Le ombre si schiariscono: il complotto della CIA contro Julian Assange

Mision Verdad, 30 settembre 2021

Dalla creazione di WikiLeaks il suo fondatore Julian Assange è uno dei principali bersagli delle agenzie di sicurezza e spionaggio degli Stati Uniti. E per metterlo a tacere, l’imperialismo ha utilizzato tutte le risorse finanziarie, logistiche e di intelligence. Dal 2006, il programmatore, giornalista e attivista di Internet australiano rappresenta un pericolo per gli interessi imperiali perché da allora pubblica rapporti e documenti trapelati dai contenuti sensibili in questioni di interesse pubblico, esponendo comportamenti non etici o ortodossi di governi e altre organizzazioni dall’impatto globale, concentrandosi principalmente sulla politica estera statunitense ed europea. Ricordiamo che Assange riscosse attenzione particolare dal 2010, quando WikiLeaks pubblicò le immagini audiovisive di un attacco aereo effettuato nel 2007 da elicotteri dell’esercito nordamericano a Baghdad, dove persero la vita almeno 12 persone, tra cui due giornalisti della Reuters. Il Pentagono si rifiutò di rilasciare il drammatico video, ma qualcuno lo mise a disposizione di WikiLeaks. Allo stesso modo, il portale pubblicò documenti riservati e riservati del governo degli Stati Uniti sulle guerre in Afghanistan e Iraq, oltre a più di 250000 cablogrammi diplomatici statunitensi, ragioni sufficienti per essere classificato come nemico degli Stati Uniti. Nel 2012 il governo ecuadoriano di Rafael Correa gli concesse asilo politico presso l’ambasciata a Londra, a causa di gravi indizi di ritorsione dal Paese o Paesi oggetti delle informazioni divulgate, nonché del pericolo che correva, e corre ancora, di essere estradato negli Stati Uniti d’America dopo essere stato arrestato dalla polizia britannica e processato, dato che Assange non avrà un processo equo e sarà processato da tribunali speciali o militari ricevendo l’ergastolo o la pena di morte .

L’obiettivo era assassinare Assange
Di recente, fu rivelato che la CIA aveva piani segreti a Londra, come rapimenti, omicidi e sparatorie nella capitale inglese contro WikiLeaks, piani segnalati l’anno scorso in un rapporto di The Grayzone. Secondo YahooNews, tali piani, che scatenarono un acceso dibattito tra i funzionari dell’amministrazione Trump su legalità e fattibilità di tale operazione, furono pianificati nel 2017, quando Assange iniziò il quinto anno da rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana. Alcuni alti funzionari della CIA e dell’amministrazione Trump, secondo Zach Dorfman, Sean D. Naylor e Michael Isikoff, discussero dell’assassinio di Assange, chiedendo anche “opzioni” su ciò. “Discussioni sul rapimento o assassinio di Assange si ebbero ai vertici dell’amministrazione Trump”, disse un ex-alto funzionario del controspionaggio. “Sembrava che non ci fossero limiti”, dicono. Tali piani di assassinio e attacco all’attivista dovevano nascere perché, secondo i rapporti dell’intelligence, era possibile che fuggisse coll’aiuto dei russi. Di fronte a questa possibilità, CIA e Casa Bianca prepararono una serie di scenari per contrastare i piani di fuga di Assange, secondo i tre ex-funzionari. Tali scenari includevano possibili sparatorie con agenti del Cremlino nelle strade di Londra, schiantare un’auto contro un autoveicolo diplomatico russo che trasportava Assange e poi rapirlo, e sparare alle gomme di un aereo russo che trasportava Assange prima che potesse decollare per Mosca. La paranoia raggiunse il punto “che ogni essere umano entro tre isolati lavorava per i servizi di intelligence, che fossero spazzini, poliziotti o guardie”, disse un ex-funzionario dell’intelligence.

Sistema spionistico
“I colloqui facevano parte di una campagna senza precedenti della CIA contro WikiLeaks e il suo fondatore. I piani multiformi dell’agenzia inclusero anche lo spionaggio dei soci di WikiLeaks, seminando discordia tra i membri del gruppo e rubandone i dispositivi elettronici”, dettagliavano. Da parte sua, l’indagine dettagliata di The Grayzone rivelò dettagli sul ruolo della società Las Vegas Sands del miliardario Sheldon Adelson, finanziatore della campagna Trump, nell’operazione di spionaggio della CIA contro Julian Assange, in cui il personale di sicurezza presumibilmente sarebbe incaricato di custodirlo. Una piccola società di consulenza di sicurezza chiamata UC Global, fondata da David Morales, ex-ufficiale delle forze speciali spagnole, fu assunta nel 2016 per scortare i figli dell’allora presidente ecuadoriano Rafael Correa, nonché l’ambasciata del suo Paese nel Regno Unito. Ma tutto indica che Morales aspirasse ad altro che ai piccoli contratti e, come mercenario, puntò in alto. Ed è che essere responsabile della sicurezza di un’ambasciata in cui si trovava Assange apriva un mondo di possibilità negli affari. Come non voler giocare in altre major league sapendo che il fondatore di Wikileaks, obiettivo prioritario del governo degli Stati Uniti, viveva nella sede diplomatica a cui “teneva”? “Nel 2016, Morales prese, da solo, il primo volo disponibile per una fiera della sicurezza a Las Vegas, sperando di fare conquiste pubblicizzando il suo ruolo di tutore di Assange. Giorni dopo, tornò nella sede della compagnia a Jerez de la Frontera in Spagna, con notizie entusiasmanti”, secondo i media indipendenti”. Appena tornato, disse ai dipendenti che avrebbero giocato in “serie A”. La verità è che proprio in quel momento giocò nel lato oscuro con la promessa che avrebbero ottenuto contratti in tutto il mondo.
Il primo contratto di tale nuova tappa era custodire lo yacht del già citato miliardario sionista, e finanziatore della campagna Trump. Pertanto, il contratto tra UC Global e Las Vegas Sands, società di sicurezza di Adelson, era chiaramente la copertura di una subdola campagna di spionaggio supervisionata dalla CIA. È così che la triade miliardario, agenzia statunitense e società di sicurezza si riunì sulla persecuzione di Assange. Ma fu solo coll’incarcerazione dell’attivista di origine australiana che il ruolo di doppio agente di Morales venne alla luce, attraverso ex-dipendenti scontenti dell’UC Global che diedero informazioni al team legale di Assange: sorvegliare l’ambasciata ecuadoriana e informare l’agenzia statunitense. Successivamente, il mercenario fu accusato di aver violato la privacy di Assange da un tribunale spagnolo nell’ottobre 2019, anche di corruzione e riciclaggio di denaro. “I documenti rivelati in tribunale, che consistevano principalmente in backup dei computer dell’azienda, rivelarono attività inquietanti sul lato oscuro”, affermava Max Blumenthal. I file della società di Morales descrivevano in dettaglio un’operazione di sorveglianza condotta dagli Stati Uniti spiando Assange, il suo team legale, i suoi amici, giornalisti, tra gli altri. Persino i diplomatici ecuadoriani che assunsero UC Global per proteggerli erano obiettivi dello spionaggio. “L’indagine descrive in dettaglio operazioni segrete che vanno dal curiosare nelle conversazioni private del fondatore di Wikileaks o pescare un pannolino dal cestino dell’ambasciata per decidere se le feci appartenessero a suo figlio”, osservava The Grayzone.
Le indagini rivelarono chi sarebbe stato incaricato del collegamento tra società di sicurezza, magnate finanziario di Trump e CIA. Zohar Lahav, israeliano-nordamericano guardia del corpo di Adelson, reclutò personalmente Morales e lo portaòa Las Vegas. Lahav lavorava direttamente con Brian Nagel, direttore della sicurezza globale di Las Vegas Sands, direttore associato dei servizi segreti ed esperto di sicurezza informatica, quindi non sorprende che fosse lui dietro l’apparato di spionaggio sul complesso diplomatico.

L’attivista sotto la lente di Mike Pompeo
Una volta che Donald Trump prese il potere, la CIA passò sotto il controllo di Mike Pompeo, altro alleato di Adelson, che fin dall’inizio miss Julian Assange sotto i riflettori delle agenzie d’intelligence. Il primo discorso pubblico di Pompeo come direttore della CIA, pronunciato presso la sede del think tank Center for International and Strategic Studies (CSIS) il 13 aprile 2017, era contro “informatori che consegnano migliaia di documenti riservati a editoriali di sinistra”. Ovviamente si riferiva all’attivista australiano. “È giunto il momento di denunciare Wikileaks per quello che è veramente: un servizio di intelligence non statale ostile indotto da attori statali come la Russia”, disse all’epoca. Pompeo successivamente promise contromisure “a lungo termine” contro Wikileaks: “Dobbiamo riconoscere che non possiamo più permettere ad Assange e colleghi il lassismo di usare i valori della libertà di parola contro di noi. Dargli spazio per distruggerci coi segreti rubati, è una perversione di ciò che sostiene la nostra grande Costituzione. Questo è finito ora”. Quello che seguì fu una grande campagna di spionaggio esternalizzata alla compagnia del mercenario spagnolo, il cui scopo non era solo spiare Assange, ma anche i suoi amici nordamericani, i suoi avvocati e praticamente chiunque nell’ambiente immediato.

Perché la campagna contro Wikileaks si intensificò?
Il 26 febbraio 2017, il portale annunciò che avrebbe pubblicato molti file della CIA e rivelato i dettagli dell’hackeraggio dell’agenzia e dei suoi strumenti di spionaggio informatico. Una di tali applicazioni chiamata “Marble” permise alle spie dell’agenzia di impiantare un codice che ne cancellava l’identità dai computer che avevano violato. “Due giorni dopo l’annuncio di Wikileaks, il 28 febbraio, Morales fu inviato dalla Spagna in un hotel ad Alexandria, stato della Virginia, a pochi passi dal quartier generale della CIA a Langley”, affermò Blumenthal secondo cui mentre UC Global non aveva contratti pubblicamente noti con una società in Virginia, Morales inviò e-mail crittografate da un indirizzo IP da quella posizione. “A volte, quando gli chiedevo con insistenza chi fossero i suoi “amici nordamericani”, David Morales rispondeva che era “l’intelligence degli Stati Uniti”. Morales interruppe la conversazione e mi disse che questo problema fu gestito esclusivamente da lui fuori dell’azienda”, ricordò un ex-partner dell’azienda, riporta il media indipendente. Infine, l’arrivo di Lenín Moreno al potere in Ecuador facilitò le prospettive agli Stati Uniti, poiché il nuovo presidente fin dall’inizio era ostile ad Assange, al punto da autorizzarne l’incarcerazione nell’ambasciata stessa. Al momento, Assange si trova in una prigione londinese mentre i tribunali di quel Paese decidono su richiesta degli Stati Uniti di estradare il fondatore di WikiLeaks, accusato di aver cercato di aiutare l’ex-analista dell’esercito nordamericano Chelsea Manning ad entrare in una rete informatica classificata per ottenere e pubblicare documenti riservati, che secondo il governo degli Stati Uniti violano l’Espionage Act. Ma alla fine, il caso non riguarda una legge, ma l’intimidazione del giornalismo indipendente, la repressione della libertà di stampa e la protezione dell’impunità dei crimini imperiali degli ultimi tempi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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