Pol Pot non era un comunista

Chi era ed è veramente responsabile del genocidio in Cambogia?
Progressive Labor Party
Traduzione di Alessandro Lattanzio

khmer-rouge-guerrillasGli apologhi del capitalismo hanno sempre inventato bugie per provare come il comunismo sia orribile. Recentemente una delle loro favole favorite riguarda il genocidio in Cambogia attuata dai cosiddetti comunisti Khmer Rossi, guidati da Pol Pot. Parecchi articoli, un paio di libri e almeno un film importante (Urla del silenzio) sono focalizzati sui crimini dei KR. Pol Pot ha quasi rimpiazzato Stalin come numero uno nella lista dei sempre-odiati-dai-capitalisti. Ma vi è una grande differenza. Il compagno Stalin era un grande comunista. Pol Pot al contrario, non lo è mai stato. Su dei recenti libri scritti da esperti occidentali della Cambogia che usano la prova avuta dopo la caduta di Pol Pot, si dimostra ciò chiaramente. Questi libri devono essere usati con cura, gli autori o sono revisionisti pro-vietnamiti (Vickery, Chandler, Thion) o imperialisti liberali (Shawcross). Sono i fatti da loro scoperti che sono preziosi, non le loro opinioni o analisi di questi fatti, rovinati dalle loro valutazioni anti-comuniste.
Khmer Rossi (i Khmer sono la maggiore etnia del paese) era il nome preso dai contadini ribelli sotto la guida del Partito Comunista di Kampuchea (antico nome della Cambogia). Al fine di capire come il PCK sia divenuto un pugno di assassini anti-comunisti; una breve storia è essenziale.

Storia della sinistra cambogiana
Nel 1951 il vecchio PC Indocinese, dominato da Ho Chi Minh e dal PC Vietnamita, si scisse nei gruppi vietnamita, cambogiano e laotiano. Come successe all’intero movimento comunista mondiale dell’epoca. Questi gruppi erano fradici di nazionalismo e ansiosi di compromettersi con i capitalisti ‘progressisti’ anti-comunisti. A metà degli anni ‘50, il vecchio PCI fu raggiunto da molti studenti militanti nazionalisti che ritornavano dalla Francia, incluso il futuro dirigente dei KR Pol Pot (vero nome: Saloth Sar), Ieng Sary e Khieu Samphan. Il PCK era un partito che, negli anni ‘60, era formato da due gruppi. Ma la loro esistenza era stata tenuta segreta fino al 1977, molto dopo aver preso il potere. Apparentemente questa era una concessione senza precedenti all’anti-comunismo degli ex-studenti nazionalisti. Quando l’anticomunismo non combattè tale avanzata, come vedremo.
La repressione da parte del governo monarchico del principe Sihanouk, spinse il partito alla clandestinità e molti comunisti, del precedente PCI, abbandonarono la lotta ritornando in Viet Nam del Nord. Solo il gruppo nazionalista di Pol Pot rimase. Quando iniziò una rivolta contadina nel 1967 nella regione di Samlaut, presso il confine con la Thailandia, il gruppo di Pol Pot vi si unì. Nessun comunista di fatto, ma solo di nome, avrebbe assunto una linea di pensiero secondo cui, qualche contadino potesse facilmente conquistare le città (sede dei feudatari assenti e dello stato sfruttatore che tassa i contadini) e secondo cui chiunque vi abitasse fosse un nemico, compresi insegnanti, professionisti, operai. Il romantico attaccamento al contadiname, come classe, è stato per lungo tempo caratteristica della borghesia radicale. In Russia la prima polemica di Lenin (1885) era diretta contro i Narodniki o ‘Amici del Popolo’, la piccola borghesia narodniki, che predicava un comunalismo contadino a parole, ma praticava un terrorismo sanguinario. Vickery trova qui una stretta similitudine tra i KR e i contadini ribelli del Tambov e di Antonov, nella Russia occidentale, durante la guerra civile, e che combatterono i comunisti e i monarchici con eguale vigore e con efferate atrocità.
A questo odio contadino verso le città, da parte della fazione di Pol Pot, si aggiunse un feroce odio, ammantato di razzismo, verso ogni vietnamita. L’odio del Viet Nam è una visione nazionalista, sviluppata dall’élite cambogiana, che ricordava i conflitti nei secoli passati tra re cambogiani e re vietnamiti; e di come i dominatori vietnamiti scacciarono i cambogiani dal delta del Mekong, che ora è in territorio del Viet Nam. Nel 1970 i militari di Lon Nol, appoggiati dagli USA, rovesciarono Sihanouk. I dominatori USA iniziarono un pesante bombardamento aereo contro le truppe nordvietnamite e le linee di rifornimento nel Nord-Est della Cambogia. I bombardamenti uccisero migliaia di contadini e distrussero virtualmente la vita di villaggio.
L’odio verso gli USA e il governo di Lon Nol crebbe, ondate di contadini raggiunsero l’esercito KR. Ritornando dal Nord Viet Nam per unirsi al movimento, i vecchi membri del PCI si ritrovarono sospettati e qualche volta persino uccisi dal gruppo di Pol Pot. Quindi il PCK, che prese il potere nell’aprile del 1975, era una tesa alleanza fra due gruppi distinti. I membri del PCI filo-vietnamiti e la fazione di Pol Pot avevano due distinte aree di influenza, la prima era più presente all’Est (vicino con il Viet Nam). I loro soldati vestivano perfino divise differenti.

Il genocidio inizia
Benchè gli scribacchini anticomunisti ritraggano l’evacuazione delle città, nell’aprile del 1975, come una atrocità, perfino gli studiosi capitalisti ammettono che fosse un atto necessario. (Zasloff e Brown in Problems of Communism, Jen-Feb. 1979; un giornale pubblicato dal dipartimento di Stato degli USA e devoto alla propaganda anticomunista con una certa inclinazione ‘dotta’). Per esempio, la capitale Phnom Penh era cresciuta da 600mila a 2 milioni di abitanti per via dei contadini che fuggivano dai bombardamenti USA. Come nel Sud Viet Nam, gli USA avevano distrutto completamente l’economia contadina allo scopo di ripulire la società dei villaggi in cui i KR prosperavano. Phnom Penh era approvvigionata solo dalla massiccia importazione di cibo USA, che fu interrotta brutalmente quando Lon Nol cadde. Se la popolazione cittadina non fosse stata evacuata, sarebbe semplicemente stata decimata dalla fame!
Tra il 1975 e il 1977 nessuno dei gruppi dominò realmente il PCK. Gli ‘esperti’ anticomunisti come J. Barron e A. Paul (autori di “Assassinio di una terra gentile”, coppia di propagandisti anticomunisti a temo pieno del Reader’s Digest) e F. Ponchaud (Cambogia anno zero) danno l’impressione che i massacri occupassero l’intero periodo 1975-79. Dai ricordi dei sopravvissuti e da centinaia d’interviste dei rifuggiati e di quelli che rimasero nel paese, M. Vickery svela una storia diversa. Benchè vi fossero stati casi di brutalità contro gli originari cittadini, nelle aree controllate dal gruppo di Pol Pot, le esecuzioni di massa non iniziarono prima del 1977, quando Pol Pot consolidò il proprio potere. Allora iniziò una sanguinosa purga contro tutti i sospetti filovietnamiti o i filocontadini ‘tiepidi’. Nel 1978 i filovietnamiti, sopravvissuti del PCK, guidarono una rivolta che fu brutalmente repressa. Il governo di Pol Pot allora sterminò chiunque avesse appoggiato questo gruppo, più parecchi vietnamiti della Cambogia orientale. Ciò provocò l’invasione vietnamita del 1979. I KR non furono aiutati da nessuno tranne che dal proprio esercito, e i vietnamiti stabilirono facilmente un regime-fantoccio tramite la fazione sconfitta del PCK, che oggi governa la Kampuchea.

I bombardamenti USA uccisero più cambogiani che non i Kmer Rossi
Quante persone furono uccise durante il genocidio? I media USA, seguendo Dith Pran del NYT (sul cui racconto è basato il film ‘Urla del silenzio’), dichiaravano circa 2 milioni. Quando parlano dei comunisti, non c’è cifra sotto il milione che possa soddisfare uno scrittore capitalista. Vickery dimostra che 300mila, rimanendo una cifra spaventosa, è il limite massimo possibile. Al contrario Zasloff e Brown scrivono di pesanti perdite umane che, gli enormi bombardamenti USA e l’intensificarsi dei combattimenti, causarono prima del 1975, e ritengono credibili, implicitamente, le dichiarazioni dei KR che parlano dicifra tra i 600mila e il più di un milione di morti. Quando iniziò il genocidio, Pol Pot e soci, al confronto con gli USA, sembravano dei dilettanti.

Gli anticomunisti e Pol Pot
Comunque sia il numero, questi assassinii non era ‘opera’ di comunisti di qualsiasi tipo, anche se revisionisti di tipo sovietico o cinese; ma di anticomunisti. Non tutti i gruppi che si denominano comunisti, lo sono. Per esempio i vietnamiti, i sovietici, i cinesi e altre reliquie del vecchio movimento comunista sono dei capitalisti con una piccola maschera. Tenevano il marxismo-leninismo solo al servizio delle labbra così come la classe operaia, l’internazionalismo proletario e il bisogno di costruzione di una società senza classi. Al contrario, Pol Pot, i KR e il PCK rigettavano apertamente l’idea stessa del comunismo!
Una breve citazione da Vickery e Chandler lo dimostra:
-sul comunismo: “Noi non siamo comunisti … siamo dei rivoluzionari che non appartengono ai comunemente accettati raggruppamenti comunisti indocinesi”. (Ieng Sary 1977, riportato da Chandler, pag.288)
-sul marxismo-leninismo: “La prima pubblica ammisione che l’organizzazione rivoluzionaria fosse marxista-leninista, nelle suoi orientamenti, avvenne alla commemorazione della morte di Mao Zedong, svoltasi a Phnom Penh il 18 settembre 1976” (Chandler, pag.55,nota 28).
Loro (gli speaker kampucheani) dichiararono che il PCK è un partito marxista-leninista, ma non dicono nulla sul significato di queste due parole.” (Chandler, pag.45)
– Sul bisogno di un partito rivoluzionario: “La più stravolgente idea di rivoluzione, trattata dai comunisti kampucheani, era che ciò fosse inesprimibile. Negli anni ‘60, l’opposizione alla politica governativa e gli appelli a una posizione antiimperialista costituirono la piattaforma per una sinistra…. infatti, la rivoluzione e l’esistenza di un partito rivoluzionario erano escluse dalla propaganda, erano delle verità completamente nascoste, rivelate solo a quei pochi illuminati che poterono raggiungere le posizioni più importanti nell’apparato (soprattutto gli ex-studenti radicali).” (Thion,Chandler, pag.16).
Fino al 27 settembre 1977, l’esistenza di un partito comunista non era stata rivelata dai discorsi di Pol Pot” (Chandler, pag.37).
-sulla classe operaia: “Sebbene scarsa, essa esisteva, risiedeva nelle città, ma invece di appoggiarla, i KR procedettero alla sua liquidazione come se fosse una decadente eredità del passato“. (Thion, pagg.27/28)
Da tutto ciò si può concludere che:
1) Pol Pot e soci non sono comunisti. Nel senso che loro non sono diversi dai sovietici, cinesi e vietnamiti, da R. Reagan o altri capitalisti.
2) Diversamente dai sovietici, cinesi, vietnamiti e altri revisionisti, falsi comunisti, Pol Pot e soci si vantavano di non essere comunisti.
3) L’influenza di una fazione pro-vietnamita significava che qualche terminologia marxista era usata, almeno fino al 1977. Dopo di che i KR abbandonano ogni chiacchera sul comunismo. Il gruppo di Pol Pot, inoltre, tra il 1975 e il 1977, descrisse se stesso come comunista, nel tentativo di ottenere aiuti dalla Cina; per esempio: “Il tributo di Pol Pot al ruolo cruciale giocato dal pensiero di Mao nella rivoluzione cambogiana, contenuto in un discorso fatto a Beijing il 29 settembre 1977, non fu trasmesso dalla radio di Phnom Penh“. (Chandler, pag.45)
Mao e il PC Cinese avevano portato milioni di contadini su una linea di classe filo-operaia, mentre Pol Pot aveva tentato di portare i contadini su una linea di classe anti-operaia e anarchica. La Cina -e ugualmente importante, gli USA- appoggiò Pol Pot per la sua genuina ostilità ai vietnamiti, non per le loro falsi lodi a Mao.

I Khmer Rossi anticomunisti esaltati da USA Today
Allo scopo di indebolire i vietnamiti filosovietici, la classe dominante USA adesso appoggia una coalizione di forze ribelli cambogiane, di cui i KR di Pol Pot sono l’elemento più forte. Ciò comporta solo un leggero imbarazzo ai capi USA: il fatto che mantengano a galla un gruppo che è veramente colpevole di un genocidio ‘comunista’! In cambio i KR fanno appello alla Democrazia al Capitalismo riformato. Per gli operai del mondo le lezioni dell’esperienza di Pol Pot sono chiare:
1) Non ci sono sostituti al comunismo nella lotta al capitalismo e all’imperialismo. I KR tentarono di costruire un nuovo tipo di rivoluzione basato sul radicalismo piccolo-borghese. Invece gettarono la Kampuchea in un incubo.
2) Non si deve credere a nulla delle cose che i media USA o della classe dominante dicono sul comunismo! I capitalisti non si curano per nulla della centinaia di migliaia di assassinati. Se fosse il contrario perchè appoggiano Pol Pot? Nel dicembre 1981, il NYT Magazine pubblicò una storia in cui l’autore dice di aver fatto visita ai ‘combattenti della Libertà’ KR che dirigevano la guerra d’indipendenza contro i vietnamiti invasori. Jones, l’autore della storia, dichiarava di aver visto Pol Pot dirigere la lotta, una eroica figura stagliata sul cielo. L’editore del Times pensò che la storia fosse buona e la pubblicarono senza fare l’usuale controllo sull’articolo dello scrittore sconosciuto. Si scoprì che Jones fece l’articolo stando in una spiaggia della Spagna! Il Times era così desideroso di credere a una storia che faceva di Pol Pot e dei KR -che aveva già definito genocidi- degli eroi anticomunisti, che la spedì di fretta alla stampe!
Nulla può spegare più chiaramente la malafede della classe dominante liberale nell’accogliere, nel suo seno, ogni fascista assassino che può aiutarla nella lotta contro il comunismo.

Bibliografia:
David P. Chandler e Ben Kiernan, Revolution and its aftermath in Kampuchea: Eight essays, New Haven, Yale University Southeast Asia Studies monograph N°25, 1983
Michael Vickery, Cambodia:1975-1982, Boston, South End Press, 1984

Pubblicato su Challenger-Desafio, supplemento della rivista del Partito Laburista Progressista, 19 febbraio 1986

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