Col calo dei prestiti, i Paesi occidentali sono a disagio quando le nazioni emergenti intervengono

Global Times, 23/8/2018

Il primo ministro tongano Akilisi Pohiva dichiarava la settimana scorsa che le nazioni delle isole del Pacifico dovrebbero chiedere alla Cina di rinunciare ai debiti. Gli insoddisfatti dell’impronta espansiva della Cina all’estero erano entusiasti del fatto che Tonga avesse sollevato la questione. Tuttavia, non si aspettavano che la situazione cambiasse velocemente. Il primo ministro di Samoa, Tuilaepa Sailele Malielegaoi, respinse la pretesa di Tonga, affermando che chiedere di rinunciare ai prestiti dipinge un “quadro infedele” della nazione beneficiaria, aggiungendo che “i Paesi più grandi saranno riluttanti a concedere prestiti con bassi tassi d’interesse” se si richiedono deroghe. Pohiva poi chiariva: “Sui miei commenti, dopo un’ulteriore riflessione, credo che il Forum delle Isole del Pacifico non sia la piattaforma adeguata per discutere la questione del debito”. Nella dichiarazione, espresse gratitudine alla Cina affermando che “le nostre parti continueranno a impegnarsi per trovare soluzioni adeguate con consultazioni amichevoli”. L’iniziativa Belt and Road (BRI) ha promosso la cooperazione della Cina coi Paesi lungo il percorso. Alcune forze sminuiscono l’iniziativa esagerando la crisi del debito, motivo per cui i commenti di Pohiva sono diventati un argomento caldo. È abbastanza comune che i Paesi facciano fatica a rimborsare i debiti sovrani, e il problema può essere risolto coi colloqui. Non è passato molto tempo da quando la Cina iniziò a concedere prestiti sovrani garantiti, e la maggior parte non sono al culmine del rimborso. La Cina presta a Paesi amici, e non è difficile cercare soluzioni finché non ci sono intenzioni malevoli da forze estere.
Stati Uniti ed altri Paesi occidentali hanno dichiarato che i prestiti della Cina hanno peggiorato la situazione del debito dei Paesi in via di sviluppo. È un’osservazione viziosa, che rende probabile che i Paesi debitori credano che sia ragionevole non rimborsare. Prima che la Cina emergesse come Paese di prestiti e grande investitore estero, i Paesi sviluppati erano i principali creditori. A quei tempi, molti Paesi in via di sviluppo avevano problemi a rimborsare i prestiti. Anche negli ultimi anni ci sono stati Paesi europei che sono quasi andati in bancarotta a causa dei debiti, come Islanda e Grecia. I media occidentali non hanno mai criticato i Paesi creditori o le nazioni che concedevano prestiti, dirigendo invece le loro critiche ai Paesi in credito che non potevano rimborsare. Tuttavia, la Cina è stata attaccata dai media occidentali per aver concesso prestiti agevolati ai Paesi del Terzo mondo. I Paesi che hanno preso prestiti dalla Cina dovrebbero fare attenzione a non cadere nella trappola delle forze occidentali che vogliono danneggiarne le relazioni del credito tra mercati emergenti e piccoli Paesi in via di sviluppo. Quando i paesi sviluppati non sono più potenti creditori, non vogliono che le potenze emergenti siano la forza principale nella cooperazione e negli investimenti internazionali. Pertanto, vogliono danneggiare la fiducia reciproca tra i Paesi in via di sviluppo. Quando si forniscono prestiti agevolati, la Cina dovrebbe assicurarsi che i Paesi beneficiari abbiano capacità e volontà di rimborsare. La Cina dovrebbe riflettere sui potenziali rischi prima di stabilire relazioni di credito con altri Paesi. Sembra che tutti gli errori per incuria della Cina, anche innocuo, saranno usati da Stati Uniti e Paesi occidentali distorcendo ed esagerando la verità, rendendo più difficile a Pechino risolvere il problema. La Cina deve affrontare ogni problema in modo perfetto, meglio di quanto non facessero prima i Paesi occidentali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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