Gli Stati Uniti si sono autosconfitti in Afghanistan

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 05.10.2021

L’ultima testimonianza del presidente del Joint Chiefs of Staff Mark A. Milley confermava come gli Stati Uniti abbiano perso la guerra in Afghanistan. Nonostante la capacità dei taliban di resistere alla potenza combinata di forze statunitensi e NATO per due decenni, gli Stati Uniti, secondo Milley, persero la guerra per una serie di decisioni sbagliate delle amministrazioni Bush, Obama, Trump e Biden. Anche se apparentemente Joe Biden rispettò gli impegni assunti dall’amministrazione Trump nel patto di Doha, le forze armate statunitensi non erano favorevoli al ritiro completo dall’Afghanistan. Come confermava Milley, i vertici dell’esercito nordamericano avevano consigliato di mantenere una forza di 2500 soldati in Afghanistan; però, la decisione di Biden di ritirarsi e lasciare il Paese aperto all’acquisizione dei taluban si rivelava l’ultimo chiodo nella bara della missione statunitense per sconfiggere i taliban e costruire un “nuovo” Afghanistan. Come sosteneva Milley, la guerra in Afghanistan “non fu persa negli ultimi 20 giorni e nemmeno 20 mesi. C’è un effetto cumulativo in una serie di decisioni strategiche che risalgono a molto tempo fa”, inclusa la decisione degli Stati Uniti d’invadere l’Iraq e spostare risorse dall’Afghanistan. In un’udienza al Senato degli Stati Uniti, il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, Gen. Kenneth F. McKenzie, definì la guerra un “fallimento strategico” degli Stati Uniti. Le testimonianze di Milley e McKenzie confermavano che l’amministrazione Biden ingannò gli statunitensi affermando che gli Stati Uniti raggiunsero gli obiettivi in Afghanistan. La testimonianza contraddice anche l’affermazione di Biden di non aver ricevuto alcun consiglio a mantenere le truppe in Afghanistan oltre il 31 agosto. Anche se Biden sostenne che gli Stati Uniti raggiunsero l’obiettivo di sconfiggere al-Qaida, Milley non ebbe scrupoli a seguire la linea del comandante in capo. Secondo Milley, “Dobbiamo ricordare che i taliban erano e rimangono un’organizzazione terroristica e non hanno ancora rotto i legami con al-Qaida”, aggiungendo che “non mi faccio illusioni con chi abbiamo a che fare. Resta da vedere se i taliban possono consolidare o meno il potere, o se il Paese si frantuma ulteriormente con una guerra civile”.
Al di là della testimonianza, che altrimenti indica un cattivo processo decisionale come fattore chiave nel gettare l’Afghanistan in una situazione caotica e incerta, la saga della cattiva gestione degli Stati Uniti non si limita ad alcune decisioni militari. Il rapporto di agosto 2021 dell’ispettore generale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR) mostra come alcune scelte politiche nordamericane “aumentano la corruzione” e, quindi, contribuirono direttamente al crollo del sistema per cui gli Stati Uniti spesero miliardi nel creare”. Citando il rapporto: “Il governo degli Stati Uniti ha costantemente lottato per sviluppare e attuare una strategia coerente per ciò che sperava di ottenere. Il governo degli Stati Uniti costantemente sottovalutò il tempo necessario per ricostruire l’Afghanistan e creò scadenze e aspettative irrealistiche che diedero priorità alla spesa rapida. Tali scelte aumentarono la corruzione e ridussero l’efficacia dei programmi. Molte istituzioni e progetti infrastrutturali costruiti dagli Stati Uniti non erano sostenibili”. La CIA non solo costruì milizie, ma anche ne finanziò direttamente la corruzione. Secondo il New York Times del 2013, la CIA consegnò borse di contanti all’ufficio del presidente afghano. Il “denaro fantasma” fu utilizzato per acquistare influenza politica e, quindi, alimentò direttamente la corruzione. Secondo un funzionario citato nel rapporto, la “prima fonte di corruzione in Afghanistan erano gli Stati Uniti”.
Quindi, mentre Biden sosteneva che lo scopo della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan non fu mai la “costruzione della nazione” e “ricostruzione”, l’ufficio SIGAR istituito appositamente per controllare lo sforzo di costruzione e ricostruzione della nazione in Afghanistan documentò il fallimento della missione statunitense. Secondo il rapporto dell’agosto 2021, anche i progetti di sviluppo avviati dagli Stati Uniti alimentarono la corruzione. Una delle ragioni principali fu la mancanza di supervisione.
La maggior parte della corruzione che gli Stati Uniti crearono in Afghanistan e il denaro che pomparono coll’occupazione tornarono negli Stati Uniti. Secondo alcuni rapporti, molti funzionari afgani corrotti acquistarono case negli Stati Uniti, grazie al fatto che gli Stati Uniti sono la prima destinazione mondiale dei finanziamenti illeciti. Secondo Sarah Chayes, che in passato assistè il comandante in capo degli Stati Uniti Mike Mullen, e uno dei maggiori esperti statunitensi di corruzione in Afghanistan, la maggior parte della corruzione fu “ prodotta negli USA”. Tutti i piani che fece per frenare la corruzione in Afghanistan non furono mai attuati, suggerendo la diretta complicità delle forze armate e dei diplomatici statunitensi nel permettere alla corruzione di permeare l’Afghanistan. Non ci si potrebbe realisticamente aspettare che un sistema dominato dalla corruzione resista ai taliban, fatto che non sfuggì a Biden, o chiunque altro delle varie amministrazioni statunitensi. Pertanto, l’affermazione di Biden secondo cui la responsabilità della caduta dell’Afghanistan ai taliban ricade esattamente sulle forze di sicurezza nazionali afgane non solo non è sostenibile di fronte a questi fatti, ma pare una bugia spacciata deliberatamente dai vertici statunitensi al pubblico per evitare spiacevoli ripercussioni politiche. Pertanto, anche se Milley sosteneva che la “causa principale” del fallimento degli Stati Uniti in Afghanistan era l’accordo di Doha, la corruzione sistemica e un sistema politico ed economico vuoto che gli Stati Uniti costruirono in Afghanistan, e che non corressero, per 20 anni, spiegano direttamente perché il sistema è crollato a poche settimane dalla partenza degli Stati Uniti e in che modo le decisioni prese dagli Stati Uniti fabbricarono il loro fallimento in Afghanistan.
Quindi, anche se gli Stati Uniti non avrebbero perso la guerra nel senso letterale della parola, cioè gli Stati Uniti non furono sconfitti militarmente e di conseguenza non furono soverchiati da forze nemiche, non si può negare il fallimento degli Stati Uniti nel raggiungere gli obiettivi (sconfitta di al-Qaida), così come la ricostruzione dell’Afghanistan costituisce il fallimento maggiore, che non può essere semanticamente trasformato in vittoria, anche se chi la chiama “vittoria” sembra sia il presidente/comandante in capo delle forze armate degli Stati Uniti.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni Internazionali e Affari Esteri e Interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio