Accordo per la difesa siglata da Siria e Iran contro la pressione estera

Peter Korzun SCF 29.08.2018

Il Ministro della Difesa iraniano Amir Hatami visitava Damasco il 26 e 27 agosto firmando un nuovo accordo di cooperazione militare. L’atto è evidentemente una risposta alle richieste di Stati Uniti ed Israele di ritirare le forze iraniane dalla Siria. Non venivano forniti dettagli sul contenuto del documento, ma è logico supporre che contenga un elenco di obblighi reciproci nel caso in cui l’esercito iraniano venga attaccato in Siria. L’accordo menziona il ruolo dell’Iran nella ricostruzione dell’industria della Difesa siriana, ponendo così fine alle speranze che la sua presenza militare in quel paese finisca. Secondo il capo della Difesa iraniano, “l’accordo tecnico e di difesa” prevede la continua “presenza e partecipazione” dell’Iran in Siria, aggiungendo che fu raggiunto un accordo con la Siria secondo cui l’Iran avrebbe “presenza, partecipazione e assistenza” nella ricostruzione e che “alcun terzo sarà influente su questo tema”. L’accordo fu firmato proprio quando veniva annunciato il vertice Russia-Turchia-Iran previsto per il 7 settembre a Teheran. Tali eventi normalmente richiedono preparativi approfonditi. Ci si aspetta che le parti raggiungano un accordo su ulteriori misure congiunte per avere dei progressi in Siria. È importante allineare le posizioni prima dei colloqui delle Nazioni Unite a Ginevra, previsti per l’11-12 settembre. L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, invitava i “tre grandi” a partecipare. Possono venire con iniziative congiunte mentre gli Stati Uniti non hanno nulla da offrire, se non la pretesa del ritiro dell’Iran, rischiando di rimanerne escluso, mentre gli sforzi diplomatici avviati dagli altri Stati portano frutti. Questo giro di eventi difficilmente sarà una buona notizia per chi vorrebbe ostacolare gli sforzi di pace e imporre le proprie condizioni per raggiungere una qualsiasi soluzione del problema. La necessità di porre fine all’aiuto iraniano ad Hezbollah fu sottolineata durante la visita del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton in Israele. Le parti non dichiararono guerra all’Iran, ma non c’è modo d’impedire che le forniture raggiungano Hezbollah in Libano senza interrompere le rotte terrestri che attraversano la Siria. Il funzionario USA insisteva prima della visita in Israele che il ritiro delle forze iraniane dalla Siria era prerequisito per qualsiasi risoluzione del conflitto. Stati Uniti e loro alleati in Siria ritengono importante frantumare i piani della Siria per liberare la provincia d’Idlib dai terroristi. Si prevede che presto venga inscenato un attacco chimico sotto falsa bandiera per creare il pretesto per un’azione militare. Una volta che Siria e Iran sono in linea, non fa differenza chi sia attaccato per primo o dove. C’erano resoconti dei mass media sul fatto che un’operazione militare su vasta scala fosse in corso attesa per agosto o settembre.
Non c’è modo di sapere di cosa esattamente Bolton abbia discusso con le autorità israeliane durante la visita a Gerusalemme il 19 agosto, ma i rapporti sulle attività militari nella base statunitense di al-Shadadi nella provincia siriana di al-Hasaqah apparvero poco dopo. L’impianto sarebbe stato aggiornato per consentire l’atterraggio e il decollo di aerei cargo pesanti. Anche Ayn al-Arab (Kobani) veniva ampliato. Ad agosto, l’invio di munizioni e materiale militare arrivò a diverse strutture controllate dagli Stati Uniti in Siria e Iraq. Radar furono trasportati nelle aree controllate dalle SDF, ad est del fiume Eufrate. Nel frattempo, diverse migliaia di terroristi con armi pesanti e blindati nella provincia d’Idlib in Siria si preparano a lanciare un’offensiva contro le regioni di Hama ed Aleppo controllate dal governo. L’attacco sarà mirato alle forze siriane e iraniane e filo-iraniane invitate dal governo siriano. Sembra che siano in corso piani per costringere la Siria a sprofondare nuovamente nel caos. In realtà, le operazioni sono già iniziate. Stati Uniti e Israele hanno condotto la prima operazione congiunta contro la Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria iraniana e lo sciita iracheno Qataib Hezbollah il 23 agosto, vicino Abu Qamal, sull’autostrada Siria-Iraq. Il presidente Trump aveva detto tante volte e in tante occasioni che vuole che gli statunitensi lascino la Siria, ma la politica estera degli Stati Uniti è nota per gli inganni. Qualunque cosa si dica oggi sarà dimenticata domani. Questa volta, il Libano potrebbe diventare un nuovo fronte. È opinione diffusa che la guerra tra Israele e Hezbollah sia inevitabile. A febbraio, le truppe statunitensi e israeliane si esercitarono per una possibile guerra con Hezbollah in Libano, Paese che ha un accordo militare con la Russia. I contratti di perforazione offshore che il Libano ha firmato con altri Paesi, senza risolvere la disputa sui confini con Israele, stimolano i preparativi di guerra.
Siria e Iran sfidavano le pressioni dimostrando la decisione di non piegarsi ma di proteggere il diritto di decidere indipendentemente, reagendo alla sfida. Se l’accordo di difesa firmato tra i due alleati provoca un conflitto militare, si diffonderà sicuramente in altri Paesi, come Yemen, Libano e Iraq, portando a una guerra lunga, protratta e costosa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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