La lunga segreta alleanza: lo Zio Sam e Pol Pot

John Pilger, Covert Action Quarterly N°62
Traduzione di Alessandro Lattanzio

SAHK980106156390Gli USA non solo aiutarono a creare le condizioni che portarono i KR della Cambogia al potere, ma aiutarono attivamente le forze genocide, politicamente e finanziariamente. Dal gennaio 1980 gli USA avevano segretamente finanziato le forze di Pol Pot esiliate in Tailandia. L’estensione di questo supporto -85 milioni di dollari USA dal 1980 al 1986- fu rivelato sei anni più tardi, in una corrispondenza tra l’avvocato del Congresso J. Winer, allora consulente del senatore J. Kerry (D-MA) della commissione del Senato per gli affari esteri, e la fondazione dei veterani americani del Viet Nam. Winer disse che le informazioni giunsero dal Servizio Ricerche del Congresso. Quando le copie di questa lettera circolarono, l’amministrazione Reagan s’infuriò. Allora, senza aver adeguatamente spiegato il perché, Winer ripudiò le statistiche, mentre non disse come esse fossero giunte dal CRS. In una seconda lettera a N. Chomsky, tuttavia, Winer ripeté la versione originale, che come mi confermò, era assolutamente corretta. Washington, inoltre, sostenne i KR tramite l’ONU, che gli fornì i mezzi per il loro ritorno.
Benché il governo cessasse di esistere nel gennaio 1979, quando l’esercito vietnamita lo scacciò, i suoi rappresentanti continuarono a occupare i seggi della Cambogia all’ONU. I loro diritti furono difesi e promossi da Washington come estensione della Guerra Fredda, come vendetta contro il Viet Nam e come parte della nuova alleanza con la Cina (principale sostenitore di Pol Pot e nemico storico del Viet Nam). Nel 1981, il consigliere alla sicurezza del presidente Carter, Z. Brzezinsky disse: “Auspico un maggiore aiuto cinese a Pol Pot. Gli USA” aggiunse “incitano pubblicamente la Cina nell’inviare armi ai KR attraverso la Thailandia“. Per coprire questa guerra segreta contro la Cambogia, Washington istituì un Gruppo di Emergenza per la Kampuchea (KEG) nell’ambasciata USA a Bangkok e al confine Cambogiano-Thailandese. Il lavoro del KEG era il “monitoraggio” della distribuzione degli aiuti umanitari occidentali spediti ai campi-profughi in Tailandia e assicurare che le basi KR ne fossero fornite. Lavorando attraverso la ‘Task Force 80’ dell’esercito tailandese, che aveva degli ufficiali di collegamento con i KR, gli statunitensi assicurarono un costante afflusso di aiuti dell’ONU. Due volontari USA scrissero più tardi, “che il governo USA insisteva affinché i KR fossero riforniti. Gli USA preferivano che le operazioni dei KR fossero beneficiate dalla credibilità di una operazione umanitaria internazionale”.
Nel 1980, sotto la pressione USA, il Programma Alimentare Mondiale inviò aiuti alimentari per 12 milioni di dollari USA all’esercito tailandese da passare ai KR. Secondo il primo assistente del segretario di stato Richard Holbrooke: “Da 20mila a 40mila guerriglieri di Pol Pot ne beneficiarono“. Questi aiuti che riabilitarono la forza combattente dei KR, basata in Thailandia, erano evidentemente una operazione del dipartimento di Stato. I dipendenti del KEG erano ufficiali con una lunga esperienza in Indocina. Nei primi anni ’80, essa fu diretta da M. Eiland, che prima di continuare l’intervento USA in Indocina nel 1969-70, era un ufficiale operativo di un gruppo clandestino della Special Force denominato ‘Daniel Boone’, ed era responsabile della ricognizione dei bombardamenti USA in Cambogia. Dal 1980, il Col. Eiland portò il KEG fuori dall’ambasciata USA di Bangkok, dove veniva presentata come una organizzazione ‘umanitaria’. Responsabile per le interpretazioni delle foto dei satelliti-spia sulla Cambogia, Eiland divenne una valida fonte per qualche giornalista occidentale residente a Bangkok che lo presentava, nei propri servizi, come un analista occidentale. I compiti ‘umanitari’ di Eiland lo portarono alla nomina, da parte della DIA, a direttore della regione del Sud-est asiatico, uno dei più importanti posti dello spionaggio USA.
Nel novembre 1980, proprio alle elezioni di Reagan, i KR si misero in contatto diretto con il Dr. Ray Cline, ex-direttore della CIA, che visitò segretamente un comando operazioni dei KR situato in Cambogia. Cline era allora consigliere per la politica estera del gruppo si transizione del neoeletto presidente Reagan. Entro un anno, secondo le fonti di Washington, 50 agenti della CIA condussero, dalla Thailandia, operazioni in Cambogia. La linea di divisione tra le operazioni di aiuto internazionale e la guerra degli USA, divenne sempre più confusa. Per esempio, un colonnello della DIA venne nominato ‘ufficiale di collegamento per la sicurezza’ tra l’UMBRO (ufficio operazioni aiuti ONU) e la DPPU (unità dispiegata per la protezione del personale). A Washington, fonti lo presentano come un collegamento tra governo USA e i KR.

L’ONU come base
Dal 1981, numerosi governi, inclusi gli alleati degli USA, divennero decisamente indisposti verso la mascherata del continuo riconoscimento, da parte dell’ONU, di Pol Pot quale legittimo capo del Paese. Questa dissociazione divenne drammaticamente manifesta quando un nostro collega, N. Claxton, entrò in un bar dell’ONU a New York con Thaoun Prasith, rappresentante di Pol Pot: “In pochi minuti” disse Claxton, “il bar si svuotò“. Chiaramente qualcosa era successo. Nel 1982, USA e Cina, appoggiati da Singapore, inventarono la ‘Coalizione del Governo Democratico di Kampuchea’ che, come puntualizza B. Kiernan, non era né una coalizione, né democratico, né un governo, e non era in Kampuchea. Piuttosto, era ciò che la CIA chiama ‘illusione maestra’. L’ex governante della Cambogia, il principe Sihanouk, vi fu messo a capo. Sebbene con qualche piccolo cambiamento, i KR dominavano i due membri ‘non-comunisti’, Sihanouk e il ‘Fronte di Liberazione Nazionale Popolare Khmer’. Dal suo ufficio dell’ONU l’ambasciatore di Pol Pot, l’urbano Prasith, continuava a parlare per la Cambogia. Uno stretto collaboratore di Pol Pot aveva dichiarato a 175 Khmer espatriati di rientrare in patria, dove parecchi di loro ‘sparirono’.
L’ONU era ora lo strumento per punire la Cambogia. In tutta questa storia, il mondo aveva negato gli aiuti per lo sviluppo a un solo Paese del Terzo Mondo: la Cambogia. Non solo l’ONU negò -grazie alle insistenze di USA e Cina- un seggio al governo di Phnom Penh, ma le maggiori organizzazioni finanziarie internazionali cancellarono la Cambogia da ogni accordo internazionale sul commercio e le comunicazioni. Perfino l’Organizzazione Sanitaria Mondiale rifiutò aiuti al paese. A casa sua, il governo USA negò ai gruppi religiosi di inviare libri e giocattoli agli orfani. Una legge che data dalla Prima Guerra Mondiale, la ‘Legge sul commercio con il nemico’, fu applicata alla Cambogia e, prontamente al Viet Nam. Neanche Cuba e URSS affrontarono un così completo bando senza eccezioni umanitarie o culturali.
Dal 1987, il KEG fu trasformato in Gruppo di Lavoro per la Kampuchea, diretto dal Col. Eiland della DIA. I documenti del gruppo di lavoro erano piani di battaglia, materiali di guerra, spionaggio via satellite, forniti ai cosiddetti ‘elementi non-comunisti delle forze di resistenza’. La foglia di fico non-comunista permise al Congresso, spinto anche da uno zelante anticomunista, l’allora deputato repubblicano S. Solarz (R-NY), ad approvare sia aiuti ‘coperti’ che aiuti ‘aperti’, stimati attorno ai 24 milioni di dollari, da dare alla ‘resistenza’. Fino al 1990, il Congresso accettò le speciose argomentazioni di Solarz: “che gli aiuti USA non erano destinati ad aiutare Pol Pot e i genocidi, e gli alleati degli USA non erano così strettamente vicini a loro (i KR)”.

I legami militari
Mentre Washington pagava i conti e l’esercito thailandese forniva il supporto logistico, Singapore, come intermediario, era il canale principale delle armi occidentali. L’allora Primo Ministro Lee Kuan Yew era il maggior sostenitore della posizione degli USA e della Cina, cioè che i KR dovessero far parte della sistemazione della Cambogia. “Sono i giornalisti” disse “che li hanno demonizzati“. Le armi della Germania occidentale, degli USA, e della Svezia passavano direttamente da Singapore o erano costruite sotto licenza dalle industrie Chartered, che erano di proprietà del governo di Singapore. Alcune di queste armi vennero catturate ai KR. La connessione di Singapore permise all’amministrazione Bush di continuare i suoi aiuti segreti alla ‘resistenza’, perfino attraverso questa assistenza si violò la legge votata dal Congresso nel 1989 sugli ‘aiuti letali’, anche indiretti, a Pol Pot.
Nell’agosto del 1990, un membro delle forze speciali USA rivelò di aver ordinato di distruggere le prove che dimostrassero che le munizioni USA, in Tailandia, venivano spedite ai KR. I registri, disse, coinvolgevano l’NSC e i consiglieri per gli affari esteri del presidente. Nel 1982, quando USA, Cina e i governi aderenti all’ASEAN escogitarono una ‘coalizione’ che permettesse a Pol Pot di mantenere il seggio all’ONU, gli USA addestrarono e finanziarono le fazioni ‘non-comuniste’ dell’esercito ‘resistente’. Questi seguaci di Sihanouk e del suo Primo Ministro, Son Sann, leder del KPNLF, erano per la maggior parte banditi e irregolari. Questa resistenza non valeva nulla senza le 25mila unità ben addestrate alla guerriglia, ben armate e motivate di Pol Pot, la cui leadership era stata riconosciuta dal comandante militare di Sihanouk, suo figlio Norodom Ranariddh: “I KR” disse “sono la maggiore forza d’attacco, le cui vittorie sono celebrate come nostre“.
La tattica guerrigliera dei Khmer, come i Contras in Nicaragua, era di terrorizzare la nazione attraverso imboscate e stendendo campi minati. In questo modo, il governo di Phnom Penh sarebbe stato destabilizzato e i vietnamiti intrappolati in una guerra tenace: il ‘loro Viet Nam’. Per gli statunitensi, a Bangkok e a Washington, il destino della Cambogia era legato alla guerra che avevano perso tecnicamente sette anni prima. “Colpire i vietnamiti sui campi di battaglia della Cambogia” era una espressione popolare nell’establishment politico USA. Distruggere la sinistrata economia vietnamita e, se necessario, rovesciare il governo di Hanoi, era lo scopo finale. Fuori da queste rovine, il governo USA avrebbe ancora affermato se stesso in Indocina. Gli inglesi -che avevano forze militari speciali nell’Asia del Sud-Est fin dalla II° GM, giocarono, inoltre, un ruolo chiave nel supportare le forze armate di Pol Pot. Dopo l’Irangate, lo scandalo armi-per-ostaggi che esplose a Washington nel 1986, l’addestramento cambogiano iniziò come un’esclusiva operazione inglese. “Quando il Congresso ha scoperto che gli statunitensi erano coinvolti in operazioni di addestramento clandestino in Indocina, rimanemmo i soli con Pol Pot“, disse una fonte del Ministero della Difesa a O’Dwyer-Russell del London Daily Telegraph. “Il pallone andrà nel posto giusto. Era una delle classiche cose dell’accordo Thatcher-Reagan. Era stato stabilito che le SAS avrebbero preso parte allo spettacolo della Cambogia, e lei era d’accordo“.

L’impunità di Pol Pot grazie a Washington
Poco dopo l’inizio della Guerra del Golfo, nel gennaio 1991, il Presidente Bush descrisse S. Hussein come un “Adolf Hitler rivisitato“, la richiesta di Bush per “un’altra Norimberga” per processare S. Hussein grazie alla convenzione sul genocidio, era riecheggiata nel Congresso e, attraverso l’Atlantico, a Londra. Era un’ironica distrazione. Fin da quando l’originale Fuhrer era spirato nel suo bunker, gli USA avevano mantenuto un sistema di dittatori con tendenze hitleriane -da Suharto in Indonesia a Mobutu in Zaire- e una varietà di mostri latinoamericani, molti dei quali laureati nella Scuola delle Americhe dell’US Army. Solo uno fu identificato dalla Comunità internazionale come un vero “Adolf Hitler rivisitato“, i cui crimini erano documentati in un rapporto del 1979 dalla Commissione ONU sui diritti umani, come “i peggiori che si siano mai avuti al mondo, dopo il Nazismo“. Pol Pot, di certo, si sarebbe meravigliato di questa fortuna. Non solo lui era coccolato, le sue truppe nutrite, rifornite e addestrate; i suoi inviati permettersi ogni privilegio diplomatico ma, diversamente da S. Hussein, era stato assicurato dai suoi padroni che mai sarebbe stato processato per i propri crimini. Queste assicurazioni vennero fatte pubblicamente nel 1991, quando una sottocommissione dell’ONU sui diritti umani tolse, dalla sua agenda, un disegno di risoluzione sulla Cambogia che diceva che “il livello delle atrocità raggiunse il livello del genocidio, commesso in particolare durante il periodo del dominio KR“. Mai più, decise l’ONU, i membri del governo sarebbero stati ricercati, incriminati, arrestati o processati, per essere stati i responsabili di crimini contro l’umanità in Cambogia. Mai più i governi avrebbero dichiarato di dover “impedire il ritorno al governo di coloro che erano stati responsabili del genocidio, durante il periodo 1975-78“. Questa garanzia di impunità per i genocidi era, inoltre, parte del ‘piano di pace’ tratteggiato dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tra cui gli USA.
Per non offendere i principali sostenitori di Pol Pot, i cinesi, il piano cancellò ogni riferimento al genocidio, rimpiazzandolo con l’eufemismo: “politica e pratica del recente passato“. Su ciò Henry Kissinger, che giocò una parte importante nei bombardamenti a tappeto della Cambogia nei primi anni ‘70, ebbe una parte rilevante. La propaganda occidentale, precedente al ‘processo di pace’ dell’ONU in Cambogia, si concentrò sulla forza dei KR, per giustificare la loro inclusione. Funzionari dell’ONU e diplomatici USA e australiani parlavano di circa 35/40mila KR. “Comprenderai” mi dissero “che non possiamo lasciare una forza così importante fuori dalla tenda“. Così, i KR furono ben lieti di ritornare a Phnom Penh e, in effetti, avendo da un quarto a un terzo del Paese, si rifiutarono di prendere parte alle elezioni. Il tono allora cambiò. Loro ora erano “finiti“, esclamò un diplomatico occidentale. Sono “deboli ogni oltre speranza“. Nel frattempo i KR si erano dimostrati essere il più ricco gruppo terroristico della Storia, grazie alla vendita di tratti di foresta cambogiana, con annesse pietre preziose, a vantaggio dei tailandesi, il cui governo era un firmatario del ‘piano di pace’. Nessuno li fermò. Stabilirono quattro grandi basi nel territorio tailandese, completi di ospedali da campo. I soldati tailandesi controllavano le strade che vi portano. Il “loro sono finiti” è una linea che rimane tuttora. Indubbiamente, sono numericamente diminuiti per via di defezioni e attriti, ma il loro numero era sempre una falsa misura della loro vera forza. Sembra che il dipartimento di Stato creda che siano lontani dall’essere finiti. Il 10 luglio 1997, il portavoce N. Burnsche affermava che la forza dei KR ammonti a migliaia di unità.
La reale minaccia proveniente dai KR sorge dalla loro grande capacità di infiltrazione e inganno. Prima della loro presa del potere nel 1975, avevano infiltrato Phnom Penh. Questo processo è certo che si ripeta ancora. Un residente di Phnom Penh ha detto, recentemente: “Loro sono pperdatutto“. Il ‘processo’ a Pol Pot di quest’anno, è un fantastico pezzo di commedia teatrale dei KR, ma è, tuttavia, privo di alcun valore, come indicano la forza dell’organizzazione e i suoi scopi immediati. La verità è che nessuno che sia esterno può dire cosa realmente succeda, e che ciò sia solo una misura della forza dell’organizzazione e della sua elasticità. Il leader cambogiano Hun Sen, mantiene chiaramente il timore sulla veracità e la minaccia delle loro ambizioni. I media presentano Pol Pot come un mostro. Ciò è assai facile e assai pericoloso. E’ un partner faustiano di Washington, Beijing, Londra, Bangkok, Singapore e chiunque altro aiuti il suo riconoscimento. I KR sono stati utilizzati per le loro mire occulte sulla regione. E. Falt, principale portavoce dell’ONU a Phnom Penh, al tempo del ‘trionfo’ delle organizzazioni manipolate in Cambogia, mi disse, con un sorriso immobile, “il processo di pace era destinato a dare ai KR rispettabilità“. Sfortunatamente, molti cittadini comuni cambogiani condividono il suo cinismo. Meriterebbero di meglio.

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