Nicaragua, nazione “antimperialista”

Farzam Vanaki, Internationalist 360°, 14 settembre 2018
“Le relazioni tra Nicaragua e Iran sono eccellenti in quanto sono amici e si rispettano”
Le relazioni tra Nicaragua e Iran sono eccellenti in quanto sono Paesi amici e si rispettano, dichiarava l’ambasciatore del Nicaragua a Teheran. Mario Barquero Baltodano osservava che nelle organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, ci sosteniamo sempre, aggiungendo che entrambe le nazioni sono anti-imperialiste. Parlando in un’intervista esclusiva con Iran Daily, di cui seguono alcuni estratti, commentava i recenti conflitti tra i gruppi di opposizione e il governo in Nicaragua e gli ultimi sviluppi nel Paese centroamericano.

Iran Daily: Potrebbe commentare gli ultimi conflitti tra governo del Nicaragua e gruppi d’opposizione nel Paese?
Mario Barquero Baltodano: In generale, il Nicaragua progrediva molto nello sviluppo economico, sociale e culturale. Anche il turismo del Paese cresceva molto rapidamente. I turisti di Stati Uniti, Europa, Canada e altre regioni visitavano il Paese. Tuttavia gli Stati Uniti, almeno dal 2007 quando Daniel Ortega tornò al potere come presidente del Nicaragua, sponsorizzavano alcune ONG nel Paese dell’America centrale attraverso il National Endowment for Democracy (NED) e altre agenzie come l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo internazionale (USAID), che si opponevano al governo. Quando nel 2007 Ortega venne eletto presidente del Nicaragua, aveva una popolarità superiore al 70%. La sponsorizzazione statunitense di tali ONG antigovernative è ora più che ovvia alla luce di due fatti che possono essere facilmente dimostrati: 1) Il Congresso degli Stati Uniti stanziava 50 milioni di dollari per promuovere, come sostenuto, la democrazia in Nicaragua, Cuba e Venezuela; e 2) Ultimamente, gli Stati Uniti promuovevano la dichiarazione del Nicaragua come minaccia a pace e sicurezza internazionali al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il che era pazzesco, poiché il Nicaragua è un Paese piccolo e povero che non può mai essere un pericolo per la sicurezza internazionale. Gli Stati Uniti, in vari modi, facevano di tutto per rovesciare il governo nicaraguense e organizzare un colpo di stato contro l’Amministrazione Ortega. Il 18 aprile 2018, col pretesto di una legge del governo del Nicaragua sulla sicurezza sociale, i gruppi d’opposizione scesero in piazza inscenando violente proteste, istituendo barricate che impedivano al popolo di muoversi liberamente. All’inizio, il Presidente Ortega ritirò immediatamente la legge sulla sicurezza sociale, dicendo che il governo l’avrebbe abrogata. In seguito, invitò i manifestanti al dialogo nazionale. La proposta del Presidente Ortega fu accettata dall’opposizione. Tuttavia, in seguito, il dialogo si rivelò essere un reality show dell’opposizione che cercava di apparire in TV. Così, invece di parlare dello scopo delle proteste e di trovare una soluzione per risolvere la situazione, arrivarono con l’idea che l’obiettivo principale delle proteste era spodestare il Presidente Ortega. Era ovvio che volevano organizzare un colpo di Stato contro il Presidente Ortega. Giorno dopo giorno, le proteste si fecero sempre più violente e le strade erano sempre più barricate, creando molti problemi al popolo e ai bambini del Nicaragua, poiché non potevano attraversarle. Chi intendevano attraversarle veniva spesso ucciso. In alcuni casi, presero delle persone e le bruciarono, alcuni vive, o li torturarono, filmando e fotografando le loro barbarie che assomigliavano ai crimini brutali perpetrati da SIIL ed altri terroristi, rendendoli pubblici. Tali barricate erano ritrovi criminali e di crimini. La situazione continuò per quasi tre mesi. Il governo del Nicaragua fu molto paziente nel tentativo di evitare le violenze. Tuttavia, arrivò il momento in cui il governo decise di rimuovere le barricate. La polizia del Nicaragua smantellò le barricate. Persino chi viveva nei quartieri vicini raggiunse le forze di polizia aiutandola a rimuovere le barricate. Dicevano di esser stufi delle violenze e dell’impossibilità di avere una normale vita quotidiana. Oggi non ci sono più barricate in Nicaragua e la situazione gradualmente torna alla normalità. Anche se l’economia del Nicaragua è stata gravemente danneggiata, viene ricostruita poco a poco. Al momento, il popolo del Nicaragua è in piazza, ma per chiedere in modo pacifico pace e giustizia.

I gruppi di opposizione si opposero quando le barricate vennero rimosse?
Sì, si opposero al le forze di polizia e dato che erano armati, 198 persone furono uccise nel conflitto. In precedenza, pensavamo che tali ONG lavorassero con onestà, cercando di fare cose positive per il Nicaragua. Ma poi scoprimmo che lavoravano contro il governo usando certe tattiche.

Qual è la ragione dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti del governo del Nicaragua?
Penso che sia dovuto all’atteggiamento imperialista degli Stati Uniti nei confronti del Nicaragua e di altri Stati. Il Nicaragua ottenne l’indipendenza dalla Spagna nel 1821. Quattordici anni dopo, nel 1835, gli Stati Uniti effettuarono la prima invasione del Nicaragua. Un uomo del sud degli Stati Uniti, William Walker, venne in Nicaragua e si dichiarò presidente. Voleva diventare il presidente di tutto il Centro America. Il popolo nicaraguense, tuttavia, combatté l’invasione e una volta che Walker si dichiarò presidente del Nicaragua, il governo degli Stati Uniti lo riconobbe immediatamente. Anni dopo, nel 1933, il nostro eroe nazionale Augusto César Sandino guidò la ribellione dal 1927 al 1933 contro l’occupazione militare statunitense del Nicaragua. Con tattiche di guerriglia, lui e il suo piccolissimo gruppo combatterono l’esercito statunitense in Nicaragua scacciandolo dal Paese.

Gli Stati Uniti cercano di trarre vantaggi economici interferendo negli affari interni del Nicaragua?
No, gli Stati Uniti vedono l’America Latina come loro cortile. Gli statunitensi dicono che la regione è loro. Ciò dura da circa 200 anni. Adottarono la Dottrina Monroe, politica statunitense in opposizione al colonialismo europeo nelle Americhe, dal 1823, abbracciando l’eccezionalismo americano, ideologia che ritiene gli Stati Uniti come unica tra le nazioni per le idee di democrazia e libertà personali. Credono di essere un paese eccezionale cui democrazia e sistema di vita dovrebbero essere copiati da tutti. Chi vi si astiene diventa un loro nemico. Gli Stati Uniti cercano d’imporre i loro criteri sulla democrazia del Nicaragua, Paese sovrano.

Come descriverebbe le relazioni tra Iran e Nicaragua?
Eccellenti! Siamo amici e ci rispettiamo. Nelle organizzazioni multilaterali, come l’ONU, ci sosteniamo sempre. I due Stati hanno molte somiglianze storiche. Le rivoluzioni in entrambi, la rivoluzione islamica e la rivoluzione del Nicaragua, vinsero nello stesso anno (1979). Un colpo di Stato fu lanciato contro il governo dell’allora Primo ministro iraniano Mohammad Mosaddegh nel 1953. Il Nicaragua subì qualcosa di simile prima del 1953. Entrambi i Paesi hanno gli stessi principi e valori di solidarietà e amicizia. Inoltre, sono entrambi antimperialisti. Il governo e il popolo del Nicaragua sono antimperialisti. Non abbiamo nulla contro gli Stati Uniti o il loro popolo. Abbiamo anche eccellenti relazioni col popolo iraniano, che ha una grande cultura di 5000 anni.

Che dire del livello dei legami economici tra Nicaragua e Iran?
A causa della grande distanza tra i due Paesi e, al momento, delle sanzioni bancarie unilaterali statunitensi contro l’Iran, che rendono difficile trasferire denaro, le cose vanno molto lentamente e il commercio per quantità e valore è molto basso. Tuttavia, facciamo del nostro meglio per trovare modi e mezzi per aggirare tali sanzioni, specialmente quelle bancarie. Lavoriamo per aumentare la possibilità di effettuare investimenti congiunti. Gli iraniani possono investire in progetti nicaraguensi, in quanto il Paese ha una legge molto interessante ed è attraente per gli investitori esteri. Le aziende iraniane possono finanziare progetti nicaraguensi nei settori agricolo e delle energie rinnovabili.

Qual era la posizione ufficiale del governo del Nicaragua sul ritiro degli Stati Uniti dal piano d’azione congiunta congiunto (JCPOA) e la reimposizione di Washington delle sanzioni unilaterali all’Iran?
Siamo totalmente contrari alla mossa degli Stati Uniti. Riteniamo che gli Stati Uniti e il loro presidente Donald Trump abbiano commesso un grosso errore ritirandosi l’8 maggio 2018 dal JCPOA (firmato tra Iran e P5+1 a luglio 2015). Crediamo che gli Stati Uniti dovrebbero attenersi all’accordo internazionale. Il Nicaragua è totalmente a favore del JCPOA e lo rispetta. Pensiamo che gli Stati europei dovrebbero, come fatto finora, continuare a sostenere il JCPOA e adoperarsi per salvare l’accordo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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