“Operazione Caino”, la fallita vendetta paramilitare contro le misure economiche

Mision Verdad 17 agosto 2018

Le forze speciali hanno smantellato il piano d’omicidio politico “Operazione Caino”, che mirava a sterminare i leader del Chavismo nel momento in cui lo Stato approfondisce le indagini sull’assassinio mancato del presidente della Repubblica bolivariana. L’operazione fu scoperta quando, nell’attività politica del Consiglio legislativo dello Stato di Táchira in appoggio a Nicolás Maduro, José Luis Daza Cepeda fu arrestato dalla squadra di sicurezza di Freddy Bernal. Daza disse di essere legato a John Luna, un deputato che aveva materiale nell’auto su posizione e spostamenti di Bernal, coordinatore nazionale del CLAP. Furono sequestrate mappe satellitari e vie di transito del leader Chavista, così come informazioni estratte dal cellulare di José Daza che lo collegano con agenti delle mafie del contrabbando nella regione di confine. Si tratta di Juan D’Aveta Chacón e Branford Franceshine, coinvolti nel finanziamento del piano per assassinare Bernal e altri importanti leader politici. Secondo la testimonianza del detenuto, “Operazione Caino” doveva svilupparsi in due fasi: la prima aveva come teatro di operazioni lo Stato di Táchira dove cercare di porre uccidere le figure che limitano la penetrazione dei paramilitari nell’area: Freddy Bernal, recentemente nominato Protettore dello Stato Táchira; la Ministra per gli Affari penitenziari Iris Varela; le autorità militari Manuel Bernal, capo della REDI di Los Andes, e José Noroño Torre, capo dello ZODI di Táchira. Una seconda fase avrebbe seguito attori politici centrali, i leader del PSUV Diosdado Cabello, Jorge Rodríguez e Héctor Rodríguez. In un documento preparato dalla Polizia Nazionale Bolivariana, fu constata la complicità di due poliziotti di Táchira, Johnny Molina e José Vivas che collaborarono all’indagine clandestina per avere informazioni classificate sulla FAES in merito a contrabbando di banconote e residenza di Bernal.

Caratteristiche fondamentali dei finanziatori locali
È noto che il crimine economico che domina l’area di confine di Táchira col dipartimento di Santander ha rafforzato i canali del contrabbando negli ultimi cinque anni, grazie alle politiche legali promosse dallo Stato colombiano, favorendo tali pratiche. In tal senso, la classe mercantile ed economica che gestisce le mafie del contrabbando vedono una seria minaccia negli annunci del governo venezuelano sulle misure riguardanti distribuzione e sussidio della benzina nel Paese. Perciò vengono alla luce nomi come Juan D’Aveta, uomo d’affari venezuelano stabilitosi a San Cristóbal e proprietario del distributore alimentare Canarias. D’Aveta fu imprigionato nel 2009 dopo che nella sua auto furono trovati 150 mila dollari in contanti, una tonnellata di cibo e armi da fuoco, mentre si recava in Colombia. A questo grossista furono sequestrate nel 2017 25 tonnellate di cibo nel negozio di La Concordia, San Cristóbal, durante un’operazione della Sundde del governo regionale e della ZODI di Táchira. La partecipazione degli imprenditori paraeconomíci di Cucuta ad azioni terroristiche nel territorio venezuelano, e della locale galassia del narcotraffico, è intesa come risposta alla controffensiva che istituzioni ed autorità nazionali per contrastare gli effetti sulla normalità economica e sociale del Paese, rafforzando proprio l’asse andino dopo i danni commessi dalle guarimbas del 2017.

Legami con la banda Los Rastrojos
Ciascuno degli obiettivi della prima fase dell’operazione fallita faceva parte della struttura della sicurezza nazionale che ridusse l’infiltrazione dei paramilitari, braccio esecutore degli interessi transnazionali a cui obbedisce il governo colombiano. È attraverso le forze speciali operative per localizzare e fermare gruppi irregolari nell’area di Táchira, si evidenziano i ricorrenti scontri con la cellula paramilitare Los Rastrojos, che aveva aumentato la presenza nella regione di confine. Tale banda criminale compiva, nel 2017, le aggressioni volte a diffondere falsità su un attacco delle Forze Armate Nazionali Bolivariane all’esercito colombiano, per screditarle e giustificare il conflitto armato, sopprimendo nel contempo le prove della presenza paramilitare ai confini del Paese. Fu presente nella rivoluzione colorata dell’anno scorso nella zona. Tlai forze useranno cellule di mercenari per eseguire le azioni per la nuova fase del conflitto.La consultazione permanente sarà necessario data la vasta esperienza raccolta sulle precedenti incursioni terroristiche, per niente timide,. Eliécer Otaiza e Robert Serra sono seguiti dagli operatori intellettuali della guerra multidimensionale contro il Venezuela, per imporre condizioni allo Stato attraverso sanzioni economiche e vessazioni internazionali; ma hanno fallito. La raccomandazione del Presidente Nicolás Maduro allo Stato Maggiore è l’urgenza di creare un corpo specializzato nell’antiterrorismo colombiano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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