La Turchia ritarda la liberazione di Idlib

Moon of Alabama

La Turchia di nuovo si rivolge agli Stati Uniti per raggiungere l’obiettivo di controllare e annettersi la Siria settentrionale. Al vertice di Teheran dei presidenti russo, iraniano e turco, la Turchia presentava un probabile piano ideato dagli Stati Uniti per il governatorato di Idlib, che comprendeva:
– prolungamento del cessate il fuoco
– 12 gruppi armati, incluso Hayat Tahrir al Sham, da sciogliere
– la Turchia addestrerà una nuova forza di terroriste per controllare Idlib
– i gruppi che resistono saranno colpiti da operazioni antiterrorismo
Russia ed Iran respinsero il piano. Idlib è controllata da Hayat Tahrir al Sham (HTS) gruppo terroristico vietato internazionalmente ed affiliato ad al-Qaida. La Turchia aveva avuto oltre un anno per risolvere il problema dell’HTS nell’ambito dell’accordo di allentamento e falliva. HTS, jihadisti stranieri e islamisti “moderati” affiliati alla Turchia impediscono ai civili di andarsene e terrorizzano la popolazione: “Mentre si avvicina la resa dei conti, i terroristi arrestano e torturano le persone che accusano di accettare la sconfitta, seminando terrore nella popolazione locale. Un medico fu recentemente rapito da casa di notte, secondo riferito testimoni. Un venditore ambulante di pistacchi fu arrestato da uomini mascherati che pattugliavano la strada…. Gruppi di monitoraggio e residenti locali accusano soprattutto HTS, già noto come Jabhat al-Nusra, ma dicono che i combattenti appoggiati dalla Turchia avevano arrestato decine di persone… I gruppi terroristi intrapresero un’ondata di arresti, accusando di avere comunicazioni segrete con rappresentanti del governo. Molti finivano in prigioni segrete e venivano torturati, secondo i gruppi che documentano gli arresti…” “Anche se questo è certamente il motivo per cui alcuni sono stati arrestati, il problema ora è che al-Nusra arresta chi ne critica il comportamento o gli oppositori”, affermava Fadil Abdulqany, direttore della Rete siriana per i diritti umani, gruppo di monitoraggio. Dopo il vertice di Teheran doveva iniziare l’operazione siriana e russa per liberare Idlib. Le truppe erano pronte, e gli attacchi dell’artiglieria ed aerei “modellavnao” il campo di battaglia. Ma Erdogan di nuovo accusava i partner tornando a flirtare cogli Stati Uniti che altrimenti disprezza. In un editoriale del Wall Street Journal implorava aiuto da USA e NATO: “Tutti i membri della comunità internazionale devono capire le loro responsabilità nell’assalto ad Idlib. Le conseguenze dell’inazione sono immense. Non possiamo lasciare il popolo siriano in balia di Bashar Assad…. È fondamentale che gli Stati Uniti, concentratisi sugli attacchi chimici, rifiutino l’arbitraria gerarchia della morte. Le armi convenzionali sono responsabili di molte più morti. Ma l’obbligo di fermare il prossimo spargimento di sangue non è solo dell’occidente…. Se la comunità internazionale, inclusa Europa e Stati Uniti, non agisce ora, non solo i siriani innocenti, ma il mondo intero la pagherà. La Turchia ha fatto tutto il possibile per fermare lo spargimento di sangue dal vicino. Per garantire il nostro successo, il resto del mondo deve mettere da parte il gretto interesse personale e gettare il proprio peso per una soluzione politica”. Allo stesso tempo Erdogan spinge gli Stati Uniti a sistemare la Siria nord-occidentale, accusando l’amministrazione Trump di sostenere i terroristi anti-turco PKK/YPK. La Turchia continua anche ad insistere ad acquistare sistemi di difesa aerea russi invece che dagli Stati Uniti.
Per fermare le operazioni ad Idlib Erdogan inviava altre armi ai gruppi terroristi affiliati alla Turchia: “capi terroristici affermavano che la Turchia aveva inviato altri aiuti militari ai terroristi nella regione d’Idlib dal vertice con Iran e Russia, dove non si accordava per scongiurare l’offensiva del governo nella zona… “Hanno promesso il completo supporto militare turco per la battaglia prolungata”, aveva detto un capo dell’ELS al corrente dei colloqui nei giorni scorsi con alti funzionari turchi. Tutte le aree di confine tra Idlib e Turchia sono sotto il controllo dell’HTS. Prendeva una quota da ogni carico che attraversa il confine. La Turchia effettivamente armava l’organizzazione che dovrebbe eliminare. La Turchia aveva anche inviato rinforzi ai posti di osservazione ad Idlib, compresi carri armati. Erdogan affermava di temere una nuova ondata di rifugiati in Turchia, usandola per premere sull’Unione Europea affinché sostenesse la sua posizione: “Il portavoce di Erdogan Ibrahim Kalin aveva detto che l’afflusso di rifugiati ai confini della Turchia avrebbe ripercussioni internazionali… “Anche la comunità globale deve assumersi le proprie responsabilità”, aveva detto Kalin dopo un incontro del governo. “Un’altra ondata di migranti in Turchia arriva mente ospitiamo già milioni di rifugiati causando altre complicazioni. Questo si allargherà all’Europa e altri Paesi”. Ma la preoccupazione per una nuova ondata di rifugiati era esagerata e probabilmente un diversivo. Il piano reale appariva molto più grave. La Turchia voleva annettersi Idlib.
Si dice che il nuovo “piano” turco per Idlib offerto a Russia e Iran includesse:
– alcun attacco dell’Esercito arabo siriano a gruppi filo-turchi
– alcuna entrata dell’Esercito arabo siriano nelle aree controllate da gruppi filo-turchi
– Turchia e le truppe russe dovevano eliminare HTS
– Turchia e Russia dovevano controllare le aree dopo che l’HTS veniva eliminata
– la Turchia se ne andava solo quando l’YPG curdo, la forza di agenti statunitense nel nord-est della Siria, veniva smantellato
L’YPG in Siria, che operava come organizzazione terroristica PKK in Turchia, era sotto la protezione degli Stati Uniti. Non può essere sciolta e la condizione della Turchia era insostenibile. Inoltre, la Turchia preparava una richiesta “legale” su Idlib, usando i suoi agenti per rivendicarne la proprietà “ottomana” e installarvi proprie strutture statali: “fonti confermavano all’Osservatorio siriano che 15 villaggi nel settore sud-orientale della campagna d’Idlib, nell’area tra Marat al-Numan e Sinjar, tra cui al-Sayadi, Barsah, Qyara, Sara e Sari, erano proprietà dei turch, fin dai tempi della presenza ottomana, spingendo i turchi, secondo le fonti, ad interferire e inviarvi grandi forze militari e numerosi soldati, equipaggiamenti, munizioni e veicoli oltre a fortificare le postazioni militari ad Idlib, Hama e Aleppo…. La Turchia deve dimostrare di possedere queste aree, con titoli e azioni di proprietà dei villaggi, e ciò che sostiene tale affermazione è che la Turchia aveva deliberatamente stabilito 3 posti di osservazione ad est dell’autostrada internazionale che attraversa la provincia d’Idlib e i collegamenti tra il confine turco-siriano e confine siriano-giordano, e la Turchia deve anche provare la proprietà su altre aree come Jarabulus, Manbij e le aree dove furono sepolti capi ottomani… La Turchia lavorerà per impedire alle forze del regime d’iniziare qualsiasi battaglia nelle campagne occidentali d’Idlib, e non permetterà che ciò accada insieme alla richiesta che le fazioni siano completamente pronte nel caso in cui eventuali cambiamenti avvengano, mentre una richiesta va presentata ad Ankara per i servizi e il restauro delle scuole, nonché una merito alla restituzione di Jabal al-Aqrad e Jabal al-Turqman mettendoli sotto la protezione turca, col ritorno dei residenti con essi”. Affermazioni ovviamente ridicole. L’impero ottomano è scomparso e il territorio è riconosciuto a livello internazionale come parte della Siria.
La Russia sembra disposta a concedere alla Turchia altro tempo: “Diciamo che la situazione ad Idlib va risolta preferibilmente in modo pacifico. È possibile astenersi dall’utilizzare la forza militare”, aveva detto Aleksandr Lavrentiev, inviato russo in Siria, dopo i colloqui a Ginevra con l’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura. “La provincia d’Idlib è… una sorta di zona di responsabilità della Turchia; è loro responsabilità separare l’opposizione moderata dagli estremisti, da Jabhat al-Nusra e altri gruppi terroristici”, affermava. Siria d Iran saranno scontenti dal ritardo, ma hanno bisogno del sostegno della Russia. La Russia prevede che l'”occidente”, coll’aiuto della Turchia, proverà ad utilizzare la liberazione siriana d’Idlib per l’attacco totale al governo siriano. Il Ministero della Difesa russo continuava ad avvertire su un altro falso attacco chimico quale pretesto per l’attacco “occidentale” al governo siriano. Nelle ultime 48 ore, tutti gli attacchi aerei siriani e russi contro i terroristi a Idleb venivano sospesi, probabilmente impedendo che venissero usati per rivendicare un “bombardamento chimico”: “Un altro attacco statunitense alla Siria aiuterebbe il presidente Trump ad occuparsi di questioni interne, soprattutto per le prossime elezioni al Congresso. Tra due settimane Trump presiederà una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che potrebbe utilizzare per propagandare contro l’attacco su Idlib. È possibile che la Russia si fermi fin quando questi eventi non saranno finiti. Per la Russia è una situazione delicata. È probabile che Erdogan venga costretto a ritirarsi. Ma la Russia vuole anche impedire che ricada nell’ovile statunitense. La tipica reazione russa in una tale situazione è proteggersi, guadagnare tempo e sperare che accada qualche altro eventi che muti la situazione. Un tale evento potrebbe accadere prima del previsto.
Il 12 settembre, Erdogan invitava la banca centrale turca ad abbassare i tassi d’interesse, ritenendo che tassi d’interesse elevati creino un’inflazione elevata. La Lira turca è scesa del 3%. Due ore dopo l’appello di Erdogan, la Banca Centrale innalzava il tasso di interesse di 625 punti base al 24% e la lira si era ripresa. Ciò col tempo ridurrà il tasso d’inflazione, ma l’economia della Turchia si fermerà. Tali turbolenze economiche aumentano la dipendenza della Turchia da Russia ed Iran, suoi principali fornitori di energia. La mossa della Banca centrale è anche una minaccia all’autorità personale di Erdogan che non può lasciare senza risposta. Ma gli attacchi all’indipendenza della Banca centrale porteranno a una condanna “occidentale”. Chi lo sosterrà se non Russia ed Iran?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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