Mappa ampliata del tentato assassinio: secondo informe speciale

Mision Verdad

Seguono il loro corso le indagini condotte dallo Stato venezuelano sul fallito tentato omicidio dello scorso 4 agosto. Finora le indagini, prove ed attori coinvolti sono sufficienti per descrivere il modo di funzionamento dell’agenda terroristico-mercenaria che sperimenta il paese, ma anche gli impatti di un punto di svolta cruciale per la questione venezuelana.

Vettore operativo: privatizzazione della violenza e Guerra Non Convenzionale (GNC)
Nel corso della settimana scorsa il presidente Nicolás Maduro ed il Ministro della Comunicazione ed Informazione, Jorge Rodríguez, hanno mostrato prove evidenti sulla fallita operazione di assassinio. Nell’ambito di ciò che hanno presentato ai media, sei aspetti si evidenzino per rilevanza, sia sul piano politico che per sullo schema operativo utilizzato.
1. L’apparente vuoto polito soggiacente all’operazione è saldato dalla testimonianza di Juan Requesens, che ha tradito il compagno di partito Julio Borges, come immediato capo politico del tentato assassinio, utilizzando i contatti col governo colombiano per proteggere operatori e pianificatori dell’attentato. Requesens, alcuni giorni prima, l’aveva già tradito Juan Carlos Monasterios, alias “Bons”, responsabile dell’addestramento e della logistica sul campo. Successivamente, l’ha fatto il giornalista Jaime Bayly, che confermava che effettivamente eravamo di fronte ad un piano coordinato cogli USA.
2. La GNC che vive il paese, nelle sue molteplici manifestazioni, deve essere vista come la traduzione, in ambito militare, degli schemi e dispositivi del neoliberismo che regolano la vita sociale, economica e culturale della società globale. La GNC ha forma societaria ed è governata da codici di riduzione dei costi e massimizzazione del profitto. Per questo motivo, per pratica e discorso si pone come modalità d’intervento che persegue l’esaurimento dello Stato vittima (sempre inferiore nella capacità difensiva) utilizzando le minor spese finanziarie/militari, sfruttare le vulnerabilità della nazione mediante sabotaggi per abbassare i costi dell’ingerenza ed il subappalto di una forza ribelle che generalizzi la paura nella società e mini le basi del sostegno sociale del Governo. Un modello di guerra privatizzata.
3. Questo segno era presente alla nascita ed entrata in attività della cellula terrorista di Oscar Perez, a metà 2017, ma che in precedenza era già stata provata negli omicidi politici di Robert Serra, Maria Herrera, Eliecer Otaiza, così come nelle rivoluzioni colorate del 2014 e 2017. Mantenendo le evidenti distanze tra questi eventi, ognuna di queste manifestazioni di terrorismo politico ha riprodotto una logica di privatizzazione e di esternalizzazione al momento dell’esecuzione e, successivamente, al momento di assumere i costi ed offuscare le complicità di istanze superiori del potere.
4. Seguendo la stessa linea di condotta, il piano di assassinio ha plasmato un modo di operare in cui i reduci della rivoluzione colorata del 2017, in generale giovani fanatici della classe media, compresi elementi associati alla cellula armata di Oscar Perez, sono utilizzati come mano d’opera perfettamente sacrificabile se tutto andava storto, come è successo, mentre i pianificatori e finanziatori attendevano fuori del paese nelle loro residenze in Colombia e negli USA, a forma di copertura. Vi va anche incluso il promettente deputato Juan Requesens e Julio Borges, ciascuno per la parte che gli corrisponde.
5. Tale forma di procedere nel tentativo di assassinio descrive una meccanica in cui i mercenari che parteciparono al golpe colorato del 2017 ora formano l'”esercito industriale di riserva” assieme all’industria del crimine, in cui un ordine del giorno terrorista trova abbastanza offerte per realizzarsi. Allo stesso modo, il ruolo dello Stato colombiano nell’avallare quali zone, con elevata presenza paramilitare (caso Cúcuta), siano centri di addestramento paramilitare e retrovie, ruolo che a modo so svolge anche il Sud della Florida, mettendo sul tavolo i limiti del diritto internazionale da oltrepassato per alimentare la sovversione contro la sicurezza nazionale dello Stato venezuelano. Ora, in modo più diretto, si segue la tradizione con cui gli USA proteggevano terroristi del calibro di Luis Posada Carriles.
6. Anche il contesto gioca un ruolo chiave. Senza possibilità remote di “incendiare la piazza” nel modo tradizionale, gli obiettivi della GNC contro il Venezuela sembrano invertirsi, il che non rappresenta in alcun modo la logica inamovibile nel tempo: inibita l’insurrezione “generalizzata” gli obiettivi da attaccare devono profilarsi verso la sovrastruttura (il potere), con l’obiettivo di produrre la frattura sociale e politica che non è stata ottenuta mediante pressione dal basso. E questo passa per l’avviso descritto nel precedente informe speciale: imporre lo scenario dell’insicurezza generalizzata in cui elementi terroristi siano diretti verso operazioni di omicidio politico, al fine d’indebolire lo Stato venezuelano e terrorizzare le basi chaviste. Una sorta di compensazione del fallito assassinio.

Vettore culturale: Saleh, Pérez Venta e Requesens
E’ con la cosiddetta “Festa Messicana” del 2010 che i partiti di estrema destra venezuelana egemonizzano tutto il movimento studentesco universitario, sotto l’ideologia della “lotta nonviolenta” promossa da Gene Sharp e finanziata da anni da NED e USAID. Voluntad Popular prendeva il testimone. Quell’anno si inaugurava in Messico la linea di assemblaggio di giovani formati ideologicamente al libero mercato e materialmente all’organizzazione di movimenti di “protesta civica”, eufemismo con cui di solito si annuncia sui media una guerra civile. Ma fu nelle rivoluzioni colorate del 2014 e 2017, quando gli esponenti più visibili della “Festa Messicana” (Daniel Ceballos, Lester Toledo, Freddy Guevara, tra altri) hanno mostrato, in realtà, l’orientamento di queste attività e molte altre finanziate dal dipartimento di Stato degli USA, per “addestrare” la gioventù dell’opposizione. Il sangue sparso e il ruolo giocato da ciascuno di essi rivelava che la formazione era diretta ad armare proteste violente ed usare tattiche di guerriglia urbana per affrontare le forze di sicurezza. Lo specchio meccanico dei nazi-ucraini di Maidan, sul suolo venezuelano, è opera della stessa agenda geopolitica ideata sul suolo USA e sperimentata sul corpo della gioventù della classe media. Con tale specifico strato della società venezuelana si è cercato di fabbricare la base culturale ed ideologica che avrebbe dato legittimità all’emersione di un gruppo terroristico adattato alle condizioni venezuelane, in cui il fanatismo religioso, alla base dello Stato islamico, andava sostituito da un fanatismo nazionalista. L’odio per ragioni etniche, nelle coordinate identitarie venezuelane, doveva essere sostituito da un odio di classe che trovava il suo antagonismo nel chavismo. I poveri. Sì, le cosiddette guarimbas (rivolte di strada ndt) hanno funzionato come poligoni di tiro per sviluppare tali capacità e testare i propri limiti (osservare fino a che punto mutava l’esperimento), ma soprattutto è stata una fabbrica che ha prodotto una semantica di morte, che ha cercato d’inserirsi nella società venezuelana in funzione del consenso forzato secondo cui uccidere sia la cosa migliore. L’esperimento evolse generando una fabbrica di assassini protetti dalla “società civile” di Plaza Altamira. In tal senso, si pensi a Lorent Saleh e alla sua deriva come simbolo del paramilitarismo colombiano; a Jose Perez Vendita, militante di Voluntad Popular che smembrò Liana Hergueta semplicemente perché l’affare non era andato bene; o a Juan Requesens che chiedeva, gridando, l’intervento militare contro il proprio paese, legandosi ad un piano di assassinio; o a Daniel Ceballos e Freddy Guevara che dirigevano assassini di strada e istigavano a bruciare chavisti, permettendo di reinterpretare ciò che successe nel 2010 in Messico nell’adozione di un piano socio-culturale per generare un’insanabile frattura generazionale tra i rappresentanti del futuro della nazione. Spaccare il paese in due per fabbricare una separazione fratricida tra le componenti giovanili. Tali esponenti della gioventù antichavista ed i loro fanatici più dediti, prodotto dell’agenda geopolitica che li ha schiacciati culturalmente, vedono nel chavismo, nella sua gioventù e in coloro che dirigono lo Stato, un irriconciliabile antagonismo che deve essere sterminato, come è successo a Orlando Figuera, il cui omicidio fu celebrato come il promettente modo di governare “un miglior Venezuela” di Leopoldo Lopez. Il chavismo rimane l’unica scommessa seria, reale contro lo sterminio sognato e finanziato dall’USAID.

Vettore geostrategico: Comando Sud, esercitazioni, Haley e Mattis
Nel primo informe speciale abbiamo suggerito che con il tentato omicidio si cercava affrettare, molto probabilmente, un “vuoto di autorità” nello Stato, che secondo l’estremismo degli interlocutori della questione venezuelana dell’amministrazione Trump, doveva risolversi con un intervento militare per stabilire un Governo di Transizione (GdT) e risolvere la “crisi umanitaria”, guidato dai molteplici presidenti in esilio. Questa ipotesi assume un tratto più realistico quando a Panama, durante la settimana in cui si è verificato l’attentato, si realizzava un’esercitazione multinazionale di 20 paesi guidata dal Comando Sud, con l’obiettivo di praticare operazioni di stabilizzazione umanitaria. Il segnale è chiaro. L’esercitazione multinazionale, chiamata PANAMAX2018, fa parte di una galleria di enormi esercitazioni militari congiunte che, dall’anno passato, sono state accentuate, ogni volta con minori intervalli e con l’obiettivo posto in una “crisi umanitaria” a cui è necessario prepararsi. Ma la confessione che manca dai comandanti del Comando Sud, l’ha data, la settimana scorsa, l’ambasciatrice USA all’ONU Nikki Haley, che in un tour al confine colombiano-venezuelano esortava la comunità internazionale ad isolare Maduro usando come giustificazione la “crisi umanitaria”. La fragilità della frontiera e l’accentuazione delle sue debolezze storiche e strutturali potenziate dalla GNC, alla luce delle esercitazioni militari del Comando Sud e la dichiarazione di Haley, può essere interpretato come la fabbricazione di un teatro di operazioni per consegnarne la “necessità” d’impostare “l’aiuto umanitario” da portare con la forza, e ciò avrebbe l’avallo e l’appoggio automatico dello Stato colombiano in cui debutta un fantoccio dell’ uribismo. Sotto l’eufemismo di “riscattare il Venezuela” si nasconde una geo-strategia per intensificare l’assedio dal nostro confine marittimo e territoriale con la Colombia. E lì le provocazioni paramilitari, indicate dal Presidente Nicolás Maduro come pretesto per propiziare un conflitto bellico, si posiziona nuovamente nella galleria delle risorse da utilizzare. È per questa ragione che, dopo l’attentato contro Maduro, le coordinate del conflitto mutano di pericolo. Il livello di articolazione mostrato tra il Comando Sud ed i portavoce della politica estera USA, in questo momento particolare, mette in rilievo di mantenere in programma l'”urgenza di aiutare il Venezuela”, mentre la GNC affretta le condizioni di crisi e collasso sociale (aumentando il danno al sistema di potere e la coazione economica) che riempiono quel discorso.
Il capo del Pentagono, James Mattis, ha iniziato un tour in America Latina. Durante il suo soggiorno in Brasile, ha parlato con le autorità di Venezuela, senza offrire troppi dettagli alla stampa. Ma sebbene questo tour deve essere seguito in dettaglio, è un aspetto antecedente quello che potrebbe dare un senso pratico, almeno rispetto allo specifico venezuelano. Dal punto di vista geopolitico ha rimarcato la “minaccia russa e cinese sul continente”, un aspetto che ci tocca anche come frontiera non conquistata dalla Dottrina Monroe.
Da quando il presidente Donald Trump annunciò, nell’agosto dello scorso anno, che l'”opzione militare” non era scartata in Venezuela, il Congresso USA, un corpo dal quale si è intrapresa la selvaggia campagna di sanzioni finanziarie, ha preso posizione sulla questione. In una primizia data da Mision Verdad, si mostra come il Congresso aveva chiesto al capo del Pentagono che includesse nella legge dell’anno fiscale 2018 un piano di emergenza di fronte ad una “crisi umanitaria” in Venezuela, sia all’interno che all’esterno dei suoi confini. Lo scenario di “collasso” tracciato dal rapporto è di tali proporzioni che gli USA sarebbero moralmente obbligati ad intervenire. Il Comitato dei Servizi Armati ha chiesto al Pentagono di prepararsi per fermare una convulsione generalizzata che potrebbe interessare il Brasile, la Guyana, la Colombia, il Perù ed altri paesi. Denominò il Venezuela “stato fallito”, usando una categoria abbastanza specifica affinché gli USA continuino a mantenere l’opzione militare sul tavolo in un contesto in cui l’amministrazione Trump opera al di fuori della legislazione internazionale. Lo Stato fallito, come forma di rappresentazione di un conflitto extraterritoriale, in diverse occasioni fu usato dagli USA per promuovere interventi militari conclusisi in disastri umanitari. La legge di bilancio fiscale 2018 è stata approvata prendendo atto di questa relazione, per cui, per quanto riguarda il Venezuela, la visita di Mattis potrebbe andare in questa direzione. Questo non vuol dire, meccanicamente, l’imminenza di un intervento, ma probabilmente la concatenazione di molteplici obiettivi, tra i quali potrebbe evidenziarsi la giustificazione del bilancio, l’intimidazione nell’alto comando militare e l’applicazione di dispositivi “umanitari” per mantenere l'”aiuto umanitario” componente centrale della pressione internazionale contro il paese.

Vettore politico: il “Governo di Transizione” (GdT) ed il ritorno all’instabilità
Il tentativo di assassinio cerca di riaprire uno scenario di instabilità ed incertezza per impattare sensibilmente il quadro di pace politica costruito a partire dall’anno scorso. Attraverso questo azzeramento ci costringono a ritornare al giorno prima dell’insediamento della Costituente, con vari meccanismi non solo si cerca di posizionare nuovamente all’ordine del giorno la violenza come dispositivo politico, ma anche le agende golpiste alla base del conflitto. Ed arriviamo al punto in cui si chiude lo spettro delle possibilità, e sebbene presentino alcune sfumature, nella loro essenza tutte parlano di azione di forza internazionale per rovesciare il chavismo. La più promossa dall’anti-chavismo d’estrema destra è l’installazione di un “GdT” in stile libico. L’idea parte, inizialmente, da una complicazione legale e politica: l’intervento militare è difficile che si realizzi senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, dove Russia e Cina, che hanno potere di veto, non darebbero il consenso. L’idea del “GdT” cerca di replicare “la rotta libica”, che secondo alcuni statunitensi che consigliano l’antichavismo non avrebbe bisogno dell’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Un’assurdità, poiché anche quando fu installato un “governo in esilio”, riconosciuto dalle potenze occidentali, si richiese di passare per i canali del Consiglio di Sicurezza. Ma in un contesto di decostruzione e crisi sistemica dell’ordine internazionale liberale, v’è la scommessa che il sistema legale sarà spinto al limite e senza mediare in negoziati geopolitici con attori chiave come Russia e Cina, due potenze emergenti con enormi interessi in Venezuela. Gli USA invaderebbero sotto la copertura umanitaria su richiesta di un “GdT” guidato dall’ex-sindaco Antonio Ledezma. Gli USA non si trovano, attualmente, in una posizione dominante a livello geopolitico per intraprendere una classica campagna d’intervento militare, protetta dal diritto internazionale, che riproduca automaticamente l’esperienza libica. Per questo motivo gli sforzi passano attraverso la GNC. E proprio impiegando tale modalità, il piano per assassinare Maduro e affrettare una situazione di caos era la formula meno burocratica e scomoda per configurare uno scenario di intervento sofisticato, “umanitario”, con forza dosata, presentato come “fattore di ordine” e di stabilizzazione appoggiandosi alla “legittimità di origine” dell’Assemblea Nazionale dominata dagli antichavisti, per superare il vuoto costituzionale, insieme ai notabili che hanno già il loro “GdT” a Miami e Bogota. È esattamente in questa meccanica acquisisce senso la triangolazione tra assassinio, promozione dell’intervento umanitario ed ingresso trionfante del “GdT”.

Vettore militare: l’ultima scommessa del 2018
A pochi giorni dall’attuazione di un insieme di misure che puntano a stabilizzare l’economia, né il “GdT”, accompagnato da un intervento umanitario. né il “processo a Maduro” dall’illegale “Tribunale Suprema in esilio”, né la campagna per perseguire il Presidente nella Corte Penale Internazionale, come neppure un programma di sanzioni più selvagge né l’esplosione sociale catastrofica, presentano finora un sufficiente livello di maturità per ottenere un determinante indebolimento del paese e delle sue autorità. Ed il tempo qui è cruciale, poiché un minimo saldo di ripresa economica si tradurrà in un ancoraggio della legittimità del chavismo e di conseguenza una blindatura delle sue basi e sovrastruttura politica. In questo contesto, riaffiora la carta della cospirazione militare interna, a cui molti sforzi hanno dedicato i funzionari USA: dall’ex-segretario di Stato Rex Tillerson, passando per Marco Rubio e l’ex-incaricato d’affari Todd Robinson, sino alle decine di consulenti in outsourcing che offrono tale via come quella che deve seguire l’opposizione per cambiare governo e riprendere il potere politico. Probabilmente le indagini condotte dallo Stato venezuelano potranno portarci al fatto che il piano di omicidio aveva un qualche tipo di supporto all’interno della FANB, che è ancora da verificare. Il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha confermato che il generale Alejandro Pérez Gámez ed il colonnello Pedro Zambrano Hernandez, sono detenuti con l’accusa di coinvolgimento nell’attentato.
Tuttavia, i momenti di alta conflittualità politica che abbiamo vissuto negli ultimi tempi lasciano il segno: quando c’è un’eccessiva pressione che mette in gioco la vita del paese, la risposta immediata è la coesione. Proprio le recenti defezioni hanno dimostrato che non rappresentano lo spirito maggioritario nell’elemento chiave fondamentale del nostro processo politico: l’unione civico-militare.
Agosto sarà cruciale per delimitare con maggiore chiarezza il terreno di gioco in cui ci muoviamo e le condizioni in cui arriveremo al 2019. Per ora, abbiamo lo stesso Presidente che abbiamo eletto nel momento più difficile che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo.

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