L’imperialismo e i suoi complici: la questione della dittatura e della democrazia in patria e all’estero

James Petras, Internationalist 360° 25 agosto 2018

Uno dei più importanti progressi storici mondiali dell’imperialismo occidentale (Stati Uniti ed Unione europea) è la scomparsa e dissoluzione a lungo termine e vasta scala dei movimenti antimperialisti (AIM). Una delle principali ragioni della debacle è la riluttanza o incapacità d’affrontare le élite imperiali elettorali impegnate in guerre regionali contro regimi nazionalisti dittatoriali o autoritari. In questo articolo procederemo delineando le dimensioni del problema. In secondo luogo, discuteremo le conseguenze economico-politiche delle politiche fatali adottate da AIM. Concluderemo considerando alternative all’attuale impasse.

Dimensioni del problema: l’imperialismo e l’occupazione di regimi dittatoriali indipendenti
Negli ultimi tre decenni i regimi imperiali elettorali guidati dagli Stati Uniti sono intervenuti, invaso e conquistato diversi regimi indipendenti dittatoriali o autoritari, come Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e Ucraina. Ad eccezione dell’invasione iniziale dell’Iraq, non ci fu praticamente alcuna opposizione di massa dell’AIM. Durante e dopo le conquiste imperiali, l’AIM ignorò i milioni di uccisi e sradicati e la distruzione del tessuto socio-economico delle loro società. L’AIM non ha risposto all’imposizione occidentale di collaborazionisti coloniali incaricati di gestire i regimi vassalli. Al momento attuale, l’imperialismo occidentale è impegnato in una guerra politico-economica per rovesciare e/o dominare diversi Paesi in crisi, tra cui Turchia, Venezuela e Nicaragua. Non c’è opposizione dall’AIM occidentale. Al contrario, molti intellettuali occidentali sostengono le mire imperiali in nome della democrazia. L’imperialismo occidentale espande il raggio d’azione, approfondendo l’intervento e aumentando il costo umano e materiale ai popoli interessati. C’è un silenzio assordante, assenza totale (se non complicità) da ciò che si pretende movimento ed intellettuali antimperialisti. Quali sono le ragioni del rifiuto dell’AIM di riconoscere e perseguire valori democratici? Perché l’assenza di solidarietà nazionale ed opposizione alle depredazioni delle potenze occidentali? Perché alcuni capi dell’AIM (e seguaci) hanno abbracciato le conquiste imperialiste come “liberazione”? Perché alcune minoranze etniche di Stati indipendenti hanno persino collaborato con le potenze imperiali, come nel caso dei curdi in Iraq, parlando di “colonialismo democratico”.

Dittatura dell’imperialismo e fine dell’AIM
I capi dell’AIM hanno deciso una falsa equivalenza tra conquistatori imperialisti e Stati indipendenti autoritari. Non avendo fatto alcuna distinzione o peggio, amalgamandoli, l’AIM si rifiuta di mobilitare, organizzare, istruire i propri sostenitori politici. Non esprimono alcuna solidarietà col popolo occupato né difendono le sue società, mezzi di sostentamento e risorse. I capi dell’AIM non capiscono che guerre e conquiste imperiali impongono condanne a morte molte più severe e durature che dai sovrani locali; oppressione, sfruttamento e distruzione dei popoli conquistati superano di gran lunga le dittature esistenti. Non c’è dubbio che gli imperialisti abbiano distrutto gli standard di vita avanzati e la vita culturale-scientifica in Iraq, Libia e Siria. I taliban non hanno governato attraverso l’economia della droga o distrutto villaggi e dominano la vita quotidiana come avvenne dopo invasione e conquista degli Stati Uniti. Anche se l’AIM non agì per impedire intervento ed invasioni imperialiste, fece ancora meno per rispondere ai fatti dopo l’occupazione. Perché? A causa della falsa equivalenza, i popoli e la loro resistenza non agiscono secondo i protocolli dei capi dell’AIM: carnefici e vittime erano ugualmente responsabili! Alcuni settori della sinistra occidentale ed intellettuali progressisti sono andati oltre, almeno durante le iniziali invasioni imperialiste sostennero ciò che immaginavano il “controllo democratico” derivante dall’intervento imperialista (che chiamarono “rivolta”)! Ovviamente, gli imperialisti la sapevano lunga: cooptando e scartando i complici sulla via della conquista e della distruzione. I capi dell’AIM si sono lavati le mani sia degli “imperialisti” che delle “dittature” e hanno abbandonato quei collaborazionisti che diedero una verniciatura da “valori democratici” all’attuale occupazione imperialista… Le ragioni delle mobilitazioni e sfide all’imperialismo sono molte e profonde e vanno oltre la solidarietà coi popoli oppressi. Ad esempio, l’imperialismo USA è su tutte le furie minando o cercando di rovesciare governi eletti in Turchia, Venezuela e Nicaragua. Washington ha già promosso un regime cliente in Brasile e cerca di bloccare le prossime elezioni arrestando e squalificando il leader principale del centro-sinistra Lula Da Silva. Il presidente Trump ha decretato sanzioni economiche contro la Turchia al fine di approfondire la crisi economica e costringere Ankara a rinunciare alla politica indipendente verso Iran e Russia. I movimenti antimperialisti turchi sostengono il regime di Erdogan contro gli Stati Uniti, anche se mantengono l’indipendenza opponendosi alle sue politiche autoritarie. Niente del genere esiste nell’AIM occidentale. Politiche imperiali simili sono perseguite in Nicaragua. In contrasto con la Turchia, la sinistra liberale (e gli ex-sandinisti milionari) sostengono i lanci delle molotov dai terrpisti sostenuti dall’élite imprenditoriale e dal Pentagono. Se il presidente Daniel Ortega viene rovesciato, l’élite sostituirà l’attuale politica estera indipendente con una versione tipica da repubblica delle banane vassalle degli Stati Uniti. Il successo imperiale nel rovesciare le dittature nazionali ha un effetto domino, non una “ondata democratica” come promettono i liberali. Invece serve a mettere in moto una serie di nuove semi-colonie come è evidente in Medio Oriente oggi. Inoltre, l’assenza di azioni da parte dei capi dell’AIM ha portato alla loro fine politica e all’ascesa dell’estrema destra. I capi dell’AIM appoggiarono un presunto “progressista”, il presidente Obama e si rifiutarono di mobilitarsi contro le sette guerre imperialiste che aveva lanciato uccidendo ed esiliando milioni di persone. La fine dei progressisti e la capitolazione di Obama ha dato vita al pluto-populismo di Trump. Le guerre imperialiste hanno rafforzato la lotta contro la classe operaia nazionale. I profitti salivano alle stelle, i salari ristagnavano. Democratici e liberali abbracciavano lo Stato di polizia di CIA ed FBI. In passato, l’AIM denunciava il capitalismo e il saccheggio delle risorse naturali e nazionali all’estero. Oggi solo un’attività sporadica resiste al fracking e ai gasdotti. Le comunità indigene dell’America Latina resistono alle compagnie minerarie e petrolifere statunitensi, giapponesi e canadesi che inquinano aria, acqua e terreni agricoli senza la solidarietà dell’AIM statunitense. In altre parole, l’assenza dell’AIM nelle lotte frammenta qualsiasi nozione di solidarietà internazionale e la possibilità di un fronte unito tra lavoratori ed antimperialisti. I resti dell’AIM rimangono in disparte, impegnandosi in proteste simboliche di poca importanza.

Conclusione
Ascesa e declino dell’antimperialismo occidentale è, in parte, il risultato del fallimento dei suoi capi nell’opporsi alle invasioni imperialiste contro nazioni indipendenti governate da regimi autoritari. Dietro la loro retorica democratica, i capi dell’AIM partecipano alla brutalità dello sciovinismo imperialista. Preferiscono non sporcarsi le mani in un conflitto tra regimi elettorali imperialisti e dittature nazionaliste antimperialiste. Oggi la stragrande maggioranza della popolazione di Iraq, Siria e Libia sa di vivere molto meglio sotto i regimi autoritari che promuovono uno Stato nazionale modernizzante, che non le condizioni attuali sotto l’occupazione distruttiva e selvaggia dell’imperialismo occidentale. La sinistra occidentale che ha sostenuto l’invasione imperialista come “apertura democratica” è silente ed indifferente, come se i milioni di morti e la massiccia immigrazione non fossero di loro competenza. Gli umanitari liberali che hanno sostenuto le guerre imperialiste per salvare gli oppressi da tortura e sostanze chimiche tossiche fanno carità e un rifiuto umiliante ai confini dell’occidente. C’è ben poco ripensamento o riflessione su come le guerre imperialiste siano assai peggiori degli Stati indipendenti. I capi dell’AIM non capiscono che solo gli oppressi possono liberarsi e non gli eserciti imperialisti, i colpi di stato della CIA e le sanzioni economiche. A prescindere dai dubbi diffusi nei confronti del loro governo, la stragrande maggioranza del popolo turco, iraniano, venezuelano e siriano si oppone chiaramente all’intervento dell’imperialismo occidentale e a tutti i commenti sui “valori democratici”. Hanno assistito a due decenni di distruzione e ferocia occidentali, e sanno che la vita è di gran lunga migliore sotto le dittature locali che affrontano. Ignorano l’affermazione occidentale di essere “l’unico popolo morale” e rifiutano la credenza progressista sull’equivalenza tra morte e sopravvivenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente America Latina: la guerra giudiziaria alla democrazia Successivo Putin si propone di abbattere la dittatura del dollaro con l'oro

Lascia un commento