La Cina tra il diavolo e il mare azzurro

Pechino si prepara a una guerra su due fronti
Sergej Saenko, osservatore internazionale, InfoRos 07.10.2021

Come riportato dall’agenzia di stampa Xinhua il 5 ottobre, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying rispose alle domande dei giornalisti sulla dichiarazione del suo collega del dipartimento di Stato nordamericano su Taiwan. È arrivato da Ned Price che affermava che Washington è profondamente preoccupata per l’attività militare della Cina vicino Taiwan, che secondo lui è destabilizzante, errata e mina pace e stabilità nella regione. Gli Stati Uniti esortavano la Cina a smettere di fare pressioni su Taiwan e di minacciarla. In risposta, Hua Chunying notava che era ora che gli Stati Uniti smettessero di fare dichiarazioni irresponsabili, poiché Taiwan fa parte della Cina. Secondo lei, ultimamente gli Stati Uniti continuamente intrapredono azioni negative, come fornire armi a Taiwan e rafforzare i contatti ufficiali USA-taiwanesi nella sfera militare. Allo stesso tempo, Hua Chunying osservava che il principio della Cina unica costituisce il nucleo politico delle relazioni sino-nordamericane. La preoccupazione di Pechino non è fuori luogo. Gli Stati Uniti hanno rilasciato piani per vendere armi a Taiwan per 750 milioni di dollari. Inoltre, aerei militari nordamericani atterrano spesso sull’isola, mentre le navi da guerra statunitensi attraversano regolarmente lo stretto di Taiwan. La Cina, a sua volta, elaborava un attacco simulato su Taiwan, coinvolgendo 52 aerei da combattimento. L’addestramento fu la più grande dimostrazione della forza di Pechino dell’intero periodo di confronto sull’isola. Secondo gli esperti, in caso di conflitto militare, la Cina distruggerà Taiwan in pochi minuti. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono forse l’alleato più importante di Taipei. Soprattutto sulla cooperazione nella difesa. Perciò Washington sfrutta attivamente la questione territoriale legata all’isola come leva di pressione su Pechino.
Gli Stati Uniti mantengono deliberatamente l’ambiguità sullo status di Taiwan, mentre segretamente incoraggiano Taipei a varie dichiarazioni sull'”indipendenza”. Tuttavia, Washington non lascia che la situazione cada nella zona imprevedibile del conflitto militare tra la Cina e l’isola. Ma tale gioco sulla repubblica cinese non riconosciuta è fastidiosa per Pechino. Le autorità cinesi generalmente ritengono che parte significativa delle acque internazionali nella regione Asia-Pacifico (APR) appartenga alla RPC. Si tratta principalmente di acque contese presso Taiwan, Filippine, Vietnam, Malesia e altri Paesi. A questo proposito, Pechino si adopera per rafforzare il controllo sulle rotte attraverso cui passa una quota considerevole del commercio mondiale. Fu per dimostrare forza militare che la Cina organizzò l’inedita proiezione di potenza presso Taiwan in concomitanza col 72° anniversario della creazione della RPC celebrata il 1° ottobre. Allo stesso tempo, l’escalation nei cieli al largo delle coste di Taiwan coincise con una nuova guerra di nervi tra Cina e India nelle montagne del Kashmir: il ministero degli Esteri indiano accusava Pechino di cercare di cambiare lo status quo della linea di controllo nell’est Ladakh. “La Cina continua a dispiegare un gran numero di truppe e armamenti nelle aree di confine. Fu in risposta alle azioni cinesi che le nostre forze armate dovevano effettuare appropriati controdispiegamenti in queste aree per garantire che gli interessi della sicurezza dell’India siano pienamente protetti”, affermava il portavoce del ministero degli Esteri di quel Paese Arindam Bagchi. Secondo il diplomatico indiano, la Cina è pienamente responsabile delle tensioni militari al confine coll’India nel Ladakh orientale.
La dichiarazione era in risposta alle affermazioni della Cina secondo cui la causa principale della tensione nelle relazioni bilaterali era l’espansionismo di Nuova Delhi. Infatti, all’inizio della scorsa settimana, la rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying dichiarò: “La parte indiana ha perseguito a lungo la politica avanzata e attraversava illegalmente la LAC invadendo territorio cinese”. Le accuse reciproche di indiani e cinesi di creare gruppi militari in Himalaya sono ragionevoli. Così, il comandante dell’esercito indiano, generale Manoj Naravane, affermò che la Cina aumentava significativamente il suo contingente militare al confine lungo 3500 km, il che costringe Nuova Delhi a compiere rappresaglie e a portare ulteriori forze e armi moderne sull’Himalaya. In breve, la situazione nel Ladakh orientale si era seriamente aggravata negli ultimi giorni.
Alcuni esperti associano l’attuale controversia alla situazione in Afghanistan, che peggiora la posizione strategica dell’India nella regione. New Delhi teme che il Pakistan, stretto partner della Cina, la sosterrà in un conflitto. Altri esperti ritengono che l’aggravamento tra New Delhi e Pechino sia dovuto principalmente ai significativi cambiamenti nella regione indo-pacifica, che Pechino collega alle trame ostili degli Stati Uniti. In primo luogo, ciò si riferisce al tentativo di “armare” il QUAD, il gruppo che comprende Stati Uniti, Australia, India e Giappone, che finora sembrava più una tigre di carta. Il secondo è l’annuncio del 15 settembre da Stati Uniti, Australia e Regno Unito della creazione dell’alleanza militare AUKUS. Si ritiene che tlaa due associazioni mirino a contenere la Cina nei diritti di proprietà intellettuale.
In conclusione, notiamo che se il confronto tra Nuova Delhi e Pechino nel Ladakh orientale si fosse limitato solo a punture diplomatiche, difficilmente avrebbe preoccupato, tranne analisti ed esperti. In Himalaya, persone si guardano attraverso i mirini, pronte a un vero combattimento, non verbale. E non dimentichiamo che due potenze nucleari con una popolazione di tre miliardi di persone sono coinvolte in tale scontro, carico di conseguenze imprevedibili sia per i diritti di proprietà intellettuale che per il resto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio