Mettere a tacere Julian Assange: perché preoccuparsi del processo quando lo si può uccidere?

Philip Giraldi, SCF 7 ottobre 2021

Un amico inglese ha recentemente appreso del piano della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti per rapire o uccidere il giornalista Julian Assange e scherzava: “Scommetto che è felice di essere sano e salvo nella prigione di Belmarsh se ha la possibilità di leggerlo!” Risposi che il tempo a Belmarsh è reso il più umiliante possibile da un giudice inglese e gli inglesi sono altrettanto capaci di eseguire un suicidio o “incidente” alla Jeffrey Epstein se chiamati a farlo dai loro “cugini” nordamericani. A malincuore, fu d’accordo. In effetti, il ruolo degli alleati Gran Bretagna e Australia in quello che si rivela uno dei drammi giudiziari più longevi del mondo è riprovevole. Per quei lettori che partecipano al divertimento della saga di Assange, è d’obbligo un riassunto. Julian Assange, cittadino australiano che viveva a Londra, era l’editore capo e forza trainante di Wikileaks, che debuttò nel 2006 e fu uno notiziari alternativi sorti negli ultimi vent’anni. WikiLeaks era unico in quanto spesso non scriveva proprie storie, ma piuttosto riceveva documenti da fonti governative e altrove che poi venivano ripresi senza alcuna modifica. Assange attirò l’ira della classe dirigente quando ottenne nel 2010 un video riservato da una fonte non identificata che mostrava una sparatoria nel 2007 di elicotteri dell’esercito nordamericano a Baghdad in cui una dozzina di persone inerme fu uccisa. La rabbia del governo nei confronti di WikiLeaks si intensificò quando, nel 2013, Edward Snowden, appaltatore della National Security Agency, fuggì a Hong Kong con materiale classificato che dimostrava che il governo degli Stati Uniti spia illegalmente i nordamericani. Secondo quanto riferito, WikiLeaks organizzò la fuga di Snowden in Russia da Hong Kong. L’animus bipartisan contro WikiLeaks si è ulteriormente intensificato nell’estate 2016 quando il sito iniziò a pubblicare e-mail dal Partito Democratico e di Hillary Clinton. La conclusione immediata propagata dal Team Hillary ma non supportata dai fatti fu che l’intelligence russa avesse hackerato le e-mail e fornite a WikiLeaks. Era inevitabile che il resoconto di Assange, che non fu mai di fatto impreciso, fosse in alcuni circoli affermato basarsi su informazioni fornite da hacker russi. Anche se ripetutamente smentisse ciò e ci sono ragioni per cui ciò fosse improbabile o impossibile, ciò portò a una forte risposta russofoba da numerosi servizi di intelligence e forze dell’ordine degli Stati Uniti. Assange fu accusato in Gran Bretagna nel novembre 2010 su mandato internazionale che richiedeva l’estradizione in Svezia per accuse di stupro, accusa che in seguito si è rivelò falsa. Pagò la cauzione ma perse la battaglia legale per annullare il mandato e saltò un’udienza preliminare a Londra nel giugno 2012 accettando l’asilo presso l’ambasciata ecuadoriana, godendo dell’immunità diplomatica. Vi rimase per ottantadue mesi, a quel punto il nuovo governo a Quito chiarì che il suo asilo sarebbe stato revocato e sarebbe stato espulso. Si preparava a partire nell’aprile 2019 quando arrivò la polizia e fu arrestato coll’accusa di non essersi presentato in tribunale sette anni prima, considerato “salvataggio su cauzione”. Fu immediatamente inviato al carcere di massima sicurezza di Belmarsh, dove sono confinati i terroristi.
Dopo il suo arresto, Assange continua ad essere incarcerato su richiesta di estradizione del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti basata sull’Espionage Act del 1918, apparentemente derivata dalla possibile interazione col caso del whistleblower Chelsea Manning. Assange sta a Belmarsh da 29 mesi, nonostante le pressioni internazionali che affermano sia un giornalista e va rilasciato. I britannici esitarono a estradarlo sulla base delle prove prodotte dal governo degli Stati Uniti, che includono l’affermazione secondo cui Assange avrebbe aiutato l’ex-analista dell’esercito nordamericano Manning a penetrare una rete di computer classificati per ottenere e pubblicare materiale riservato, ma allo stesso modo non lo liberavano. Il giudice britannico negò l’estradizione a gennaio, suggerendo che se viene deportato negli Stati Uniti, probabilmente si sarebbe suicidato, ma anche negato la cauzione ad Assange poiché era considerato a rischio di fuga. Gli Stati Uniti impugnarono la sentenza e la prossima udienza è fissata a fine ottobre. Va notato che alcuna prova del dipartimento di Giustizia plausibilmente collega Assange ai servizi di intelligence russi. Il che porta alla rivelazione di Yahoo sul complotto della CIA per sparare, avvelenare o rapire Assange mentre si trovava nell’ambasciata ecuadoriana. È più o meno così: nel 2017, il quinto anno di Assange in ambasciata, la CIA discusse di por fine alla presunta minaccia ai segreti del governo da lui e dalla sua organizzazione, ancora operativa e si presumeva in contatto con lui. WikiLeaks al tempo pubblicava strumenti di hacking della CIA estremamente sensibili, denominati “Vault 7”, che costituivano “la peggiore fuga di dati nella storia della CIA”.
In un discorso dell’aprile 2017, il nuovo direttore della CIA di Donald Trump, Mike Pompeo, dichiarò: “WikiLeaks opera come un servizio di intelligence ostile e parla come un servizio d’intelligence ostile e ha incoraggiato i suoi seguaci a trovare lavoro presso la CIA per ottenere informazioni. È tempo di chiamare WikiLeaks per quello che è veramente: un servizio di intelligence ostile non statale spesso aiutato da attori statali come la Russia”. Era una dichiarazione di guerra. L’etichetta “servizio d’intelligence ostile non statale” è una designazione legale che più o meno apriva la porta a risposte non convenzionali per eliminare la minaccia. Le stazioni della CIA in cui si sapeva che i soci di WikiLeaks erano presenti furono dirette ad aumentare la sorveglianza su di loro e anche a tentare di interdire qualsiasi comunicazione che potessero cercare di avere con Assange nell’ambasciata. Uno staff di analisti denominato “WikiLeaks Team” lavorò a tempo pieno per prendere di mira l’organizzazione e i suoi leader. Al vertice dell’Agenzia prevalse il dibattito su opzioni estreme, sebbene vi fossero legittime preoccupazioni sulla legalità di ciò che si contemplava. Alla fine del 2017, nel pieno dibattito sul possibile rapimento e/o assassinio, l’Agenzia raccolse notizie allarmanti ma infondate secondo cui agenti dell’intelligence russa preparavano piani per aiutare Assange a fuggire dal Regno Unito per Mosca. La CIA rispose preparandosi a sventare la possibile partenza assistita dalla Russia di Assange includendo scontri a fuoco con le spie di Mosca per le strade di Londra o facendo schiantare un’auto contro un veicolo diplomatico russo che trasportasse Assange, per catturarlo. Uno scenario includeva persino il blocco della pista o sparare alle gomme dell’aereo russo che si credeva trasportasse Assange prima che decollasse per Mosca. Secondo quanto riferito, Pompeo favorì ciò che definiva “consegna”, ciò irrompere nell’ambasciata ecuadoriana per rapire Assange e portarlo clandestinamente negli Stati Uniti per processarlo. Altri membri della squadra di sicurezza nazionale preferivano uccidere Assange piuttosto che affrontare la complessità del rapimento. Fortunatamente, le opinioni più sobrie prevalsero ,in particolare quando gli inglesi si rifiutarono di cooperare con attività che consideravano chiaramente illegali.
Quindi Assange è ancora in prigione e cosa significa questo? L’unica possibile accusa che dimostrerebbe in modo convincente che Assange sia una spia della Russia sarebbe correlata al fatto che avrebbe aiutato Chelsea Manning a eludere la sicurezza per rubare materiale classificato, ma non ci sono prove che Assange l’abbia fatto o che sia sotto il controllo russo. Quindi questo fa di lui un giornalista. Che abbia messo in imbarazzo gli Stati Uniti, il più delle volte quando si comportano male, è ciò che fanno i bravi giornalisti. Ma oltre a ciò, i vergognosi piani della CIA di uccidere o rapire Assange come opzione per sbarazzarsene rivelano ancora una volta il lato oscuro di ciò che gli Stati Uniti d’America sono diventati dall’11 settembre. Precisamente, liberarsi di Assange non porterà a nulla. Lavorò con molti colleghi che la pensano allo stesso modo e che furono più che in grado di riprendere da dove aveva lasciato. È rimasto in isolamento da quando languisce nella prigione di Belmarsh e sono i suoi soci che continuano a sollecitare informazioni e a pubblicarle sul sito. La risposta impenitente di Mike Pompeo a tale storia di assassinio o rapimento fu “Erano impegnati in sforzi attivi per rubare segreti e a pagare altri a fare lo stesso…” Naturalmente, se tutto ciò fosse vero Mike e gli avvocati del governo avevano l’opportunità di dimostrarlo alla corte britannica. Non potevano farlo e invece promossero l’opzione più semplice di uccidere chi aveva pubblicato qualcosa di vero. E l’assassinio è uno strumento che raramente porta a qualcosa. Si ricordi che nel gennaio 2020 Pompeo partecipò all’assassinio del generale iraniano Qasim Sylaymani e del leader della milizia irachena Muhandis a Baghdad. Che cosa ottennero oltre a rendere l’Iraq nominalmente amico ostile alla presenza degli Stati Uniti? O, come l’avvocato di Assange disse precisamente: “Come cittadino nordamericano, trovo assolutamente oltraggioso che il nostro governo contemplasse rapimento od assassinio di qualcuno senza alcun processo, solo perché ha pubblicato informazioni vere”. Sfortunatamente, il caso Assange non riguarda solo questo. Non è solo questione di verità o finzione ed etica giornalistica, ma piuttosto di abusi dei potenti che si credono onnipotenti. Questo è il vero abisso in cui sono caduti gli Stati Uniti e l’unica via d’uscita è ritenere finalmente costoro, a cominciare da Pompeo, responsabili di ciò che fanno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio