La CSTO si riforma per rifletterne il crescente peso internazionale

Arkadij Savitskij SCF 25.08.2018

L’Organizzazione del trattato per la sicurezza collettiva (CSTO) compie una riforma radicale. Prevede di introdurre il nuovo status di osservatori e partner per le nazioni che desiderano cooperare strettamente col gruppo. Ad oggi, non ha uno status designato per le nazioni associate e che non sono Stati aderenti. L’idea fu presa in considerazione per il segretariato della CSTO. Il pacchetto di documenti preparati va approvato dai singoli Stati aderenti prima di inviarli al Consiglio permanente della CSTO per l’approvazione finale. La riforma sembra essere affare fatto in quanto alcuno Stato aderente della CSTO si oppone. Uno speciale status ufficiale spianerà la strada allo scambio di informazioni, ai contatti intensificati, alla partecipazione a pianificazione ed esercitazioni congiunte e persino operazioni militari, se necessario. Tutto è possibile per una nazione con status di associato eccetto la protezione garantita dall’articolo 4 del CSTO del trattato di fondazione, che impegna ogni Stato aderente a considerare l’attacco armato ad un aderente per essere un attacco contro tutti. “In questo caso tutti gli Stati aderenti, su richiesta di uno Stato aderente, forniscono immediatamente a quest’ultimo l’aiuto necessario, anche militare, oltre a fornire supporto con tutti i mezzi a disposizione”, afferma l’articolo. Per un confronto, oltre 20 nazioni sono partner potenziati dalla NATO. Cinque nazioni. Australia, Finlandia, Georgia, Giordania e Svezia, hanno ottenuto lo status di “Enhanced Opportunities Partner” (EOP) spianando la strada alla cooperazione diretta. Circa 40 nazioni sono coinvolte in una sorta di cooperazione con la NATO attraverso Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC), Dialogo Mediterraneo, Istanbul Cooperation Initiative (ICI) e Partners Around the Globe. Colombia, Corea del Sud, Giappone, Nuova Zelanda e altre nazioni lontane dall’Europa hanno relazioni speciali con il blocco.
La CSTO ha ripetutamente invitato la NATO a cooperare. Dopo tutto, il terrorismo internazionale è una minaccia comune, ma l’alleanza ha sempre detto “no” su pressione degli Stati Uniti. Ecco un altro esempio: 15 Stati più Taiwan hanno lo status di alleati principali non NATO degli Stati Uniti. Questa è anche una specie di alleanza informale di nazioni legate agli USA da accordi bilaterali. Serbia ed Afghanistan sono candidati ovvi per uno speciale status rafforzato nella CSTO, ma ci potrebbero essere molti altri che aderirebbero col passare del tempo. La Serbia è un osservatore dell’assemblea parlamentare della CSTO. Il suo ministro della Difesa, Aleksandar Vulin, disse l’anno scorso durante la visita al quartier generale della CSTO che il suo Paese “ha grande voglia di approfondire la cooperazione con la CSTO e tutti i suoi Stati aderenti”. I militari serbi partecipano ad esercitazioni militari condotte dagli Stati della CSTO, come la Fratellanza Slava svoltasi a giugno. Le voci che chiedono l’ingresso dell’Azerbaigian nella CSTO sono sempre più forti. Ad esempio, l’idea fu recentemente sostenuta da Ali Huseinli, capo del gruppo di cooperazione interparlamentare russo-azero e presidente della commissione parlamentare per gli affari giuridici. Persino chi in Azerbaigian si oppone all’entrata concorda su una più stretta cooperazione con la CSTO come un bene. Ricevere lo status di associato speciale servirebbe allo scopo. L’Uzbekistan sembra avere alcune riserve su un’adesione a pieno titolo, ma uno status di associato potrebbe essere la cosa giusta per raggiungere gli obiettivi di politica estera, specialmente considerando le potenziali minacce provenienti dall’Afghanistan. Avere concesso lo status ha senso per chi si sente minacciato La CSTO è un’alleanza armata. Ha una forza di reazione rapida collettiva di 17000 effettivi per intervenire in contingenza. È l’unica forza pronta al dispiegamento al confine tagico-afghano. La minaccia dello SIIL dall’Afghanistan è cresciuta di recente. Essendo aderenti a pieno titolo, Tagikistan e Kirghizistan sono protetti dall’ombrello della CSTO, mentre il Turkmenistan deve affrontare da solo la minaccia. Può cambiare, se viene concesso uno status su misura per definire le aree di cooperazione.
La crescente importanza della CSTO è stata confermata dal fatto che Jean-Pierre Lacroix, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di mantenimento della pace, aveva chiesto all’alleanza di creare una forza di mantenimento della pace per le operazioni internazionali condotte sotto l’egida delle Nazioni Unite. Russia, Armenia e Kazakistan hanno esperienza delle operazioni internazionali di mantenimento della pace. Le forze di pace russe hanno recentemente ripreso la missione delle Nazioni Unite sulle alture del Golan. La CSTO può contribuire a potenziali operazioni di mantenimento della pace in Afghanistan, Siria, Libia e altrove. Ad aprile, l’organizzazione tenne una riunione di emergenza per discutere della situazione in Siria. La presenza della CSTO può accrescere la credibilità di una possibile operazione di pacificazione o mantenimento della pace internazionale sancita dalle Nazioni Unite. La CSTO può cooperare con la Shanghai Cooperation Organization (SCO). Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, aderenti a pieno titolo ad entrambi i gruppi, avevano firmato un documento che definisce gli orientamenti per sviluppare la cooperazione. Il fatto stesso che la CSTO ritenga opportuno apportare modifiche alla propria struttura conferma la tendenza all’espansione che accompagna un peso crescente. Ci sono Paesi, probabilmente molti più di quelli citati in questo articolo, disposti a aderirvi in un modo o nell’altro. Evidentemente il gruppo evolve in un’entità potente dal ruolo significativo negli affari internazionali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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