Combattere gli USA attraverso la Siria

Military Watch 2 settembre 2018

Oggi la Russia svolge un ruolo chiave nel sostenere le Forze Armate siriane in ciò che appare un conflitto di otto anni, intervenendo direttamente con risorse aeree, le forze speciali e altri aiuti vitali fin dal 2015, invertendo il corso della guerra contro numerosi gruppi islamisti filo-occidentali, la storia dell’aiuto russo alla Repubblica araba e la natura del partenariato tra i due Paesi assumono un nuovo significato. Dopo il perno dell’Egitto verso il blocco occidentale negli anni ’70 e la svolta irachena verso occidente sotto Sadam Husayn dal 1980 per ricevere assistenza nella guerra contro l’Iran, la Siria è emersa come principale partner della difesa dell’Unione Sovietica in Medio Oriente e svolse un ruolo chiave nella bilancia di potere co occidente e suoi alleati regionali. Con uno Stato molto più piccolo e meno ricco di risorse di altre potenze arabe, le Forze Armate siriane si affidano da tempo all’assistenza russa, che negli anni ’80 fu generosa nell’affrontare le forze israeliane al confine e direttamente la potenza dell’esercito statunitense ed alleati europei nel vicino Libano, piccolo Stato a cui Damasco dispiegò una considerevole task force in risposta all’invasione israeliana. L’Unione Sovietica, fornendo ampia assistenza militare alla Siria, poté condurre una guerra indiretta contro gli Stati Uniti e in gran parte frustrarne i tentativi di perseguire i propri obiettivi in Libano, come fecero in precedenza in Vietnam. Con le forze siriane armate delle ultime armi sovietiche, la presenza in Libano fu un efficace contrappeso a quella del blocco occidentale e d’Israele. L’ex-capo di Stato Maggiore egiziano Sad al-Shazly osservò il ruolo sovietico nel minare la posizione degli Stati Uniti in Libano: “Ci furono diverse ragioni locali per il fallimento degliu USA in Libano, tra cui la resistenza dei libanesi e la posizione risoluta della Siria. Ma il sostegno sovietico ad entrambi fu, a mio avviso, il fattore strategico cruciale del loro successo. La sfida sovietica alla presenza statunitense in Libano assunse due forme. La prima consisteva nell’aumento delle forniture di armi alla Siria, sufficienti per quantità e qualità per sostenere la posizione siriana in Libano contro qualsiasi minaccia statunitense o israeliana. Il riequipaggiamento della Siria, infatti, fu quasi impressionante per velocità e scala. Nel giugno 1982, le forze siriane in Libano subirono lo scontro con Israele. Le perdite siriane furono 400 carri armati, 100 aerei ed elicotteri e 18 battaglioni di SAM (missili terra-aria). L’Unione Sovietica li sostituì prontamente, con materiali più moderne. Inoltre, l’Unione Sovietica consegnò ai siriani altri 200 carri armati T-72; un battaglione di missili campali SS-21; rafforzò le difese aeree della Siria con altri 68 battaglioni di SAM, tra cui otto battaglioni di SAM-5 a lungo raggio (S-200); e consegnò all’Aeronautica siriana altri 54 elicotteri da combattimento, 25 MiG-23 e 25 MiG-25”. Con le Forze Armate siriane che subirono pesanti perdite l’anno prima per mano dell’aviazione israeliana, in particolare con l’operazione Mole Cricket che vide paralizzare le difese aeree siriane e la sua flotta di caccia decimata dai nuovi aviogetti israeliani di quarta generazione, come l’F-15 Eagle supportato da numerosi caccia leggeri, la mossa dell’URSS nel ripristinare rapidamente la capacità operativa dell’alleato, e in particolare la difesa aerea, fu uno sviluppo critico che assicurato che Stati Uniti e loro alleati non avrebbero avuto un vantaggio assoluto. Con la potenza dei caccia MiG-23 e delle batterie di difesa aerea S-75 e S-125, comprese le debolezze, ben note a Stati Uniti e loro alleati israeliani, per gentile concessione del presidente egiziano Sadat che fornì questi sistemi assai efficacia il blocco occidentale per studiarli allontanandosi dall’Unione Sovietica, l’introduzione delle batterie S-200 e degli intercettori MiG-25 fu lo strumento chiave per rafforzare le capacità antiaeree della Siria, che anche in forze relativamente piccole facevano una differenza fondamentale. Questi mezzi erano riservati in particolare ad alcuni dei clienti più vicini dell’URSS, con la Siria primo cliente in assoluto dell’S-200 al di fuori del Patto di Varsavia.
Sull’effetto dell’adozione dei più recenti equipaggiamenti militari sovietici nelle Forze Armate siriane, il capo di Stato Maggiore egiziano osservò: “L’investimento sovietico fu ripagato. Il 4 dicembre 1983, i siriani abbatterono tre aerei statunitensi sul Libano. Fu un colpo umiliante per il prestigio americano. Per la prima volta, un Paese arabo abbatteva aerei e prendeva prigionieri statunitensi (eventi erano comuni in Vietnam e Corea, ma non in Medio Oriente). Naturalmente, statunitensi furono abbattuti durante la guerra dell’ottobre 1973 (Yom Kippur); ma questi erano ebrei statunitensi dalla doppia nazionalità israeliana, e pilotavano aerei che anche se statunitensi, portavano insegne israeliane. Qui fu diverso. Per una volta un Paese arabo trovò nodo di difendersi”. Le armi acquisite dalle Forze Armate siriane negli anni ’80 ebbero un ruolo centrale nella dottrina della difesa da allora, anche se la flotta avanzata di MiG-25 sembra sia conservata negli ultimi anni in caso di grande attacco aereo da parte di Israele o blocco occidentale, intercettori altrimenti di scarso utilizzo contro le forze ribelli sostenute dall’occidente che continuano a costituire la principale minaccia alla sicurezza del Paese oggi. Con la Russia che fecero un passo indietro nella cooperazione militare dopo la caduta dell’Unione Sovietica e stretto relazioni con Israele spingendo il Paese a non dotarsi di mezzi di difesa aerea più avanzati, ovvero gli intercettori MiG-31 e i sistemi di difesa aerea S-300 che sostituirono MiG-25 ed S-200, i mezzi all’avanguardia negli anni ’80 che rimangono finora centrali per la capacità di Damasco di difendere il proprio spazio aereo.
La natura dei contatti tra Unione Sovietica e Hezbollah, sospettato di aver eliminati 241 marines statunitensi in una sola notte assieme a 51 soldati francesi, rappresentando una seconda grave minaccia alla potenza statunitense, rimane incerta. La milizia araba tuttavia ricevette un ampio sostegno dall’Iran, sebbene non fosse un alleato sovietico all’epoca mantenne stretti legami col governo di Damasco e aveva interessi condivisi con la superpotenza comunista quando si oppose alla presenza militare occidentale in Libano. 35 anni dopo, con Hezbollah più grande e più armato che mai, la milizia ha stretto legami con l’esercito russo in gran parte attraverso il comune alleato siriano, coi miliziani libanesi che gestiscono alcuni dei più recenti materiali russi come i missili anticarro Kornet e mentre si coordinano contro i numerosi gruppi islamisti in Siria, entrambi intervenuti a proteggere l’alleato. I legami stretti tra Hezbollah e ciò che la leadership della milizia definisce “Asse della Resistenza” delle potenze sciite nel Medio Oriente, come la Siria, e i “grandi avversari” del blocco occidentale, ovvero Russia, Corea democratica e in misura minore Cina, contengono Stati Uniti e loro alleati nella regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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