Guerra in Oriente: come Khalkhin-Gol cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale

Rakesh Krishnan Simha RBTH 7 maggio 2013

Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol, nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.
Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della Seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi stracciarono i piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.

Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917. Alcune cose davvero terribili vi successero: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante cui l’esercito tedesco arrivò a 500 km da San Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la Seconda guerra mondiale). Vedendo il gigantesco vicino in difficoltà, i giapponesi ne occuparono le province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei sovietici, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anticomunista firmato nel 1936 tra Germania e Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, come Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.

Motivazioni e paure del Giappone
I giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Sfera di coprosperità della Grande Asia Orientale, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante. Essendo potenze del Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone affondò l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il gruppo dei generali favorevoli all’attacco a Nord dell’esercito imperiale giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’attacco a sud, sostenuto dalla Marina imperiale giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, sotto il dominio traballante delle potenze europee Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.

Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’attacco a nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I sovietici, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, Giappone e URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra Mongolia (alleata dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aeroterrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare l’URSS. L’esercito giapponese aveva fiducia nella propria forza d’attacco, che avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo”. Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 blindati e carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponese fu mai sottoposta”, scrive Stuart D. Goldman in “Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la Seconda Guerra Mondiale”, “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano”. Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti”. Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno”. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevevano il liquido dei radiatori degli autoveicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu l’assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi. Nell’11.mo giorno di battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma chi rimase fu finito dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne proclamata finita.

Cambiare il corso della storia
Khalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie dell’URSS. I militaristi imperialisti giapponesi si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e le pressioni di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che Germania e Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso l’URSS. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, 3 divisioni di cavalleria, 1700 carri armati e 1500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941. La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata Corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì l’offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie una a una, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135000 truppe inglesi. L’umiliazione di ufficiali e soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. L’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, col susseguente brillante anche se in definitiva controproducente attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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