Dubbi sui Pandora Papers

Mision Verdad, 5 ottobre 2021

L’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), gli stessi che pubblicarono i cosiddetti Panama Papers nel 2016, rivelavano una nuova serie di “fughe di notizie” sulle informazioni finanziarie che chiamano Pandora Papers. Tale fuga di documenti è definita la più grande sui segreti finanziari finora. Nei Pandora Papers, l’ICIJ lavorò con 11,9 milioni di documenti (2,94 terabyte), il che rende questa la più grande fuga di dati di società offshore, superando i Panama Papers, una fuga di 11, 5 milioni di documenti riservati. La pubblicazione dei primi risultati mise in luce i nomi di più di 300 politici, tra cui 14 leader mondiali e altri 21 leader che hanno lasciato il potere e nascosto miliardi di dollari di proprietà e reddito nei paradisi fiscali per non pagare le tasse. Ci sono anche uomini d’affari e personaggi dello sport e dello spettacolo tra chi partecipa a tali operazioni opache. Tuttavia, come nei Panama Papers, la nuova “fuga”, sospettosamente, riportava poche o addirittura alcuna informazione sui politici statunitensi e dell’Unione Europea coinvolti in tali pratiche.

La struttura finanziaria offshore
Il sito Actualidad RT riferiva che una delle principali conclusioni del lavoro dell’ICIJ è che “la macchina da soldi offshore opera in ogni angolo del pianeta, comprese le prima democrazie del mondo”. “Tra i principali attori del sistema ci sono istituzioni d’élite, banche multinazionali, studi legali e studi contabili di Stati Uniti ed Europa”, ma operanti con tali modalità nei Paesi periferici, indica l’ICIJ. Secondo uno dei documenti di Pandora Papers, le banche nel mondo hanno aiutato i clienti a creare almeno 3926 società in paradisi fiscali con l’aiuto di uno studio legale panamense chiamato Alemán, Cordero, Galindo & Lee, guidato da un ex-ambasciatore negli Stati Uniti . “L’azienda, nota anche come Alcogal, creò almeno 312 società nelle Isole Vergini britanniche per i clienti del gigante dei servizi finanziari statunitensi Morgan Stanley”, osservavano i giornalisti. I file trapelati espongono i segreti finanziari e le procedure offshore di 35 attuali ed ex-presidenti, più di 100 miliardari e più di 300 funzionari pubblici di alto rango, come ministri, giudici, sindaci e capi militari di oltre 90 Paesi. Le sofisticate modalità dei conti offshore facilitavano occultamento di denaro ed evasione fiscale su base globale. In passato, tali metodi prevedevano il prelievo di denaro fisico, di solito in Svizzera o in un Paese dei Caraibi, per depositarlo in conti in cui era tenuto sotto segreto bancario. Tuttavia, ora molte banche nel mondo offrono il servizio di conti offshore fungendoli da filiali registrate al di fuori dei Paesi. Attraverso un bonifico bancario, molti ricchi riescono semplicemente a far “scomparire” i loro soldi dai registri, capendo che devono solo avere registri cartacei di società create artificialmente al di fuori del Paese in cui si trovano per godere dei vantaggi della riservatezza per nascondere i soldi.

Alcuni interessati
Tra le figure politiche a cui si fa riferimento nei documenti ci sono:
Re Abdullah II di Giordania
Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta
Il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis
Il presidente dell’Ecuador, Guillermo Lasso
Il presidente dell’Ucraina Vladimir Zelenskij
Il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader
Il presidente del Cile, Sebastián Piñera
Il ministro dell’Economia del Brasile, Paulo Guedes
Il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic
La vicepresidentessa colombiana, Marta Lucía Ramírez
Il vicepresidente dell’Honduras, Ricardo Álvarez
Il sindaco di Tegucigalpa e candidato della destra in Honduras, Tito Asfura
Ex-presidenti della Colombia, César Gaviria e Andrés Pastrana
L’ex-presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo
L’ex-primo ministro britannico Tony Blair
Gli ex-presidenti di El Salvador, Alfredo Cristiani e Francisco Flores
L’ex-presidente del Paraguay, Horacio Cartes
L’ex-presidente del Perù, Pedro Pablo Kuczynski
Gli ex-presidenti di Panama, Juan Carlos Varela, Ricardo Martinelli ed Ernesto Pérez Balladares
L’ex-primo ministro di Haiti, Laurent Lamothe
Nei documenti sono comparsi anche i calciatori argentini Ángel Di María e Javier Mascherano, la cantante colombiana Shakira, il musicista britannico Elton John e l’ex-capo del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn. Molti dei più ricchi della lista di Forbes, curiosamente, non compaiono.

E gli USA?
Come accaduto nel 2016 coi Panama Papers, negli elenchi pubblicati non sono comparsi nomi rilevanti di cittadini statunitensi. Va sottolineato che le informazioni divulgate dall’ICIJ a vari media fanno parte di “fughe di notizie” arrivate nelle loro mani. O almeno così si riferiscono per tutelare le fonti e le eventuali discrezioni e scelte per la pubblicazione dei dati. Tuttavia, gli Stati Uniti come Paese sono un luogo in cui il problema dei conti offshore prude e si diffonde. Secondo The Independent, “mentre i nordamericani di spicco sono in gran parte sfuggiti all’inchiesta (dei Pandora Papers), gli Stati Uniti no, poiché gli investigatori scoprivano che tale Paese funge da paradiso fiscale per molti”. Nel 2016, dopo lo shock generato dai Panama Papers, una pubblicazione di Bloomberg avvertiva che si aveva un gran movimento di capitali dai soliti paradisi fiscali verso gli Stati Uniti. “Dopo anni in cui ci siamo scagliati contro altri Paesi che aiutavano i nordamericani più ricchi a nascondere i soldi, gli Stati Uniti compaiono come paradiso fiscale di prim’ordine per i ricchi stranieri. Grazie alla loro opposizione alle nuove normative internazionali sulla divulgazione delle informazioni, gli Stati Uniti sono al centro di grandi fortune da depositare. Tutti, dagli avvocati londinesi ai trust svizzeri, videro l’opportunità e si sono offerti di aiutare i più ricchi a trasferire i loro conti correnti dalle Bahamas o Isole Vergini britanniche a Stati come Nevada, Wyoming o South Dakota”, riporta El País a proposito di Bloomberg. La centenaria istituzione finanziaria europea Rothschild, nel 2016, aprì una sede a Reno (Nevada), a pochi isolati dai mitici casinò Harrah ed Eldorado. Secondo Bloomberg, era dedito a prendere le fortune dei clienti stranieri da Paesi come le Isole Bermuda, dove sono soggetti alle nuove normative sulla divulgazione delle informazioni, e a introdurli nei loro trust del Nevada dove sono esenti, riferiva la pubblicazione.
La ditta dei banchieri ebrei più ricchi del mondo indicò all’epoca che il loro sbarco a Reno rispondeva all’interesse delle famiglie di tutto il mondo per la stabilità degli Stati Uniti, poiché i loro clienti devono dimostrare di rispettare le normative fiscali dei Paesi di origine. La sua fiducia, aggiungeva una portavoce dei Rothschild, “non fu lanciata con l’intenzione di sfruttare il fatto che gli Stati Uniti non aderivano ai nuovi standard internazionali” sul controllo dell’evasione fiscale, aveva detto il portavoce. Ora, secondo la pubblicazione ICIJ, i governi statali negli Stati Uniti, in particolare di Nevada e Sud Dakota, furono criticati per aver permesso di diventare paradisi fiscali in cui i cittadini stranieri utilizzavano società negli Stati Uniti. South Dakota e Nevada “adottavano leggi sul segreto finanziario che rivaleggiano con quelle delle giurisdizioni offshore”, scrivevano i ricercatori, notando la crescita “esplosiva” di tali schemi negli Stati Uniti.
L’apparente “fuga” dei Pandora Papers, mette ancora una volta Panama nell’occhio del ciclone in quanto tradizionale paradiso fiscale. Ma l’assenza nelle classifiche dei grandi ricchi e dei politici mondiali, in particolare di Stati Uniti ed Europa occidentale, implica l’esposizione di fattori intermedi del capitalismo mondiale e non delle sue vacche sacre. Ciò genera sospetti su origine e scopi delle informazioni diffuse dall’ICIJ, vale a dire che ha il principale epicentro di trasmissione dalle grandi società dei media mondiali. Di fronte all’innegabile realtà del riassetto della struttura offshore che pone gli Stati Uniti a nuovo epicentro, va chisto se si tratti effettivamente di una grande operazione di propaganda per favorire la massiccia migrazione di capitali da nascondere nel nuovo centro di gravità nordamericana, a scapito della Svizzera come centro tradizionale e di altri fattori del capitalismo periferico, come Panama, Bermuda, Bahamas o Isole Cayman, tra gli altri.
I dati precedenti, e vista la composizione organica del Paese-continente, che sempre più punta al neoliberismo finanziario speculativo, sembrano chiarirlo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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