Ecco la dura verità sulla dittatura nordcoreana

Jay Tharappel FRN 27 agosto 2018

Il 24 luglio arrivai a Pyongyang con un gruppo itinerante con altri cinque, tra cui il Dottor Tim Anderson, docente di economia politica presso l’USyd. Al terminal fummo accolti da Tamam Sulayman, ex-ambasciatore siriano in Australia ed ora ambasciatore siriano in Corea democratica. Quello che segue non è un resoconto accademico su ogni aspetto del Paese, ma semplicemente ciò che ho visto in mille parole. La maggior parte degli stranieri passa per la Koryo Tours e gli viene mostrata il meglio del Paese, ma poiché arrivammo col Comitato per le relazioni culturali coi Paesi stranieri della Corea democratica, ci mostrarono molto più della vita quotidiana, dalle umili famiglie contadine, ai grandi magazzini, alle strutture educative per i bambini. A guidarci in questi punti di riferimento c’era la nostra guida e traduttrice Kim Jong-nam, che ci disse che non “considerava turisti ma delegazione di scambi culturali”. Questo probabilmente ebbe a che fare col motivo per cui non mi sentivo controllato in alcun modo. La nostra unica limitazione era che nessuno di noi conosceva il coreano. Un articolo di Fox News di giugno scriveva che i turisti in Corea democratica non hanno il permesso di lasciare l’hotel senza scorta, e qualsiasi incontro cogli altri deve avvenire nell’hotel. “Questa non fu la mia esperienza. Abbiamo trascorso tre serate dalle nostre due guide coreane, facendo le nostre stesse cose, e tornavamo in albergo tardi salutando le nostre due guide un po’ affamate la mattina. Ma quelle notti non fu solo bere Arak e Soju e fumare narghilè: abbiamo parlato con persone che vivono nella RPDC da anni, come il Coordinatore residente delle Nazioni Unite Tapan Mishra, e Jesus Fernandez, dell’ambasciata cubana, entrambi buoni amici di Tammam. Un giovedì mattina la nostra guida, il signor Kim, un magro fumatore di 42 anni che faceva parte dell’Esercito Popolare coreano, ci svegliò presto per una passeggiata lungo il pontile a guardare l’alba con dozzine di pescatori. Eravamo a Wonsan, sulla costa orientale, di fronte al Giappone. Abbiamo parlato della vita sociale. Secondo il signor Kim, i minatori di carbone vengono pagati più della maggior parte degli impiegati perché, come gli altri ruoli fisicamente pesanti, dovrebbero essere risarciti di più. Più tardi Tamam ci raccontò in un ristorante coreano alla moda che i minatori di carbone mangiano a prezzi scontati. Secondo l’articolo 30 della Costituzione coreana, i “lavori duri” danno diritto a giornate lavorative più brevi. Si ha l’impressione che la cosiddetta “élite” nella Corea democratica sia diversa dall’élite delle società capitaliste, composta da insegnanti, scienziati, architetti, dottori e ingegneri, persone la cui genuità gioca un ruolo nel dare al potere il cervello per la spinta statale verso l’autosufficienza economica. Queste persone sono pagate di più? Sì, ma questa disuguaglianza impallidisce rispetto alla disuguaglianza che si vede nel mondo capitalista. A Wonsan visitammo una fabbrica di scarpe dove gli operai della catena di montaggio che svolgevano il lavoro fisico avevano l’aria condizionata, ma i progettisti in scrivania dietro i computer no. Visitammo una fabbrica per la lavorazione del cibo dove i lavoratori avevano una piscina al piano superiore dove andavano spesso dopo il lavoro. Poiché l’edilizia abitativa urbana è un compito amministrativo, piuttosto che merce, le persone possono spostarsi da diverse parti della città relativamente facilmente dopo aver compilato alcuni documenti. Hai un bambino e bisogno di una stanza in più? Richiedi un aggiornamento e ti troveranno un nuovo appartamento.
Due anni fa, un disertore nordcoreano, Kim Ryon-hui, dichiarò di essere sorpresa dai senzatetto di Seoul, in Corea del Sud, e che non aveva mai visto senzatetto a Pyongyang, capitale del Nord, secondo United Press International. Anche se questo non è l’unico resoconto dei disertori, e molti sono certamente sfavorevoli, questa testimonianza è in accordo con la mia esperienza. Non ho visto un solo senzatetto, e le persone dell’ambasciata sono convinte che sia uno dei posti più sicuri in cui vivere. Visitammo la fattoria cooperativa di Mikok vicino Sariwon, dove dovevamo fare alcuni lavori agricoli, ma quando arrivammo i contadini dissero alle nostre guide che preferivano che non lo facessimo. Invece fummo invitati a casa di una famiglia di contadini e parlammo parlato con una donna di 60 anni che ricordava l”ardua marcia’, la carestia degli anni ’90 dopo il crollo dell’Unione Sovietica all’inizio del decennio. Ricordava i tempi difficili, ma anche che al tempo pensavano che si trattasse di un disagio temporaneo perché erano sicuri che la direzione avesse un piano per risolverlo. L’esperienza del tempo ci diede l’impressione che la loro società sia altamente organizzata con livelli significativi di partecipazione di massa. Gli agricoltori non tendono solo alla terra, ma sono anche incoraggiati a prendersi una pausa per studiare agronomia, tutto fornito dallo Stato.
Lo slogan politico popolare in Corea democratica in questi giorni è che “i bambini sono i governanti del Paese” e questo perché l’area in cui il governo spende molto è l’istruzione della gioventù. A Wonsan visitammo una scuola per orfani che aveva una piscina e un’intera gamma di strutture sportive, molto meglio di qualsiasi altra cosa a cui avessi accesso alle elementari. Ogni provincia del Paese ha un “Palazzo dei bambini” dove gli studenti vanno volentieri perché facoltativi, per sviluppare calligrafia, canto, teatro, danza, sport, musica e disegno. Tamam mi disse che crede che l’economia della Corea democratica balzerebbe alle stelle se le sanzioni economiche fossero revocate. Un Paese che si sforza di resistere credibilmente agli Stati Uniti deve necessariamente essere autoritario per il semplice motivo che è in guerra e non può avere una popolazione timida, picchiata e demoralizzata. Per come Pyongyang lo vede, l’esercito che ha ucciso un terzo della sua popolazione e completamente raso al suolo il Paese durante la Guerra di liberazione occupa ancora la nazione. Perciò, le persone con cui parlai ritenevano necessario lo Stato guarnigione autoritario, l’unico modo per assicurare le conquiste contro una forza che spesso ricorrere a qualsiasi mezzo per sovvertire gli sforzi della liberazione. Lo Stato crede di aver completato una missione di civiltà, iniziata con la resistenza all’occupazione coloniale giapponese, e che dovrà concludersi con la riunificazione della Corea , di cui entrambe le parti sono entusiaste. Il loro slogan è “non invidiamo nulla in questo mondo” sembra avere perfettamente senso quando si guarda intorno. Non riempiono i loro spazi pubblici con la pubblicità che dice ai cittadini che sono inadeguati; invece dipingono murales destinati a ispirare il popolo nella costruzione di una società migliore. Tutto ciò che chiedono è di essere lasciati soli, e che l’esercito statunitense lasci la loro terra.
Sì, il nostro tempo era limitato, ma onestamente, quello che vedevo era una società organizzata, egualitaria e piena di energia, con buone ragioni per credere che ora raccoglie i frutti dei sacrifici passati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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