Svelata la guerra degli USA allo Yemen

Tony Cartalucci, LDR 14 agosto 2018

Mentre atrocità e scandali cominciano ad apparire sulla guerra saudita sostenuta dagli Stati Uniti alla nazione impoverita dello Yemen, coinvolgimento ed ipocrisia di Stati Uniti ed altri sostenitori occidentali emerge pienamente. La condanna globale degli attacchi aerei sauditi contro obiettivi civili ha portato l’attenzione dell’opinione pubblica sul ruolo di Washington nel conflitto, un ruolo che i media occidentali hanno cercato di minimizzare per anni. È ironico, o forse esplicativo, che i media alternativi presi di mira come “agenti d’influenza russa” seguano sempre più la crescente catastrofe umanitaria dello Yemen.

Gli Stati Uniti negano un ruolo nella guerra per procura che non potrebbe essere combattuta senza di essi
In una recente conferenza stampa, il segretario alla Difesa statunitense James Mattis interrogato sul ruolo degli Stati Uniti nel conflitto yemenita e le atrocità saudite, affermava: “Non siamo impegnati nella guerra civile. Aiuteremo ad impedire, sa, l’uccisione di inermi”. Eppure nulla è più lontano dalla verità. Mattis stesso avrebbe fatto pressione sul Congresso all’inizio dell’anno per continuare il sostegno degli Stati Uniti alle operazioni saudite nello Yemen. Un articolo del Washington Post del marzo 2018 intitolato “Mattis chiede al Congresso di non limitare il sostegno degli Stati Uniti ai bombardamenti sauditi sullo Yemen”, ammetteva: “Il segretario alla Difesa Jim Mattis ha lanciato un appello personale al Congresso a non limitare il sostegno degli Stati Uniti alla campagna di bombardamenti a guida saudita nello Yemen, poiché i sostenitori della risoluzione per porre fine al coinvolgimento di Washington annunciavano che il Senato voterebbe sulla questione la prossima settimana”. Il supporto include la raccolta di informazioni degli USA per le operazioni saudite, la vendita di armi statunitensi al regime saudita e persino il rifornimento aereo statunitense agli aerei da guerra sauditi fabbricati dagli Stati Uniti che lanciano munizioni USA su obiettivi yemeniti scelti coll’aiuto di pianificatori statunitensi. In sostanza, gli Stati Uniti combattono direttamente nella “guerra civile”.

Minimizzare i crimini di guerra, sponsorizzare i terroristi fino alla fine?
Sul motivo per cui gli Stati Uniti credono che debbano continuare a sostenere la guerra per procura che l’Arabia Saudita combatte per loro conto, a partire dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e continuando sul serio coll’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Washington Post concludeva: “La guerra nello Yemen ha ispirato molte polemiche al Congresso, in quanto i legislatori hanno messo in discussione il motivo per cui gli Stati Uniti sono così strettamente coinvolti con la fazione sostenuta dai sauditi nella guerra civile contro le forze ribelli huthi sostenute dall’Iran. Le successive amministrazioni presidenziali hanno presentato la campagna come componente necessaria della lotta al terrorismo e per preservare la stabilità nella regione. Come aveva detto Mattis nella lettera ai leader del Congresso, “il ritiro del sostegno degli Stati Uniti incoraggerebbe l’Iran ad aumentare il sostegno agli huthi, consentendo ulteriori attacchi missilistici balistici in Arabia Saudita e minacciando le rotte vitali nel Mar Rosso, aumentando così il rischio di un conflitto regionale”. Tuttavia, Mattis, i suoi colleghi e predecessori non hanno categoricamente omesso di spiegare in che modo l’Iran costituisca una minaccia maggiore per la sicurezza degli Stati Uniti o globale dell’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è una nazione che sponsorizza ufficialmente al-Qaida nel mondo, compreso nello Yemen, come rivelato da una recente inchiesta dell’Associated Press, nazione che ha radicalizzato i supposti responsabili dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 a New York e Washington DC, e da cui la maggior parte dei supposti dirottatori proveniva. Se l’Iran davvero conduce una guerra contro l’Arabia Saudita e i suoi agenti terroristici in Yemen, Iraq e Siria, la vera domanda è: perché gli Stati Uniti non appoggiano invece Teheran? L’ovvia risposta rivela la lercia autorità morale degli Stati Uniti nel principio di facciata usato per decenni e che si scolla dal programma di egemonia mondiale. Stati Uniti e loro alleati hanno creato la “Guerra al Terrore” e l’hanno intenzionalmente perpetuata come pretesto per espandersi militarmente in tutto il mondo nel tentativo di preservare il primato post-Guerra Fredda e impedire l’ascesa di un’alternativa multipolare al loro “ordine internazionale unipolare”” e l’hanno fatto non solo a costo di centinaia di migliaia di vite umane in Medio Oriente, Nord Africa, Europa orientale e Asia centrale, ma anche al costo di trilioni di dollari dei contribuenti e della vita di migliaia di soldati, marinai, aviatori e marines statunitensi.

Anche il Canada
La recente disputa tra Canada ed Arabia Saudita su presunte preoccupazioni sui “diritti umani” sembra il vano tentativo di salvare la credibilità di almeno alcune nazioni coinvolte nella guerra di ormai 7 anni, cogli ultimi 3 anni che hanno visto l’intervento militare diretto di Arabia Saudita, partner e sostenitori, come il Canada. The Guardian in un articolo intitolato “Non abbiamo un solo amico”: la disputa saudita-canadese rivela che il paese è solo”, tenta di ritrarre il Canada come posizione solitaria e di principio contro le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita, abbandonato anche da Washington. L’articolo reclamava: “La disputa sembrava essere stata scatenata quando il ministero degli Esteri canadese espresse preoccupazione per l’arresto di attivisti della società civile e dei diritti delle donne sauditi, in un tweet che riecheggiava le preoccupazioni già espresse dalle Nazioni Unite. L’Arabia Saudita ha reagito rapidamente, attuando piani per rimuovere migliaia di studenti e pazienti dal Canada, e sospendendo i voli della compagnia aerea statale da e verso il Canada, tra le altre azioni”. Il Guardian affermava anche: “…gli Stati Uniti hanno detto che sarebbero rimasti da parte mentre i funzionari sauditi si scagliavano contro il Canada per chiedere di liberare gli attivisti per i diritti civili incarcerati”. La finta preoccupazione del Canada per i “diritti umani” in Arabia Saudita arriva nel momento in cui il governo canadese continua ad approvare la vendita di armi per centinaia di milioni di dollari a Riyadh. Ciò include armi leggere e blindate che le forze saudite utilizzano nell’invasione ed occupazione del vicino Yemen. Il finto divario tra Ottawa e Washington sulle violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita è oscurato da anni d’impegno da parte di entrambe le nazioni nordamericane nel sostenere il regime saudita e nel favorire i peggiori abusi dei diritti umani di Riyadh nel conflitto yemenita. L’apparente ruolo del Canada è limitare il crollo dell’autorità morale decadente dell’occidente, contenendola agli Stati Uniti, e assumendo un ruolo prominente sul racket di “diritti umani” e “democrazia” industrializzati. Mentre gli armamenti canadesi alimentano il genocidio nello Yemen, i diplomatici canadesi finanziano gli istigatori e ‘ immischiano direttamente negli affari politici interni di nazioni estere usando la promozione dei “diritti umani” e della “democrazia”. In Thailandia, ad esempio, gli Stati Uniti si sono ritirati nell’ombra, consentendo a Canada, a Regno Unito e altre nazioni europee d’impegnarsi apertamente nelle ingerenze politiche a loro nome. Finanziamento e sostegno degli Stati Uniti continuano, ma il volto pubblico dell’oltraggio occidentale è sempre più canadese, britannico e nordeuropeo. Tuttavia, il Canada affronta lo stesso problema che ha eroso permanentemente la credibilità statunitense. E dato che il suo ruolo nel perpetuare le violazioni dei diritti umani nel mondo continua ad essere esposto, la finta preoccupazione sui diritti umani apparirà sempre più ipocrita e vuota, minando la capacità dell’occidente di sfruttare e nascondersi dietro i diritti umani e la democrazia per far avanzare i loro interessi.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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