La grande vittoria del Sandinismo

Carlos Fonseca Terán, Internationalist 360° 17 agosto 2018

È passato quasi un mese dalla grande vittoria vinta dai sandinisti contro il colpo di Stato della destra. Durante questo periodo sono sorti alcuni problemi che considero necessari affrontare, e questi sono: l’uso di termini come paramilitarismo e colpo di Stato; giustizia, riconciliazione e determinate politiche da seguire al riguardo; il dialogo nazionale; 6% alle università; e infine, un argomento che non è stato ben analizzato ed è praticamente sconosciuto, ma la cui analisi è importante riprendere, e cioè la riforma della previdenza sociale, usata dalla destra come pretesto per iniziare i suoi piani golpisti; riforme che a causa della disinformazione che ancora persiste, alcuni sandinisti pensano che fossero sbagliati o almeno, fossero un male necessario, ma qui dimostrerò che non è così e che, al contrario, sono utili al popolo nicaraguense.

I “paramilitari” e il colpo di Stato
Il colpo di Stato e la destra terrorista ci accusano di aver usato forze “paramilitari” contro la popolazione civile che dimostrava pacificamente. Il termine “paramilitari” viene usato per le forze militari irregolari legate al governo e, quindi, parallele alle forze armate e di polizia legalmente costituite, cioè non agivano subordinate alle forze istituzionali per la difesa, l’ordine e la sicurezza militari, dato che se lo facessero, non sarebbero forze parallele, ma ausiliarie delle forze armate e di polizia, come nel caso dei battaglioni di fanteria della riserva negli anni ottanta, costituiti da combattenti volontari e che sostennero il peso della guerra fino al 1984 quando iniziò il servizio militare patriottico, attuato dalle truppe reclutate come le forze armate sono reclutate in molti Paesi dove esiste il servizio militare, e che oltre ai riservisti non erano professionisti militari, ma persone organizzate e armate dallo Stato per la difesa del Paese nel quadro della guerra d’aggressione imposta dall’imperialismo statunitense. I combattenti che accompagnavano le forze di polizia nell’offensiva della carovana della libertà, per la liberazione delle città tenute in ostaggio dal colpo di Stato e dal terrorismo fascista dell’estrema destra, sono quindi una forza ausiliaria della Polizia Nazionale, subordinata ad essa e quindi parte organica di questa istituzione. Quella forza ausiliaria, legittima e organica, è quella che negli anni ottanta era conosciuta come Polizia Volontaria, a cui, come i battaglioni della Riserva, ebbi l’onore di appartenere. Tuttavia, le forze militari organizzate dalla destra, in tale tentativo di rovesciare il nostro governo, possono essere considerate paramilitari, poiché diversamente da ciò che accade coi movimenti armati antigovernativi in altre circostanze, tali forze erano guidate da ex-militari sandinisti, traditori della causa rivoluzionaria, come molti ex-capi sandinisti degli anni ottanta, e come loro facevano parte di quel tipo di fratellanza ideologica che ebbe inizio come riformismo socialdemocratico poi divenuta estrema destra, chiamata Movimento di rinnovamento sandinista. Dico che in questo caso è valido riferirsi a forze paramilitari, perché sebbene siano forze contrarie al governo, l’idea di reclutarne i membri, la loro organizzazione, formazione e direzione fu responsabile del personale il cui addestramento militare avvenne nelle forze armate e di polizia costituite in quanto tali, motivo per cui è anche legittimo chiamare tale tentativo di rovesciare il governo sandinista colpo di Stato, dato che era inteso a rovesciare un governo che usa parte delle forze istituzionali dello Stato a cui appartiene il governo, sia militari (forze armate, polizia, con aderenti attivi o in pensione, in questo caso alcuni in pensione) che politiche (potere legislativo, potere giudiziario). Va chiarito qui che sebbene tale gruppo di ex-militari avesse tradito i sandinisti organizzando forze paramilitari contro il nostro governo rivoluzionario, le forze armate e di polizia del Nicaragua hanno dimostrato impegno alla legalità e un livello elevato di coscienza patriottica, popolare e rivoluzionaria, in corrispondenza all’origine e al carattere del potere rivoluzionario come potere del popolo.

Giustizia e riconciliazione
È ironico che chi finge di presentarsi come forza civile che protesta pacificamente, abbia “comandanti” nelle proprie file, come è cinico che il colpo di Stato e la destra terrorista si lagnino e ci condannano per i mandati di arresto contro i loro auto-nominati “comandanti”, perché… come vorresti essere il “comandante” di un fallito tentativo di rovesciare un governo e poi aspettare che non t’imprigionino, se anche tu presumi di essere di fronte a una “dittatura”? È lo stesso di ciò che succede a i presunti “prigionieri politici”, come ora chiamano chi viola i diritti umani, i torturatori e gli aggressori della popolazione civile nella fase del complotto, attualmente detenuti e perseguiti legalmente per i crimini commessi e il cui pericolo per la società è la loro liberazione, cosa inammissibile. A tale riguardo, è importante ribadire l’appello al dialogo e alla riconciliazione tra persone, tra parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro opposti durante la crisi, poiché la stragrande maggioranza di chi era dalla parte opposta al Sandinismo erano persone manipolate dalla guerra psicologica nell’ambito dei piani per rovesciare governi che non servono gli interessi dell’imperialismo USA e, quindi, vittime dei colpi di Stato; ma si deve saper distinguere tra manipolatori e semplici partecipanti ad attività pacifiche contro il governo e chi ha commesso crimini, poiché la riconciliazione non può essere sinonimo di impunità, perché la libertà di tali criminali, oltre a essere un pericolo per la società, sarebbe disastrosa alla necessaria applicazione delle leggi a chi le trasgredisce, oltre a chi ha commesso crimini nel tentativo di golpe, a cui facevano già parte anche criminali del crimine organizzato, con cui ebbero un’altra serie di gravi crimini nella carriera da criminali. Nel caso di funzionari statali, è assolutamente legittimo che chi partecipò a violenze contro il governo o manifestato contro ciò che considerano una dittatura, siano licenziati dalle istituzioni di questo governo e dello Stato in generale, poiché se non avviene, governo e Stato accetterebbero nelle loro istituzioni funzionari le cui azioni vanno contro la loro politica, oltre ad essere evidentemente potenziali boicottatori delle istituzioni pubbliche, danneggiando principalmente il popolo.
Nel caso dei dottori licenziati, per esempio, ciò non era dovuto al fatto che essi curavano i feriti nelle marce, come loro alleati e difensori, ma che erano i medici delle truppe controrivoluzionarie del terrorismo che ordiva un colpo di Stato, organizzando postazioni mediche che facevano parte della struttura militare violenta contro lo Stato e il popolo nicaraguensi, di cui esistono prove abbondanti. Sarebbe sbagliato, tuttavia, escludere i funzionari dalle istituzioni pubbliche per il solo fatto di non essere sandinisti, purché siano buoni lavoratori, poiché i lavoratori cattivi dovrebbero essere corretti o, in casi estremi, licenziati, ma indipendentemente che siano sandinisti o no, perché ci sono casi in cui i compagni sandinisti fanno male il loro lavoro a causa di mancanza di mistica rivoluzionaria, amore per il popolo, senso del dovere e l’idea sbagliata che, poiché sono sandinisti, sono intoccabili. I sandinisti non sono una gilda politica in agguato per il potere da distribuire a titolo personale, ma un movimento rivoluzionario che combatte per il potere e la sua conservazione nelle mani del popolo, come mezzo per la trasformazione rivoluzionaria della società e con esso raggiungere il benessere materiale e spirituale di tutti gli esseri umani. Infine, dobbiamo stare attenti alla possibilità che ci siano alcuni opportunisti e cattivi leader che vogliono approfittare della situazione attuale per escludere i compagni sandinisti, o anche i lavoratori statali non sandinisti, motivati da ragioni personali, cosicché non ci siano persone che li indicano per le cattive azioni. In questo senso, e anche in generale per garantire l’uso di criteri adeguati in tutte le decisioni e per una condotta coerente coi principi rivoluzionari, il corretto funzionamento delle strutture organizzative di base dell’FSLN, che non dovrebbe essere solo dettata dall’attivismo, ma per garantire l’efficienza delle istituzioni nel caso di strutture organizzate in questo settore, e per promuovere la partecipazione popolare al governo, nel caso di strutture organizzate a livello territoriale, in cui è essenziale praticare critica e autocritica, richiedendo criteri la cui esistenza e attuazione è possibile solo con la formazione ideologica e lo studio politico, che deve essere un altro dei contenuti fondamentali del lavoro delle nostre strutture, a tutti i livelli.

Il dialogo
La stessa destra che ha boicottato il dialogo, usandolo come tribuna del suo discorso politico radicalizzato e delle ambizioni di potere dei suoi auto-nominati portavoce, o sospeso dai suoi mediatori prevenuti ogni volta che voleva, ora richiede un dialogo, ed è giusto, perché è il modo civile per risolvere le differenze di qualsiasi tipo, ed è per questo che i sandinisti sono stati i suoi principali promotori. Ma ci sono due problemi. Uno di questi è l’idoneità dei mediatori e un altra la rappresentatività degli interlocutori o controparte del governo. Come tutti sanno, i vescovi come mediatori, salvo eccezioni onorevoli, sono esplicitamente ed attivamente favorevoli al piano per rovesciare il governo. Da parte loro, i rappresentanti del colpo di Stato nel dialogo erano capi autonominati:
I proprietari delle caramelle ideologiche chiamate ONG, gestite dagli stessi sin dalla loro fondazione, in alcuni casi da quasi trent’anni, come Cenidh, o che nessuno ha scelto in molti casi nemmeno in quelle organizzazioni, nemmeno come rappresentanti dei nicaraguensi che non sono d’accordo col sandinismo, anche se si presentano come rappresentanti della “società civile”.
I “rappresentanti degli studenti” non eletti dagli studenti e che quasi nessuno conosceva nelle università prima di questa crisi;
I rappresentanti della società private che rappresentano solo una parte dei grandi proprietari, ma il cui peso nell’economia, anche se li rappresentano tutti, è circa il 30% del prodotto interno lordo, poiché il resto è distribuito tra piccoli e medi imprenditori ed investitori stranieri.
Quando nel dialogo fu chiesta la rimozione dei blocchi, tali rappresentanti illegittimi e fraudolenti si opposero, ma non solo perché non gli era conveniente, ma perché anche se avessero accettato o avuto la volontà di farlo contribuendo alla pace, non sarebbero stati in grado di farlo, perché la gente sui blocchi, come la stragrande maggioranza delle persone che in qualche modo partecipavano alle violenze o alle proteste contro il governo, non lo voleva. Eppure c’erano ed abbondano manifestazioni di rifiuto di ciò da parte delle stesse persone mobilitate, convinte e manipolate dalla destra. L’accettazione di tali interlocutori e la proposta alla Conferenza episcopale di mediare fu solo un segno di buona volontà del governo sandinista per superare la crisi col dialogo, coi trasportatori, gli studenti, tra gli altri compreso il COSEP, senza rivendicare di rappresentare l’intera compagnia privata. Riguardo la mediazione, e solo per dare un esempio che tenga conto dell’importanza di mantenervi la presenza della Chiesa cattolica, messa in pericolo dai principali mediatori della Conferenza episcopale, un possibile buon mediatore poteva essere il Vaticano attraverso il Nunzio, che a suo favore aveva agito con la prudenza che dovrebbe essere proprio dei mediatori nella crisi, anche se per rafforzare questo difficile lavoro sarebbe meglio sia accompagnato da altri attori con legittimità e prestigio sufficienti, ma tralasciando i vescovi già falliti come mediatori, provocando anche un silenzioso fuggi fuggi dei parrocchiani.

Il budget dell’università
Indubbiamente, e soprattutto all’inizio della crisi, molti studenti universitari furono manipolati dalla guerra psicologica condotta dalla destra nell’ambito del loro complotto. Ora solo una minoranza di studenti universitari persiste nel rifiuto del governo sandinista, ma è un settore che da sempre si oppone a noi per ragioni ideologiche. Ciò è dovuto, tra l’altro, al fatto che solo il sandinismo ha reso possibile l’accesso all’istruzione superiore ai settori popolari in Nicaragua, manifestato dal 6% del bilancio generale della Repubblica assegnato alle università su iniziativa del FSLN da molti anni ormai, e questo è sempre stato da loro negato quando governava la stessa destra che intende continuare a manipolare gli studenti, ed è per questo che in un certo momento e nel modo più cinico fu detto che il 6% trasferito all’UCA fu negato, poiché le autorità corrispondenti chiarirono che il 6% è garantito a tutte le università già incluse, nonostante le gravi perdite economiche causate al Paese dalla stessa destra che ora vuole presentarsi come difensore degli interessi degli studenti, e ciò fu anche sostenuto dalle autorità delle università private. Cioè, distruggono l’UNAN-Managua e poi rivendicano il 6% per l’UCA, che sarà dato come è stato chiaro, un’università che, come le altre università private, non fu toccata dai capi del golpe, con l’eccezione di UPOLI. Questa affermazione demagogica derivava dall’interpretazione corretta di alcune affermazioni distorte da parte delle autorità dell’università che dichiaravano che non avrebbero ripreso le lezioni a causa dei ritardi degli esborsi governativi, pienamente comprensibili considerando il danno all’economia causato dal tentativo di colpo di Stato. Sappiamo che l’UNAN-Managua non potrà eiprendere le lezioni quest’anno a causa dei danni causate alle sue strutture dal colpo di Stato, che d’altra parte, se fosse giunto al potere, avrebbe negato alle università questo 6%. Ciò è il risultato dell’azione di alcuni gruppi di studenti, tra i quali molti che avevano capito quali interessi si muovevano dietro il tentativo di rovesciare il governo sandinista. In altre parole, solo la destra ha danneggiato il corpo studentesco universitario, mentre il sandinismo è l’unica forza politica che ha garantito l’università ai nicaraguensi dalle risorse scarse, difendendo e mettendo in pratica l’istruzione gratuita e assicurando la consegna del 6% alle università pubbliche, in parte sovvenzionate con questo budget.

Le riforme per la sicurezza sociale
La questione delle riforme della sicurezza sociale è stata ignorata nelle analisi a causa dell’immediata revoca all’inizio della crisi, ma è necessario riprendere la discussione a causa del ruolo di pretesto per portare a termine le azioni che hanno dato il via al frustrato processo per il rovesciamento del governo. Una delle cause fondamentali della crisi finanziaria dell’INSS è che la sicurezza sociale in Nicaragua, dal ritorno del Sandinismo al potere nel 2007, copre un numero maggiore di beneficiari e benefici per l’assicurato. Tra i soggetti assicurati che prima non lo erano, vi sono le vittime della guerra e i beneficiari della pensione ridotta creata dal governo sandinista a beneficio di chi, avendo raggiunto l’età di pensionamento (60 anni) senza aver completato le 750 settimane stabilite per ricevere la pensione di anzianità, con 250 settimane sufficienti per ricevere questa prestazione, salvava molti nicaraguensi che, poiché sandinisti, furono licenziati dai governi della stessa destra che ora intende rappresentarli. Tra i benefici che non ricevevano prima e che ora ricevono i beneficiari della sicurezza sociale, ci sono: tomografia e esami di risonanza magnetica, emodialisi, chemioterapia, esami radiologici, assistenza all’estero, medicinali non inclusi in precedenza. Ma c’è un altro fattore nella crisi finanziaria dell’INSS, la frode commessa contro questa istituzione dai grandi imprenditori privati che consiste nell’auto-nominare o nominare parenti e prestanome in posizioni fasulle guadagnando salari fittizi, per beneficiare della sicurezza sociale. Ma il sistema attuale include un tetto salariale di 82953,22 cordobe, ove l’assicurato non doveva pagare di più, ma ricevere più benefici, ovviamente avvantaggiando chi guadagnava di più. Una delle riforme consisteva proprio nell’eliminare tale tetto salariale ai contributi, così i grandi imprenditori non potevano più defraudare l’INSS, contribuendo così alla sua crisi finanziaria. Le altre riforme erano aumenti dei contributi ai lavoratori e, in misura maggiore, ai datori di lavoro, oltre alla creazione della quota per i pensionati. L’aumento dei contributi dei datori di lavoro (dal 19% al 22,5%, con un aumento del 3,5%) era considerevolmente più elevato rispetto all’incremento dei contributi dei lavoratori (dal 6,25% al 7%, con un incremento dello 0,75%), ma ciò che non fu detto della riforma e che i detrattori nascondono che l’aumento dei contributi dei lavoratori e l’istituzione dei contributi ai pensionati (del 5%) era di molto inferiori ai benefici aggiuntivi che beneficiari (lavoratori e pensionati) ricevono dalla sicurezza sociale rispetto a quelli ricevuti prima del ritorno al potere dell’FSLN, e specialmente nel caso degli anziani che ricevono la pensione ridotta, poiché non esisteva nell’era neoliberista. Cioè, per lavoratori e pensionati il risultato fu a loro favore, poiché continuano a ricevere molto più di prima e, allo stesso tempo, l’INSS fu salvato dall’attuale crisi finanziaria, garantendo la continuità di tali benefici; non è così nel caso dei datori di lavoro e di chi aveva alti salari, a cui non sarà più permesso ricevere di più e contribuire di meno, una misura che poneva fine alle frodi degli imprenditori che saccheggiano la sicurezza sociale. Ciò spiega perché fu il COSEP e non i sindacati a dimostrare contro le riforme, e questo è ciò che risolve la domanda di chi dentro e fuori il Nicaragua ha visto correttamente, non bevendosi la storia della destra, perché consapevoli dell’impossibilità per i datori di lavoro di difendere gli interessi dei lavoratori e dei pensionati.
L’altra opzione per salvare l’INSS è la proposta dell’FMI e delle società private che consiste nell’aumentare l’età pensionabile, aumentare il numero delle settimane quotate, eliminare la pensione ridotta ed escludere le vittime di guerra e mettere all’asta lo stipendio massimale che i grandi proprietari delle aziende sfruttano fraudolentemente. A causa delle caratteristiche neoliberiste di tale proposta, il nostro governo lo ritenne inaccettabile, soprattutto sull’eliminazione della pensione ridotta e l’esclusione delle vittime di guerra, optando per applicare riforme già note, e ciò spiega perché, se le riforme applicate dal governo era neoliberista, come molti dissero, gli Stati Uniti, promotori del neoliberismo attraverso FMI e Banca Mondiale, non avrebbero assunto un ruolo bellicoso nella campagna contro il nostro governo, oltre a finanziare i capi del golpe attraverso le ONG che vivono col budget assegnato da USAID e NED. Ma a prescindere da tutto, è ancora necessario, e ora più che mai a causa del deterioramento della situazione economica causata dal colpo di Stato di destra, fare qualcosa per salvare la sicurezza sociale nel nostro Paese, quindi a un certo punto questo problema va considerato nel quadro della ricerca del consenso che ha sempre caratterizzato il nostro governo di riconciliazione e unità nazionale, come parte di un eventuale rilancio del dialogo, incerto a questo punto a causa dell’autoritarismo della destra e del fallimento della sua strategia. A destra era facile manipolare le riforme con la narrativa che i lavoratori e gli anziani perdevano denaro, quando era vero il contrario, come appena dimostrato, ma tale manipolazione era possibile a causa della disinformazione tra gli studenti e le persone in generale su quanto queste riforme fossero realmente benefiche per u settori della società (lavoratori e pensionati), e che alla disinformazione era dovuta all’indebolimento della partecipazione popolare nelle decisioni governative che al lavoro politico delle strutture organiche del FSLN, in particolare a livello territoriale, tuttavia, ciò non era dovuto ai fallimenti delle nostre strutture, ma a determinati stili di lavoro e metodi di conduzione politica che vanno corretti. Di conseguenza, la grande sfida per noi sandinisti è rafforzare il nostro modello politico di partecipazione popolare nella gestione pubblica e migliorare il contenuto del lavoro delle strutture politiche del Fsln come avanguardia rivoluzionaria del popolo nicaraguense, oltre a garantire tutto ciò che rafforza le organizzazioni d’avanguardia, comprese la nostra istituzione ed organizzazione politica, facendo funzionare organi di amministrazione come Congresso e Assemblea Nazionale Sandinista, prendendo in considerazione l’importanza del nostro Programma e degli Statuti, che vanno analizzati, riformati se necessario, ed applicati assicurando ul carattere collettivo della leadership rivoluzionaria, e rafforzando al contempo la leadership sandinista a tutti i livelli, oltre a rafforzare il lavoro politico e riprendere la formazione ideologica, lo studio politico, la critica e l’autocritica come pratiche quotidiane nelle nostre strutture, garantendosi il buon andamento delle istituzioni pubbliche e la partecipazione popolare nel processo decisionale del governo e nella definizione delle politiche pubbliche, al fine di avere, come disse Germán Pomares, “Il campo seminato e la libertà assicurata che ci permetteranno”, come disse Ricardo Morales Avilés, “di cambiare così tante cose… prima il potere, la proprietà, noi; dopo: aria fresca e mais per tutti, aria e fiori per tutti”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente La Cina giustizia 30 spie della CIA Successivo Mappa ampliata del tentato assassinio: secondo informe speciale