Come un’operazione congiunta sovietico-statunitense si concluse in un disastro

Boris Egorov RBTH 6 settembre 2018

Una missione congiunta sovietico-statunitense contro la Germania nel 1944 aveva lo scopo di migliorare le relazioni tra i due Paesi. Invece, li danneggiò seriamente contribuendo al lancio della Guerra Fredda. Dal giorno in cui entrarono nella Seconda Guerra Mondiale nel dicembre 1941, gli Stati Uniti avevano pianificato l’uso di campi di aviazione sovietici per massicci bombardamenti sulla Germania, ma per anni incontrò un’ostinata resistenza sovietica all’idea. Fu solo nel febbraio 1944 che Stalin approvò i piani per un piccolo numero di bombardieri statunitensi operandi da basi aeree sovietiche. Fu così che nacque l’Operazione Frantic, dando agli statunitensi l’opportunità di bombardare obiettivi strategicamente importanti in Germania, che non potevano raggiungere dagli aeroporti in Inghilterra e Italia. La RAF rifiutò di unirsi all’operazione Frantic per la profonda sfiducia verso i sovietici da parte di Winston Churchill. Tuttavia, i leader statunitensi videro un’opportunità perfetta per migliorare le relazioni con l’Unione Sovietica.

Calorosi saluti
I bombardieri statunitensi usarono la tecnica del “bombardamento a navetta” durante l’operazione Frantic, dove gli aerei decollavano dagli aeroporti sovietici, ma dopo aver bombardato obiettivi nemici atterravano negli aeroporti alleati nell’Italia occupata. Nella successiva missione, i bombardieri decollavano dall’Italia, bombardavano gli obiettivi e atterravano nelle basi sovietiche. Il “bombardamento a navetta” fu progettato per ingannare i piloti della Luftwaffe, che di solito cercavano d’intercettare i bombardieri alleati al rientro. Con questa tecnica non avrebbero mai potuto dire in che direzione sarebbero stati diretti i bombardieri dopo la missione. Tre aeroporti vicino Poltava, nell’Ucraina orientale, furono scelti per il dispiegamento dei bombardieri pesanti B-17 Flying Fortress e B-24, insieme ai caccia di scorta P-51 e P-38. Diverse migliaia di specialisti statunitensi e massicci carichi di munizioni furono portati a Poltava nella primavera del 1944. Gli statunitensi furono accolti calorosamente dai locali, e una banda jazz si esibì in loro onore. “Furono accolti con gioia. Colpivamo il nemico insieme. Fu un evento felice per la causa comune”, ricordava Vladimir Stankevich, che prestò servizio come traduttore presso l’aeroporto. L’operazione Frantic fu ufficialmente lanciata il 2 giugno quando 200 bombardieri e caccia statunitensi lasciarono l’Italia, bombardarono una stazione ferroviaria in Ungheria e atterrarono per la prima volta sugli aeroporti sovietici. I piloti familiarizzarono coi futuri colleghi: i meccanici sovietici, passeggiavano a Poltava, dialogavano con la gente del posto e filmavano tutto. Nonostante le differenze linguistiche e le forti raccomandazioni del controspionaggio SMERSH sovietico a non entrare in stretto contatto cogli statunitensi, i piloti statunitensi ebbero strette e fiduciose col personale sovietico. Si verificarono incidenti umoristici. Il tenente statunitense Fried cercò di entrare nel municipio di Poltava senza pass. Dopo essere stato arrestato, Fried disse: “Sono andato all’amministrazione per vedere coi miei occhi come e dove funziona il vostro Partito Comunista”. I bombardamenti regolari di obiettivi strategici chiave in Germania, Polonia, Ungheria e Romania andarono avanti per un mese fin quando l’operazione subì una catastrofe.

Vendetta tedesca
I tedeschi, colpiti dai pesanti attacchi ale loro fabbriche militari e principali snodi ferroviari, furono pronti a rispondere. Il 21 giugno un He-111 seguì segretamente i bombardieri statunitensi mentre tornavano negli aeroporti sovietici e identificavano il loro sito di dispiegamento. “L’ultimo bombardiere statunitense si trascinò l’aereo da ricognizione tedesco, che fece un solo cerchio sull’aerodromo e svanì. I nostri caccia cercarono d’intercettarlo, ma non ci riuscirono”, ricordava il meccanico Jurij Dubrovin. La notte seguente i bombardieri tedeschi e ungheresi colpirono l’aeroporto vicino a Poltava. Né gli intercettori, né i cannonieri antiaerei sovietici poterono fermarli. In effetti, il tiro dell’antiaerea sovietica orientò perfettamente gli aerei dell’Asse. “Volevo solo una cosa: morire. Fu un vero inferno”, ricordava la paramedica Marina Kovaleva. Gli statunitensi subirono perdite gravi, 47 aerei su 73. Furono distrutti anche grandi depositi di munizioni statunitensi. “Questa fu la nostra peggiore perdita subita in un singolo aeroporto durante l’intera guerra”, disse il comandante di B-17 John Pesch.

Grande rancore
I comandanti statunitensi accusarono la parte sovietica del disastro per avere un’artiglieria antiaerea scarsa e intercettori completamente impreparati ai combattimenti notturni. Chiesero propri difesa antiaerea ed intercettori notturni dagli Stati Uniti Le accuse avevano senso. I sovietici non fornirono protezione sufficiente all’aeroporto, e non un caccia quella vi era di stanza. Il massiccio, ma caotico fuoco delle batterie antiaeree non riuscì’ a colpire un solo aereo tedesco. “I russi avrebbero potuto essere meglio preparati. Non incontrammo alcuna resistenza. Immagino che statunitensi e sovietici ebbero un grosso malinteso”, disse Heinz Kiel, un operatore radio di un He-111. L’operazione Frantic fu temporaneamente interrotta. I restanti velivoli furono rischierati su aeroporti italiani. I rapporti tra statunitensi rimasti negli aeroporti e sovietici divennero estremamente freddi e tesi. Anche se le tensioni aumentarono, l’operazione fu rilanciata ad agosto, sebbene su scala molto più modesta. Il canto del cigno dell’operazione Frantic fu durante l’insurrezione di Varsavia. Le richieste persistenti da parte degli statunitensi di consentirgli di rifornire i polacchi dallo spazio aereo sovietico furono respinte da Stalin che voleva che l’Armata Rossa sola liberasse la Polonia. L’altro motivo per cui l’operazione fu abbandonata era che la rapida avanzata sovietica verso ovest che lasciò Poltava molto indietro.

“Persu in Ucraina”
Il 19 settembre 1944, tutti i bombardieri e caccia statunitensi lasciarono per l’ultima volta gli aeroporti di Poltava. A ottobre, la maggior parte del personale statunitense rimasto fu evacuato dall’Unione Sovietica. Nell’inverno del 1944-1945 rimasero solo 200 uomini. Lontani dal principale fronte in Europa, si soprannominarono “persi in Ucraina”. Fu solo dopo che la guerra in Europa era finita da sei settimane, il 22 giugno 1945, che gli ultimi statunitensi lasciarono l’Unione Sovietica, per essere trasferiti in Estremo Oriente per combattere i giapponesi. Un’operazione lanciata con l’obiettivo di migliorare le relazioni sovietico-statunitensi finì col danneggiarli molto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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