava per la vittoria elettorale. La svolta geopolitica della Turchia, che mira a partecipare all’emersione delle forze multipolari, con l’annuncio della Cina d’includerla nell’estensione dei BRICS, BRICS Plus, viene capitalizzata dallo Stato venezuelano, che vede nella costruzione di queste iniziative di cooperazione finanziaria interregionale uno strumento per superare le aggressioni degli Stati Uniti che attaccano gli attori che diventano un loro contrappeso politico ed economico globale. Ma i meccanismi finanziari non sono le sole armi che il nemico deve cercare di neutralizzare. Lo si era visto il 4 agosto con l’attentato fallito al Presidente Nicolás Maduro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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