La de-occidentalizzazione continua coll’integrazione eurasiatica

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 15.09.2018

Il contesto per cambiare l’ordine della politica mondiale non è mai stato più adatto di oggi. Per prima cosa, il declino dell’occidente è dovuto alle massicce violazioni che il disaccordo strategico interno su questioni che vanno dall’accordo di Parigi sul clima all’accordo nucleare iraniano causavano nel sistema del secondo dopoguerra che gli Stati Uniti avevano costruito. Ma ciò che fu davvero l’evento catastrofico è l’ascesa internazionale elle potenze Cina e Russia dall’Oriente, dalla capacità di sfidare gli Stati Uniti, auto-dichiarato campione della politica ed economia globali, e d’instaurare un ordine mondiale alternativo con diverse configurazioni regionali ed extra-regionali, mostrando la capacità non solo d’integrare il mondo nel nuovo ordine, ma anche di guidare le regioni dominate da conflitti verso pace e stabilità.
Il Forum economico orientale recentemente tenuto a Vladivostok portava, ancora una volta, a un grande passo avanti verso la realizzazione delle prospettive di una maggiore integrazione eurasiatica. Mentre numerosi aspetti, dall’integrazione dell’Estremo Oriente russo con l’Eurasia alla costruzione della rete ferroviaria trans-coreana e alla partnership Russia-Giappone, caratterizzavano il Forum quest’anno, non vi era alcun dubbio che l’obiettivo di queste diverse iniziative è l’integrazione eurasiatica attraverso la possibile partecipazione dell’iniziativa Cintura e Strada della Cina con UEE, SCO e ASEAN. Il nucleo del piano d’integrazione è il partenariato strategico sino-russo e l’accordo per stabilire un ordine mondiale alternativo a quello degli Stati Uniti, col dollaro USA come elemento centrale dell’ordine mondiale decadente. La simbiosi, tuttavia, non è solo economica, coinvolge ugualmente la potenza militare. Parallelamente agli incontri del Forum euroasiatico vi erano le più grandi manovre di guerra avviati con le esercitazioni Vostok-2018, riunendo migliaia di truppe da Russia, Cina e Mongolia, aggiungendo un sostanziale simbolismo al senso della configurazione di cui Cina e Russia sono l’avanguardia. Abbastanza significativamente, le manovre coinvolgevano ogni aspetto dell’apparato militare, di per sé uno sforzo diretto a far avanzare il coordinamento militare, un’esigenza del mondo contemporaneo e parte essenziale delle contromisure della Russia nei confronti della NATO.
Certamente, nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile se Russia e Cina non avessero rifondato le relazioni, seppellendo la rivalità che rovinò ogni possibilità di cooperazione durante la Guerra Fredda. Questo fu più vividamente evidente col massiccio aumento del commercio bilaterale. Il fatturato tra Russia e Cina è salito di circa il 50 per cento solo nella prima metà del 2018, secondo il presidente russo. “Abbiamo registrato un fatturato di 87 miliardi di dollari l’anno scorso e nel primo semestre di quest’anno è aumentato del 50%, e quest’anno probabilmente raggiungeremo il fatturato commerciale di 100 miliardi di dollari”, aggiungeva Putin. Ciò veniva corroborato direttamente dal presidente cinese che non solo elogiava l’interesse di Putin per una maggiore cooperazione sino-russa, ma anche affermava che “nel rapido cambiamento della situazione internazionale e dei fattori di instabilità e imprevedibilità, la cooperazione tra Russia e Cina assume sempre maggiore importanza”. Il messaggio è quindi chiaro per Stati Uniti e resto del mondo: la coppia sino-russa guiderà la nuova configurazione regionale e globale, riducendo progressivamente lo spazio degli Stati Uniti, costringendoli alla fine a ritirarsi. L’Asia ha questa opportunità.
Allo stato attuale, il presidente Trump salterà due importanti vertici in Asia a novembre, dando alla coppia sino-russa il margine di manovra per aprire le porte e prendere nuovi impegni presso ASEAN e Cooperazione economica Asia-Pacifico. Mentre Trump, impegnato a preparare altri dazi sulla Cina, sarà assente dall’evento APEC, Xi non solo parteciperà al summit ma terrà anche il suo vertice coi leader del Pacifico per sostenere commercio e sviluppo con la Cina e la Belt & Road Initiative. Se il presidente Trump non è il primo a mancare il summit dell’APEC, non vi è alcun dubbio che la sua presenza avrebbe dato sostanza simbolica alla strategia “Indo-Pacifico” degli Stati Uniti e permesso ai Paesi di riflettere su quanto seria e impegnata l’amministrazione Trump sia verso la regione. In assenza del presidente, tuttavia, la questione della possibile uscita degli Stati Uniti diverrebbe molto più plausibile di quanto sarebbe stato altrimenti, e la questione dell’integrazione eurasiatica molto più significativa e prominente di quanto sarebbe stato se il presidente degli Stati Uniti fosse stato presente.
Tutto ciò significa potenzialmente che lo spazio per una maggiore integrazione eurasiatica continua ad allargarsi su una scala inedita dal punto di vista economico che strategico. E, come confermato da Xi, Cina e Russia promuoveranno “la risoluzione politica dei conflitti, sostenendo risolutamente i principi dell’ONU e opponendosi a unilateralismo e protezionismo per costruire un nuovo tipo di relazioni internazionali e una comunità dal futuro condiviso per l’umanità”. E ogni passo compiuto verso questa direzione significherà la progressiva de-occidentalizzazione dell’ordine mondiale. Questo è il quadro generale che descrive e definisce il contesto della creazione di uno spazio geopolitico abbastanza grande per la cooperazione economica, logistica e informativa, la pace e la sicurezza dall’Asia all’Europa e viceversa. Senza comprendere questo quadro generale, non è possibile fare un’analisi delle misure politiche ampie prese da Russia, Cina ed altri Paesi della regione. E, senza tenere conto di questo quadro, un’analisi dell’ordine mondiale in trasformazione mancherebbe l’aspetto reale della trasformazione fattuale che avviene in Eurasia.

Salman Rafi Sheikh, analista delle Relazioni internazionali e delgi affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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