Aerei-spia, stazioni radar e solo spie. Come gli Stati Uniti spiarono l’URSS

AIF

Nel 1955, Eisenhower, in un incontro col Presidente del Consiglio dei Ministri dell’URSS Nikolaj Bulganin, propose di concordare lo svolgimento dei voli di osservazione sul territorio di Stati Uniti ed URSS. Mosca respinse l’iniziativa nordamericana e poi Washington decise di agire unilateralmente.

Cattura il “dragone”. Come fu abbattuta una spia nordamericana presso Sverdlovsk
Fu creato il distaccamento speciale “10-10” per monitorare il territorio sovietico. Ufficialmente, l’unità fu nominata “Seconda divisione meteorologica”. Era equipaggiato con nuovissimi aerei da ricognizione U-2. La loro particolarità era che volavano ad un’altitudine inaccessibile ai caccia sovietici (19-21 km). Pertanto, anche se le nostre unità avessero individuato l’aereo da ricognizione nordamericano sul proprio territorio, all’inizio non avrebbero potuto farci nulla. Il primo volo sul territorio sovietico dell’U-2 fu effettuato il giorno dopo l’approvazione ufficiale del piano da parte di Eisenhower. Sorvolò Mosca e Leningrado. Dopo 6 giorni, il governo sovietico emise una protesta ufficiale, ma le autorità statunitensi sospesero i voli per soli sei mesi. Dal 1956 al 1960 gli aerei nordamericani effettuarono almeno 20 voli di ricognizione sull’URSS. Ma il 1 maggio 1960, la difesa aerea sovietica mise finalmente fine alla violazione dall’aeronautica nordamericana del confine aereo dell’URSS. L’aereo pilotato da Francis Powers fu abbattuto dal sistema di difesa aerea S-75 presso Sverdlovsk. Il pilota si lanciò col paracadute e fu arrestato dai residenti del villaggio di Kosulino, vicino cui cadde l’aereo.

Il caso del pilota Powers; come l’Unione Sovietica svergognò il presidente degli Stati Uniti
In una dichiarazione ufficiale del dipartimento di Stato fu affermato che l’U-2 prelevava campioni d’aria nell’alta atmosfera al confine sovietico-turco e, a causa di un malfunzionamento dell’impianto per l’ossigeno al pilota, andò fuori rotta. Tali dichiarazioni non fecero alcuna impressione sull’URSS. Di conseguenza, Powers fu condannato a 10 anni di carcere. Due anni dopo, a Berlino, le autorità nordamericane lo scambiarono coll’ agente dei servizi segreti sovietici William Fischer, noto come Rudolf Abel. È interessante notare come il momento dello scambio di due spie sia mostrato nel film di Steven Spielberg il “Ponte delle Spia”. Secondo la versione di Spielberg, i nordamericani accolsero Powers da eroe, mentre le autorità sovietiche stavano quasi per fucilare Abel per tradimento. Nella realtà, andò esattamente all’opposto. In URSS, Abel fu coperto di decorazioni, dopo riposo e cure tornò a lavorare nell’apparato di intelligence centrale e s’impegnò nella formazione degli ufficiali dell’intelligence. E Powers, al ritorno, fu accusato di non essere riuscito a distruggere l’aereo. Nonostante non venisse mai processato per ciò, lo sfortunato pilota fu espulso dai servizi segreti. Fino alla morte, fu perseguitato da accuse di tradimento, poiché gli esperti nordamericani credevano che abbassò deliberatamente l’altitudine ed esporre il prezioso aereo all’attacco della difesa aerea sovietica.

Tecnologia al posto delle persone
Molto degli archivi della CIA, che raccontano il lavoro dei servizi speciali durante la Guerra Fredda, è ancora classificata. Molto probabilmente, ciò è dovuto al fatto che tali documenti possono raccontare i principi del lavoro nordamericano in URSS, usati anche oggi. D’altra parte, furono scoperti molti dati sull’attrezzatura che i nordamericani usavano per monitorare il territorio dell’URSS. Questo è logico, perché gli attuali strumenti di tracciamento hanno fatto molta strada dalla Guerra Fredda. La tecnologia di tracciamento non era limitata agli aerei. Alla fine degli anni ’50, i nordamericani iniziarono a costruire stazioni radar e postazioni di ascolto vicino al confine sovietico, principalmente in Turchia e Iran. All’inizio degli anni Sessanta, i satelliti da ricognizione iniziarono ad entrare in servizio. È vero, i primi dispositivi nordamericani tipo Discoverer o non fornivano alcuna informazione a causa di malfunzionamenti, oppure lo facevano in forma eccessivamente distorta. Il primo satellite da ricognizione riuscito fu Discoverer-14, lanciato il 18 agosto 1960. Scattò le prime fotografie accettabili del territorio sovietico. È vero, i nordamericani semplicemente non avevano l’opportunità di ricevere dati di buona qualità dall’orbita. Pertanto, il satellite inviò le immagini a terra in speciali capsule. Qui furono presi da aerei con una rete speciale o in mare da navi della Marina degli Stati Uniti. Per inciso, la Marina degli Stati Uniti fu attiva nella supervisione del programma spaziale sovietico. Il compito della marina nordamericana era raccogliere i resti dei satelliti sovietici e parti di missili che mettevano in orbita l’equipaggiamento sovietico. Negli anni successivi, il sistema di monitoraggio dell’URSS, stabilito negli anni Sessanta, fu integrato e sviluppato. Ai confini dei Paesi del blocco di Varsavia, il numero dei centri di intercettazione radio crebbe e i satelliti furono migliorati. Inoltre, furono lanciati molti altri programmi di volo per aerei da ricognizione.

Studio delle armi
L’URSS, insieme agli Stati Uniti, era uno dei principali fornitori mondiali di armi. Perciò (e su richiesta del Pentagono, che voleva sapere con cosa avrebbe dovuto fare i conti in caso di terza guerra mondiale), fu creata un’unità speciale nella CIA per studiare il complesso militare-industriale sovietico. In tale unità c’erano molti gruppi, ognuno impegnato nel proprio segmento di armi: aerei, carri armati, armi leggere, missili, equipaggiamento. Solo nel 1960 furono inviati per lo studio 423 campioni di tecnologia sovietica. Una delle operazioni più famose di tale reparto fu svolta agli albori della sua attività, nel 1951. Durante la guerra di Corea, i nordamericani avevano bisogno di studiare i caccia MiG-15 sovietici. La difficoltà era che questi aerei non sorvolavano il territorio occupato dalle forze nordamericane. Ma nell’agosto 1951, un gruppo speciale nordamericano riuscì a catturare i resti di un aereo precipitato al largo della costa occidentale della Corea del Nord. Furono mandati per studio negli Stati Uniti. I nordamericani ricevettero la maggior parte delle altre armi durante i conflitti del ventesimo secolo. Ad esempio, nel 1966, armi sovietiche furono trasferite a Washington per essere studiate dalle autorità del Ghana, che al tempo combattevano i ribelli comunisti. Un anno dopo, gli esperti nordamericani si ritrovarono con l’equipaggiamento sovietico dei Paesi arabi che avevano partecipato alla guerra dei sei giorni contro Israele.

Fattore umano
Naturalmente, anche le spie “classiche” che operavano sul territorio dell’URSS ebbero un ruolo enorme. Questi non erano solo i dipendenti dell’ambasciata nordamericana che lavoravano in posti diplomatici sotto copertura, ma anche “aborigeni” da essi reclutati. Tra i più famosi agenti della CIA c’era un impiegato dell’Istituto di ricerca dell’industria radiofonica Adolf Tolkachev, che trasmise ai nordamericani dati sugli sviluppi militari segreti sovietici nel campo delle comunicazioni, e il tenente-colonnello della Prima direzione principale del KGB Leonid Poleshuk, che a metà degli anni Ottanta consegnò alla CIA i dati su agenti esteri dell’URSS in diversi Paesi. Entrambi furono scoperti, condannati e fucilati. Il disertore più noto va considerato il colonnello del PSU-KGB Oleg Gordievskij, che trasmise informazioni sugli agenti illegali sovietici al MI-6. Fu detenuto dal controspionaggio sovietico nel 1985, ma negò le accuse e fu rilasciato, riuscendo a fuggire all’estero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio