Come l’URSS creò il primo aereo invisibile

Dmitrij Sokolov, Russian7

Oggi, il sogno ultimo di qualsiasi Paese che produce aerei militari è possedere il sistema Stealth, per rendere invisibile un velivolo ai radar nemici. Allo stesso tempo, pochi sanno che nel lontano 1936 i progettisti aeronautici dell’URSS crearono un aeroplano in grado di diventare invisibile nel senso letterale del termine. Una fiaba che si è avverata oggi; qualsiasi nuova tecnologia nel campo dell’aviazione militare, una volta nata, cade immediatamente sotto il “Top Secret”.
Alla fine degli anni ’30 in Unione Sovietica tutto era esattamente l’opposto. Appena superato il test dell’aereo miracoloso, nel 1936, fu immediatamente riportato dalla rivista “Inventore e razionalista”. Il corrispondente I. Vishnjakov nelle pagine della popolare pubblicazione descrisse dettagliatamente il primo volo della macchina miracolosa. Secondo lui, un aereo brillante, assomigliante molto all’U-2, uscì da un hangar speciale dell’aerodromo. Di seguito, due I-16 apparvero dagli hangar vicini. Si presumeva che i caccia accompagnassero il volo dell’aereo invisibile e i loro piloti usassero un’unica cinepresa a bordo. Al momento del decollo il monoplano decollò facilmente librandosi nell’aria. Nei primi minuti del volo non successe nulla di sorprendente. L’aereo era perfettamente visibile nel cielo blu. Ma poi il monoplano rilasciò un flusso di gas e nell’istante successivo si dissolse lentamente nell’aria. Il fatto che la macchina miracolosa ancora volasse era chiaro solo per il caratteristico rumore del motore. Ai caccia fu immediatamente ordinato di tornare all’aerodromo, per non abbattere inavvertitamente l’aereo invisibile.

Vetro e gas: la chiave del successo
A prima vista, l’esperimento descritto sembra fantasia. Tuttavia, i test di un aereo straordinario si sono verificarono. Gli autori di questo insolito progetto erano il famoso progettista aeronautico dell’URSS Roberto Bartini e il Professore dell’Accademia N. E. Zhukovskij Sergej Kozlov. Il fatto è che negli anni ’30 in molti Paesi europei, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, ci fu una vera e propria corsa agli armamenti. In quella situazione, la presenza di un aereo invisibile era per l’Aeronautica Sovietica impossibile. Ma la tecnologia per produrlo era estremamente semplice. La superficie del velivolo era coperta da uno speciale plexiglass retroriflettente: il rodoide. Durante il volo, il rivestimento dell’aereo creò l’effetto ottico della completa scomparsa nell’aria. Per ottenere un altro effetto, Bartini equipaggiò l’aereo con uno spruzzatore di gas blu, contribuendo alla scomparsa ottica dell’aeromobile in volo. Il successo fu evidente. La domanda naturale sorge spontanea perché né prima né dopo la Seconda guerra mondiale gli aerei invisibili entrarono in produzione di serie. E la risposta è semplice. Il fatto è che questi aerei erano invisibili solo agli osservatori a terra, i radar del nemico continuavano a rintracciarli. Questo fatto quasi annullò completamente i vantaggi ottici della macchina miracolosa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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