Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo

Pablo Jofre Leal, Internationalist 360° 14 agosto 2018

L’aggressione al popolo yemenita ha superato tutti i livelli di crudeltà e azioni dettate dall’odio, dall’ambizione e dalla perversione che un regime monarchico come quello dell’Arabia Saudita e la sua visione del mondo estremista possa attuare. Disordini criminali supportati, non solo attaccando un popolo con una coalizione senza avere alcun sostegno legale internazionale, bloccandone accesso via terra, aerea e marittimo, generando enormi difficoltà nel settore alimentare, sanitario e ambientale, comportando la dichiarazione dello Yemen come Paese in crisi umanitaria, ma anche sviluppando una politica di guerra che uccide migliaia di bambini e senza mai fermare i propri criminali. Lo scorso aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres affermò che “i tre quarti della popolazione dello Yemen ha bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Più di otto milioni di yemeniti non sanno dove prenderanno il prossimo pasto e il rischio di un’altra epidemia di colera è ancora latente”. Guterres, oltre a chiedere un fondo di 2 miliardi di dollari per alleviare la crisi, affermava che le agenzie umanitarie devono accedere alle zone di conflitto in cui le persone necessitano di assistenza umanitaria urgente. È in questa cornice che il funzionario internazionale denunciava il blocco aereo, marittimo e terrestre saudita imposto allo Yemen e ne chiese la fine, realizzando che mere misure umanitarie non risolveranno lo stato attuale delle cose, poiché si richiede una soluzione politica negoziata.

Il wahhabismo uccide i bambini
Gli stessi media statunitensi, alleati del regime di Riyadh, hanno pubblicato rapporti che descrivono la crudeltà delle azioni dell’aggressione saudita. Il Washington Post dettagliava, il 3 agosto, che l’aggressione della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, le cui forze sono la maggioranza, lasciava almeno 50mila morti, la rapida crescita di varie epidemie, una carestia che divora il Paese, provocando in media la morte di 130 bambini al giorno nello Yemen, a causa di proiettili e bombe, così come dal blocco criminale cui è sottoposto il Paese arabo, impedendo l’invio di cibo, farmaci e assistenza sanitaria, generando la lenta agonia nella popolazione. Asili, scuole, ospedali, tutti i luoghi pubblici sono bersagli degli attacchi sauditi. Come è successo l’8 agosto, quando gli aerei della monarchia wahabita bombardavano autobus scolastici nel mercato nella città di Dahian, nel nord della provincia di Sada. Bombardamento che significò la distruzione di autoveicoli scolastici, provocando la morte di 40 bambini e 77 feriti. In una dichiarazione che rivela il carattere morale del regime saudita, l’ambasciatore della monarchia wahabita all’ONU, Abdullah al-Mualimi, indicava in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza che l’uso dei loro aerei e il lancio delle bombe che uccisero decine di bambini, “erano una misura militare legittima condotta in conformità agli standard umanitari internazionali”. Di fronte all’incredibile affermazione del diplomatico saudita, dobbiamo rispondere: quale legge internazionale consente di uccidere bambini, quale norma internazionale autorizza a bombardare uno scuolabus, quale legge internazionale offre un quadro legale al regime saudita, similmente al suo partner sionista nella regione, per massacrare la popolazione e poi giustificarlo spudoratamente? Alcuna legge, non esiste norma e il diritto internazionale non approva tale perversione delirante, criminale e l’impunità che consenta a un regime di uccidere impunemente. Nella sua retorica vittimista, Riyadh sostiene che tali attacchi furono effettuati contro la difesa della resistenza del movimento popolare Ansarrullah, che ha inflitto colpi efficaci alle forze d’invasione saudite e ai loro alleati della coalizione. Riyadh rifiutava la responsabilità dei crimini commessi, come quello del 9 agosto, e tutti quelli commessi dal marzo 2015 quando iniziò le operazioni contro il popolo dello Yemen e cercando, così, di ripristinare il potere all’ex-presidente fuggiasco yemenita Abdurabu Mansurhadi, e annientare il movimento popolare Ansarullah. Se le organizzazioni internazionali denunciavano il nuovo attacco alla popolazione civile da parte di Riyadh, ciò non basta. È il caso del direttore regionale del Fondo per l’infanzia (UNICEF) per l’Africa e il Medio Oriente, Geert Cappelaere, che affermava “è necessario porre fine alla crudeltà sui bambini”. D’altra parte, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres chiese un’indagine “indipendente” sugli attacchi dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Le parole di Guterres mostrano una posizione asettica, che non permette d’ impedire a Riyadh di assassinare, come applicando ad esempio il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consentirebbe alla comunità internazionale di agire contro un’aggressore, applicando le misure permesso dalla lettera quando la pace è violata e minacciata, come fa la monarchia wahhabita. Per il portavoce del movimento popolare yemenita Ansarurllah, Muhamad Abdasalam, ci sono molte carenze nelle organizzazioni internazionali che permettono tale impunità nel commettere crimini e non essere sanzionati, come nel caso dell’Arabia Saudita e dei suoi bombardamenti contro autobus scolastici. “Il Consiglio di sicurezza manca di determinazione nel formare un comitato indipendente per la verità. Né la comunità internazionale ha adempiuto ai propri obblighi nel porre fine alla brutale aggressione saudita contro lo Yemen. Con indifferenza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite incoraggia l’Arabia Saudita a commettere altri crimini”.

Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo
Le azioni criminali del regime saudita sono specificate dal quadro degli obiettivi politici e militari sostenuti dal marzo 2015, quando Riyadh iniziò l’aggressione militare contro lo Yemen. Obiettivi volute con due linee d’azione principali: distruggere il movimento popolare Ansarullah e, come obiettivo finale insieme agli obiettivi strategici dei partner imperialisti e sionisti, lottare contro l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione. Ciò, catalizzato ancora di più al sostegno della nazione persiana al popolo siriano, comportando il cambiamento nella correlazione di forze oggi, con l’Asse della Resistenza che controlla un ampio corridoio territoriale. Una striscia di enorme importanza strategica, dal confine occidentale dell’Iran al Mar Mediterraneo, terrorizzando i sionisti, che hanno queste forze liberatrici ai confini delle alture del Golan e sul confine palestinese, territori occupati dalla guerra del 1967. Una presenza che ogni giorno recupera la sovranità siriana sui territori in cui aleggiavano il terrorismo e le sue organizzazioni taqfire organizzate, finanziate e armate proprio dalla triade criminale composta da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Indubbiamente, la forza dell’Asse della Resistenza in Medio Oriente implica anche l’avvertimento sull’aggressione saudita allo Yemen, che a sua volta, giorno dopo giorno, contende con successo le forze d’invasione, anche portando la guerra nel territorio saudita. Solo l’azione dei popoli del Medio Oriente, come Yemen, Libano, Siria, Iraq, Palestina, accompagnata dalle organizzazioni rivoluzionarie e di resistenza come Movimento Ansarullah, Hezbollah, Esercito arabo siriano, Forza al-Quds, Movimento al-Nujaba, milizie palestinesi che combattono le forze d’ aggressione, i terroristi e le ideologie occidentali come sionismo e wahhabismo, possono combattere e sconfiggere tali strumenti dell’imperialismo e questi regimi, punta di diamante di Washington e dei suoi alleati occidentali. In questo quadro, il trionfo delle forze popolari nello Yemen simboleggia il consolidamento dell’Asse della Resistenza, consentendo d’indebolire il legame tra gli aggressori e allo stesso tempo di avanzare verso l’obiettivo d’indebolire il potere wahhabita e la politica d’aggressione del sionismo, ideologie pervertite dai giorni contati. La società yemenita in questi 3 anni e mezzo di aggressione ha alzato una voce ferma e ha compiuto azioni sovrane in difesa del proprio territorio, resistendo con coraggio, condannando l’imposizione del blocco alla popolazione. Un blocco criminale che priva di cibo, medicine, carburante e sostiene un popolo stanco della brutalità della monarchia saudita che interferisce nelle sue questioni interne, e che vede nell’aggressione un palliativo destinato a impedire le lotte nel clan Sudayri e l’imposizione della più bellicosa fazione della monarchia. La vecchia tattica delle ideologie totalitarie di sfogare all’estero, di attaccare i vicini e quindi cercare di standardizzare la società sotto un’unica leadership. L’intervento dell’Arabia Saudita negli affari dello Yemen, i suoi crimini, come quello che ha provocato la morte di 40 bambini il 9 agosto a Sada, è inscritto in ciò che definii pochi mesi fa, “la difesa dei loro interessi regionali, la propagazione del wahhabismo e l’intensificazione della repressione contro qualsiasi movimento che intenda generare libertà. Ciò è accaduto in Bahrayn, dove Casa al-Saud è intervenuta con pugno di ferro senza che l’occidente alzasse la voce, temendo che l’influenza della lotta in questo piccolo Paese si diffondesse altrove mentre iniziava”.
Lo Yemen è un Paese di enorme importanza geostrategica, non solo in relazione al Corno d’Africa, allo stretto di Bab al Mandeb e i passaggi marittimi della ricchezza energetica dell’area. Lo Yemen è stato definito dai cervelli imperialisti come sorta di “cortile” dell’Arabia Saudita, che rifiuta di perdere influenza davanti la crescente potenza della Repubblica Islamica dell’Iran e al sostegno al Movimento Popolare Ansarullah. Le migliaia di morti yemeniti, 15 mila secondo stime modeste, oltre alle decine di migliaia di feriti, distruzione di strade, porti, infrastrutture sanitarie, tra gli altri, hanno costretto le persone a sviluppare difesa e resistenza, per dissuadere il nemico saudita. Con questo obiettivo, che deve avere il sostegno dell’Asse della Resistenza e di chi si oppone alla triade criminale formata da imperialismo, sionismo e wahhabismo, va compresa logica e strategia militare delle forze della Resistenza yemenita guidata dal movimento Ansarrullah, portando la guerra nel territorio saudita per costringerne la monarchia a cessare i crimini contro il popolo yemenita. Il ricordo di migliaia di uomini e donne, e migliaia di bambini uccisi, feriti, spinge a sconfiggere un regime pervertito e delirante come la monarchia wahhabita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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