Fronti dell’attacco della propaganda contro la Cina

Mision Verdad 13 ottobre 2021È in corso una Nuova Guerra Fredda che coinvolge l’occidente, più precisamente il blocco imperialista guidato da Stati Uniti e NATO, e l’asse formato da Cina e Russia insieme a una serie di Paesi che non rispondono in modo compiacente alla pressioni esercitate dall’alleanza e satelliti. In particolare, la storia della “minaccia cinese” è andata crescendo mentre la scena militare sul mare territoriale e lo spazio aereo del Paaese asiatico si riscaldava a causa dell’interferenza britannica e nordamericana. La narrativa contro la Cina non è nuova, la sinofobia è un fenomeno di vecchia data negli Stati Uniti, tuttavia, prima della fine del suo mandato, l’amministrazione Trump aveva già rotto i normali rapporti col colosso asiatico sanzionando funzionari del Partito Comunista Cinese e le aziende tecnologiche cinesi come TikTok e Huawei, interrogando e sorvegliando studenti e scienziati cinesi e persino imposto la chiusura del consolato cinese a Houston. Per quanto ha potuto, e a suo agio nella sua retorica suprematista, Donald Trump riuscì a sfruttare nel 2020 la cattiva gestione della pandemia generata dal virus SARS-CoV-2, definendolo “virus cinese”. Introducendo tale componente razzista nel dibattito politico, acuiva le reazioni di rifiuto e xenofobia nei confronti del Paese asiatico e dei suoi cittadini. È lo stesso Paese che, durante la seconda guerra mondiale e dopo Pearl Harbor, internò 120000 nippo-americani nei campi di concentramento, mentre i tedeschi-americani non furono disturbati.La guerra di propaganda scatenata quest’anno dal suo successore Joe Biden è più sofisticata delle installazioni cablate in cui prevale la legge del volo, il messaggio che fa vedere i cinesi come comunisti totalitari decisi a dominare il mondo si acuiva e un ampio segmento dell’elettorato statunitense preso di mira, ma fu replicato anche in altri paesi alla stessa velocità dei social media. Uno studio dell’ottobre 2020 del Pew Research Center riferì che dopo l’inizio della presidenza Trump, le opinioni anti-cinesi sono aumentate del 20% negli Stati Uniti. Nelle principali città, le denunce di violenza e molestie contro le comunità asiatiche e delle isole del Pacifico sono aumentate di quasi il 150% dall’inizio della pandemia. Ci sono più fronti di attacco narrativo in cui l’occidente agisce come un blocco, sebbene ogni Paese badi a ciò a cui è esposto a causa dell’aumento dell’influenza della Cina nell’economia globale. Tuttavia, Washington attivamente diffonde propaganda prebellica tra i suoi alleati, in particolare nell’Unione Europea (UE) di cui molti Stati membri fanno parte dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), guidata dagli Stati Uniti.

Documento falso sull’origine del coronavirus
Nel 2020, quando i record di morte giornalieri venivano battuti in molti Stati, i cartelli dei media nordamericani guidati da Fox News affermavano di avere la testimonianza di Li-Meng Yan, uno “scienziato” che “disertò” dalla Cina all’occidente dopo aver esposto “la copertura del covid-19” da parte delle autorità del Paese. Secondo la sua versione, lavorò all’Università di Hong Kong (HKU) e fece diverse interviste con tali media affermando che il suo obiettivo era portare la “verità sul covid-19” al mondo. Era un articolo in cui Li-Meng Yan e altri tre scienziati rifiutavano l’ipotesi che il coronavirus SARS-CoV-2 abbia avuto origine in ecosistemi selvaggi e sottolineano che fu creato in laboratorio. Il suo titolo è “Caratteristiche insolite del genoma SARS-CoV-2 che suggeriscono una sofisticata modificazione in laboratorio piuttosto che l’evoluzione naturale e delineazione del suo probabile percorso sintetico”, ma non fu pubblicato su alcuna rivista scientifica e gli esperti sottolineano la mancanza di prove e di nuove informazioni, con numerose affermazioni prive di fondamento e caso scientifico debole. Una dichiarazione dell’HKU afferma che Yan “non ha mai condotto alcuna indagine sulla trasmissione da persona a persona del nuovo coronavirus in HKU nel dicembre 2019 e gennaio 2020” e che “notiamo inoltre che ciò che avrebbe sottolineato nell’intervista riportata non ha basi scientifiche, ma sembrano voci”. Inoltre, la presunta indagine fu condotta in parte della regione amministrativa speciale, diversa dalla Cina continentale e lontana dalla fonte originale dell’epidemia a Wuhan, da scienziati affiliati alla Rule of Law Society. Si tratta di un gruppo non noto per lavori sulle malattie infettive ma per essere stata fondata a New York City da Stephen K. Bannon, l’ex-consigliere di Trump accusato dall’FBI di frode, e dall’immobiliare cinese Guo Wengui, che scappò dalla Cina nel 2015 dopo essere stato accusato di 14 reati come stupro, rapimento, riciclaggio di denaro, corruzione o frode. Alcuni suoi presunti complici furono arrestati dal governo cinese, che accusa Guo di corruzione. La Rule of Law Society fu fondata da “ricevere ed esporre informazioni su corruzione, brutalità, detenzioni illegali, condanne eccessive, molestie e disumanità pervasive nei sistemi politici, legali, economici e finanziari della Cina”. Mentre Bannon, che guidò la campagna presidenziale di Trump nel 2016 e fu capo stratega di Trump alla Casa Bianca, accusava per anni la Cina di danneggiare l’economia statunitense con pratiche commerciali sleali e furto di proprietà intellettuale. È così che l’articolo apparve il 14 settembre su Zenodo , un sito per scienziati e accademici dove caricano lavori prima che siano analizzati da qualsiasi processo formale di revisione paritaria e media cartellizzati come New York Post, che gridò che il virus che causa Covid -19 fu creato artificialmente in una struttura cinese. Oltre a fungere da testimone chiave di Bannon sulla questione del coronavirus in Cina, Yan adottò posizioni allineate a media e capi conservatori come Trump o Bolsonaro che promuovevano l’idrossiclorochina come efficace contro il covid-19, nonostante le prove scientifiche del contrario. Il sito G News , approvato da Bannon e Guo, ne pubblicò i commenti sul farmaco.

L’ineffabile narrazione sui diritti umani
Un altro dei numerosi fronti di attacco narrativo ha a che fare con la geopolitica, ancorato al “nuovo consenso” che ritiene che il modo migliore per gli Stati Uniti per indebolire la Cina sia far sì che “il mondo affronti la Cina” su una lotta di valori tra democrazia e autoritarismo in cui la democrazia liberale nordamericana è il paradigma da seguire nel resto del mondo. Tale lotta si è scatenata nel corso degli ultimi anni quando il paradigma divenne vago e vuoto finché non sostituito dal rozzo mercantilismo in cui i partner europei, ad esempio, hanno bisogno della Cina più di quanto la Cina abbia bisogno di essi. Ecco perché badano a ciò che espongono in tale lotta. Tuttavia, gli Stati Uniti cercavano di isolare la Cina diplomaticamente e militarmente, fingendosi presunto difensore della popolazione uigura “oppressa” aumentando la presenza militare ai confini della Cina. Come sempre, i media occidentali partecipavano alla troupe, diffondendo la storia del presunto genocidio della popolazione uigura da parte della Cina, gruppo etnico della vasta e strategica regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina. L’ origine di tale matrice mediatica è attribuita a un rapporto del Newton Institute for Strategic Policy e a un propagandista tedesco che lavora per un’organizzazione marcatamente anti-cinese degli Stati Uniti. Affermano che il Presidente Xi avrebbe lanciato una campagna contro gli uiguri musulmani in cui gli uomini dovevano essere messi alle strette e le donne sterilizzate per eliminare la vitalità della popolazione uigura musulmana. Inoltre, il governo degli Stati Uniti finanzia “attivisti per i diritti umani” che fanno parte dell’American Uyghur Association (UAA) che collaborano con legislatori di estrema destra e gestiscono un club di armi noto come Altay Defense. Praticano tecniche di combattimento avanzate con ex-membri delle forze speciali, addestrano mercenari e militari degli Stati Uniti, difendono anche la politica pro-Trump e il risentimento anti-immigrati. Il 21 marzo furono ripresi da un video mentre interrompevano una riunione contro il razzismo anti-asiatico a Washington DC, sventolando bandiere nordamericane e del “Turkestan orientale”, guidando veicoli con cartelli adornati con slogan come “We Love USA”, “Boycott China” e Il PCC ha ucciso 80 milioni di cinesi “mentre urlavano insulti come “Eliminate la Cina!” e “Fanculo Cina!”
D’altra parte, le statistiche ufficiali dimostrano che la popolazione uigura è aumentata negli ultimi 40 anni da 5,5 milioni a 12,8 milioni e l’aspettativa di vita media è aumentata da 30 a 72 anni. Solo dal 2010 la popolazione è cresciuta del 25% mentre la popolazione Han, che rappresenta il gruppo dominante in Cina, è aumentata solo del 2% nello stesso periodo. Le variabili socioeconomiche dello Xinjiang sono migliorate, tra il 2014 e il 2019 la crescita economica media è aumentata a un tasso del 7,2% annuo e il tasso di iscrizione all’istruzione primaria è del 99,91%, che lo colloca al vertice del mondo. Mentre i media riferivano che il Canada (dove 250 corpi di bambini indigeni furono trovati in una scuola cattolica) guida un gruppo di 40 paesi che condannavano il presunto maltrattamento della popolazione uigura da parte della Cina; evitavano le 90 nazioni che pubblicarono una dichiarazione a sostegno della Cina condannando la produzione di statistiche del presunto genocidio e i tentativi occidentali di interferire sfacciatamente negli affari interni del Paese asiatico. La spiegazione di tale fronte dell’attacco narrativo sta nei 30 miliardi di metri cubi di petrolio, 10 miliardi di gas naturale e vari metalli non ferrosi nella regione e nelle aree di influenza, tra cui rame e oro. Inoltre, lo Xinjiang confina con Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India, questo gli conferisce una posizione unica per ottenere l’influenza voluta dall’occidente da tempo, ancor più dopo la clamorosa sconfitta in Afghanistan, da dove gli Stati Uniti si sono ritirati. Non c’è dubbio quanto siano importanti per la plutocrazia statunitense l’80% di offerta mondiale di papaveri rimasti in Afghanistan, così come i 10000 mercenari che fanno parte del succoso affare della guerra eterna intrapresa da Washington.

Tattiche, razzismo e traffico nei Paesi satelliti
La retorica della guerra, insieme a “sanzioni” e sovversione, sono fondamentali nello schema della guerra eterna che gli Stati Uniti decisero di applicare e con cui intendono dominare Paesi non allineati alla loro visione unipolare. Le loro campagne di propaganda prebellica incentrate sui “nemici esterni” sono ormai tradizionali e nella sua orbita politica compaiono sempre meno personaggi che lo denunciano. Recentemente il giornalista indipendente Ben Norton analizzò le tattiche di “guerra cognitiva” utilizzate dall’occidente, si tratta di “nuove modalità di guerra ibrida contro gli avversari autodichiarati, come guerra economica, guerra cibernetica, guerra dell’informazione e guerra psicologica” con cui l’alleanza militare discute un nuovo livello per trasformare il mondo intero in un’arma. Lo spiega uno studio sponsorizzato dalla NATO nel 2020 su tale nuova forma di guerra, che spiega come l’alleanza sviluppa tattiche offensive e afferma che “l’essere umano è molto spesso la principale vulnerabilità e va riconosciuto per proteggere il capitale umano della NATO, ma anche per poter beneficiare delle vulnerabilità dei nostri avversari”. È così che opera la propaganda di guerra degli interessi delle compagnie di armi e delle élite politiche che gestiscono il Pentagono, anche se il governo cinese dichiarò esplicitamente la volontà di un rapporto pacifico e cooperativo cogli Stati Uniti, i suoi poteri su cui insistere la storia della “minaccia cinese” che fa esplodere una Nuova Guerra Fredda è in realtà un’escalation unilaterale di un’altra attività che maschera un conflitto. Tale business è finanziato da Stati occidentali, produttori di armi miliardari e gruppi di pressione conservatori che inondano i media di messaggi che cercano di convincere il pubblico che una Nuova Guerra Fredda contro la Cina è nel suo interesse. Tale scena non è cambiata per niente con Biden, prima che venisse approfondita. Due paesi satellite degli Stati Uniti sono i ripetitori di tali tattiche: Australia e Canada.
Dall’Australia, diventata parte del cosiddetto AUKUS, il gruppo di pressione chiamato Australian Strategic Policy Institute (Aspi) utilizza una serie di presunti problemi per promuovere la sua richiesta del rinforzo militare contro la Cina. Secondo il Qiao Collective, l’Aspi chiese la restrizione sulla concessione di visti a studenti e scienziati cinesi, accusando la Cina di possedere un programma segreto di armi biologiche e sostenendo che sfrutta l’Antartide per scopi militari. Ha saturato lo spettro politico-mediale del cartello statunitense, da Breitbart e Fox News a CNN e New York Times con matrici create o esagerate contro la Repubblica Popolare. Sebbene sia visto come un’entità imparziale, l’istituto riceve finanziamenti dall’esercito australiano e dagli appaltatori di armi statunitensi come Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon, anche dalle ambasciate di Israele e Giappone, dai dipartimenti della Difesa e dello Stato di Stati Uniti e il Centro per le comunicazioni strategiche della NATO. In tale complotto, che Qiao soprannominava Sinophobia Inc., ogni drammatica storia sulla “minaccia cinese” coinvolge navi da guerra nel Mar Cinese Meridionale, aerei da ricognizione inviati nello spazio aereo cinese e stazioni missilistiche e antimissile installate nei Paesi “alleati” degli Stati Uniti e dei loro Stati clienti in Asia e nel Pacifico. È così che miliardi di dollari fluiscono dai contribuenti di tali Paesi ai produttori di armi statunitensi, che finanziano silenziosamente le “indagini” che giustificano l’escalation militare contro la Cina.
D’altra parte, il governo canadese si è schierato con Trump nella guerra commerciale contro la Cina. Nel 2018, il governo aveva detenuto Meng Wanzhou, direttrice finanziaria della società cinese Huawei, innescato una crisi non solo diplomatica ma una campagna anti-asiatica che ha visto effetti evidenti. Lo scorso giugno, un sondaggio dell’Angus Reid Institute rivelò che più della metà dei canadesi di origine asiatica aveva subito personalmente il razzismo anti-asiatico nell’ultimo anno. Un senatore canadese di nome Yuen Pau Woo (di origine asiatica) ha condiviso sui social media una pagina sul quotidiano Toronto Star che parafrasava il diplomatico statunitense in pensione Chas Freeman dicendo che “Gli Stati Uniti, coll’aiuto del Canada, hanno preso in ostaggio Meng. ( Wanzhou) in primo luogo come parte della guerra commerciale e tecnologica con la Cina”. Il risultato fu una raffica di razzismo anti-asiatico contro il senatore, dalle richieste di “fedeltà” alle qualifiche di “spia cinese”. Anche se i funzionari canadesi arrivarono a sostenere che il caso di Meng era chiaramente di natura politica. Quando Woo e altri 32 senatori votarono contro una mozione che pretendeva di condannare la Cina per presunta discriminazione contro gli uiguri nello Xinjiang, affrontarono la retorica di odio e messaggi razzisti fin quando non fu invitato a “tornare a casa”. Il commercio tra Cina e Australia non solo è a al livello record, ma non ha smesso di crescere dopo la pandemia e sembra che, nel discorso bellicoso, continuerà. Dal 2015 esiste un accordo di libero scambio tra i due Paesi e, secondo i dati del governo australiano, il commercio è solido e in miglioramento, nonostante l’occasionale contenzioso. Da parte sua, il commercio tra Cina e Canada è cresciuto del 19,9% dall’inizio del 2020 all’inizio del 2021. Le importazioni del Canada dalla Cina e le sue esportazioni verso la Cina sono cresciute a due cifre in un solo anno. Lo riferiva l’ambasciatore cinese in Canada, Cong Peiwu, in un recente articolo pubblicato sulla rivista Business In Vancouver.

Con tutto contro la Cina
La campagna di guerra psicologica contro Pechino include la sponsorizzazione di autori e artisti per creare propaganda anti-cinese, vedremo prodotti di “intrattenimento” per tale scopo mentre gli Stati Uniti si riattrezzano per una possibile guerra intercontinentale contro Cina o Russia. Come è stato detto, Biden mostrava la volontà di essere aggressivo come Trump nei confronti di nazioni considerate avversarie degli Stati Uniti, questo nonostante che nella campagna presidenziale abbia presentato sistematicamente Trump come un burattino del Cremlino e tenero con la Cina. Molti sono gli analisti e i pensatoi che ritengono che “il tentativo della Cina di dominare l’Asia sia la minaccia più importante del 21° secolo”, esortano la politica statunitense “a organizzarsi per negare l’egemonia regionale di Pechino e scoraggiare qualsiasi avventurismo militare, prima di tutto con un maggiore impegno per la difesa dell’isola di Taiwan”: scrisse Elbridge Colby nel suo libro The Strategy of Denial: American Defense in the Age of Great Power Conflict. L’autore era al Pentagono di Trump per progettarne la strategia di difesa nazionale. Gli eventi seguono un corso che può rivolgere il mondo verso scenari critici, è possibile che nemmeno i suoi provocatori ne siano preparati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio