Un attacco pesante alla Siria è possibile?

Military Watch 8 settembre 2018

Con Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che preparano un’importante offensiva contro la Siria, minacciando l’uso della forza su una scala maggiore dell’attacco effettuato nell’aprile 2018, la Russia reagiva inviando mezzi navali nel Mediterraneo schierandoli in posizioni difensive per scoraggiare un possibile secondo attacco occidentale. Mentre in passato la Russia aveva tollerato interventi occidentali contro Damasco su piccola minore, in particolare lanci di missili da crociera dopi avvertimento preventivo, ulteriormente rintuzzati dalle difese aeree siriane, un attacco maggiore avrebbe un impatto significativo sull’esito della guerra, nel momento in cui le forze di Damasco ed alleate si preparano alla grande offensiva di terra contro la provincia occupata dai jihadisti d’Idlib, ben oltrepasserebbe la linea rossa che porterebbe all’intervento russo al fianco dell’alleato mediorientale. Per poter dissuadere tale attacco occidentale, tuttavia, la Russia dovrà dimostrare di avere la credibile possibilità di proteggere la Siria dalla potenza combinata dei nemici, nonostante le dimensioni molto ridotte delle proprie forze nel Paese, che impallidiscono rispetto alle massicce forze militari occidentali schierate in Medio Oriente e probabilmente a gruppi di portaerei francesi e statunitensi che potrebbero partecipare all’attacco. Affinché il contingente navale russo in Siria possa scoraggiare le flotte occidentali, dovrà affidarsi su due risorse cruciali: il supporto aereo e dei sistemi missilistici a terra che operano dal territorio siriano, e in alcuni casi dalla Russia, e l’ampio uso di sistemi d’arma asimmetrici che lasceranno vulnerabili i mezzi occidentali come navi da guerra, caccia e bombardieri nonostante il loro vantaggio numerico. Mentre l’unica portaerei russa è scarsamente adatta per la proiezione di potenza a lungo raggio, e che attualmente viene aggiornata rendendosi indisponibile alla prima linea, il Paese ha una risorsa probabilmente molto più preziosa, la base aerea di Humaymim nella provincia di Lataqia in Siria. Mentre le moderne porterei occidentali mancano di caccia da superiorità aerea ad alte prestazioni, l’ultimo di questi fu ritirato dalla Marina degli Stati Uniti poco dopo il crollo dell’Unione Sovietica a favore di velivoli multiruolo più leggeri e non specializzati, il contingente dell’Aeronautica russa si affida ad aviogetti da combattimento pesanti specializzati come i caccia da superiorità aerea Su-35, Su-30SM e Su-27SM e i bombardieri d’attacco Su-34. I primi tre godono di considerevoli vantaggi in velocità, quota operativa, autonomia e manovrabilità rispetto agli omologhi della marina statunitense, consentendogli di proteggere le navi da guerra e le risorse siriane dall’attacco aereo anche da contingenti molto più grandi. Nel frattempo, il Su-34, come aero antinave a lungo raggio armato di missili da Mach 3 come il Kh-41 e Kh-31A e i Kh-35U e P-800 da 300 km di gittata, può rappresentare una grave minaccia per le navi da guerra nemiche già a considerevoli distanze dalle coste siriane, con missili progettati per sfuggire alle più recenti e più capaci reti di difesa aerea schierate dalla marina statunitense. Il contingente dei caccia russi in Siria è attualmente stimato in quattro Su-27SM, otto Su-30SM, quattro Su-35 e otto Su-34, a fianco del MiG-29SMT più leggero e meno specializzato e del più vecchio cacciabombardiere Su-24M4. Quattro caccia da superiorità aerea di quinta generazione Su-57 furono schierati nel teatro, anche se fossero stati completamente pronti al combattimento e armati con missili K-77 per il combattimento aereo o schierati solo per i test, rimane ignoto. I caccia russi sono supportati da varie formidabili risorse dell’Aeronautica, tra cui le piattaforme AWACS A-50U, che fungono da potenti moltiplicatore di forza in grado di coordinare gli attacchi degli aerei da combattimento e mettere in guardia da attacchi in arrivo usando il potente radar Vega-M. Altri velivoli di supporto che svolgono ruoli complementari della flotta da caccia sono gli aerei da ricognizione elettronica Il-20M1 e il nuovo velivolo da intelligence elettronica Tu-21R, tutti elementi chiave per migliorare la potenza del contingente schierato in Siria.
Accanto ad un consistente contingente di aviogetti da combattimento d’élite che basterà ad impedire alle forze occidentali di ottenere la superiorità aerea e a minacciare le navi da guerra occidentali lontano dalle coste della Siria, fornendo così un supporto aereo cruciale al contingente navale nel Mediterraneo, la Russia schiera numerosi altri supporti dal valore rivoluzionario in caso di conflitto. Se il rischio di un conflitto aperto tra le potenze occidentali e la Russia rimane improbabile, mantenere un contingente militare vitale è fondamentale per la Russia nel scoraggiare una potenziale offensiva occidentale, così come se le sue forze fossero troppo deboli per proteggere la Siria o se stesse dall’attacco occidentale, la prospettiva che le potenze occidentali possano perseguire la minaccia di colpire obiettivi siriani, rimane molto più probabile. Ad accompagnare i caccia schierati sul territorio siriano sono sistemi di difesa aerea avanzati in grado non solo di negare l’accesso allo spazio aereo siriano ma anche, nel caso di piattaforme a lungo raffio, di colpirli ben oltre i confini della Siria, sul Mediterraneo o sul territorio degli Stati vicini. Mentre i sistemi a corto raggio schierati rimangono sconosciuti, con la sola conferma della presenza dei Pantsir-S1, i sistemi a lungo raggio S-300VM e S-400 sono presenti in Siria dal 2015 in risposta all’attacco aereo turco contro un caccia russo. L’S-400 rimane impareggiabile per capacità e ben oltre l’orizzonte di colpire aviogetti da combattimento occidentali non appena decollassero dalle portaerei nel Mediterraneo.
Un singolo battaglione S-400 può ingaggiare 80 bersagli contemporaneamente con 160 missili che volano a velocità ipersoniche e colpiscono con estrema precisione. Tale sistema d’arma può eliminare efficacemente qualsiasi formazione nota di aviogetti da combattimento all’attacco in poco più di un minuto anche a distanze estreme. La gittata non ha rivali presso alcun altro sistema di difesa aerea del mondo, coll’S-400 che utilizza i missili 40N6 da 400 km, 48N6DM/48N6E3 da 250 km e 48N6E2 da 200 km. La piattaforma può bersagliare aerei nemici a quote minime di 5 metri, appena decollato dalla portaerei, ed è progettata per colpire l’avanzato furtivo F-22 Raptor dell’US Air Force, che vola più lentamente, con meno manovrabilità e a minore quota degli aerei F-18 dell’US Navy non furtivi, divenendo facile bersaglio. Coll’S-300VM specializzato nella difesa antimissile, e i sistemi di difesa aerea a media distanza che formano gli strati aggiuntivi al sistema di difesa dei missili a gittata media e corta 9M96, 9M96E2 e 9M96E dell’S-400, la Russia potrà sigillare efficacemente lo spazio aereo della Siria e proteggere le proprie navi da un attacco aereo occidentale, se avvenisse.
Un’altra preziosa risorsa asimmetrica schierata in Siria è l’elicottero da guerra elettronico Mi-8MTPR-1, progettato per accecare aerei e missili nemici a 400 km di distanza, svolgendo un ruolo complementare ai sistemi di difesa aerea russi. L’elicottero è equipaggiato col sistema di guerra radioelettronica Rychag-AV, uno dei jammer più potenti del mondo, fornendo alla Russia un mezzo inestimabile per proteggere le proprie forze e per lanciare controffensive sui mezzi occidentali. Oltre alle risorse schierate in Siria, l’Aeronautica Militare russa può anche contare su numerosi velivoli supersonici a lungo raggio che dal territorio russo possono rispondere rapidamente a qualsiasi minaccia, dispiegando avanzate munizioni a lungo raggio dalla gittata fuori portata. I bombardieri Tu-160 e Tu-22M e gli intercettori MiG-31 in particolare sono molto apprezzati sia per le alte velocità che per i carichi utili e la capacità di colpire navi da guerra nemiche nel Mediterraneo dalle basi in Russia. Il MiG-31, equipaggiato con missili ipersonici antinave Kh-47M2 Kinzhal, piattaforme che volano oltre cinque volte la velocità del suono e capaci di sfuggire a qualsiasi sistema antimissile esistente, possono distruggere anche la più grande delle portaerei a distanze estreme con un solo colpo. La gittata del Kinzhal consente agli aerei russi di sorvolare Mosca per colpire porterei e cacciatorpediniere occidentali nel Mediterraneo, coi missili che sfruttano l’ampia gittata e velocità ipersoniche colpendo dopo pochi minuti dal lancio. Accanto al MiG-31, il missile da crociera Kh-32 schierato dal Tu-22M, arma progettata specificamente per neutralizzare i gruppi di attacco delle portaerei occidentali a distanze estreme, è anche letale come piattaforma antinave e può essere schierato in pochi minuti dai bombardieri di stanza in Russia contro obiettivi nel Mediterraneo. Dopo essere salito alla quota di 40 km, il missile scende a quote estremamente basse, fino a cinque metri sopra l’acqua, prima di colpire il bersaglio a più volte la velocità del suono. Il missile è estremamente difficile da rilevare, lasciando le navi da guerra nemiche con una finestra di reazione di dieci secondi o meno, e molte di queste munizioni da 500 kg possono essere trasportate da un solo bombardiere russo. Altre risorse chiave schierate dalla Russia dall’impatto rivoluzionario in un potenziale conflitto in Siria sono i velivoli da ricognizione marittima ed antisom Tu-142MK, due dei quali arrivarono sulla base aerea di Humaymim nella provincia di Lataqia in Siria all’inizio del settembre 2018, poco dopo che apparvero rapporti su sottomarini occidentali che navigavano vicino le coste siriane. Questi velivoli da ricognizione a lungo raggio, progettati per operare contro i sottomarini in acque molto più profonde e vaste del Mediterraneo, rappresentano una considerevole minaccia per i sottomarini nemici e rappresentano un efficace complemento ai numerosi mezzi per colpire navi di superficie nemiche. La maggiore prevalenza dei sistemi missilistici antinave avanzati ad alta velocità sulle navi da guerra e i sottomarini della Russia, come il Kalibr e il P-800 che volano a Mach 3, è un’ulteriore risorsa asimmetrica che favorisce il contingente russo numericamente minore. Infine, se è fondamentale notare la bassissima probabilità di uno scontro diretto intenzionale tra forze russe e occidentali sulla Siria, la forza dei mezzi russi schierativi e la loro capacità di difendersi e minacciare seriamente navi da guerra e aerei occidentali, scoraggia molto un attacco occidentale, o per lo meno scoraggia un attacco tale da violare qualsiasi linea rossa di Mosca avendo un impatto significativo sull’esito del conflitto. Di conseguenza, un attacco occidentale, qualora si verificasse, molto probabilmente si limiterebbe a uno simbolico, come nell’aprile 2018, essendo la forza dell’esercito russo e il suo impegno a proteggere l’alleato e ad avere una vittoria decisiva nel conflitto siriano un serio limite alla libertà d’intervento del Blocco occidentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “Un attacco pesante alla Siria è possibile?

  1. Alessandro ti seguo da anni,
    fai articoli di grande valore.
    Non fa eccezione questo.

    Grazie

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