Macron ha chiuso i cieli dell’Algeria alla Francia?

Vladimir Danilov, New Eastern Outlook 08.10.2021

Emmanuel Macron, l’ottavo presidente della Francia, durante i suoi quattro anni e mezzo all’Eliseo si è dimostrato un politico molto attivo, e talvolta anche controverso come i suoi numerosi discorsi pubblici. Dopo essere diventato presidente della Francia, Macron rifiutò la tradizionale intervista annuale nel giorno della festa nazionale, il 14 luglio. Come disse a Le Monde l’entourage di Macron, “i pensieri del presidente sono troppo complicati per giocare al gatto col topo coi giornalisti”. Poi i media francesi reagirono con una nota di Marianne dal titolo: “Nous Pas Comprendre Le Président Macron” (“Non capiamo il presidente Macron”). Non passò inosservata nemmeno la dichiarazione di Emmanuel Macron al vertice della Fondazione Bill e Melinda Gates: “Dico sempre: ‘Presentami la donna che ha deciso, essendo perfettamente istruita, di avere sette, otto o nove figli’”. E anche se Macron parlava specificamente delle donne africane, molte in occidente si unirono alla campagna online anti-Macron guidata dall’hashtag #postcardsforMacron condividendo le foto delle loro famiglie numerose. All’inizio di settembre 2017, il presidente Macron dichiarò ad Atene sulle manifestazioni che si svolgevano in Francia che era deciso a non cedere nulla, “né ai fannulloni, né ai cinici, né agli estremisti”. E dopo di ciò, gli caddero accuse di legami con “una famiglia bancaria internazionale” e di non interessarsi del popolo o addirittura di “disprezzare la gente comune”.
Vladimir Putin fu il primo leader straniero invitato in Francia dopo l’elezione di Macron e uno dei risultati di questo incontro a Versailles a fine maggio 2017 fu la creazione del forum della società civile franco-russa “Trianon Dialogue”. Da allora, il capo francese visitò la Russia tre volte e nell’agosto 2019 espresse la fiducia che le parti “potranno creare insieme una nuova architettura di sicurezza tra UE e Russia”, affermando così la necessità che l’Unione europea stabilisca una “partnership strategica” con la Russia come vuole la maggioranza dei francesi. Ma tutto ciò non gli impedì di accusare il Presidente Vladimir Putin di volere “collasso e smantellamento dell’UE” e di affermare che “la Russia non può essere un modello” per gli europei. Macron fece discorsi infuocati al Forum economico internazionale di San Pietroburgo dichiarando la necessità di sviluppare relazioni commerciali ed economiche con la Russia, e poi chiuse la missione commerciale francese a Mosca creata appositamente per promuovere dette relazioni. E ora, le dichiarazioni pubbliche di Macron, invece del ripristino dei rapporti coll’Algeria pianificato da Parigi, hanno portato al loro netto aggravarsi.
Le relazioni tra questi due Paesi furono piuttosto complicate e tese negli ultimi decenni, e ci sono ancora vari problemi irrisolti sorti dopo la sanguinosa guerra di indipendenza. Uno è il destino degli algerini che combatterono per la Francia e costretti a lasciare l’Algeria, perché altrimenti sarebbero stati minacciati di morte. A gennaio, Benjamin Stora, storico e specialista dell’Algeria presentò al presidente Macron un rapporto che quest’ultimo aveva commissionato, con proposte di riconciliazione tra i popoli francese e algerino per “ripristinare la verità e l’accuratezza sulle azioni della Francia durante colonizzazione e guerra in Algeria”. La pubblicazione del rapporto era molto attesa, soprattutto per l’esplosività del tema scelto, che poteva risvegliare vecchie passioni, nonostante l’Algeria sia uno Stato indipendente da 60 anni. Tuttavia, già allora, al gennaio, un comunicato sul sito ufficiale dell’amministrazione presidenziale rifeì che il presidente Macron non avrebbe “espresso rammarico o scusa” per la colonizzazione francese dell’Algeria nel 1848-1962. Però, fu fatto notare che Macron “commenterà il rapporto quando sarà il momento” e partecoperà nel 2022 agli eventi dedicati al 60° anniversario della fine della guerra in Algeria nel 1962. E così all’inizio di ottobre, nel discorso ai discendenti degli algerini harkis che combatterono a fianco dei francesi durante la Guerra d’Indipendenza, Emmanuel Macron parlò criticando storia e sistema politico dell’Algeria, descrivendo così lo Stato nordafricano come governato da un “sistema politico-militare” che punta alla creazione di una storia nazionale algerina basata sul “discorso di odo per la Francia”. Descrisse il sistema politico algerino come “stanco” dopo le proteste nel 2019 che scossero il Paese.
In risposta a tali dichiarazioni, l’Algeria lo stesso giorno richiamò l’ambasciatore da Parigi “per consultazioni” e vietò agli aerei militari francesi di attraversare il suo spazio aereo. Inoltre, l’Algeria richiamò l’ambasciatore in Francia per la seconda volta negli ultimi 18 mesi. La volta precedente, nel maggio 2020, l’Algeria fu molto critica su un film mostrato dai canali francesi France 5 e La Chaine Parlementaire sulle movimento di protesta algerino “Hiraq”, le cui azioni portarono alle dimissioni del Presidente Abdalaziz Butefliqa nell’aprile 2019. L’anno scorso, le autorità algerine revocarono l’accreditamento di diversi canali televisivi francesi “per parzialità nel seguire le marce dell’opposizione” in Algeria. Secondo la dichiarazione del presidente algerino Abdalmadjid Tabun, pubblicata il 3 ottobre dal servizio stampa, le parole di Macron insultano la memoria dei caduti “durante il dominio coloniale” della Francia in Algeria. I parlamentari algerini cercarono per 15 anni di approvare una legge che chiedesse scuse a Parigi per la sua politica in passato, che in Algeria è equiparata al genocidio. Tali azioni furono provocate da una legge adottata dai colleghi francesi che riconosce il “ruolo positivo della colonizzazione”. Sebbene tale legge venisse poi abrogata, fino a quel momento l’Algeria ruppe il Trattato di amicizia con la Francia.
In segno di particolare attenzione alla memoria dei morti, che secondo le autorità algerine sarebbero stati circa 5,63 milioni i “martiri che sacrificarono la vita nella resistenza ai colonialisti francesi”, dichiarò l’anno scorso il Presidente Abdalmadjid Tabun l’8 maggio come Giornata nazionale della memoria in onore della rivolta algerina del 1945. Da allora, la Francia non si scusò ufficialmente coll’Algeria, anche se si sentivano ancora rimpianti per gli errori del passato coloniale, anche in alcune dichiarazioni di Emmanuel Macron quando era ancora candidato presidenziale. L’autore non vorrebbe pensare che questo scandalo abbia gravi conseguenze politiche o economiche per le relazioni bilaterali, poiché Algeri e Parigi hanno troppo in comune, inclusa una stretta cooperazione economica. Tuttavia, entrambi i Paesi non possono lasciarsi alle spalle il passato.
Quanto all’attuale comportamento di Parigi, dà sempre più chiaramente l’impressione di crescente isteria che spinge l’élite dirigente francese ad azioni non sempre adeguate. Come risultato di ciò, oltre agli errori grossolani nella formazione della politica nazionale, di recente si possono vedere sempre più fallimenti nelle azioni dell’Eliseo, che lotta disperatamente per mantenere il suo posto nel vertice geopolitico dei principali attori del pianeta. E molto spesso questo accade, purtroppo per Parigi, su iniziativa e pressione diretta e non palese degli Stati Uniti. Pertanto, su istruzioni di Washington Parigi ritirò l’accordo delle Mistral con la Russia, nonostante le pesanti perdite politiche e industriali per il Paese. Ora una situazione simile si ripete, anche se per la stessa Francia, sullo sfondo della creazione da parte di Washington dell’alleanza AUKUS e della “crisi sottomarina”, che causa gravi danni politici ed economici a Parigi. La crisi nei rapporti con l’Algeria è esacerbata dall’aggravarsi della situazione in Mali, le cui autorità propendono per la collaborazione con Mosca invece che con Parigi. Processi simili si verificavano di recente nella Repubblica Centrafricana, così come in altri Stati francofoni africani. Senza dubbio, questi eventi influenzeranno i sentimenti degli elettori francesi su Macron e la nuova corsa elettorale in Francia. E in queste condizioni la politica di Parigi, ovviamente, dovrebbe essere calibrata, come del resto le dichiarazioni pubbliche del presidente Macron.

Vladimir Danilov, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio