Duterte rifiuta l’amicizia “imposta” dagli Stati Uniti

RTCovert Geopolitic 24 agosto 2018

Il Triumvirato del Segretario di Stato Mike Pompeo, Segretario alla Difesa James Mattis e Segretario al Commercio Wilbur Ross inviava una lettera al Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte per assicurare a quest’ultimo una migliore cooperazione dopo che l’assistente del segretario alla Difesa, Randall Schriver, aveva prontamente avvertito Manila di pensare “con molta attenzione” sulle conseguenze dell’acquisizione di armi russe. “È difficile dire che siamo amici. Siamo amici, ma ricordiamo che siamo amici perché ci avete colonizzato anni fa… Non era un’amicizia condivisa, soddisfacente per entrambi… era un’amicizia impostaci”, aveva detto Duterte a Davao City dopo aver letto una lettera ricevuta dal segretario di Stato Mike Pompeo, dal segretario alla Difesa James Mattis e dal segretario al Commercio Wilbur Ross. Nella lettera, i vertici statunitensi elogiabano la “duratura partnership costruita su storia e valori condivisi” e sollecitavano un incontro col leader delle Filippine per convincerlo a comprare attrezzature militari statunitensi. In particolare, presentavano la possibile vendita di F-16 ed elicotteri, che secondo i funzionari statunitensi l’esercito delle Filippine avrebbe disperato bisogno. Duterte, tuttavia, rinfacciava ai burocrati degli Stati Uniti di “far penzolare” la loro tecnologia militare “avanzata” inutile per il suo Paese. “Quello di cui ho bisogno sono solo aerei ad elica anti-insurrezione. Non abbiamo altri nemici: NPA, SIIL, Abu Sayaf. Non abbiamo bisogno di F-16 eppure ci ammanniscono dopo averci insultato”, aveva detto. Notando che gli Stati Uniti spesso forniscono armi rigenerate, usate e radiate ai loro “partner”, Duterte ricordava come una volta vendettero a Manila sei elicotteri, tre dei quali caddero uccidendo soldati. “Abbiamo comprato sei elicotteri. Ci dissero che erano stati rinnovati, usati dalla NATO. Chiaramente, furono abusati”, aveva detto il presidente filippino. “Tre degli elicotteri si schiantarono, uccidendo tutti i miei soldati… ora parlate di approvvigionamento”. “Dimostrate innanzitutto che siete in buona fede”, aggiungeva Duterte, sottolineando tuttavia che alcuna garanzia basterà quando i legislatori statunitensi possono bloccare le forniture di armi ogni volta che lo desiderano. “Vorrei ricordare agli statunitensi… quanto sono sicuro (da loro) di riuscire ad ottenere quello che ho comprato?”
Il presidente accettava di incontrare il trio, ma si rifiutava di recarsi negli Stati Uniti, sottolineando che “non ci sarà mai il momento di andare negli USA”. Ma ogni discussione, affermava Duterte, sarà possibile solo quando Washington restituirà le tre campane di Balangiga, prese dall’esercito degli Stati Uniti come trofei di guerra dopo il massacro di Balangiga nel 1901, durante la guerra filippino-statunitense (1899-1902). Dopo che la Spagna cedette la sua ex-colonia Filippine agli Stati Uniti, Washington concesse l’indipendenza a Manila solo nel 1946, dopo la Seconda guerra mondiale. Questo mese, secondo quanto riferito, i legislatori statunitensi assicuravano al Paese asiatico che le campane saranno restituite. “Se le campane di Balangiga non vengono restituite, non abbiamo nulla di cui parlare”, aveva detto Duterte, sottolineando che il ricordo delle campane “continua a perseguitare tutti qui perché furono prese con sangue e vite”. Il rifiuto da parte di Washington di vendere fucili d’assalto a Manila, col pretesto della situazione dei diritti umani nel Paese, nel pieno della guerra alla droga, costrinse Duterte a cercare nuovi fornitori. Manila, che da tempo dipendeva dagli Stati Uniti per le armi, si rivolse a Cina e Russia per colmare il divario. Mentre entrambi i Paesi avevano già fornito armi leggere a Manila, il governo di Duterte fa anche acquisti sul mercato di motovedette, elicotteri, blindati e persino sottomarini. Il Segretario alla Difesa Delfin Lorenzana sarebbe stato in Russia per discutere il possibile acquisto di sottomarini e altro materiale militare. Notando che Manila ancora “fa shopping e deve decidere dove acquistare i sottomarini”, Lorenzana affermava che anche la Corea del Sud “è candidata”. “Ma il prodotto russo è migliore e più costoso”, aveva detto, “Non siamo un Paese molto ricco, potremmo optare per una piattaforma più economica. Vedremo, si deve decidere”.
La lettera di riconciliazione di Mattis-Pompeo-Ross è stata inviata dopo che l’assistente del segretario alla Difesa Randall Schriver aveva prontamente avvertito Manila di pensare “con molta attenzione” alle conseguenze dell’acquisizione di armi russe. “Non solo acquistate capacità, ma investite in una relazione”, aveva detto Schriver all’inizio del mese, scatenando il clamore di Duterte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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