“Effetto Alleanza” nelle guerre commerciali: Germania, Cina e Russia contro Trump

Paul Antonopoulos, Fort Russ 2 settembre 2018

Ogni nuova serie di dazi e misure restrittive statunitensi non solo causa crisi finanziarie nei Paesi sanzionati, ma offre anche opportunità per nuove alleanze strategiche. Gli Stati Uniti hanno scatenato una guerra di dazi con la Cina, e Giappone e Germania hanno colto l’opportunità per garantirsi maggiore partecipazione al mercato delle autovetture dalla più rapida crescita al mondo. Washington ha imposto sanzioni alla Turchia e la Germania ha già annunciato che fornirà aiuti economici ad Ankara, mentre le banche cinesi hanno concesso prestiti da miliardi di dollari al Paese ottomano. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condannato la cancelliera tedesca Angela Merkel per i piani di acquisto di gas russo attraverso il gasdotto Nord Stream 2, e pochi giorni dopo in occasione del vertice tra Merkel e il presidente Vladimir Putin, veniva confermato l’accordo per il gasdotto come patto per aiutare a ricostruire la Siria in cooperazione con la Russia. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche all’Iran e le compagnie di assicurazione occidentali hanno smesso di stipulare assicurazioni per il trasporto del petrolio. In risposta, la Cina ha deciso di utilizzare le petroliere iraniane con l’assicurazione iraniana per gli acquisti di carburante dall’Iran.

Manifesto tedesco
Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas sottolineava a luglio che l’Europa “non sarà intimidita dal presidente Trump”. Il capo della diplomazia tedesca propose un nuovo sistema di pagamenti internazionali indipendenti dal dollaro, un nuovo sistema di trasferimenti interbancari e un Fondo monetario europeo per proteggere le aziende europee dalle sanzioni statunitensi. Suggeriva anche d’introdurre una tassa digitale per le società statunitensi che operano online. Tuttavia, il “manifesto” di Maas per il momento è solo parole, secondo l’economista David P. Goldman dell’Asia Times, secondo cui questo avviene perché le aziende europee non vogliono mettere alla prova la determinazione degli Stati Uniti sulle sanzioni contro Iran e Russia.

Opportunità per i concorrenti statunitensi
A lungo termine, tuttavia, cambiamenti significativi nei modelli di investimento in risposta alla nuova assertività degli Stati Uniti potrebbero sostenere le ambizioni eurasiatiche della Cina, osserva Goldman. Certo, Pechino è disposta ad aprire i suoi mercati a Bruxelles e Tokyo, principali concorrenti degli Stati Uniti, in cambio del loro aiuto nella guerra commerciale.

Approfittando della crisi finanziaria turca
La risposta europea e cinese alla crisi finanziaria turca, duratura ed esacerbata dalle sanzioni statunitensi, mostra quanto velocemente le alleanze economiche cambino. Invece di chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale (FMI), Erdogan cerca nuovi amici. Il Qatar si è impegnato ad investire 15 miliardi di dollari in progetti ed investimenti economici in Turchia. Inoltre, è più che probabile che la Cina partecipi ai piani di ripresa dell’economia turca, sottolinea Goldman. Secondo il quotidiano finanziario cinese The Asset, “la crisi economica in Turchia costringe il presidente Recep Tayyip Erdogan a cercare aiuti finanziari, lasciando la porta aperta alla Cina cogliendo un’opportunità imperdibile di accelerare le ambizioni per l’iniziativa One Belt, One Road nella Regione”. Secondo l’economista, niente di tutto ciò sorprende: l’emirato paga la Turchia per la protezione politica e il gigante asiatico ha sempre considerato la Turchia come punta occidentale della sua rete logistica eurasiatica. La sorpresa arrivava da Berlino, dove il governo di Merkel considera l’idea del sostegno finanziario alla Turchia in cambio della cooperazione di Ankara nella gestione della crisi dei rifugiati siriani ed altre questioni. La Germania, in teoria, è un alleato degli Stati Uniti, e Washington è in pieno confronto con la Turchia per la detenzione di un pastore statunitense, tra le altre questioni. Tuttavia, Berlino ha deciso di sfruttare le urgenti necessità economiche della Turchia per avanzare la propria agenda a spese dell’alleanza con Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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