Potere del popolo? O potere di George?

Osservazioni sull’Ucraina
Mark Almond, New Statesman, 29 novembre 2004

George Soros, il filantropo miliardario, promise di “spendere tutto il possibile” per sconfiggere George W Bush. Così quando il presidente tornò in carica, disse che si sentiva di ritirarsi in un monastero. Fuori dagli USA, i missionari della Open Society Foundation creata dalla generosità di Soros, marciano in parallelo con l’amministrazione Bush. Gli attriti domestici non fermano i due George nel presentarsi in un fronte unito all’estero, quando è necessario promuovere gli amici e punire i nemici. L’anno scorso, collaborarono per rovesciare il presidente della Georgia Eduard Shevardnadze sostenendo finanziariamente e organizzativamente i suoi oppositori. Adesso l’Ucraina sente la forza della loro totale costernazione. I rappresentanti di Bush hanno accusato di frode le elezioni presidenziali del 21 novembre, terminate con la vittoria del Primo ministro Viktor Janukovich, ritenuto filo-russo. Nel frattempo gli attivisti di Soros marciano in supporto del candidato presidenziale favorito dall’occidente, Viktor Jushenko, fornendo ai media e agli osservatori esteri accuse di frode e intimidazioni. La principale accusa è che i risultati ufficiali non combaciano con gli exit polls delle agenzie definite, dalle ambasciate occidentali, “indipendenti” (cioè le agenzie pagate da fondi occidentali trasmessi dalle ambasciate). Suona familiare?
Gli exit polls delle elezioni presidenziali degli USA sono ancora più errate. Come riporta Michael Meacher, i risultati ufficiali in Florida, al contrario, furono del 7 per cento peggiori per John Kerry rispetto all’exit poll. Il senatore repubblicano Richard Lugar era in Ucraina, ma mise in guardia i locali dal prendere sul serio gli exit polls. Ho parlato con due sondaggisti dell’Ucraina occidentale. Fermavano un votante ogni venti e gli domandavano come aveva votato senza tener conto dell’età o del censo. Il quaranta per cento si rifiutava di rispondere. Gli altri, per l’80 per cento disse di votare Jushenko. Ma ciò non era così semplice. I due sondaggisti erano anche candidati locali, noti come giornalisti pro-Jushenko. Poteva un votante di Janukovich essersi vergognato di dirlo ai due? Nonostante le accuse verso il Primo ministro, difficilmente ne saprete nulla, e come ho visto nei canali TV locali dell’Ucraina occidentale, che perfino esista. Anche nel giorno del ballottaggio, Jushenko ed altre figure pubbliche venivano mostrate mentre votavano, ma non il Primo ministro. E alle elezioni, la vincitrice dell’Eurovision Song Contest Ruslana e altre popstar ucraine apparvero recando simboli arancioni (pro-Jushenko). Un osservatore, il deputato tory Charles Tannock, comparò l’Ucraina al dispotico Turkmenistan poiché Janukovich era alquanto unanimemente sostenuto nella sua regione dell’Ucraina orientale. Ma Jushenko ottenne il 90 per cento e più dei voti nelle regioni occidentali. Forse entrambi i candidati hanno sostenitori nelle rispettive regioni che possono aver riempito le urne.
Ciò che è certo è che gli osservatori occidentali non hanno mai urlato quando il candidato di Soros ha ottenuto dei voti in stile Saddam. Essi, come i media occidentali, preferiscono la moderna favola del “potere popolare”: la coraggiosa, amante della libertà e giovane opposizione contro i vecchi apparatchiki ed oligarchi ex-comunisti. Gli osservatori elettorali occidentali in Ucraina anche degli osservatori in Georgia l’anno scorso. Le sue critiche aiutarono a gettare il fumo del “potere del popolo” anche lì. Dopo poche settimane dalla caduta di Shevardnadze, non vide nulla di strano quando il candidato filo-occidentale ottenne il 96 per cento dei voti. Il generoso George Soros smise di pagare i salari dei ministri e dei poliziotti del nuovo presidente della Georgia. Il socio di Soros, Kakha Bendukidze divenne ministro dell’economia. Soros avrà un simile partners in Ucraina? Vedremo.(Infatti è divenuta Primo Ministro Julija Timoshenko, miliardaria filo-fascista e filo-Soros. NdT) Ma sebbene nemici a casa, Bush e Soros sono sempre la stessa cosa, la parte vincente all’estero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

George-Soros

La Fondazione Soros continua nonostante le battute d’arresto
IrinNews 6 gennaio 2005

La Fondazione Soros annuncia che continuerà il proprio lavoro nella regione e suggerisce di aver sofferto problemi d’immagine con le autorità dell’Asia centrale, dove tre delle quattro sue fondazioni nazionali hanno incontrato difficoltà. “Non credo veramente che sia un problema di public relations. Non posso speculare sulla natura di un regime autoritario o sulle sue reazioni“, dice da New York Laura Silber, consigliere della Soros Foundation e dell’Open Society Institute (OSI), all’Irin. I suoi commenti seguono un report di un quotidiano turco secondo cui il presidente tagiko Imomali Rakhmonov ha accusato alcune organizzazioni, in particolare la Soros Foundation, di cercare di distruggere l’unità del Tajikistan. Rakhmonov ha spesso sollevato la questione al congresso del Partito Democratico Popolare del Tajikistan, chiuso alla stampa, affermava il quotidiano d’Istanbul Zaman. Il testo del discorso del presidente pubblicato dal quotidiano del Tajikistan Minbari Khalk, affermava che la Soros Foundation supporta radiostazioni e quotidiani sovversivi quali Varorud, Odamu Olam e Ruzi Nav. Affermava: “Lo scopo delle affermazioni di questi mass media è la distruzione dell’amministrazione del Tajikistan” aggiunse l’articolo del 30 dicembre di Zaman. Secondo Silber, il presidente ha in seguito negato tale affermazione, descrivendo il report come “riciclato”. “Adesso, non è questione di preoccuparci, considerato che il Presidente Rakhmonov stesso ha detto di non aver detto ciò che è stato affermato” afferma l’agente della Soros Foundation.
Tuttavia, dati i recenti eventi nella regione, forse maggiore attenzione è ciò che serve. Il mese scorso una branca della Soros Foundation in Kazakhstan è stata accusata di evasione fiscale. “Sembra che il governo kazako cerchi di chiudere la fondazione” afferma Dariusz Zietek, capo della Soros Foundation-Kazakhstan (SFK) nell’ex capitale commerciale Almaty, descrivendo gli eventi come politicamente motivati. Secondo agenti della finanza kazaki, un’indagine criminale è stata aperta nei confronti della fondazione del finanziere miliardario George Soros, dopo il mancato versamento di 400000 dollari di tasse inevase dal 2001, più altri 200000 dollari di multa. “Lungi da ciò che preoccupa il Kazakhstan, abbiamo la speranza che la fondazione possa continuare a operare, sebbene non vi sia stato un accordo” afferma Silber.
In Uzbekistan, nell’aprile 2004, la Soros Foundation, che dichiara di promuovere le open societies [….] attraverso l’indirizzi di politica al governo e il supporto all’istruzione, media, salute pubblica e diritti umani e delle donne, con riforme sociali, legali ed economiche, fu costretta a chiudere dopo che le autorità uzbeke rifiutarono di estenderne le registrazioni, accusandola di cercare di discreditare la politica del governo. Tali incidenti sono difficilmente nuovi per la fondazione internazionale, correntemente attiva in più di 50 Paesi. Nel 1998, la fondazione fu espulsa dalla Bielorussia, accusata di usare finanziare l’opposizione, affermava la BBC. Perché la Soros Foundation incontra tali difficoltà in Asia centrale, è difficile dirlo. Alcuni pensano che i governi autoritari della regione siano preoccupati dalla possibilità di una rivoluzione stile Georgia, un evento incruento i cui alcuni credono che la Soros Foundation giochi un ruolo. … Tuttavia l’appello a un vero cambio politico nella regione non può essere negato. Il mese scorso, una delegazione dell’opposizione kazaka si era recata in Ucraina per studiare i metodi usati dai supporter del candidato dell’opposizione Viktor Jushenko. Secondo un membro della delegazione, Tolen Tokhtasynov, l’idea della Rivoluzione delle Rose della Georgia e del movimento di protesta ucraina troveranno terreno fertile in Kazakhstan nelle elezioni presidenziali del 2007, dice un report su Radio Free Europe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Soros cade in disgrazia in Asia centrale
News Central Asia (Turkmenistan) 7 gennaio 2005

Dopo Kazakhstan e Kyrgyzstan, il Tajikistan ha espresso preoccupazione riguardo le attività della Soros Foundation. La cosa chiude il cerchio. In rapida sequenza, l’Uzbekistan ha sbattuto fuori Soros, il Kazakhstan ha usato la questione dell’evasione fiscale, cosa che condurrà alla chiusura degli uffici di Soros, il Presidente Askar Akaev del Kyrgyzistan ha messo in guardia Soros dall’interferire nella società e il Presidente Imomali Rakhmanov del Tajikistan ha detto ai suoi ministri che considera Soros una presenza distruttiva per la società. Perché l’intera Asia Centrale s’è unita contro Soros, una presunta organizzazione filantropica impegnata in grandi e nobili progetti di totale e grande valore civile tra le barbare e primitive società dell’Asia Centrale?
Vi sono in sintesi alcune ragioni: uno degli scopi dichiarati della Soros Foundation e delle sue organizzazioni derivate è la creazione della ‘Società Civile’ nelle nazioni dell’Asia centrale. Tale nobile intenzione è possibilmente basata sull’assunzione che l’Asia centrale sia abitata da creature barbare e incivili; in breve ‘indigeni’. Mentre tratta da ‘incivili’ i popoli dell’Asia Centrale e le loro società, andrebbe ricordato che i popoli dell’Asia centrale non hanno commesso genocidi. Né ebrei, né nativi americani, ‘i rossi indiani’ di non molto tempo fa, giunsero alle soglie dell’estinzione per mano dei popoli dell’Asia centrale. Non va dimenticato che mentre gli afroamericani, ‘negri’ è troppo imbarazzante oggi?, combattevano per i propri diritti di base, ospiti di ogni colore o religione erano i benvenuti nelle yurte dell’Asia centrale. Allora, e oggi, neri, bianchi marroni o gialli spezzavano il pane nella stessa ciotola di questa incivile parte del Mondo.
La Via della Seta non ha mai giudicato in base al colore e al censo. Nessuno dei Paesi dell’Asia centrale fu così civilizzata da sottoporre i propri ospiti a indagini accurate. A coloro che vengono da diverse parti del mondo, non gli vengono fotografati le impronte digitali all’arrivo. Che incivili! Non domandano a un ministro della Difesa straniero, di un Paese amico, in visita, o a un generale di un ‘alleato’ di prendere le proprie scarpe all’aeroporto, un’incivile inibizione che deve essere eliminata. Oltre a questa ovvie azioni da incivili, vi sono altri aspetti arretrati nelle società dell’Asia Centrale. La base di una rete sociale non dipende da qualcosa che abbisogni del trattamento di Soros. Non v’è virtualmente bisogno di ospizi per i vecchi poichè i più giovani si prendono cura dei loro genitori fino alla fine. Non è un gravame per loro, é un onore e un piacere, l’abilità nel restituire qualcosa dell’amore e della cura che hanno avuto nell’infanzia. É una chiara violazione dei diritti civili. Una società civilizzata deve inviare i suoi giovani nelle scuole e i vecchi negli ospizi. Anziani e giovani sono un ostacolo al processo della civiltà.
Le donne dell’Asia Centrale, specialmente nelle campagne, hanno la volgare abitudine di coprirsi il corpo. Tale pratica ostacola le libertà civili degli uomini. É irritante vedere che solo le mani e la faccia siano visibili, visibile ai nudi occhi. La gente non può sviluppare piena potenzialità in società dove acri e acri di carne femminile non sono esposti all’ambiente, ed aa occhi bramosi. L’aperta ospitalità dei popoli dell’Asia Centrale è un’altra fonte di problemi. Una società civilizzata è laddove i sikh possono essere sottoposti a maltrattamenti e uccisi perchè sembrano musulmani, dove le moschee possono essere profanate e bruciate, dove le persone possono essere accoltellate se vengono da un luogo di preghiera di un’altra ‘religione’, dove non è sicuro viaggiare in metropolitana, dove guardiani distolgono lo sguardo quando qualcuno vine colpito e asfissiato perché appare ‘strano’, dove difficilmente qualcuno conosce il proprio vicino e dove gli skinheads possono praticare il razzismo con orgoglio.
Il problema è che, come molte cose americane, l’approccio di Soros è basato su uno schermo monocromatico: bianco e nero, la società americana e la società barbara, democrazia o dittatura, con noi o contro di noi. Il mondo reale, il mondo in cui l’Asia centrale vive assieme alle altre nazioni, non è un giochetto per un dio annoiato. Non è bianco e nero. Vive con tutti i colori che ognuno può percepire o immaginare. Asserendo che è accettabile solo un modello di democrazia, quello statunitense, e che è meglio per te accettarlo o noi te lo faremo ingoiare, dicendo che è il solo modo giusto di vestirsi e di mangiare in maniera accettabile nel mondo civilizzato, e che devi farlo alla nostra maniera o ti forzeremo a farlo, propagandando il cambio di regime quale sola medicina per tutti gli elementi della società, insegnando che ogni cosa che esiste deve essere demolita per costruire qualcos’altro, dicendo che nulla va bene e tutta va male, non è realmente il modo più immaginaria di servire qualsiasi popolo, almeno quelli dell’Asia centrale con un eredità collettiva di una civiltà di migliaia di anni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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