Miglioramento nelle relazioni Iran-Pakistan fondamentale per la sicurezza regionale

Ejaz Akram, The Cradle 11 ottobre 2021

Non ci sono due modi per farlo. Iran e Pakistan devono stringere legami affinché la sicurezza regionale, l’economia e le rotte commerciali possano prosperare. Eventi epocali si verificano con velocità vertiginosa, segnalando l’ascesa di nuove potenze orientali e il rapido declino del peso economico e militare occidentale. La schiacciante sconfitta degli Stati Uniti e dei loro alleati da parte dei taliban il 15 agosto fu solo uno di questi simboli del declino di questi ultimi, per mano nientemeno dei più poveri di tutti i musulmani, i pashtun. Mentre un decennio fa tali transizioni erano più difficili da individuare, oggi gli allineamenti visibili emergono rapidamente, trasformando le sfumature di grigio in solidi blocchi di nero o bianco. I governi occidentali e i loro protettorati arabi, affiancati da Paesi come il Giappone e l’India, sono emersi come un unico blocco. Cina, Russia e alcune importanti nazioni del mondo musulmano, come Afghanistan, Pakistan e Iran, emergono come blocco rivale. Turchia e alcuni Dtati dell’Asia centrale rimangono indecisi, nella palude. In breve, gli Stati Uniti guidano un blocco e la Cina l’altro. Molti analisti potrebbero cercare di sfuggire all’uso di questa visione binaria della geopolitica, solo per scoprire che le zone grigie rapidamente scompaiono.

Eurasiatismo, in poche parole
L’accelerazione geoeconomica della Cina nella regione dipende molto dal Pakistan perché il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) è fondamentale per il successo della Belt and Road Initiative (BRI) di Xi JinPing. Quindi, dal punto di vista cinese, il Pakistan deve essere completamente sicuro. E la sicurezza del Pakistan oggi dipende dall’Afghanistan. Negli ultimi vent’anni, il Pakistan ha perso centinaia di migliaia di vite, oltre cinquemila militari e 200 miliardi di dollari in perdite economiche, perché una volta si arruolò da alleato dei nordamericani nella “guerra al terrore” che provocò il caos dall’Iraq allo Yemen. Dal punto di vista cinese, la sicurezza dell’Afghanistan e del Pakistan è il primo passo verso la realizzazione della preziosa visione strategica del CPEC, dopo di che viene la BRI e la sicurezza eurasiatica. I pilastri della sicurezza che finora sono emersi con successo contro la sovversione straniera sono i taliban agguerriti e l’esercito pakistano. La Cina sa che per avere la pace nella regione, non ha altra scelta che potenziare le capacità degli alleati contro la sovversione straniera. Questo fu anche compreso nella riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) di settembre, in cui l’Iran fu ufficialmente accolto come nono Stato del gruppo. La Repubblica islamica, come vedremo, è ora una risorsa fondamentale per il blocco cinese e l’appianamento delle relazioni con altri alleati regionali dei cinesi non farà altro che cementare la sicurezza collettiva. L’altro consenso essenziale emerso nella riunione della SCO era la priorità a stabilità e sicurezza dell’Afghanistan, guidata da quattro nazioni: Cina, Russia, Iran e Pakistan, con quest’ultimo alla guida. Per essere efficaci, Iran e Pakistan devono abbandonare le differenze e ricalibrare le relazioni per realizzare obiettivi reciproci e urgenti.

Le rimostranze del Pakistan contro l’Iran
Il Pakistan comprende che le politiche dell’Iran nei confronti dei vicini occidentali sono basate su una sana logica. Considera il ruolo dell’Iran in Iraq, Siria, Libano e nell’Asse della Resistenza contro l’occupazione israeliana e il mondo occidentale come giusto ed etico. Ma per il Pakistan, le politiche dell’Iran nei confronti dei vicini orientali e settentrionali sembrano irrazionali. In passato, una parte significativa della guerra del terrore in Afghanistan fu esternalizzata dagli Stati Uniti all’India. Oggi, l’India è ancora felice di fare il lavoro sporco di Washington sovvertendo il CPEC e la BRI e provocando spargimenti di sangue in Pakistan. Dal 2007 fino alla caduta di Kabul nel 2021, l’India ospitò dozzine di consolati in Afghanistan e radicalizzò attivamente le province occidentali del Pakistan adiacenti al confine afghano.
Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente indiano Narendra Modi, dichiarò pubblicamente che New Delhi sostiene organizzazioni terroristiche come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) e Balochistan Liberation Army (BLA) per la secessione delle regioni occidentali del Pakistan. Secondo quanto riferito, Kulbhoshan Jadav, presunta spia indiana in custodia pakistana il cui caso è indagato dalla Corte internazionale di giustizia, fu permesso in Pakistan dall’Iran. Mentre l’India è attivamente impegnata nel terrorismo contro il Pakistan, Islamabad crede che Teheran abbia chiuso un occhio e abbia permesso agli indiani di sabotare il Pakistan utilizzando il confine coll’Iran. Il resto del mondo è caduto vittima dell’astuta narrativa occidentale secondo cui l'”India democratica” era la città splendente sulla collina, mentre i taliban afgani e l’Inter-Services Intelligence (ISI) pachistano, impegnati a combattere l’India, erano i malvagi. Con la vittoria dei taliban e la fine dell’occupazione straniera dell’Afghanistan, tutto questo è sparito. L’India è chiaramente scontenta del nuovo stato di cose, ma i pakistani si chiedono perché l’Iran non partecipi al tutto. Gli iraniani accusarono il Pakistan di coinvolgimento militare nella valle del Panjshir, cpresa dalla resistenza anti-talib guidata da Ahmad Massoud e Amrullah Saleh senza una battaglia prolungata. Il Pakistan nega di essere intervenuto militarmente nel Panjshir, ma aiutò l’Afghanistan contro le occupazioni straniere nell’ultimo mezzo secolo, aiutando a espellere sia l’ex-Unione Sovietica che gli Stati Uniti dalle terre afgane. Non ebbe altra scelta che aiutare gli altri membri della tribù pashtun a resistere ai tentativi esterni di imporre un governo straniero all’Afghanistan. Mentre da un lato Islamabad si attiene a tale posizione di principio, rimane sottomessa a molte richieste dell’occidente, che fornisce ancora al Pakistan attrezzature di difesa vitali e prestiti del FMI. È sicuramente un cammino sul filo del rasoio, che ha attirato l’ira di Stati Uniti e loro media negli ultimi anni.
L’Iran si è tradizionalmente opposto ai taliban e sostenuto l’Alleanza del Nord, sostenuta anche dall’occidente e, in precedenza, dall’URSS. Ma niente irrita il Pakistan più dell’approfondimento delle relazioni dell’Iran coll’India a scapito delle relazioni col Pakistan. La collaborazione di Teheran e Nuova Delhi sul porto di Chabahar in Iran, ad esempio, è in diretta concorrenza col progetto specchio pakistano-cinese, il porto di Gwadar, dall’altra parte del confine.
Chabahar fornisce all’India l’accesso alle risorse di petrolio e gas dall’Iran e dall’Asia centrale e un trattamento preferenziale per le merci indiane dirette a questi mercati. Per l’Iran, il porto rappresenta l’accesso più vicino all’Oceano Indiano e cerca di essere un importante hub per le future rotte commerciali che possano arricchire le province orientali più povere del Paese. L’Iran colpito dalle sanzioni non poteva, un tempo, essere troppo pignolo sulle partnership che ha stretto con nazioni volenterose, e nonostante la disponibilità calda e fredda dell’India a far avanzare il progetto Chabahar, il lavoro continua. Dal punto di vista di Islamabad, un nesso Iran-India sembra illogico per Teheran: se Stati Uniti e Israele sono dichiarati nemici dell’Iran, e l’India è il partner strategico più profondo di entrambi, allora il sostegno dell’Iran all’India e il suo attrito contro Pakistan e Afghanistan non hanno senso per la sicurezza a lungo termine dell’Iran.
I cittadini iraniani recentemente catturati a Quetta dalle autorità pakistane confessarono di essere stati incaricati di sabotare il CPEC. Gli attacchi a cittadini cinesi in Pakistan da parte di elementi stranieri sono in corso da alcuni anni. Vari rapporti accusano India, Iran e altri, ma non è chiaro se gli attacchi siano sanzionati dai rispettivi governi o, nel probabile caso dell’Iran, da gruppi separatisti o terroristi nascosti nelle aree di confine.
Di recente, l’Iran ammassò truppe e lanciò grandi esercitazioni militari al confine coll’Azerbaigian in risposta ai rapporti secondo cui le forze speciali israeliane operavano al confine. La Turchia poi annunciò esercitazioni militari al confine. L’Iran gode di ottime relazioni con l’Armenia (che il Pakistan non riconosce) e la Russia, mentre le relazioni della Turchia coi membri della NATO lentamente diminuiscono. Questo è un altro importante momento di ripristino, sebbene per l’esito sia ancora troppo presto per determinarlo. Il motivo per cui le relazioni Turchia-Pakistan non possono essere ignorate quando ci si avvicina alle relazioni Iran-Pakistan è dovuto ai seguenti allineamenti: Turchia e Cina sono due delle relazioni bilaterali più strette del Pakistan nel mondo che risalgono alla storia pre-spartizione dell’India musulmana che lanciò il Movimento Khilafat del’implosione dell’Impero Ottomano. Le relazioni tra Turchia e Azerbaigian sono quasi identiche a quelle tra Pakistan e Azerbaigian. Nella recente guerra tra Azerbaigian e Armenia sul Nagorno-Karabakh, Baku era piena di bandiere turche e pachistane e di canti nazionali. L’Iran, tuttavia, potrebbe essere più vicino all’Armenia che all’Azerbaigian, nonostante sia per quasi un quarto turco-azero. La propensione dell’Iran all’India e all’Armenia non è comprensibile per Turchia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan. Af-Pak può svolgere un ruolo di mediazione tra persiani e turchi. Se falliscono, rimarranno neutrali, ma se devono scegliere sceglieranno solo con riluttanza i turchi perché considerano l’Iran una parte importante del loro millat. Gli iraniani sono profondamente ammirati dalla stragrande maggioranza di pakistani, afgani e turchi per i loro contributi a lingua, cultura, arti e tradizioni della conoscenza persiana, senza cui la civiltà islamica rimarrebbe incompleta. Ora passiamo all’altro lato dell’immagine.

Le rimostranze dell’Iran contro il Pakistan
Dal punto di vista dell’Iran, il Pakistan ha deluso l’Iran in numerose occasioni. Negli anni ’90, Teheran si offrì assumersi il carico del bilancio della difesa del Pakistan se il Pakistan condivideva l’esperienza nello sviluppo del programma nucleare iraniano, ma il Pakistan rifiutò. Negli anni 2000, Iran e Pakistan decisero di costruire un gasdotto tra le due nazioni e gli iraniani spesero miliardi di dollari per costruire la loro parte dell’infrastruttura. Tuttavia, sotto i governi filo-sauditi Zardari/Nawaz, mentre il Pakistan promise di costruire la sua parte dell’oleodotto, le pressioni di Washington alla fine lo costrinsero ad abbandonare il progetto. Non è un caso, quindi, che l’Iran si rivolgesse all’India alla ricerca di un mercato energetico, di accordi commerciali e infrastrutturali. L’Iran accusò lo Stato pakistano di aver consentito a gruppi terroristici come Jaysh al-Adl di operare dal Pakistan, provocando morte e rapimento di centinaia di guardie di frontiera iraniane nel corso degli anni. Tra gli ampi deserti e le aspre montagne dove convergono i confini di tre nazioni (Afghanistan, Pakistan e Iran), la CIA, le agenzie di intelligence saudite e l’intelligence estera dell’India Research and Analysis Wing (RAW), erano sempre attive, impegnate a mantenere entrambi gli Stati in contrasto tra essi. Gruppi separatisti e terroristici iraniani e pakistani finanziati dall’estero abitano il vasto e difficile terreno da monitorare tra i due confini e funzionari iraniani, in vari momenti, accusarono le forze pakistane di aiutare la sovversione di tali gruppi. I sospetti dell’Iran furono esacerbati dalle relazioni servili del Pakistan coi sauditi, gli arcinemici regionali degli iraniani. Il Pakistan storicamente chiuse un occhio sulla diffusione delle idee wahhabite nella madrasse pakistane finanziate dai sauditi, dove proliferano sentimenti anti-sciiti e anti-iraniani. Funzionari pakistani filo-nordamericani e filo-sauditi abitualmente furono a favore dell’Arabia Saudita a spese dell’Iran. Allo stesso modo, durante la guerra Iran-Iraq, nonostante l’opinione pubblica pakistana fortemente favorisse l’Iran, Islamabad invece adottò una posizione di “neutralità” sfavorevole che l’Iran non apprezzò.

Rivitalizzare l’amicizia Iran-Pakistan
È ironico che quando Iran e Pakistan avevano governi laici, i due Stati godessero di eccellenti relazioni reciproche, ma che non appena i loro governi si imbarcarono in programmi di islamizzazione, la loro amicizia vacillò. Oggi, Pakistan e Iran potrebbero ancora trovare da ridire sulle politiche dell’altro, ma è improbabile che l’irritazione duri. Questi sono i singhiozzi a breve termine delle nuove configurazioni geopolitiche che verranno appianate sotto il peso economico della Cina. L’Iran, il Pakistan e la maggior parte degli stati dell’Asia occidentale e centrale non avranno altra scelta che cooperare sotto la Pax Sinica se cercheranno di sfuggire all’oppressione occidentale secolare e di rilanciare l’economia. A metà settembre, il primo ministro pakistano Imran Khan e il presidente iraniano Ebrahim Raisi si incontrarono privatamente a Dushanbe, in Tagikistan, per discutere dell’Afghanistan e di altre questioni urgenti. Ringraziando l’Iran per aver sostenuto la posizione del Pakistan sulla controversa questione del Kashmir coll’India, Khan disse a Raisi: “Ci stiamo occupando dello sviluppo onnicomprensivo delle relazioni con l’Iran, in particolare nel campo dei trasporti, e crediamo che migliorare la cooperazione tra i due Paesi avrà effetti regionali e globali positivi”. Raisi concordò, sottolineando che “stabilire la sicurezza nelle aree di confine può attivare le capacità significative di queste aree per le interazioni economiche e commerciali!, e avvertì che i due Stati “non dovrebbero permettere che il sabotaggio da estranei influisca sulle buone relazioni”. Iran e Pakistan condividono interessi praticamente identici sula stabilità dell’Afghanistan, la sicurezza delle frontiere, la cooperazione con la Cina, l’eliminazione del terrorismo, i benefici del multilateralismo, la priorità dello sviluppo regionale, il rafforzamento dei legami commerciali, la costruzione di infrastrutture e la cooperazione nel campo dell’energia.
Più di un secolo fa, lo studioso cinese Deng Zhongxia disse che se cinque persone si uniscono, il loro potere equivale a una tigre; se dieci persone si uniscono, rivaleggiano con un drago; e se cento persone si uniscono, sono forti come il monte Tai. È ironico che la cultura non teista della Cina debba cantare le lodi della cooperazione alle nazioni musulmane che nel corso della storia erano conosciute come al-muahidun, popolo dell’unità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio