Terroristi con passaporti statunitensi

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 15.10.2021

A lungo non sono mancate informazioni su varie pubblicazioni e media sui legami degli Stati Uniti con ogni tipo di terroristi. La comunità internazionale condivide da tempo il forte sospetto che gli Stati Uniti utilizzino i terroristi per promuovere i propri interessi nel mondo. E il nastro trasportatore dell’addestramento speciale e dell’uso dei combattenti da parte di Washington non si è fermato come, in particolare, è chiaramente dimostrato dalle azioni statunitensi in Siria. I palesi metodi terroristici di Washington nella sua politica furono illustrati dall’assassinio nel gennaio 2020 del generale iraniano Qasim Sulaymani. Oltre a ciò, tuttavia, anche le azioni documentate specifiche dei dipendenti dell’ambasciata degli Stati Uniti con passaporti diplomatici come veri e propri terroristi sono comuni oggi. E un chiaro esempio di ciò, in particolare, si vede per la prima volta quest’anno, con azioni dei dipendenti diplomatici dell’ambasciata nordamericana a Mosca. Ad esempio, tre marines statunitensi, dipendenti dell’ambasciata USA a Mosca e con passaporto diplomatico, sono sospettati di aver rubato uno zaino a un moscovita, come riportato l’8 ottobre da Vladimir Vasenin, capo del servizio stampa del Ministero dell’Interno di Mosca. Le forze dell’ordine russe aprirono un procedimento penale su tale fatto. L’indagine ha riprese video dei nordamericani che entrano nell’edificio dell’ambasciata degli Stati Uniti con lo zaino rubato. Tali marines sono personale amministrativo e tecnico dell’Ambasciata di 21-26 anni. Rubarono denaro ed effetti personali a uno psicologo infantile. Secondo lui, andò in un bar a Mosca dopo una dura giornata di lavoro. Come affermò, oltre al denaro, c’erano un mouse per computer, una tuta sportiva e, soprattutto, il suo passaporto. “Una nota fu inviata all’ambasciata degli Stati Uniti con la richiesta di revocare l’immunità diplomatica per perseguire i tre funzionari diplomatici nordamericani in relazione alla loro identificazione come sospettati di furto di effetti personali da un cittadino russo”, affermava il Ministero degli Esteri in una nota, che aggiunse che se gli Stati Uniti si rifiutano di privare i sospetti dell’immunità diplomatica, dovranno lasciare immediatamente la Russia.
Va notato che recentemente, a luglio, il Ministero degli Esteri russo consegnò una nota all’ambasciata degli Stati Uniti per revocare l’immunità a un altro diplomatico che aveva rubato un segnale dalla stazione ferroviaria Ostashkov nella regione di Tver, mettendo così in pericolo i passeggeri dei treni che viaggiano su questo binario. La polizia russa, come deve, svolse le indagine scoprendo dalle telecamere di videosorveglianza che un uomo non identificato aveva rubato il segnale dell’incrocio e messo nel bagagliaio della sua auto, con targa dell’ambasciata degli Stati Uniti. Lo stesso giorno, l’auto fu fermata dai vigili urbani della regione di Tver per violazione del codice stradale, e un dipendente dell’ambasciata nordamericana fu scoperto alla guida dell’auto. I video delle telecamere che cattura il momento in cui il dipendente dell’ambasciata USA rimuove il segnale ferroviario fu pubblicata da NTV. Il filmato mostra l’uomo che disconnette il dispositivo, lo lascia cadere vicino ai binari, ma poi lo raccoglie e lo porta via camminando nel bosco. Secondo i media, era il diplomatico nordamericano Parker Wilson.
Una circostanza critica è che lo snodo di Ostashkov, dove avvenne il furto del segnale, è un binario piuttosto trafficato. La ferrovia è una zona ad alto rischio, e se la perdita non fosse stata rilevata in tempo, ci sarebbe potuta essere una tragedia con la morte di molti inermi. Il 13 luglio, la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova riferì dell’incidente e chiese la revoca dell’immunità diplomatica al sospettato. Tuttavia, la missione diplomatica nordamericana a Mosca scelse di far rispedirlo a casa, piuttosto che revocarne l’immunità. Pertanto, è del tutto possibile che in futuro tale “diplomatico” nordamericano ricompaia nell’ambasciata degli Stati Uniti in un altro Paese dove svolgerà simili “operazioni”. Utilizzando l’esempio del furto del segnale, il ceco Haló noviny diede ai lettori alcune informazioni su come i diplomatici statunitensi praticano terrorismo in Russia. In particolare, la pubblicazione specificava che a marzo un impiegato dell’ambasciata USA con copertura diplomatica fotografò uno snodo ferroviario militare nella regione di Tver, dove spesso vengono trasportati equipaggiamenti militari. Inoltre, non solo scattò delle foto, ma ruppe il semaforo, mettendo così in pericolo i treni successivi. Mise il semaforo rotto nella sua auto con targa diplomatica, che la polizia fermò, e fu arrestato. La spiegazione di tali è chiarita dalle intenzioni degli “esperti” nordamericani di installare un dispositivo a raggi X che catturasse l’equipaggiamento militare coperto da teli. La pubblicazione concluse l’articolo: “Questa storia conferma chiaramente quale sia veramente la politica degli Stati Uniti”.
Inoltre, confermando le azioni terroristiche degli Stati Uniti, il vicedirettore del Dipartimento per la cooperazione umanitaria e i diritti umani del Ministero degli Esteri Grigorij Lukjantsev affermò oche dal 2008 Washington conduce una seria caccia ai cittadini russi in Paesi terzi allo scopo di estradarli negli USA. “Sulla persecuzione, un esempio lampante è la pratica che gli Stati Uniti usano per dare la caccia ai nostri cittadini all’estero arrestandoli in Paesi terzi su richiesta delle forze dell’ordine degli Stati Uniti nel tentativo di estradare i nostri cittadini e consegnarli alla giustizia degli Stati Uniti. Dal 2008 furono segnalati più di 50 casi del genere e, sfortunatamente, tali casi continuano ad aumentare”. Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov non escluse che gli Stati Uniti tenteranno anche di rapire atleti russi, che considerano una minaccia, col pretesto del doping.
Il coinvolgimento degli Stati Uniti nel cosiddetto “terrorismo di stato” dalla fine degli anni ’70 fu trattato dai famosi pubblicisti Noam Chomsky e Edward S. Herman in una serie di libri. Chomsky e Herman sostenevano che il terrore era concentrato nella sfera d’influenza degli Stati Uniti nei Paesi in via di sviluppo e documentarono le violazioni dei diritti umani commesse dagli Stati clienti degli Stati Uniti. Chomsky e Herman conclusero che l’ascesa del terrore di stato è il risultato della politica estera degli Stati Uniti.

Valerij Kulikov, esperto di politica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio