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Le ragioni della vittoria di Hezbollah: strategia e prontezza

Sundus al-Asad, AHTribune 11 agosto 2018

Il 14 agosto 2006, la resistenza libanese di Hezbollah annunciava la grande vittoria sui sionisti. In quella guerra d’aggressione i sionisti avevano già deciso tre obiettivi. Primo, eliminare l’arsenale missilistico di Hezbollah, cioè distruggerne i missili a lungo e medio raggio. Secondo, assassinare il Segretario Generale di Hezbollah Sayad Hasan Nasrallah. In terzo luogo, distruggere l’infrastruttura della Resistenza. In precedenza, Hezbollah sventò tali obiettivi in quanto la leadership mostrò notevole coerenza ed un inaspettato sistema di comando e controllo. L'”operazione Qalat Warda”, ad Aayta al-Shab, la mattina del 13 luglio 2006, durante la quale due soldati sionisti furono catturati; fu analizzata esaurientemente dalla resistenza. Il giudice Eliyahu Winograd, che presiedette l’inchiesta sulla guerra al Libano del 2006, affermò che i fallimenti politici, militari e della sicurezza dei responsabili sionisti durante la guerra, furono notevoli. Ovviamente, l’assenza di pianificazione strategica da parte del nemico rifletteva lo squilibrio del suo sistema di comando e controllo. Inoltre, il nemico ammise in varie occasioni che la superiorità del sistema di comando e controllo di Hezbollah era completa e difficilmente poteva essere sconfitta. A causa dell’impreparazione, Hezbollah poté penetrare nel fronte interno sionista e bombardarlo pesantemente causando danni materiali e la fuga dei coloni nel settentrione. Mentre per la comunità di Hezbollah, tutti ne conoscevano doveri, misure, procedure e piani alternativi. Tale organizzazione era altamente preordinata. Segretezza e preparazione completa di Hezbollah su sicurezza civile, salute, politica e media si distinsero. Dalla liberazione nel 2000, la Resistenza lavorò duramente per fortificare il fronte interno, dai dirigenti ai quadri. Approfittando dell’esperienza nel 1993 e 1996 sviluppò la capacità d’affrontare qualsiasi sfida inaspettata. Indubbiamente, nel caso dei movimenti di resistenza regolari od eserciti, non appena la leadership si disintegra; brigate e squadre si arrendono. Per evitarlo, Hezbollah fa in modo che ogni individuo conosca l’intero processo, come, dove, perché e quando. I sionisti possono a malapena capire il sofisticato sistema di comando e controllo di Hezbollah e la forza della sua rete di comunicazioni. Non può né spezzare le reti della Resistenza né indebolirne il movimento. La leadership di Hezbollah ha molte alternative in periodo di guerra. Inoltre, vi sono sempre molti piani e risposte alla domanda su “Cosa succede se”. Ad esempio, quando l’ex-Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Abas al-Musawi, fu assassinato nel 1992, le operazioni della Resistenza accelerano e s’intensificarono nel sud del Libano, mentre Hezbollah aveva molte alternative. In effetti, ciò che il nemico considera un ostacolo che va rimosso è, per la Resistenza, un’opportunità per affrontarli con decisione.
Nel 2000, Hezbollah sviluppò le capacità missilistiche, sia quantitativamente che qualitativamente. Questo è uno dei motivi della flessibilità della Resistenza. Inoltre, è il motivo per cui il nemico fallì nel 2006 nel distruggere i missili di Hezbollah. La leadership di Hezbollah dimostrò coerenza del sistema di comando e controllo e si era già preparato abbastanza risposte e possibilità. In risposta diretta al bombardamento da parte dei nemici delle posizioni della Resistenza, i comandanti di Hezbollah ebbero una riunione di valutazione, incontrandosi per valutare la prontezza e preparare le risposte alla domanda “Cosa succede se”. In una conferenza stampa, dopo l’operazione, Sayad Nasrallah osservò che la Resistenza aveva una buona presa sulle regole del gioco. Il giorno seguente, decollarono circa 40 aviogetti sionisti con bombe intelligenti fabbricate negli Stati Uniti, che subito ricevettero i segnali, il che significa che raggiunsero con precisione gli obiettivi. La realtà fu abbastanza diversa. Dal punto di vista sionista, la sconfitta definitiva della Resistenza era solo questione di tempo perché pensavano che la leadership fosse indebolita e che Sayad Nasrallah fosse fuggito a Damasco. La risoluzione della guerra era già stata decissa dall’entità sionista. Da parte sua, la Resistenza era completamente pronta a confrontarsi e i piani per l’evacuazione dei cittadini erano già stati decisi. Il nemico lanciò ampi e successivi attacchi alle posizioni di Hezbollah nel sud del Libano e demolì tutti i ponti sul fiume Litany. Prese di mira i civili, distrusse il quartier generale della Resistenza nel sobborgo meridionale di Bayrut e dispiegato unità navali. Il nemico pensò che la guerra non sarebbe durata a lungo e ritenne che Hezbollah non potesse rispondere agli attacchi. Tuttavia, il 14 luglio 2006, la Resistenza si vendicò contro un nave nemica, che aveva attaccato il sobborgo meridionale. La tattica della sorpresa fu a lungo utilizzata da Hezbollah negli anni affrontando il nemico, nonostante possedesse avanzati velivoli e satelliti da ricognizione. Il nemico, inoltre, non poté prevedere che tipo di sorprese od operazioni difensive potessero essere attuate dalla resistenza “da Haifa ed oltre”, come sottolineava Sayad Nasrallah.
Durante un discorso televisivo, Sayad Nasrallah svelò la prima sorpresa, dicendo: “Le sorprese che vi ho già promesso sono iniziate, guardate la nave nemica sionista che brucia”. Il bombardamento della nave fu un duro shock e un chiaro segnale che la resistenza avrebbe severamente punito il bombardamento di aree e infrastrutture residenziali libanesi. Prima della guerra del luglio 2006, i sionisti immaginavano Hezbollah come la versione aggiornata della resistenza palestinese degli anni ’80. Nelle esercitazioni gestirono le loro guerre secondo tale versione, come in Operation Accountability del 1993, Operation Grapes of Wrath del 1996, Liberation Process del 2000 fino alla guerra del luglio 2006. Tuttavia, Hezbollah impose propri concetti, adottando un’ideologia speciale associata alla dottrina del Wilayat al-Faqih. Questi concetti sostengono che la Resistenza è un movimento rivoluzionario nazionale del popolo oppresso. Pertanto, la Resistenza e il popolo sono un unico solido; un corpo conosciuto come società della resistenza. La resistenza promosse e rafforzò il fronte, un fronte interno e militare unificato mentre il nemico non l’ignorò nella guerra del luglio 2006.

Traduzione di Alessandro Lattanzio