L’aggressione ideologica contro la Cina si intensifica – Il tribunale uiguro

Christopher Black, New Eastern Outlook 06.10.2021Il 24 luglio è apparso sul blog OpinioJuris un articolo scritto da due avvocati britannici Mandelbaum e Borda e da un avvocato tedesco Stegbauer, dal titolo, “Crisi di legittimazione o accesso alla giustizia? Sull’autorità dei tribunali internazionali del popolo”. Apparve contemporaneamente sul sito del tribunale uiguro e del tribunale propagandistico sostenuto dalla NATO guidato dall’arcicriminale e agente della NATO Geoffrey Nice; che tra le altre cose fu l’avvocato britannico assunto da Regno Unito e NATO per perseguitare il Presidente Slobodan Milosevic della Jugoslavia con accuse inventate, il cui “processo” fu propaganda per giustificare l’aggressione della NATO alla Jugoslavia. Il ‘tribunale’ fa parte della matrice propagandistica in costruzione dalla NATO, guidata da USA e UK, che ha l’obiettivo di manipolare le persone per generare odio e ostilità nei confronti della Cina per quanto meno ostacolarne commercio e sviluppo, e al peggio preparare le persone alla guerra. In tal senso tale “tribunale” non è altro che parte della preparazione alla guerra, e può essere visto, secondo il diritto penale internazionale, come cospirazione per impegnarsi nel crimine di guerra supremo, il crimine dell’aggressione. La propaganda del tribunale uiguro è continuata in tre giorni di “udienze” svolteso dal 4 al 7 giugno allestite come sceneggiata, al punto che gli organizzatori chiesero i biglietti per assistervi. Ebbe una seconda serie di udienze, un secondo atto di tale farsa inscenata dal 9 al 13 settembre, sempre a Londra. Si svolse sullo sfondo della crescente aggressione degli Stati Uniti alla Cina, amplificata dall’enorme errore nordamericano di prendere a calci sui denti la vecchia alleata Francia, per trascinare l’Australia nell’uso dei sottomarini nucleari nordamericani contro la Cina, le provocazioni nordamericane ed europee contro la Cina su Taiwan, le minacce militari delle portaerei britanniche e nordamericane che continuano a navigare nell’area minacciando violenze, e persino il rapimento della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, da parte del Canada, su ordine degli Stati Uniti.
Geoffrey Nice non è solo presidente dei due tribunali che si occupano di Cina e persecuzione del Presidente Milosevic, ma è anche coautore del Caesar Report on Syria, prodotto dal cosiddetto Center for Justice and Accountability, altro gruppo di propaganda sostenuto dalla NATO volto a diffamare la Siria, ciò insieme al suo amico, l’ex-ambasciatore degli Stati Uniti per i crimini di guerra Stephen Rapp. Sembra l’avvocato desiderato dalla NATO quando gli serve della propaganda per giustificare le sue guerre Uno dei crimini più noti di Nice nel processo-farsa di Milosevic all’ICTY fu di fuorviare deliberatamente i giudici e il mondo affermando che il discorso di Kosovo Pole di Milosevic fosse per la Grande Serbia. Ma Milosevic riprodusse il vero discorso dimostrando di aver detto l’esatto contrario di quanto preteso da Nice, invocando tolleranza interetnica. Nice si rivelò un bugiardo. Ma i giudici fecero finta di nulla. Gli fu permesso di continuare a vomitare bugie giorno dopo giorno durante il processo farsa perché la NATO voleva che lo spettacolo continuasse e Nice era il suo buffone prescelto. Quindi, non sorprende che venisse scelto come direttore del nuovo circo della propaganda. Un prequel delle udienze di settembre a Londra fu una conferenza alla Newcastle University nel Regno Unito tenutasi a fine agosto, con gli stessi attori, sempre su false accuse di genocidio nello Xinjiang. Sembra parte della matrice propagandistica che si costruisce contro la Cina per soddisfare l’appetito del pubblico nelle udienze del Nice al Tribunale di Londra. Tale “tribunale” pretende di essere indipendente. Eppure non è né un “tribunale” né indipendente. Non ha autorità legale o di altro tipo. Certamente non ha autorità morale quando esaminiamo i finanziamenti e gli esperti chiamati a dare le loro “prove”, poiché vediamo chiaramente le connessioni tra esso, i governi della NATO e gli interessi finanziari occidentali. Tale assenza di credibilità è chiaramente la crisi di tale “tribunale” e quindi fu richiesto un articolo agli avvocati per giustificare l’ingiustificabile. Mandelbaum, Borda e Stegbauer intervennero caninamente fornendo la loro argomentazione a sostegno della pretesa che il tribunale riguardi la giustizia e non la propaganda. Ma su cosa si basa il loro sofisma, parole al vento che non provano nulla?
Il loro sofismo inizia coll’affermazione che tale tribunale appoggiato dalla NATO sia un “tribunale dei popoli”. Non lo è. È un’operazione di propaganda dei governi britannico-statunitense. Non fu creato su richiesta dei popoli, ma dal World Uyghur Congress, finanziato dalla CIA. E a differenza di altri “tribunali dei popoli” internazionali, non prende di mira un Paese che attacca un altro Paese, ma accusa un governo di crimini contro il proprio popolo. Gli organizzatori avrebbero potuto convocare un tribunale sul genocidio contro i popoli indigeni del Canada, ormai famigerato e non smentito dal governo canadese, che non dava conto a nessuno. Ma non sono interessati a prendere di mira gli alleati nella NATO, ma solo il nemico del giorno, la Cina. Affermano persino di essere fatti dalla stessa stoffa del del Tribunale del Vietnam o Russell di “Stoccolma” o che quando attori statali non agiscono di fronte ai “crimini”, allora il “popolo” deve farlo. Questa non è altro che un’altra falsità della dottrina “responsabilità di proteggere” inventata dai nordamericani col tribunale jugoslavo e usata poi come pretesto per attaccare Paesi per vari motivi. Non è altro che fascismo travestito da legge. Inoltre, il Tribunale Russell non tenne udienze sui crimini nordamericani contro il proprio popolo. Era un tentativo di attirare l’attenzione del mondo sui crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti nell’aggressione al popolo del Vietnam. I tribunali Russell su Palestina e Iraq erano dello stesso carattere, tentativo di esporre al mondo i crimini di guerra degli USA e vedevano apertamente il ruolo dei tribunali come propaganda, per informare i popoli spingendoli ad agire contro l’imperialismo USA e a portare la pace nel mondo. Russell stesso lo dichiarò, “Il nostro scopo è stabilire, senza paura o favore, la piena verità su questa guerra. Ci auguriamo sinceramente che i nostri sforzi contribuiscano alla giustizia nel mondo, al ristabilimento della pace e alla liberazione dei popoli oppressi”. L’International Action Center di New York di Ramsey Clark, tenne un tribunale dei popoli nel 1999 durante l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia di cui parlavo. Di nuovo, il suo scopo era cercare di fermare una guerra non, come nel caso del tribunale uiguro, di iniziarne una.
Perché il tribunale di Nice, se non un tentativo di presentare calunnie, rivelatesi false, contro la Cina, è generare ostilità nei confronti della Cina per condurle una guerra contro, che porterà alla guerra mondiale. I tre autori riconoscono infatti che il tribunale di Nice che sostengono non ha alcuna legittimità, quando scrivono, “Le sentenze e i pareri consultivi dei Tribunali del popolo diventano normativi aumentando l’accettazione sociale e il riconoscimento della comunità globale. La legittimità sociologica dei Tribunali dei Popoli si basa quindi sulla ‘convalida simbolica’, cioè su una percezione pubblica di legittimità”. Ma il tribunale uiguro non ha legittimità alcuna e certamente non ha la percezione pubblica di essere legittimo. Proseguono lungo la strada del fascismo quando affermano che se gli Stati non agiscono, c’è la “responsabilità residua” nel pubblico di agire al posto dello Stato. Scrivono, “In ultima analisi, si sostiene che, con la responsabilità residuale come circostanza abilitante, i Tribunali dei Popoli in realtà non mettono in discussione la prerogativa delle autorità statali, come descritto dai critici, ma piuttosto completano la nozione stessa di accesso alla giustizia alla base dell’autorità dello Stato. In altre parole, i Tribunali dei Popoli contestano una serie di prerogative statali, l’esclusività nelle aree di governance e giustizia, per riaffermare un’altra serie di prerogative statali, promuovendo l’accesso alla giustizia delle vittime sopravvissute, nei casi in cui Stati e comunità internazionale stessi non agiscono”. In altre parole, chiedono giustizia da vigilante. Non è così quando i cittadini decidono di farsi giustizia da soli? Abbiamo visto cosa possono fare i linciaggi, in particolare negli Stati Uniti, dove gli innocenti sono impiccati. Chiunque abbia visto The Oxbow Incident, sorprendente film su chi pensa di avere la “giustizia dalla sua parte” mentre da la caccia e impiccano un uomo completamente innocente, sa dei pericoli di tale pensiero. Ma questa è l’atmosfera oggi, un’atmosfera che puzza di fascismo, il giorno dei delatori che rovinano la vita con mere calunnie. La loro pretesa che in qualche modo rappresentino lo Stato è anche ridicola quando si capisce che organizzatori e partecipanti sono agenti degli Stati britannico, nordamericano e della NATO.
Quindi ecco qua, altra propaganda mascherata da ricerca di giustizia e responsabilità, ma è ora che tali propagandisti siano ritenuti responsabili delle loro azioni, per aver fabbricato odio e ostilità verso una nazione che ha portato il suo popolo fuori dalla povertà impostagli dall’occidente nel periodo coloniale e che l’occidente vuole imporre di nuovo. Al processo di Norimberga il propagandista nazista Julius Streicher fu impiccato per aver diffuso materiale propagandistico sugli ebrei e incitamento all’odio che portò al genocidio. Al Tribunale del Rwanda i membri di una stazione radio furono condannati per genocidio coll’accusa di aver diffuso falsità su eventi che i pubblici ministeri affermarono istigarono l’odio che portò al genocidio. L’incitamento all’odio è vietato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e da altri trattati. Non è questo che fanno Nice e i suoi complici cercando di istigare odio ed ostilità per giustificare la guerra, l’assalto e l’uccisione dei cinesi? Non è qui che porta il tutto? Non è un crimine contro l’umanità? Non sono loro i veri criminali? Perché la propaganda è una minaccia alla pace. Non è solo necessario eliminare le armi nucleari e gli eserciti, è anche necessario eliminare le armi psicologiche che vengono utilizzate per giustificare, provocare e prolungare le guerre. Lenin una volta disse che “il disarmo è un ideale del socialismo” e fu, non dobbiamo dimenticare, l’URSS che sviluppò ideali di pace internazionale e responsabilità per le guerre di aggressione. Lo Stato successore della Russia si basa ancora su questi principi. Il secondo giorno della creazione del potere sovietico fu emanato il Decreto sulla Pace che rese questione di politica di Stato che la guerra di aggressione fosse un crimine. Fino ad allora si presumeva che gli Stati nazionali avessero il diritto intrinseco di andare in guerra per i propri interessi. La propaganda di guerra è un modo per prepararsi a una guerra d’aggressione di conseguenza è un crimine di guerra. Ciò fu confermato dal Tribunale di Norimberga nel 1946. A ciò fece eco la Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 3 novembre 1947 che denunciava la propaganda di guerra: “L’Assemblea Generale condanna ogni forma di propaganda, in qualsiasi Paese condotta, che sia volta o possa provocare o incoraggiare qualsiasi minaccia alla pace, violazione della pace o aggressione”. Una bozza sovietica di definizione di aggressione presentata all’Assemblea Generale nel 1957 definiva la propaganda di guerra come aggressione ideologica. La bozza affermava che uno Stato commette un’aggressione ideologica quando “incoraggia la propaganda di guerra, incoraggia la propaganda all’uso di armi atomiche o di altro tipo di sterminio di massa e stimola opinioni nazifasciste, superiorità razziale o nazionale, od odio e disprezzo per altri popoli”. Ma prima il Soviet Supremo il 12 marzo 1950 approvò una legge sulla difesa della pace che affermava: “Il Soviet Supremo dell’URSS è guidato dagli alti principi della politica di pace sovietica, che cerca di rafforzare la pace e le relazioni amichevoli tra i popoli, riconosce che la coscienza umana e il concetto di diritto dei popoli, che, durante una generazione, subirono le calamità di due guerre, non può accettare che la condotta della propaganda di guerra rimanga impunita, e approva la proclamazione del Secondo Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace, che espresse la volontà dell’umanità progressista sul divieto e condanna della propaganda criminale di guerra. Il Soviet Supremo decreta, Riconosce che la propaganda di guerra, sotto qualsiasi forma, mina la causa della pace, crea la minaccia di una nuova guerra ed è il grave crimine contro l’umanità. Portare in tribunale i colpevoli di propaganda di guerra e processarle per aver commesso un reato gravissimo”. Le potenze occidentali bloccarono la risoluzione sovietica all’ONU che denunciaba la propaganda di guerra, anche se era in accordo coi principi della Carta delle Nazioni Unite, che impone a tutti gli Stati membri il dovere di preservare la pace. L’occidente si affidò alla storia della “libertà di parola” che non resiste poiché la propaganda di guerra non è volta ad illuminare ma a distorcere le menti con pensieri di odio e guerra.
Chi partecipa al tribunale uiguro afferma di essere per la giustizia, ma in realtà è per l’ingiustizia. Afferma di agire per le vittime dell’oppressione, ma la verità è che sono agenti dell’oppressione occidentale. Dicono di essere per la pace, ma in realtà sono sostenitori della guerra. Sostengono di basarsi sul diritto, ma in realtà rifiutano ogni diritto. Rigettateli. Meglio ancora, ignorateli. I fatti, e la storia, li condanneranno.

Christopher Black è avvocato penalista internazionale di Toronto. È noto per una serie di casi di crimini di guerra di alto profilo e recentemente pubblicò il romanzo Beneath the Clouds. Scrive saggi su diritto internazionale, politica ed eventi mondiali, in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio