Il piano per nuclearizzate la flotta giapponese

L’atollo del Pacifico noto come Truk sarebbe stato il primo obiettivo della bomba atomica
Steve Weintz, War is Boring 6 settembre 2018

Meno di un anno dopo la fine formale della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti testarono le sue nuove superbombe. L’Operazione Crossroads nel 1946 nell’atollo di Bikini testò gli effetti delle armi nucleari su flotte e porti. Mentre sondava il vasto archivio di Manhattan Project, lo storico Alex Wellerstein scoprì che Bikini non fu la prima isola del Pacifico nel mirino atomico. Un altro atollo poteva essere il primo obiettivo considerato dal Progetto Manhattan. Per un certo periodo prima degli attacchi su Hiroshima e Nagasaki, gli Stati Uniti pensarono di distruggere la flotta giapponese all’ancora, una specie di ritorsione radioattiva di Pearl Harbor. Quando il Progetto Manhattan decollò nel 1943, la bomba atomica e la sconfitta del Giappone sembravano lontane e richiedevano molto lavoro. I duri combattimenti quell’anno in Nuova Guinea, Bougainville, Solomons e Tarawa mostrarono quanto tempo e lavoro. Ma i pianificatori della Marina degli Stati Uniti pensarono che il più grande obiettivo e il più duro nodo nel Pacifico fosse l’enorme base navale giapponese nel remoto atollo micronesiano di Chuuk, allora conosciuto come Truk. Dopo aver governato la Micronesia per un quarto di secolo, la Marina giapponese trasformò Chuuk nella sua Pearl Harbor. L’atollo, una laguna di 40 miglia di larghezza circondata da alte e verdi isole tropicali, proteggeva le navi da guerra e i trasporti. I porti e le cisterne supportavano le navi. Gli aeroporti ospitavano centinaia di aerei. Una stazione radio per le flotte raggiungeva l’intera frontiera delle isole giapponesi. Le navi che combatterono nel Mar dei Coralli e i convogli che devastavano Guadalcanal provenivano da Chuuk.
Nel 5 maggio 1943, il distretto d’ingegneria del Comitato di politica militare del Manhattan decise: “Il punto di utilizzo della prima bomba fu discusso e la visione generale sembrò essere che il suo miglior sito d’utilizzo sarebbe stato un concentramento della flotta giapponese nel porto di Truk. Il generale Steyer suggerì Tokio, ma fu evidenziato che la bomba doveva essere usata dove, se non fosse esplosa, potesse cadere in acqua profonde abbastanza da impedire un facile recupero. I giapponesi furono scelti in quanto non sarebbero stati così propensi a farlo sapere come i tedeschi”. Dopo la battaglia del tritacarne di Tarawa, nel novembre 1943, Chuuk apparve all’orizzonte. Tuttavia, questa prima decisione di atomizzare un atollo al posto di una città cadde nel dimenticatoio mentre la guerra continuava. All’inizio del 1944, la crescente potenza degli USA nel Pacifico centrale permise ai comandanti di attaccare Chuuk usando la potenza di fuoco convenzionale. Il 17-18 febbraio 1944, 500 velivoli, cinque portaerei, quattro portaerei leggere, sette corazzate e un’armata di altre navi dell’operazione Hailstone martellarono la base giapponese riducendola in macerie. Bombe, siluri e proiettili statunitensi affondarono 12 navi da guerra, 32 trasporti e distrussero 270 aerei. Tuttavia, proprio come l’attacco giapponese alle Hawaii mancò le portaerei statunitensi, così l’attacco statunitense su Chuuk mancò le portaerei giapponesi, si erano ritirate a Palau pochi giorni prima. L’attacco escluse l’atollo dalle linee di rifornimento e il suo presidio infine morì di fame. La campagna statunitensi svoltò ad ovest verso le Marianne e Chuuk venne dimenticata. Tuttavia, l’idea di affondare una flotta all’ancora rispuntò di nuovo. Lewis Strauss, futuro presidente della Commissione per l’energia atomica, era preoccupato dagli effetti della bomba atomica sulla Marina degli Stati Uniti: “Se questo test non viene fatto, si parlerà in modo allarmato di una flotta obsoleta di fronte a questa nuova arma e ciò colpirà gli stanziamenti per preservare la flotta nel dopoguerra dalle dimensioni ora pianificate”.
Poche settimane dopo Hiroshima e Nagasaki, il senatore del Connecticut Brien McMahon richiesto tale test. I vertici dell’Aeronautica dell’esercito e i Capi di Stato Maggiore Congiunti decisero e nel novembre 1945 i piani erano in corso. I militari scelsero l’atollo di Bikini per la lontananza e i venti dominanti. La popolazione nativa di soli 146 anime fu trasferito coll’Operazione Crossroads, con conseguenze tragiche per gli esiliati. La vasta operazione navale testò dei resti della vasta armata della Marina statunitense che vinse la Guerra del Pacifico. Nonostante la massiccia smobilitazione dal settembre 1945, il Pentagono mise insieme una task force congiunta di 42000 uomini, 242 navi e 156 aerei e l’inviò per farla saltare in aria in pieno paradiso. Le 71 navi ancorate nella laguna di 180 metri di profondità furono colpite da bombe identiche all’ordigno Fat Man sganciato su Nagasaki. I militari volevano il miglior confronto possibile tra una città e una flotta bombardate. Nel primo test del 30 giugno 1946, Shot Ablem fu sganciato da un B-29 e atterrò a 700 metri dal bersaglio. Il fallimento rovinò i dati dei test e provocò un’indagine militare. Shot Able tuttavia affondò cinque navi e consumò il “nucleo demoniaco”, il plutonio che aveva già ucciso due scienziati a Los Alamos. Studi sulle esplosioni subacquee a sostegno del piano per l’atomizzazione di Chuuk aiutarono a pianificare Shot Baker, il test subacqueo di Crossroads. Baker produsse quella che è forse l’immagine più iconica di una nube a fungo, le cui dimensioni furono ingigantite dall’eruzione su una vasta laguna, scagliando acqua, barriera corallina e corazzate in aria.
I grandi bombardamenti lasciarono le lagune di Bikini e Chuuk disseminati di rottami. La natura miracolosamente si riprese le acque e rese la flotta affondata tra le più grandi mete subacquee del mondo. Nonostante la fiorente popolazione e l’economia in via di sviluppo, la laguna di Chuuk rimane un Paese delle meraviglie della vita marina e dei coralli cresciuti sui resti di navi da guerra, trasporti, camion ed aerei. La vita di mare prospera tra i giganteschi relitti di Bikini, ma piuttosto a dispetto delle persone. L’esilio iniziato 72 anni prima divenne una diaspora permanente mentre il mare reclamava l’atollo. Sebbene sia sicuro immergersi nella laguna, la contaminazione radioattiva impedisce il reinsediamento umano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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