Come Israele si offrì di vendere armi nucleari al Sudafrica

Esclusivo: documenti segreti del periodo dell’apartheid forniscono le prime prove ufficiali sulle armi nucleari israeliane
Chris McGreal
The Guardian 24 maggio 2010

peres-south-africaDocumenti segreti sudafricani rivelano che Israele offrì di vendere testate nucleari al regime dell’apartheid, fornendo la prima prova ufficiale documentata del possesso di armi nucleari da parte israeliana. I verbali ‘top secret’ delle riunioni tra alti funzionari dei due Paesi, nel 1975, dimostrano che il ministro della difesa del Sud Africa, P. W. Botha, chiese delle testate e Shimon Peres, allora ministro della Difesa d’Israele ed attuale presidente, rispose offrendone “di tre taglie“. I due uomini inoltre firmarono un accordo di ampio respiro che disciplinava i legami militari tra i due Paesi, inclusa una clausola che dichiarava che “l’esistenza stessa di questo accordo” doveva rimanere segreta.
I documenti, scoperti da un accademico statunitense, Sasha Polakow-Suransky, per la stesura di un libro sulle strette relazione tra i due Paesi, fornisce la prova che Israele possiede armi nucleari, nonostante la sua politica di “ambiguità” del né confermare, né negare la loro esistenza. Le autorità israeliane hanno cercato di fermare le declassificazione dei documenti del governo del Sud Africa post-apartheid, su richiesta di Polakow-Suransky, e le rivelazioni saranno imbarazzanti, tanto più che questa settimana si svolgono i colloqui sulla non proliferazione nucleare a New York sul Medio Oriente. Potranno anche minare i tentativi d’Israele di suggerire che, se possiede armi nucleari, è una “potenza responsabile”, che non li userebbe in modo improprio, mentre Paesi come l’Iran non possono essere affidabili.
Una portavoce di Peres ha detto, oggi, che l’articolo è infondato e non vi fu “mai alcun negoziato” tra i due Paesi. Non ha commentato l’autenticità dei documenti. I documenti del Sudafrica mostrano che i militari dell’era dell’apartheid vollero dei missili come deterrente e per poter compiere dei potenziali attacchi contro gli Stati limitrofi.
I documenti mostrano che entrambe le parti si riunirono il 31 marzo 1975. Polakow-Suransky l’ha scritto nel suo libro, pubblicato negli Stati Uniti: The Unspoken Alliance: Israel’s secret alliance with apartheid South Africa. Ai colloqui, i funzionari israeliani “proposero formalmente di vendere al Sudafrica alcuni missili Jericho, con capacità nucleare, del loro arsenale“. Tra i partecipanti alla riunione vi era il capo di stato maggiore del Sud Africa, Tenente-Generale R. F. Armstrong, che subito redasse una nota in cui enunciava i vantaggi del Sud Africa nell’ottenere i missili Jericho, ma solo se fossero stati dotati di testate nucleari. Il memorandum, segnato “top secret” e datato lo stesso giorno dell’incontro con gli israeliani, fu già rivelato, ma il contesto non era stato pienamente compreso, perché non era noto che fosse direttamente collegato all’offerta israeliana quello stesso giorno, e che era alla base di una diretta richiesta ad Israele. Armstrong scrisse: “Nel considerare i vantaggi di un sistema d’arma come quello offerto, alcune ipotesi sono state fatte: a) che i missili siano armati con testate nucleari prodotte nella RSA (Repubblica del Sud Africa) o acquisite altrove“. Ma il Sudafrica in quegli anni non era in grado di costruire armi atomiche.
Poco più di due mesi dopo, il 4 giugno, Peres e Botha si riunirono a Zurigo. A quel punto il progetto Jericho assunse il nome in codice ‘Chalet’. Il verbale top secret della riunione afferma che: “il ministro Botha manifestò interesse su un numero limitato di unità del tipo Chalet col giusto carico utile disponibile“. Il documento riporta poi: “il ministro Peres disse che il carico utile corretto era disponibile in tre taglie. Il ministro Botha espresse apprezzamento e disse che avrebbe chiesto un parere.” Le “tre taglie“, si ritiene si riferissero ad armi convenzionali, chimiche e nucleari. L’uso di un eufemismo, il “carico giusto“, riflette la sensibilità d’Israele sulla questione nucleare, che non sarebbe stato utilizzato se si ci fosse riferiti alle armi convenzionali. Poteva anche significare solo, come il memorandum di Armstrong chiarisce, che il Sud Africa era interessato ai missili Jericho unicamente come vettori a testate nucleare. Inoltre, il solo carico utile che i sudafricani avrebbero dovuto avere da Israele era quello nucleare. I sudafricani erano in grado di costruire altro tipo di testate. Botha non portò avanti con l’accordo, in parte a causa del costo. Inoltre, qualsiasi operazione avrebbe dovuto avere l’approvazione finale dal primo ministro d’Israele, e non era certo che sarebbe stato imminente.
Il Sudafrica, alla fine, costruì le proprie bombe nucleari, sia pure forse con l’aiuto di Israele. Ma la collaborazione tecnologica militare crebbe solo negli anni seguenti. Il Sud Africa aveva anche fornito gran parte dell’uranio yellowcake di cui Israele aveva necessità per sviluppare le peoprie armi. I documenti confermano i resoconti da parte di un ex ufficiale della marina del Sud Africa, Dieter Gerhardt, incarcerato nel 1983 per spionaggio a favore dell’Unione Sovietica. Dopo il suo rilascio, con il crollo dell’apartheid, Gerhardt ha detto che c’era un accordo tra Israele e Sud Africa chiamato ‘Chalet’ che riguardava l’offerta da parte dello Stato ebraico di otto missili Jericho con “testate speciali”. Gerhardt ha detto che queste erano bombe atomiche. Ma finora non vi è stata alcuna prova documentale dell’offerta.
Alcune settimane prima che Peres offrisse le sue testate nucleari a Botha, i due ministri della Difesa firmarono un accordo segreto che disciplinava l’alleanza militare, noto come ‘Secment’. Era così segreto che includeva la negazione della propria esistenza: “E’ espressamente convenuto che l’esistenza stessa di questo accordo … è segreto e non potrà essere rivelato dalle due parti“. L’accordo affermava anche che nessuna delle parti poteva recedervi unilateralmente.
L’esistenza del programma militare nucleare d’Israele venne rivelato da Mordechai Vanunu al Sunday Times nel 1986. Fornì le foto scattate all’interno del sito nucleare di Dimona e diede una descrizione dettagliata dei processi relativi alla produzione di una parte del materiale nucleare, ma non fornì alcuna documentazione scritta. I documenti sequestrati dagli studenti iraniani all’ambasciata statunitense di Teheran, dopo la rivoluzione del 1979, rivelarono che lo Shah si era detto interessato verso lo sviluppo di armi nucleari con Israele. Ma i documenti sudafricani offrono la conferma che Israele era in grado di armare i missili Jericho con testate nucleari.
Israele fece pressione sull’attuale governo sudafricano per non declassificare i documenti richiesti da Polakow-Suransky. “Il ministero della difesa israeliano ha cercato di bloccarmi dall’accedere all’accordo ‘Secment’, sulla base del fatto che era materiale sensibile, in particolare la firma e la data” ha detto. “I sudafricani non sembrarono curarsene, cancellarono alcune righe e me lo consegnarono. Il governo dell’ANC non è tanto preoccupato di proteggere i panni sporchi dei vecchi alleati del regime dell’apartheid”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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