Cosa vuole l’impero dal Brasile

Randy Alonso Falcón, Internationalist 360°, 4 settembre 2018

La squalifica elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva è l’ultimo capitolo (anche se non conclusivo) della sporca campagna politica contro la sinistra brasiliana, avviata con lo spurio processo parlamentare-media-giudiziario che aveva allontanato Dilma Rousseff dalla presidenza. La sessione del tribunale elettorale superiore, che rimuove quasi definitivamente Lula dalla disputa elettorale, si è verificata nella stessa data in cui il colpo di Stato contro Dilma fu consumato due anni fa.

Premeditazione e Tradimento
Come allora, la manovra si è basata su ipotesi e fabbricazioni. “Non c’è giustizia per chi non è d’accordo col coro delle élite”, affermava il giornalista brasiliano Fernando Brito in un articolo sul quotidiano digitale Brasil 247. L’obiettivo è impedire a tutti i costi un nuovo governo popolare nel gigante sudamericano, ostacolo alle pretese di dominio dell’impero statunitensi e all’appropriazione della ricchezza da parte dell’oligarchia locale. “Ora impediscono a Lula di essere un candidato alla presidenza perché sanno che vincerà le elezioni di ottobre. In Brasile, i media, in coordinamento con la magistratura, hanno distrutto lo stato di diritto”, scriveva la Presidentessa argentina Cristina Fernández su twitter.

Dov’è la mano di Washington?
La storia potrebbe essere lunga, ma concentriamoci sull’analisi degli eventi più recenti. Le rivelazioni di Edward Snowden sulle attività della National Security Agency degli Stati Uniti, svelando il vasto programma di spionaggio sul Brasile, sono raramente ricordate. Secondo il giornalista Glenn Greenwald, in diversi articoli scritti sull’argomento per il quotidiano brasiliano O Globo nel luglio 2013, il Brasile era l’obiettivo principale del programma di spionaggio della NSA in America Latina, raccogliendo miliardi di messaggi elettronici e telefonate in Brasile. I documenti trapelati includevano la domanda; “Brasile, alleato, nemico o problema?”, Rivelando la preoccupazione di Washington per l’impatto che la crescita economica del Brasile avrebbe sulla scena politica internazionale. L’Agenzia per la sicurezza nazionale aveva monitorato quattro telefoni nell’ufficio della Presidentessa Dilma Rouseff intercettandone chiamate, posta elettronica e messaggi di testo nonché le comunicazioni del consigliere e del segretario. Persino l’aereo presidenziale fu monitorato. Pochi i leader stranieri erano sottoposti ad un controllo così approfondito da parte dell’impero. Lo spionaggio statunitense ha anche seguito tutte le comunicazioni di almeno 29 membri del governo brasiliano, tra cui il capo del governo Antonio Palocci, che in seguito sarebbe stato uno dei protagonisti delle denunce alla giustizia brasiliana. Cosa lo portò ad arrendersi? L’NSA ha anche spiato tutte le comunicazioni dalla società statale brasiliana Petrobras,potenziata durante le amministrazioni Lula e Dilma. L’ex-presidente della compagnia, Antonio Menezes, in quel momento avvertì del “rischio significativo” che rappresentava per la libera concorrenza e per la Petrobras se sviluppo e metodi fossero stati noti ad altri Paesi, perché sarebbero stati un “bersaglio scelto” dalla Commissione petrolifera internazionale strategica. Ma al di là dello spionaggio economico, usarono le informazioni ottenute dalla sorveglianza per scatenare la guerra giudiziaria che portava all’abbandono di Lula, e questo iniziò esattamente un anno dopo le rivelazioni di Snowden sulle ricerche estese contro Petrobras e i suoi contratti. Stati Uniti e loro compagnie petrolifere erano interessate a smantellare Petrobras e la politica petrolifera sovrana promossa dai governi PT? L’uso della magistratura è il meccanismo preferito di Washington oggi per attaccare i leader di sinistra nella nostra regione. Hanno applicato tale strategia contro Dilma, Cristina, Correa e Lugo. Di fronte ai fallimenti nell’imporre le proprie pedine tramite il voto, gli Stati Uniti ricorrono ad altri meccanismi per raggiungere i loro obiettivi. Questo non è una coincidenza, ma piuttosto una strategia di penetrazione nelle entità giudiziarie della regione, sotto una presunta lotta alla corruzione. Negli ultimi anni, il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, in coordinamento con università, fondazioni e ONG sviluppava un programma di formazione per i consiglieri giudiziari dell’America Latina attraverso borse di studio, seminari, workshop e altri eventi. Un cablo diplomatico statunitense classificato del 2009 ottenuto da Snowden e rivelato da Wikileaks, valuta una conferenza regionale tenutasi quell’anno a Rio de Janeiro per addestrare poliziotti e giudici sui crimini del finanziamento illecito. Il rapporto afferma: “l’indagine e la criminalizzazione dei casi di riciclaggio di denaro, compresa la cooperazione tra Paesi, confisca dei beni, metodi per estrarre prove, negoziare delazioni…” sottolineava ulteriormente: “il settore giudiziario brasiliano è molto interessato alla lotta al terrorismo, ma ha bisogno di strumenti e formazione per usare efficacemente la forza (…) i giudici specializzati guideranno i casi di corruzione più significativi che coinvolgono individui della gerarchia”. Uno dei migliori studenti di quel seminario era l’attuale giudice di prima istanza di Curitiba Sergio Moro, il paladino dell’implacabile persecuzione contro Lula. Moro è un prodotto dell’addestramento imperialista: laureatosi in un corso sulla corruzione transnazionale ad Harvard, partecipa ad eventi organizzati dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti dove va di frequente. “Moro fu addestrato nel dipartimento di Stato. Viaggia negli USA e sa come ottenere l’approvazione di Washington”, dichiarava in un’intervista il noto diplomatico brasiliano Samuel Pinhero Guimaraes. È significativo il fatto che mentre la ricerca su benzina e Odebrecht iniziò nello Stato di Curitiba, con la sua pluripremiata serie di denunce, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivelò le chiavi delle operazioni illecite di Odebrecht in Brasile e in altri nove Paesi dell’America Latina, infliggendo un’ammenda al gigante del business brasiliano per 3,5 miliardi di dollari. Perché gli Stati Uniti intervennero in modo decisivo?

La Base Spaziale di Alcantara vista dagli Stati Uniti
L’assalto concertato di media, magistratura, oligarchia e imperialismo contro Lula e la sua forza politica, sebbene abbia un costo sociale significativo, dà frutti succosi ai suoi promotori. Washington ed alleati hanno aperto porte impossibili da attraversare col governo Lula. Sono riusciti a stabilire un accordo di almeno 16 anni per la presenza statunitense nella Base Aerospaziale di Alcantara, da cui erano partiti nel 2003 durante il primo governo di Lula le preoccupazioni sulla sovranità nazionale. Era l’obiettivo più importante che il generale Mattis, capo del Pentagono, aveva nel programma durante la sua visita in Brasile. La base di Alcantara, dove opera l’agenzia spaziale brasiliana, è l’unica infrastruttura per il lancio di vettori spaziali sotto il controllo di un Paese sovrano in Sud America. Gli specialisti ritengono che il sito abbia enormi vantaggi nei lanci spaziali data la vicinanza all’equatore, dove la velocità di rotazione della terra è maggiore e si ottengono decolli più efficienti con minor consumo di carburante e maggiore capacità di carico. Ma altri sottolineano che il vero obiettivo statunitense è militare, a causa della possibilità di avere truppe in uno spazio ideale per operazioni politico-militari in Sud America e Africa, data la posizione di Alcantara nel nordest brasiliano e rispetto all’Africa occidentale. Sarebbe anche un’enclave strategica per le dispute contro Russia e Cina. Per l’ex-Ministro degli Affari Strategici del Brasile (2009-2010), Samuel Pinheiro Guimaraes Neto, “il principale obiettivo statunitense è avere una base militare in territorio brasiliano in cui esercitino la loro sovranità, al di là della portata delle leggi e della sorveglianza delle autorità brasiliane, comprese militari, e dove possono attuare ogni tipo di operazioni militari”. L’uso di Alcántara da parte degli Stati Uniti è il “caso più flagrante di cessione di sovranità nella storia del Brasile “. È anche degno di nota che nel 2017, per la prima volta nella storia, le operazioni militari congiunte tra Stati Uniti, Brasile, Perù e Colombia si svolgessero in Amazzonia, regione ricca di risorse, biodiversità e acqua, il cui controllo è bramato da Washington. Per la rinomata ricercatrice messicana Ana Esther Ceceña, esercitazioni come AmazonLog2017 rendono possibile “posizionare i rifornimenti bellici che facilitino incursioni territoriali occulte, operazioni di risposta rapida, contemplando l’intervento di forze speciali, statunitensi, locali o private, e consentire operazioni massicce più visibili e sfacciate, col pretesto di presunte crisi umanitari probabili in Venezuela”. La principale società della difesa brasiliana, Embraer, concluse un accordo nell’aprile 2017 con American Rockwell Collins nell’area aerospaziale e ul Comando ingegneria, sviluppo e ricerca dell’esercito statunitense apriva un ufficio a San Paolo per approfondire le relazioni su ricerca e innovazione delle tecnologie di difesa.
Oltre all’assalto militare statunitense al Brasile, v’è quello delle grandi imprese del nord. Lo scorso luglio fu concretizzato l’acquisto da parte di Boeing dell’80% della divisione civile di Embraer. La compagnia brasiliana che ha prodotto aerei commerciali, militari ed esecutivi dal 1969 ed era il primo esportatore brasiliano dal 1991 al 2001, il terzo costruttore aeronautico del mondo e simbolo nazionale, quindi ci furono manifestazioni d’indignazione in Brasile su tele transazione. “Lo scandalo è perché essa è il simbolo della capacità tecnologica brasiliana, come Petrobras, ma in questo caso in un settore molto più sofisticato”, affermava l’analista Mario Osava. Embraer, insieme a Canadian Bombardier, è il secondo produttore di velivoli regionali da 100 posti, un settore in cui la Boeing non operava e quindi aveva interesse nel mercato aeronautico regionale in rapida crescita in cui competere coi nuovi arrivati Russian United Aircraft, Mitsubishi e China Comec. Gli aerei più piccoli del Boeing, il 737-700, da oltre 140 post, “non riescono a sfruttare la crescita della domanda delle compagnie aeree a basso costo o l’aumento del numero di piccoli aeroporti che non ricevono aerei di grandi dimensioni”, notava il quotidiano economico Valor. Come notato dai giorni della nostra tavola rotonda, l’ex-Presidentessa Dilma Rousseff doveva consegnare a un concorrente una delle risorse più apprezzate ed icona industriale del Brasile.

Aprire la strada all’acquisizione transnazionale del petrolio del Brasile
L’enorme giacimento petrolifero Presal, il più grande del mondo e preservata dal governo PT per lo sfruttamento da parte di Petrobras, fu aperto dal governo Temer agli investimenti stranieri. Uno dei primi passi dopo il colpo di Stato contro Dilma. La decisione cerca di rimuovere importanti funzioni di Petrobras ed eliminarlo come principale operatore nel bacino Presal in modo che le grandi compagnie transnazionali possano gestire le risorse naturali del Paese. Ben 16 compagnie petrolifere, tra cui società come Royal Dutch Shell PLC, Chevron Corp e Exxon Mobil Corp, Statoil e Total SA si registrarono per l’asta a giugno dei blocchi offshore in alto mare, dove l’equivalente di miliardi di barili di petrolio sono sotto uno spesso strato di sale sul fondo dell’oceano. Temer annunciava anche importanti privatizzazioni in 34 settori strategici del Paese, con una corsa accelerata alla restaurazione neoliberista ed applaudita dalla perversa oligarchia locale e da poteri transnazionali. In trattativa o già venduti sono elencati 57 aziende pubbliche, aeroporti e porti. “Il colpo di Stato ha portato il Brasile lontano dal suo corso. Vendono i beni pubblici (con le privatizzazioni), decretando la fine dei diritti dei lavoratori (le riforme pensionistiche e del lavoro di Temer) riducendo gli investimenti su sanità e istruzione per i prossimi 20 anni (riformando la Costituzione per imporre un tetto alla spesa). Tutto ciò in maniera sfacciata. Per eliminare gli effetti dannosi di tale colpo di Stato, dobbiamo andare alle urne”, aveva detto Dilma al quotidiano spagnolo El País alcuni giorni prima. “Quando non hanno altro da vendere, si vendono l’anima al diavolo”, aveva detto Lula alcuni mesi fa al quotidiano O Globo. Capite perché al leader dell’ex-sindacato e alfiere del PT non può essere permesso tornare al potere in Brasile?

Fonti:
Espionaje de EEUU a Brasil marcó la visita di Rousseff a Washington
Temer anuncia privatización de 34 empresas de Brasil
Gobierno de Temer privatizará 57 empresas estatales de Brasil
Wikileaks: EUA creó cursos para entrenar Moro y juristas
Brazil: Illicit finance conferrence uses the “T” word, succesfully
Las coimas Odebrecht y la “justicia” made in América
Odebrecht: cinco claves para entender las declaraciones del FBI
Sergio Moro, un juez adiestrado di EE UU
Per qué EE.UU. quiere a toda costa controlar la base militar de Alcántara en Brasil
El Comando Sur de EEUU y la ocupación silenciosa del Amazonas
Brasil – Subastas petroleras en 2018 2019

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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