La Cina supera il Giappone

Xing Xiaojing, Global Times, 5 /9/2018

Per la maggior parte delle persone nate negli anni ’80 in Cina, i beni giapponesi erano parte della vita quotidiana. Da piccoli, potrebbero ricordare il frigorifero verde Sharp collocato nel soggiorno accanto a un televisore a colori Sony da 29 pollici sul quale guardavano cartoni animati nelle vacanze estive. Da giovani, potrebbero aver nascosto un stereo Pansonic sotto il cuscino dopo che andavano a letto. Da universitari, ammiravano magliette alla moda ma economiche Uniqlo e usavano prodotti di bellezza di fascia bassa Shiseido. La sequenza dell’aspetto di questi prodotti giapponesi in Cina riflette lo sviluppo delle imprese giapponesi in Cina negli ultimi 40 anni. In quel periodo, la Cina passò da partner della cooperazione a concorrente delle imprese giapponesi.

Panda diplomatici
Kakuei Tanaka, l’ex-primo ministro giapponese, visitò la Cina il 25 settembre 1972 e Cina e Giappone firmarono un comunicato congiunto, ponendo fine al lungo stato di guerra e raggiungendo la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Un mese dopo la visita del primo ministro, la Japan Airlines (JAL) trasportò i “panda diplomatici” cinesi Kangkang e Lanlan in Giappone. I due animali in via di estinzione godevano dell’amore profondo del popolo giapponese dopo essersi stabiliti nello zoo di Ueno a Tokyo. Due anni dopo, JAL stabilì quattro filiali a Pechino e Shanghai e avviò voli regolari tra i due Paesi nello stesso anno. Le nazioni videro intensi scambi economici dopo che firmarono un trattato di pace e amicizia nel 1978. Il primo gruppo di assistenti di volo in Cina accettò un corso di formazione presso lo stabilimento di JAL a Haneda, e un Boeing 747SP acquistato dalla Cina fu affidato alla JAL per manutenzione nel 1981. Dagli anni ’80 alla metà degli anni ’90, la Cina voleva conoscere l’esperienza del Giappone nella governance economica, dato che il governo cinese si sforzava di trasformare l’economia da sistema pianificato a uno che incorporasse meccanismi orientati al mercato. Il Giappone si interessò al mercato della Cina sperando di accaparrarsi una fetta più grande in concorrenza con aziende di altri Paesi e regioni. Pertanto, ingenti investimenti e tecnologie avanzate si riversarono in Cina dal Giappone. L’ingresso della Canon in Cina avvenne iò questo contesto, quando Deng Yingchao, la defunta presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, espresse la speranza che Canon potesse “aiutare la Cina a sviluppare la sua industria di precisione” durante la visita al quartier generale della compagnia in Giappone nel 1979. Kaku Ryuzaburo, il presidente della Canon, concordò pienamente. Dopo 37 anni, il sessantottenne Hideki Ozawa, vicepresidente esecutivo della Canon, era ancora elettrizzato al suo primo viaggio in Cina. “La Cina non era un Paese ricco in quel momento, ma ero sicuro che avrebbe visto un enorme sviluppo nel prossimo futuro”, disse Ozawa al Global Times. Lavorò in Cina per 18 anni, con un soggiorno ad Hong Kong. Fare affari in Cina non fu facile all’inizio. Tanaka, ex-tecnico della Daihatsu Motor, ricorda una missione commerciale a Tianjin nel 1984. Poiché non c’erano voli diretti da Osaka a Tianjin, doveva scendere al mattino presto da Osaka, quindi volare a Pechino e prendere un autobus di notte da Pechino a Tianjin. Akira Yonezawa, vicepresidente senior della JAL in Cina, dichiarava al Global Times che i voli dovevano fermarsi in diverse città per raccogliere il maggior numero possibile di passeggeri per vendere abbastanza biglietti per coprire gli alti costi operativi. Il volo era come un autobus volante. Tanaka ricordava un terrificante viaggio in autobus da Pechino a Tianjin che completò il viaggio. “La paura superò tutti i miei sentimenti”, disse Tanaka. “Non c’era luce lungo la strada da Pechino a Tianjin, e l’autista non accendeva mai i fari per risparmiare elettricità: era buio sia dentro che fuori e non avevo idea di come arrivai a Tianjin. Un’avventura in Cina con un autobus volante”, scherzava Tanaka.

Un attore importante
Con un occhio alla forza lavoro a basso costo e abbondante della Cina, a metà e alla fine degli anni ’90, le aziende giapponesi iniziarono ad espandere gli investimenti. La Cina era considerata una base manifatturiera perfetta dalle aziende giapponesi. I legami bilaterali tra Cina e Giappone subirono un sottile cambiamento all’inizio del XXI secolo quando la Cina entrò nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). La Cina diventò un pari economico del Giappone piuttosto che un beneficiario di aiuti. Nello stesso periodo, le relazioni tra Cina e Giappone scese al punto di congelamento a causa della disputa sulle molteplici visite dell’ex-primo ministro giapponese Junichiro Koizumi al Santuario Yasukuni. Tuttavia, lo stallo politico non influì sull’entusiasmo delle imprese giapponesi per la marcia della Cina, e il governo cinese, in cambio, li accolse favorevolmente. Eric Harwit, professore di studi asiatici all’Università delle Hawaii, affermava che gli straordinari successi della Cina nei 40 anni di riforma e apertura richiesero la cooperazione di imprese straniere e quelle giapponesi furono tra le principali protagoniste. Parlando fluentemente cinese e giapponese, Harwit è anche ricercatore presso il Centro Est-Ovest del suo dipartimento osservando l’impegno economico tra Cina e Giappone nei viaggi di studio nei due Paesi dall’inizio degli anni ’80. Gli investimenti delle imprese giapponesi in Cina superarono quelli in altri Paesi dalla fine degli anni ’90 alla metà degli anni 2000 col boom dell’economia cinese, affermava Harwit.

Abbracciare il grande mercato
Nel 2005, le imprese estere, guidate da società giapponesi, ridussero gli investimenti diretti in Cina perché la Cina adottò l’imposta preferenziale sulle esportazioni e aumentò i salari per passare a un modello economico basato sul consumo interno. Inoltre, il costo di produzione per le imprese di trasformazione e commercio in Cina aumentò in modo significativo a causa dell’apprezzamento della valuta cinese. A differenza di altre società estere, le aziende giapponesi individuarono il nuovo potenziale della Cina come enorme mercato piuttosto che base manifatturiera. La Cina si era trasformata con successo in un mercato da una fabbrica. Nello stesso periodo, la Cina aggiustò anche le politiche per permettere alle compagnie straniere senza partner cinesi di fare affari in Cina. Per soddisfare il nuovo mercato gigantesco, le aziende giapponesi apportarono innovazioni e cambiamenti. Canon, un marchio noto globalmente dal 1935, fu tradotto nel 2006 in Jianeng, omofono per Canon in cinese. Questo fu un gesto rivoluzionario per la compagnia transnazionale, e la mossa generò molta pubblicità. La tendenza presto passò ai servizi. JAL apportò delle modifiche per servire meglio i clienti cinesi, come l’aggiunta di cartelli cinesi e trasmissioni bilingue, e l’assunzione di altro personale cinese. Shanghai divenne dopo Los Angeles la più grande città residenziale per giapponesi all’estero, con oltre 70000 residenti nel 2008. Yonezawa ricordava che la maggior parte dei clienti della JAL erano giapponesi, nel 2008, quando fu nominato vicepresidente senior della filiale di Shanghai. Dato che il Giappone divenne una destinazione turistica popolare per i turisti cinesi, i passeggeri cinesi occuparono la maggior parte dei posti nei voli. “Prima, i passeggeri giapponesi occupavano il 55 percento del nostro business totale e i passeggeri cinesi ne facevano il 45 percento, ma nel 2016 questi numeri s’invertirono”, affermava Yonezawa, secondo cui il cambiamento più significativo che la riforma e l’apertura portarono in Cina è la “ricchezza”, nella fortuna e nello spirito. Oggi, le persone in Cina sono disposte e possono all’estero per turismo, il che offrirà indubbiamente maggiori opportunità all’aviazione civile, e JAL ne approfitterà per trovare i servizi giapponesi che conquistino il favore dei clienti cinesi.

Competere o lavorare per un risultato vincente?
Nel 2010, la Cina superò il Giappone come seconda economia mondiale, dopo gli Stati Uniti, con un PIL da 5 trilioni di dollari. Nel 2017, 7,35 milioni di turisti cinesi visitarono il Giappone, dando un grande contributo al PIL giapponese. Il “Paese povero” che il Giappone una volta “aiutò” ora l'”aiuta”. Sembra difficile per il Giappone accettasse un rovesciamento di ruolo così drammatico.
Le posizioni e i dati economici mutati rendono anche più pronunciato l’attrito tra Cina e Giappone. Gli esempi includono concorsi tra i due Paesi sui progetti di treni ad alta velocità nei paesi del sud-est asiatico. Come i due Paesi allineeranno le relazioni nel futuro, competizione o cooperazione vantaggiosa per entrambi, vi sono state diverse congetture. Secondo Yonezawa esiste una competizione tra JAL e compagnie aeree cinesi, ma entrambe le parti vedono più situazioni vantaggiose per tutti. “I nostri colleghi cinesi condividono con noi ciò che piace ai clienti cinesi e noi in cambio gli indichiamo i servizi in stile giapponese: solo se entrambe le parti collaborano nel fornire servizi di alta qualità possiamo espandere il mercato”, affermava. Harwit osservava che la Cina collaborava con molte società estere nel corso della riforma ed apertura. Tuttavia, le aziende in realtà a malapena condividono la tecnologia con la Cina, comprese le società giapponesi. Il grande successo ottenuto dalla Cina nello sviluppo della propria tecnologia è, in larga misura, dovuto ai propri sforzi. Crescita ed espansione delle aziende nazionali come Alibaba, Tencent e Huawei contribuiscono a guidare la competizione generale della Cina. Secondo Harwiil Giappone è più interessato alla forza lavoro a basso costo e al vasto mercato della Cina che fare della Cina un partner cooperativo. Tuttavia, affermava che i due Paesi godono ancora di una forte complementarità. “La Cina controlla il proprio destino sempre, con altri Paesi che svolgono un ruolo ausiliario”, secondo il professor Harwit. “Guardando agli ultimi 40 anni, in retrospettiva… il ruolo di supporto delle imprese giapponesi rimane invariato”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente US Efforts To Halt Eurasian Integration Are Failing Miserably Successivo Come un'operazione congiunta sovietico-statunitense si concluse in un disastro